M5S. Conte riorganizza i vertici e accelera la svolta post-Grillo

Il presidente del Movimento 5 Stelle rinnova vicepresidenze e comitati in vista del referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo e delle Politiche 2027. Appendino resta su posizioni critiche interne, mentre si avvicina il ricambio negli organi di garanzia con l’uscita annunciata di Raggi e Toninelli. Sullo sfondo la possibile azione legale di Grillo sul simbolo

Sintesi

Giuseppe Conte avvia una profonda riorganizzazione del M5S in vista del referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo e delle future elezioni politiche, rafforzando una dirigenza composta da fedelissimi e completando il processo di superamento dell’era Grillo dopo l’eliminazione della figura del Garante dal nuovo statuto approvato a fine 2024. Chiara Appendino resta su posizioni critiche ma annuncia sostegno al voto degli iscritti, mentre vengono nominati nuovi vicepresidenti e coordinatori dei comitati interni e si prepara il rinnovo degli organi di garanzia che coinvolge Virginia Raggi e Danilo Toninelli. Sullo sfondo permane la possibile causa di Beppe Grillo per il simbolo e il nome del Movimento, annunciata nel giugno 2025, in un quadro politico che guarda anche alle eventuali primarie di coalizione nel campo progressista e al confronto con la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein.

Articolo

Il Movimento 5 Stelle affronta una fase di riassetto organizzativo e politico sotto la guida del presidente Giuseppe Conte, già presidente del Consiglio, che imprime un’accelerazione alla ristrutturazione interna in vista del referendum sulla giustizia fissato per il 22 e 23 marzo e delle elezioni politiche previste nel 2027, salvo scioglimento anticipato delle Camere ai sensi dell’articolo 88 della Costituzione.

Il rinnovamento dei vertici si inserisce in un percorso avviato con l’approvazione del nuovo statuto alla fine del 2024, che ha eliminato la figura del Garante precedentemente ricoperta dal fondatore Beppe Grillo, segnando un passaggio formale verso una leadership pienamente accentrata nella presidenza. Tale modifica statutaria rappresenta il punto di svolta nel processo di progressivo distacco dall’impostazione originaria fondata sulla centralità del fondatore e su meccanismi di democrazia diretta digitale.

Conte ha ridefinito la squadra delle vicepresidenze confermando Paola Taverna nel ruolo di vicaria e mantenendo Michele Gubitosa e Mario Turco, introducendo inoltre Vittoria Baldino, Ettore Licheri e Stefano Patuanelli. Quest’ultimo lascia la presidenza del gruppo al Senato, in scadenza, con l’ipotesi di successione affidata a Luca Pirondini. Esce dal perimetro più ristretto della dirigenza anche Riccardo Ricciardi, oggi capogruppo alla Camera. Chiara Appendino, già vicepresidente e dimessasi nell’ottobre 2025 in dissenso rispetto alla linea politica favorevole all’alleanza strutturale con il Partito Democratico guidato da Elly Schlein, mantiene una posizione critica ma istituzionale. In un messaggio agli iscritti ha affermato “Sosteniamo la nuova dirigenza con il voto tra gli iscritti. Il mio sogno è un movimento che torni a respirare attraverso le sue diverse anime”, rivendicando pluralismo e collegialità. La consultazione interna riguarda anche i coordinatori delle articolazioni tematiche, con Gianluca Perilli al Comitato nazionale progetti, Pasquale Tridico al Comitato formazione e aggiornamento, Laura Ferrara ai rapporti europei e internazionali e Mariassunta “Susy” Matrisciano ai rapporti territoriali.

Il passaggio successivo concerne il rinnovo del collegio di garanzia e del collegio dei probiviri, organi deputati rispettivamente alla tutela statutaria e alla disciplina interna. Tra i componenti figurano Virginia Raggi e Danilo Toninelli, entrambi considerati vicini a Grillo e critici verso l’attuale leadership. Toninelli ha commentato “Il movimento è nato con la democrazia diretta, ora si è ribaltato lo schema: il capo nomina gli iscritti e chi critica viene messo da parte”, evidenziando la tensione tra modello originario e assetto attuale.

Sul piano politico più ampio, la riorganizzazione è funzionale anche a eventuali primarie di coalizione qualora la legge elettorale venisse modificata introducendo l’indicazione preventiva del capo della coalizione nel programma. Conte non esclude un confronto interno al cosiddetto campo progressista, definizione preferita rispetto a campo largo, ritenendo di poter competere per la leadership dell’area.

Resta infine sullo sfondo la questione giuridica relativa al simbolo e alla denominazione del Movimento. Nel giugno 2025 Beppe Grillo ha annunciato di aver conferito mandato ai propri legali per valutare un’azione a tutela del marchio, ipotesi che potrebbe aprire un contenzioso civile in materia di proprietà intellettuale e utilizzo del segno distintivo politico. Il quadro che emerge è quello di un partito in trasformazione, impegnato a consolidare una guida centralizzata e a ridefinire i propri equilibri interni, mentre si prepara a sfide elettorali e referendarie che potrebbero incidere sul posizionamento nel sistema politico nazionale.