Sintesi
La soglia di 150 euro per i regali di modico valore ai dipendenti pubblici è prevista dal Codice di comportamento introdotto con il D.P.R. 62/2013 (governo di centrosinistra) e confermato nel 2023 (governo di centrodestra). La Corte di Cassazione ha ribadito che tale limite non costituisce uno scudo penale e che la corruzione può essere punita anche per somme inferiori quando la dazione è collegata all’esercizio della funzione. Con una recente sentenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna per il pagamento di 50 euro a un operatore di obitorio in cambio di un atto d’ufficio, chiarendo che ciò che rileva è il nesso funzionale tra utilità e prestazione. Il valore economico contenuto può incidere sulla prova del reato, ma non ne esclude automaticamente la configurabilità. Il Codice consente regali solo se estranei alle funzioni, nell’ambito di ordinarie relazioni di cortesia, mentre vieta qualsiasi utilità collegata a decisioni o attività dell’ufficio, a tutela dell’imparzialità e dell’immagine della Pubblica amministrazione.

Articolo
La disciplina sui regali ai dipendenti pubblici trova il suo riferimento normativo nel “Regolamento recante codice di comportamento dei dipendenti pubblici”, atto che definisce i doveri minimi di diligenza, lealtà, imparzialità e correttezza. L’articolo 4, dedicato a regali, compensi e altre utilità, stabilisce che il dipendente non può accettare doni, salvo quelli d’uso di modico valore, quantificati in via orientativa in 150 euro. Tale previsione è stata introdotta con il D.P.R. 16 aprile 2013, n. 62, emanato su proposta del Ministro per la pubblica amministrazione Gianpiero D’Alia nel governo Monti, presidente della repubblica Giorgio Napolitano, ai sensi dell’art. 54 del D.Lgs. 165/2001e la semplificazione ai sensi dell’articolo 54 del D.Lgs. 165/2001 (Decreto legislativo sul pubblico impiego durante il governo di centrosinistra Amato II).

Il limite dei 150 euro è stato confermato anche dalle successive modifiche del Codice, da ultimo con il D.P.R. 13 giugno 2023, n. 81, entrato in vigore il 14 luglio 2023, nel corso dell’attuale governo Meloni. Il testo è definito dal Dipartimento della funzione pubblica, previa consultazione delle confederazioni sindacali rappresentative a livello nazionale, e mantiene la soglia come parametro orientativo di natura deontologica e disciplinare. La regola chiarisce che i 150 euro rappresentano il valore massimo complessivo per anno solare, anche in caso di cumulo di più regali o altre utilità come sconti, e vieta l’accettazione di doni sollecitati o provenienti da soggetti che abbiano tratto o possano trarre beneficio dall’attività dell’ufficio.

Su questo impianto normativo è intervenuta in modo netto la giurisprudenza penale. La Corte di Cassazione ha infatti chiarito che la soglia indicata dal Codice di comportamento non opera come limite di rilevanza penale. Con la sentenza n. 1620/2026 della Sesta sezione penale, la Suprema Corte ha confermato la condanna per corruzione nei confronti di 2 dipendenti di un’agenzia di pompe funebri che avevano versato 50 euro a un operatore di obitorio per ottenere la vestizione delle salme, qualificando la condotta come corruzione per atto dovuto d’ufficio.
Secondo i Giudici, il pubblico dipendente può essere condannato per corruzione anche se la somma ricevuta è inferiore alla soglia dei 150 euro indicata dal Codice come riferimento deontologico. Ciò che assume rilievo decisivo è l’esistenza di un rapporto funzionale tra la prestazione resa e la controprestazione ricevuta. Il limite economico fissato dal Codice non costituisce quindi uno scudo penale, ma una regola interna di comportamento, rilevante sul piano disciplinare.
Nel richiamare i principi sul reato di corruzione, la Cassazione osserva che la prova dell’accordo corruttivo è spesso indiretta e si fonda su indizi quali il pagamento di denaro o altre utilità. In questi casi occorre individuare con precisione l’atto del pubblico ufficiale e dimostrare il legame funzionale tra l’attività svolta e il vantaggio ricevuto. In tale valutazione può assumere rilievo anche la proporzionalità tra le prestazioni, elemento che incide sul piano probatorio. Quando la dazione indebita è di importo ridotto rispetto alla rilevanza dell’atto amministrativo, la dimostrazione del nesso sinallagmatico, cioè dello scambio tra funzione e utilità, può risultare più complessa, ma la difficoltà probatoria non equivale a un’esclusione automatica della responsabilità penale, che resta valutabile caso per caso.
La Corte prende atto che in passato una parte della giurisprudenza aveva escluso la rilevanza penale di dazioni inferiori alla soglia dei 150 euro, ma chiarisce che il Codice di comportamento vieta al dipendente pubblico di chiedere o accettare regalie come corrispettivo per compiere o aver compiuto un atto del proprio ufficio, indipendentemente dalla configurazione del reato, quando il beneficio proviene da soggetti che possono trarre vantaggio da decisioni o attività dell’ufficio o rispetto ai quali il dipendente esercita poteri o funzioni. La disciplina consente invece doni di modico valore solo se del tutto scollegati dall’esercizio delle funzioni o del servizio, nell’ambito delle ordinarie relazioni di cortesia e delle consuetudini internazionali. Secondo la Cassazione, questa previsione ha natura deontologica e si colloca al di fuori dell’ambito penale, ma sul piano disciplinare vieta anche regali di valore contenuto se connessi all’attività d’ufficio. In tali circostanze, le regalie non possono essere considerate “d’uso”, poiché incidono sull’apparenza di imparzialità e sull’immagine della Pubblica amministrazione, che il Codice e l’ordinamento nel loro complesso intendono preservare.

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.









