Schlein rivendica la linea del Pd. Vannacci rompe con la Lega e porta via due deputati

Tensione nel Partito democratico sul referendum e sull’identità politica, frattura nel centrodestra con l’uscita di Vannacci dal Carroccio e la nascita di Futuro Nazionale, sullo sfondo il dibattito costituzionale sul vincolo di mandato

Sintesi

La segretaria del Pd Elly Schlein rilancia un percorso politico fondato su unità e chiarezza di linea, difendendo la scelta del No al referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo e richiamando la minoranza riformista al rispetto di una direzione unitaria. Mentre nel centrodestra il generale Roberto Vannacci lascia la Lega, rifiuta le dimissioni da eurodeputato invocando l’articolo 67 della Costituzione e avvia Futuro Nazionale, attirando con sé i deputati Edoardo Ziello e Rossano Sasso e aprendo un nuovo fronte di scontro con Matteo Salvini sul tema della coerenza politica e del vincolo di mandato.

Articolo

Elly Schlein imprime un’accelerazione alla costruzione dell’agenda del Partito democratico (Pd) con un tour di ascolto in diverse città italiane, da Napoli a Firenze e Milano, fino alla chiusura a Roma il 7 marzo, con l’obiettivo di fissare i capisaldi programmatici in vista delle prossime elezioni politiche e di presentarli agli alleati del cosiddetto campo largo. In parallelo, la segretaria concentra l’azione del partito sulla campagna per il No al referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo, chiedendo “massima unità” e “massima mobilitazione” contro una riforma che, a suo giudizio, rafforzerebbe l’esecutivo a scapito dell’autonomia della magistratura, evocando il rischio di una sostituzione dei giudici da parte del potere politico.

Nel passaggio conclusivo della relazione alla direzione nazionale, Schlein affonda il colpo nei confronti dell’area riformista interna. Rivendica il valore del pluralismo e della presenza di una minoranza in un partito democratico, ricordando la propria esperienza passata di dissenso, ma al tempo stesso chiede di rispettare l’esistenza di una maggioranza con una linea definita. Il messaggio è netto: all’esterno il Pd non può apparire attraversato da posizioni divergenti, perché la linea politica è una e una soltanto, condivisibile o meno ma non moltiplicabile.

Il clima si è surriscaldato dopo le polemiche suscitate da un video di partito in cui chi si è schierato per il Sì al referendum è stato accusato di derive autoritarie. Esponenti della maggioranza come Francesco Boccia, Andrea Orlando e Beppe Provenzano hanno ribadito la necessità di fare quadrato in difesa della Costituzione. Dall’altra parte, voci critiche come Claudia Mancina dell’associazione LibertàEguale hanno denunciato un linguaggio divisivo e intollerabile, rivendicando il diritto di esprimere opinioni differenti senza essere additati come traditori. Interventi analoghi sono arrivati da Piero Fassino, Sandra Zampa, Simona Malpezzi e Giorgio Gori.

A far salire ulteriormente la tensione è stata l’europarlamentare Pina Picierno, che ha trasformato il confronto in una questione di identità politica. Per Picierno il pluralismo non è una concessione formale ma un tratto costitutivo, e una maggioranza eletta non può alterare la natura originaria del Pd, nato come forza riformista di centrosinistra e non come partito identitario di sinistra. La relazione della segretaria è stata infine approvata con 162 voti favorevoli e 11 astensioni, che diventano circa 20 considerando anche il voto online, ma resta aperta la domanda sulla tenuta futura del partito e sull’eventualità di nuove fuoriuscite verso un’area riformista ancora in cerca di una forma compiuta.

Sul fronte opposto dello schieramento politico, il centrodestra registra una frattura significativa con l’addio di Roberto Vannacci alla Lega. L’eurodeputato, generale in congedo, ha annunciato sui social la decisione di non dimettersi dal Parlamento europeo, sostenendo che i voti ottenuti sono personali e richiamando l’articolo 67 della Costituzione, che esclude il vincolo di mandato. Vannacci ha respinto le accuse di slealtà, sostenendo che sia stato il partito a discostarsi dai principi proclamati, dalle posizioni sull’Ucraina ai temi della famiglia e alla legge Fornero.

Matteo Salvini ha replicato duramente, affermando che l’assenza di vincolo di mandato andrebbe superata e che chi cambia partito dovrebbe dimettersi per rispetto degli elettori. In un intervento televisivo ha espresso rammarico umano ma ha minimizzato l’impatto politico dell’uscita, ribadendo che la Lega può continuare a crescere e accusando Vannacci di indebolire il centrodestra. Il confronto ha riportato al centro del dibattito pubblico la questione, mai risolta, di una possibile revisione costituzionale sul mandato parlamentare.

Nel frattempo Vannacci ha dato concretezza alla nuova iniziativa politica, Futuro Nazionale, attirando due deputati leghisti considerati a lui vicini, Edoardo Ziello e Rossano Sasso, che sono confluiti nel Gruppo Misto. L’adesione è maturata dopo la presentazione di un emendamento al decreto Ucraina che chiede l’interruzione totale dell’invio di armi a Kiev. Sul piano europeo emergono anche i primi contatti con il gruppo Europa delle Nazioni Sovrane, che include l’ultradestra tedesca di AfD (Alternative für Deutschland), segnale di un posizionamento destinato a far discutere.

La fase politica che si apre è quindi segnata da una duplice tensione. Nel centrosinistra il Pd è chiamato a conciliare unità e pluralismo senza snaturare la propria identità, mentre nel centrodestra la scissione di Vannacci riaccende il confronto su coerenza, rappresentanza e regole costituzionali. Due dinamiche diverse ma convergenti nel mettere alla prova gli equilibri dei partiti e il rapporto tra leadership, eletti ed elettori in una stagione di forte instabilità politica.