Camera dei Deputati. Pronta la revisione del Regolamento: freno ai cambi di gruppo (“casacca”)

Via libera quasi unanime in Giunta alla proposta trasversale che riduce incentivi economici e incarichi per chi lascia il partito e introduce il voto a data certa per le leggi urgenti

Sintesi

La Camera dei Deputati si prepara a discutere la riforma del proprio Regolamento in un contesto politico segnato dalla scissione dell’area vicina a Roberto Vannacci dalla Lega. La proposta, sostenuta da forze di Maggioranza e Opposizione, prevede penalizzazioni economiche e la perdita degli incarichi per i deputati che cambiano gruppo parlamentare. Il testo ha ottenuto un via libera quasi unanime in Giunta con l’astensione di Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra ed entrerà in vigore dalla prossima legislatura. Tra le novità figurano il superamento delle 24 ore tra la fiducia e il voto, lo statuto delle Opposizioni e una norma che introduce il voto a data certa per i disegni di legge urgenti al fine di ridurre il ricorso alla fiducia e riequilibrare il rapporto tra Governo e Parlamento.

Articolo

Nel quadro politico caratterizzato dalla separazione dell’area riconducibile a Roberto Vannacci dalla Lega, l’Assemblea della Camera dei Deputati si accinge a esaminare la modifica del proprio Regolamento interno. L’iniziativa, di matrice trasversale, è stata presentata con relatori appartenenti al Partito Democratico, alla Lega e a Fratelli d’Italia, con l’intento di aggiornare le regole di funzionamento dell’Aula e incidere su prassi consolidate nel tempo.

In ordine temporale, il testo è stato prima esaminato dalla Giunta per il Regolamento, organo competente per le revisioni regolamentari, che ha espresso un consenso pressoché totale. Si sono astenuti unicamente il Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra. Successivamente la proposta è stata calendarizzata per l’approdo in Aula a partire da lunedì, con previsione di entrata in vigore dalla prossima legislatura, così da evitare effetti immediati sull’attuale composizione parlamentare.

Il punto centrale della revisione riguarda il contrasto ai cambi di gruppo (“casacca”), fenomeno che consiste nel passaggio di un deputato da una formazione parlamentare a un’altra durante la legislatura. La nuova disciplina interviene su 2 versanti: contributi finanziari e incarichi istituzionali. Ogni gruppo parlamentare di Montecitorio riceve fondi proporzionati al numero dei propri membri. Con la riforma, il parlamentare che abbandona il gruppo originario trasferirà al nuovo soggetto politico soltanto il 50% della quota economica a lui riferibile, mentre il restante 50% resterà alla formazione di provenienza. È inoltre prevista la decadenza da quasi tutte le funzioni ricoperte nell’Ufficio di presidenza e nelle Commissioni permanenti, fatta eccezione per il Presidente della Camera, figura di garanzia super partes.

Tra le innovazioni compare il superamento dell’intervallo minimo di 24 ore tra l’apposizione della questione di fiducia e la relativa votazione. La questione di fiducia è lo strumento con cui il Governo subordina l’approvazione di un provvedimento alla permanenza del rapporto fiduciario con la Camera ai sensi dell’articolo 94 della Costituzione. La riforma introduce anche uno statuto delle Opposizioni, ossia un insieme di prerogative formalizzate a tutela dei gruppi non appartenenti alla Maggioranza.

Di particolare rilievo è la cosiddetta norma anti-decreti, che prevede il voto a data certa per i disegni di legge urgenti. I disegni di legge sono proposte normative presentate dal Governo o dai parlamentari, mentre i decreti-legge sono atti aventi forza di legge adottati dal Governo in casi straordinari di necessità e urgenza e devono essere convertiti dal Parlamento entro 60 giorni. Il voto a data certa stabilisce tempi definiti per la conclusione dell’iter, con l’obiettivo di ridurre il ricorso reiterato alla fiducia e ricondurre l’esame dei provvedimenti nell’alveo della ordinaria dialettica parlamentare. Parallelamente viene introdotta la possibilità di contingentare i tempi di discussione anche per i decreti, programmando in modo vincolante la durata degli interventi così da coniugare rapidità decisionale e rispetto del confronto tra maggioranza e opposizione.

Il confronto politico e accademico degli ultimi anni ha evidenziato l’ampio utilizzo della decretazione d’urgenza e dei voti di fiducia, sollevando interrogativi sull’equilibrio tra potere esecutivo e funzione legislativa. In tale prospettiva, la riforma regolamentare si configura come un intervento organico sulle procedure interne della Camera dei Deputati, finalizzato a scoraggiare il trasformismo parlamentare, contenere gli incentivi economici ai cambi di gruppo e rafforzare la centralità dell’Assemblea nella produzione normativa.