Sicilia. Corte dei Conti: aumentano gli illeciti. Nuove indagini su sanità, partecipate, beni confiscati e fondi dell’8 per mille

All’inaugurazione dell’anno giudiziario della Magistratura contabile a Palermo emergono criticità nella gestione di enti pubblici, sanità e società partecipate. In corso verifiche anche sull’uso dei fondi dell’8 per mille e sulla gestione di immobili confiscati alla mafia. La Regione punta alla parifica dei bilanci arretrati per sbloccare oltre 2,1 miliardi di avanzo di amministrazione

Sintesi

Durante l’inaugurazione dell’anno giudiziario della Corte dei Conti in Sicilia è stato segnalato un aumento degli illeciti nella gestione di Enti regionali e comunali, con particolare attenzione alle società partecipate, al sistema sanitario e alla gestione dei beni confiscati alla mafia. La magistratura contabile ha avviato nuove indagini anche sull’utilizzo dei fondi dell’8 per mille assegnati alla Chiesa e ha evidenziato criticità nella sanità regionale legate a mobilità passiva, tempi di attesa e livelli essenziali di assistenza. Nel 2025 sono stati depositati 103 inviti a dedurre per un presunto danno erariale superiore a 20 milioni di euro e citate in giudizio 167 persone. Parallelamente prosegue il dialogo istituzionale tra la Regione Siciliana e la Corte dei Conti per la definizione dei rendiconti finanziari ancora sospesi dal 2020, passaggio necessario per ottenere la parifica dei bilanci fino al 2024 e sbloccare oltre 2 miliardi di euro di avanzo di amministrazione.

Articolo

L’inaugurazione dell’anno giudiziario della Magistratura contabile in Sicilia, celebrata allo Steri di Palermo, ha riportato al centro dell’attenzione un quadro caratterizzato da numerose criticità nella gestione amministrativa e finanziaria degli Enti pubblici regionali e locali. Nel corso della cerimonia il Procuratore regionale della Corte dei Conti Pino Zingale ha evidenziato un incremento degli illeciti nel sistema delle amministrazioni pubbliche dell’Isola, con particolare riferimento alle società partecipate, cioè le aziende controllate o partecipate da Enti pubblici come Regione e Comuni.

Secondo il Magistrato contabile le irregolarità rilevate nel settore delle partecipate rappresentano spesso una delle principali cause delle difficoltà finanziarie degli Enti soci pubblici. In questo contesto si inserisce anche la vicenda della Sas (Servizi Ausiliari Sicilia), la più grande società partecipata della Regione Siciliana. La società è finita recentemente al centro di polemiche per presunte pratiche di nepotismo nelle assunzioni, vicenda che ha portato alle dimissioni del presidente Mauro Pantò, esponente della Dc (Democrazia Cristiana), decisione anticipata rispetto a un possibile intervento del presidente della Regione Renato Schifani.

Il Procuratore Zingale ha inoltre sottolineato la necessità di rafforzare gli strumenti di controllo della Magistratura contabile proponendo l’istituzione di una sezione specifica della Corte dei Conti dedicata al monitoraggio degli Enti regionali e delle società partecipate. Tale richiesta, tuttavia, non ha ancora trovato accoglimento nelle sedi legislative nazionali.

Le criticità evidenziate non riguardano esclusivamente la gestione amministrativa delle partecipate ma coinvolgono anche il sistema sanitario regionale. La presidente delle Sezioni Riunite della Corte dei Conti per la Sicilia, Maria Rachele Anita Aronica, ha segnalato che le verifiche effettuate dagli uffici contabili hanno fatto emergere un aumento della cosiddetta mobilità passiva sanitaria, cioè il fenomeno per cui i cittadini siciliani si recano in altre regioni italiane per ricevere cure mediche, con conseguente incremento dei costi a carico del bilancio regionale. A ciò si aggiungono il mancato rispetto dei tempi massimi di attesa per le prestazioni sanitarie e il peggioramento dei Lea (Livelli Essenziali di Assistenza), che indicano le prestazioni sanitarie minime che il Servizio sanitario nazionale deve garantire a tutti i cittadini.

Parallelamente la Corte dei Conti ha aperto ulteriori filoni investigativi. Uno riguarda la gestione di beni confiscati alla criminalità organizzata. In questo ambito è già stato depositato un atto di citazione per un presunto danno erariale pari a 307.844 euro relativo all’utilizzo arbitrario di immobili sottratti alla mafia e destinati per legge a finalità sociali o istituzionali. Secondo l’accusa tali beni sarebbero stati gestiti senza un titolo legittimo e per scopi completamente estranei a quelli previsti dalla normativa.

Un secondo filone di indagine riguarda l’utilizzo dei fondi dell’8 per mille, cioè la quota pari allo 0,8% dell’Irpef (Imposta sul reddito delle persone fisiche) che i contribuenti possono destinare allo Stato o a confessioni religiose riconosciute, tra cui la Chiesa cattolica. L’inchiesta riguarda la gestione di 403.416 euro affidati a un vescovo siciliano. Secondo i Magistrati contabili vi sarebbe stato uno sviamento di risorse, cioè l’utilizzo dei fondi per finalità personali invece che per gli scopi religiosi e sociali previsti dalla normativa. Il presule coinvolto ha sostenuto che la Chiesa godrebbe di autonomia nella gestione delle somme ricevute e che quindi la Corte dei Conti non avrebbe competenza nel controllo. Tuttavia la Magistratura contabile ha respinto tale interpretazione, ritenendo che l’eventuale utilizzo improprio di risorse di origine fiscale possa configurare un danno erariale e quindi rientrare nelle sue competenze.

Il nuovo anno giudiziario si apre inoltre in un contesto istituzionale segnato da recenti riforme normative che riguardano il ruolo della Corte dei Conti. Tra queste figurano modifiche relative alle coperture assicurative degli amministratori pubblici e al cosiddetto scudo erariale, misura che limita la responsabilità contabile degli amministratori nei casi di colpa grave durante la gestione delle risorse pubbliche. La presidente della sezione giurisdizionale della Corte dei Conti per la Sicilia, Anna Luisa Carra, ha osservato che tali riforme hanno prodotto effetti differenti da quelli inizialmente previsti, ribadendo comunque il ruolo della Magistratura contabile come garanzia per la tutela degli interessi della collettività e per la corretta gestione delle finanze pubbliche.

Nel frattempo si registra un miglioramento dei rapporti istituzionali tra la Regione Siciliana e la Corte dei Conti dopo anni di tensioni legate alla mancata parifica dei rendiconti regionali. La parifica è la procedura con cui la magistratura contabile verifica la regolarità dei bilanci pubblici. Secondo il procuratore Zingale la complessa vicenda dei rendiconti della Regione sembra avviarsi verso una soluzione, anche grazie a un progressivo risanamento dei conti pubblici che ha contribuito a ridurre il conflitto tra amministrazione regionale e magistratura contabile.

Il presidente della Regione Renato Schifani, presente alla cerimonia inaugurale, ha confermato la volontà dell’amministrazione regionale di mantenere un clima di collaborazione istituzionale con la Corte dei Conti. Il presidente della Regione ha ricordato che il processo di parifica dei bilanci, bloccato dal 2020, è stato finalmente riavviato e potrebbe consentire entro l’estate la definizione di tutti i rendiconti arretrati fino al 2024.

Il completamento di questa procedura permetterebbe alla Regione di sbloccare l’avanzo di amministrazione pari a 2 miliardi e 100 milioni di euro, risorse già presenti nelle casse regionali ma non utilizzabili fino alla conclusione dei controlli contabili. Un passaggio ritenuto strategico anche dall’assessore regionale all’Economia Alessandro Dagnino, tecnico incaricato di seguire il processo di ricostruzione dei rapporti tra il governo regionale e la magistratura contabile.

Durante la cerimonia sono stati ricordati anche alcuni episodi recenti che hanno coinvolto le istituzioni regionali, tra cui la tragedia avvenuta a Niscemi, citata come esempio di risposta tempestiva da parte delle autorità regionali, comunali e della Protezione Civile.

I dati sull’attività della Procura contabile mostrano comunque un quadro significativo dell’azione di controllo. Nel corso del 2025 sono stati depositati 103 inviti a dedurre, cioè atti con cui la Corte dei Conti chiede ai presunti responsabili di fornire spiegazioni prima di un eventuale processo contabile, per un valore complessivo di presunto danno erariale pari a 20.795.184 euro. Nello stesso periodo sono state citate in giudizio 167 persone in 88 procedimenti per un danno contestato complessivo di 16.986.397 euro.

Questi numeri hanno suscitato la reazione critica dell’Opposizione politica. Il segretario regionale del Partito Democratico Anthony Barbagallo ha sostenuto che il quadro delineato dalla Corte dei Conti evidenzierebbe una gestione caratterizzata da sprechi, consulenze eccessive e pratiche clientelari all’interno dell’amministrazione regionale guidata dal centrodestra.

Il presidente Schifani ha tuttavia replicato sottolineando l’esistenza di un rapporto di collaborazione con la Magistratura contabile e ribadendo il rispetto istituzionale verso la Corte dei Conti, definita un organo di rango costituzionale incaricato di garantire il controllo sulla corretta gestione delle risorse pubbliche e sulla tutela degli interessi dei cittadini.