Sintesi
In Italia nel 2025 i decessi per intossicazione acuta da sostanze stupefacenti sono stati 249, contro i 231 del 2024: l’aumento è del 7,8%, quasi 5 morti alla settimana. Per la prima volta la cocaina è risultata la sostanza più frequentemente associata alla morte, nel 33% dei casi, davanti all’eroina ferma al 30%. L’84% delle vittime è costituito da uomini e il 64% aveva tra 35 e 54 anni. L’overdose non è scomparsa: ha cambiato sostanze e, in parte, profilo.

In Sicilia il dato è ancora più netto: la Relazione 2026 indica 24 morti nel 2025, mentre la Direzione centrale per i servizi antidroga ne aveva registrati 10 nel 2024 e 12 nel 2023. In appena 1 anno l’incremento è quindi del 140%, con una vittima mediamente ogni 15 giorni. Nel 2022 i decessi erano stati 6. Nell’Isola le morti registrate sono quadruplicate in 3 anni.

La Sicilia non è rimasta priva di strumenti: con la legge regionale 26 del 2024 ha istituito un sistema dedicato a prevenzione, cura, riduzione del danno e inclusione sociale; nel 2025 è nata la Rete regionale diffusa sulle dipendenze e nel 2026 sono stati dichiarati operativi 9 centri residenziali ad alta soglia e le unità mobili territoriali. Palermo ha registrato nel solo 2025 1.490 nuovi utenti dei Ser.D, 941 dei quali al primo contatto con i servizi, e 159 ricoveri nel Centro di pronta accoglienza, in larga parte legati al crack. Il problema che sembra arretrato nel dibattito pubblico continua invece a riempire servizi, strutture e strade.

Mediterranea24 ha affrontato ripetutamente il fenomeno attraverso le inchieste sul narcotraffico, sulle piazze di spaccio, sulla mafia e sull’ingresso degli stupefacenti nelle carceri. Ma arresti e sequestri raccontano soltanto una parte della questione: restano meno visibili dipendenza, prevenzione, famiglie, sommerso, presa in carico e reinserimento. La droga continua a essere molto presente nella cronaca e nell’economia criminale, assai meno come grande questione sanitaria e sociale da discutere stabilmente.
Articolo
Ventiquattro morti in Sicilia, 249 in Italia
Alla vigilia del 31 agosto, Giornata internazionale di sensibilizzazione sulle overdose, i numeri hanno riportato per qualche giorno la droga al centro dell’attenzione. È un ritorno che pone però una domanda più ampia: come è possibile che un fenomeno capace di produrre morti, dipendenze, marginalità, spesa sanitaria e una parte consistente degli affari della criminalità organizzata sia diventato quasi intermittente nel dibattito pubblico ?
La Relazione annuale al Parlamento sulle dipendenze, relativa ai dati del 2025, ha registrato 249 decessi per intossicazione acuta da stupefacenti rilevati dalle Forze di polizia su base indiziaria. Nel 2024 erano stati 231: 18 vittime in più, pari al 7,8%. Lo stesso documento ha definito il dato “sostanzialmente in continuità” con il triennio precedente, ma il confronto annuale segnala comunque un aumento. Dal 1973 i decessi di questa categoria censiti hanno raggiunto quota 27.456.
La novità più significativa riguarda la sostanza associata alla morte. Nel 2025 la cocaina è arrivata al 33%, superando l’eroina, scesa al 30%. Seguono il metadone all’8,8%, mentre il crack è stato classificato separatamente all’1,6% e le sostanze sintetiche all’1,2%; nel 24% dei casi la sostanza non è stata specificata.
Anche l’identikit delle vittime merita attenzione. Gli uomini hanno rappresentato l’84% dei decessi; il 64% delle persone aveva tra 35 e 54 anni, diviso tra il 34% della fascia 35-44 e il 30% della fascia 45-54; l’età media è arrivata a 43 anni, contro i 36 del 2010. Il fenomeno, dunque, non appartiene soltanto alla rappresentazione tradizionale della tossicodipendenza giovanile: una quota molto consistente della mortalità riguarda ormai adulti nel pieno della vita lavorativa e familiare.
Il salto della Sicilia: da 10 a 24 vittime
È però la Sicilia a mostrare uno dei segnali che meritano maggiore attenzione. La tavola territoriale della Relazione 2026 attribuisce all’Isola 24 decessi nel 2025. La precedente Relazione annuale della DCSA (Direzione centrale per i servizi antidroga, struttura interforze del Ministero dell’Interno), relativa al 2024, ne aveva registrati 10, dopo i 12 del 2023. Nel 2022 erano stati appena 6.
La sequenza è quindi 6 morti nel 2022, 12 nel 2023, 10 nel 2024 e 24 nel 2025. Il confronto con l’ultimo anno significa un incremento del 140%; rispetto al 2022 il numero è quadruplicato. I 24 casi siciliani costituiscono inoltre quasi il 10% dei 249 decessi registrati nell’intero Paese.
Il dato deve essere letto correttamente: si tratta dei decessi per intossicazione acuta rilevati dalle Forze di polizia e non dell’intera mortalità nella quale l’uso di droghe può avere avuto un ruolo. Le indagini medico-legali costituiscono infatti un secondo livello informativo, più ampio e differente.
Ed è proprio qui che il quadro diventa ancora più complesso. Su 242 intossicazioni acute letali sottoposte ad analisi tossicologica nel 2025, la cocaina è stata implicata nel 46% dei casi, l’eroina nel 29% e il metadone nel 21%. Nel 34% delle morti l’effetto letale è derivato dalla combinazione di 2 o più sostanze. Sono state inoltre individuate 5 intossicazioni acute mortali nelle quali era presente fentanyl, il potente oppioide sintetico che ha prodotto una crisi devastante soprattutto negli Stati Uniti.
Sono dati che impediscono di leggere l’overdose come effetto automatico di una singola “droga killer”. Il rischio deriva sempre più anche da consumi combinati e mercati nei quali la composizione delle sostanze può non essere conosciuta da chi le assume.
Crack e cocaina, la pressione sui servizi siciliani
Il numero dei morti, da solo, non descrive ciò che sta accadendo. A Palermo l’Asp ha comunicato che nel 2025 i Servizi per le dipendenze, i Ser.D. (una struttura pubblica e gratuita del Sistema Sanitario Nazionale italiano che si occupa della prevenzione, della cura e della riabilitazione delle dipendenze patologiche) hanno preso in carico 1.490 nuovi utenti, oltre alle persone già in trattamento; 941 si sono rivolte ai servizi per la prima volta nella loro vita. Il Centro di pronta accoglienza di via La Loggia ha effettuato 159 ricoveri, “in larga parte” riguardanti persone con dipendenza da crack. L’unità mobile, in 2 anni, ha intercettato 1.027 persone, prevalentemente consumatori di crack ed eroina e spesso in condizioni di marginalità.
A Catania il quadro è altrettanto significativo. Nell’aprile 2026 l’Asp ha indicato circa 7.000 pazienti complessivamente in carico per dipendenze patologiche, oltre 3.000 dei quali per sostanze stupefacenti. Secondo la stessa Azienda, il sommerso potrebbe essere fino a 3 volte superiore al numero delle persone che raggiungono i servizi, a causa di stigma, marginalità e difficoltà nell’accesso alle cure. Le unità mobili hanno successivamente portato ascolto e orientamento direttamente nei Comuni e nei luoghi di aggregazione.
Qui si trova forse uno dei dati meno raccontati: ogni persona che arriva al Ser.D è visibile alle statistiche sanitarie; chi continua a consumare senza chiedere aiuto resta invece fuori dalla fotografia.
La legge anti-crack e la rete costruita dalla Regione
La crescita del fenomeno era stata riconosciuta dalla stessa Regione Siciliana prima dei dati sulle morti del 2025. La legge regionale 7 ottobre 2024, n. 26, ha istituito il “Sistema integrato e diffuso di prevenzione, cura, riduzione del danno e inclusione sociale in materia di dipendenze”, rapidamente conosciuto come legge “anti-crack”.
Con il decreto assessoriale 150 del 7 febbraio 2025 è stata poi istituita la RReDD (Rete regionale diffusa sulle dipendenze). L’8 gennaio 2026 la Regione ha annunciato il completamento della rete con 9 centri residenziali “ad alta soglia”, uno per provincia, servizi attivi 24 ore su 24 e unità mobili di bassa soglia, cioè interventi capaci di raggiungere anche persone che non si presentano spontaneamente nelle strutture sanitarie. Il 24 aprile 2026 è stato inoltre approvato l’Avviso 30/2026 del Programma regionale Sicilia FSE+ per percorsi di inclusione e reinserimento sociale e lavorativo delle persone con dipendenze. Lo stanziamento è di 4 milioni di euro e riguarda utenti dei servizi pubblici per le dipendenze tra 16 e 64 anni.
La Sicilia ha costruito negli ultimi 2 anni una normativa e una rete che prima non avevano questa organicità. La questione, adesso, diventa un’altra: misurarne nel tempo la presenza effettiva sui territori, la capacità di intercettare il sommerso e soprattutto l’impatto sui nuovi accessi, sulle ricadute e sulle morti.
La droga raccontata soprattutto quando diventa cronaca
Mediterranea24 si è occupata più volte di stupefacenti. Lo ha fatto raccontando il peso del narcotraffico nelle organizzazioni criminali , ricostruendo le indagini sulle reti di droga e telefoni e seguendo a Palermo gli intrecci fra mafia, piazze di spaccio e comunicazioni che, secondo le ricostruzioni investigative, sarebbero proseguite anche dagli istituti penitenziari. continua infatti a rappresentare una delle principali fonti economiche delle organizzazioni criminali. Proprio questa continuità rende evidente una contraddizione. Di droga si parla quasi ogni giorno quando ci sono arresti, sequestri, processi, faide o operazioni antimafia. Molto meno frequentemente il fenomeno conquista uno spazio pubblico altrettanto stabile quando si tratta di prevenzione, dipendenze, salute mentale, famiglie, strada, scuola, reinserimento e riduzione della mortalità. La distanza tra la frequenza della cronaca giudiziaria e la discontinuità del confronto pubblico sulla domanda di droga e sulle sue conseguenze sanitarie è difficile da ignorare. E il salto siciliano da 10 a 24 morti rende quella distanza ancora più evidente.
Una questione sanitaria oltre che criminale
Il 28 agosto, proprio in vista della Giornata Internazionale della Solidarietà istituita dall’ONU nel 2005 ogni 31 agosto, l’Associazione Luca Coscioni ha chiesto di rafforzare le politiche di riduzione del danno e ha segnalato una distribuzione non omogenea sul territorio nazionale del naloxone, medicinale capace di contrastare un’overdose provocata da oppioidi. Il naloxone non è però un antidoto all’intossicazione da cocaina, distinzione particolarmente importante proprio nel momento in cui quest’ultima sostanza è salita al primo posto nelle morti registrate.
Il confronto sulle strategie resta aperto e comprende approcci differenti: prevenzione, contrasto del traffico, presa in carico terapeutica, riduzione del danno e reinserimento sociale. L’ultimo intervento legislativo nazionale è arrivato con la legge 5 agosto 2026, n. 140, entrata in vigore il 21 agosto, che ha introdotto una specifica possibilità di detenzione domiciliare presso strutture terapeutiche per determinati condannati tossicodipendenti o alcoldipendenti inseriti in programmi socio-riabilitativi. Il problema, dunque, non sembra essere la mancanza assoluta di norme o iniziative. È la capacità di trasformare interventi diversi in una politica continuativa, verificabile e riconoscibile anche fuori dalle emergenze.
Ma 24 morti in Sicilia non sono un’emergenza astratta: significano mediamente una persona persa ogni 15 giorni. E 249 morti in Italia significano quasi 5 persone ogni settimana. Se la cocaina ha ormai superato l’eroina, se i servizi siciliani descrivono la pressione del crack e se una parte molto ampia del consumo resta sommersa, riportare stabilmente la droga nel dibattito pubblico non significa tornare alle campagne allarmistiche del passato. Significa cominciare a guardarla nuovamente per ciò che è: insieme un problema di salute pubblica, disagio sociale, criminalità, economia illegale e vite che possono ancora essere intercettate prima che entrino in una statistica di mortalità.
Nell’immagine di copertina, unità mobile Catania, consuno cocaina, unità mobile Palermo,

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.







