Attrito politico in Senato sulla legge contro l’antisemitismo: Opposizioni divise. Approvata la norma

Via libera di Palazzo Madama al disegno di legge per rafforzare il contrasto all’odio antiebraico con 105 voti favorevoli, 24 contrari e 21 astenuti. Il provvedimento richiama la definizione dell’IHRA (International Holocaust Remembrance Alliance, Alleanza internazionale per la memoria dell’Olocausto) e provoca una frattura tra le opposizioni e all’interno del Partito Democratico

Sintesi

Il Senato della Repubblica ha approvato un disegno di legge volto a rafforzare la prevenzione e il contrasto dell’antisemitismo in Italia con 105 voti favorevoli, 24 contrari e 21 astensioni. Il provvedimento, sostenuto dalla maggioranza e da alcune forze centriste e riformiste dell’opposizione, ha provocato una forte divisione politica soprattutto a causa del richiamo alla definizione di antisemitismo elaborata dall’IHRA (International Holocaust Remembrance Alliance, Alleanza internazionale per la memoria dell’Olocausto). Una parte del Partito Democratico guidata da Graziano Delrio ha votato a favore insieme a Italia Viva, Azione e Più Europa mentre altri gruppi come Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra hanno espresso critiche o scelto l’astensione. Il dibattito si concentra sul timore che la definizione internazionale possa confondere l’antisemitismo con le critiche politiche allo Stato di Israele e ai governi guidati negli ultimi anni da Benjamin Netanyahu. La discussione parlamentare si inserisce in una storia molto più ampia di persecuzioni antiebraiche che attraversa l’antichità, il Medioevo, l’età moderna e contemporanea fino alla Shoah e alle leggi razziali italiane del 1938. Negli ultimi anni istituzioni e centri di ricerca come il CDEC (Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea) segnalano un aumento degli episodi di antisemitismo in Italia. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e la senatrice a vita Liliana Segre hanno più volte richiamato la necessità di un impegno unitario delle istituzioni contro l’odio razziale e le discriminazioni religiose.

Articolo

Il Parlamento italiano torna a discutere di antisemitismo e di strumenti legislativi per contrastarlo. A Palazzo Madama il Senato della Repubblica ha approvato un disegno di legge destinato a rafforzare le politiche di prevenzione e repressione dell’odio antiebraico. Il testo è passato con 105 voti favorevoli, 24 contrari e 21 astensioni e ora dovrà essere esaminato dalla Camera dei deputati. L’esito della votazione conferma tuttavia una significativa spaccatura politica, soprattutto tra i gruppi di opposizione e all’interno dello stesso Partito Democratico.

Il provvedimento nasce con l’obiettivo di aggiornare gli strumenti normativi già presenti nell’ordinamento italiano per contrastare fenomeni di discriminazione e propaganda antisemita. Nel corso del dibattito parlamentare il testo è stato modificato rispetto alla proposta iniziale e non prevede più alcune misure che avevano suscitato le maggiori polemiche, come il divieto di determinate manifestazioni pubbliche o l’introduzione di nuove sanzioni penali specifiche. Nonostante queste correzioni, il voto finale non ha raggiunto quella convergenza ampia auspicata da numerosi osservatori e da alcune figure istituzionali.

All’interno del Partito Democratico si è evidenziata una frattura significativa. Una parte dei senatori democratici appartenenti all’area riformista ha deciso di sostenere la legge insieme alla coalizione di Governo. Tra questi figurano Graziano Delrio, Filippo Sensi, Walter Verini e Simona Malpezzi. Secondo questa componente del partito la normativa rappresenta uno strumento necessario per rafforzare la tutela contro l’antisemitismo e per aggiornare l’apparato legislativo italiano alle definizioni adottate a livello internazionale.

Il sostegno alla legge è arrivato anche da alcune forze centriste e liberal riformiste. Tra i voti favorevoli si collocano infatti Italia Viva, Azione e Più Europa, oltre a diversi senatori delle autonomie. Questo schieramento ha ritenuto che il testo rappresenti un passo utile per rafforzare le politiche pubbliche contro le discriminazioni su base religiosa ed etnica.

Di segno opposto la posizione di altri gruppi dell’opposizione. Il Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra hanno espresso critiche sulla formulazione della legge e in particolare su uno dei punti centrali del provvedimento, cioè il riferimento alla definizione operativa di antisemitismo elaborata dall’IHRA (International Holocaust Remembrance Alliance, Alleanza internazionale, un’organizzazione intergovernativa fondata nel 1998, che unisce governi ed esperti di oltre 40 paesi per promuovere l’educazione, la ricerca e il ricordo dell’Olocausto. È nota per aver adottato definizioni operative di antisemitismo e antiziganismo (forma specifica e pervasiva di razzismo, discriminazione e pregiudizio storico diretta contro Rom, Sinti e altre persone stigmatizzate come “zingari”) per combattere discriminazioni e distorsioni storiche). Alcuni esponenti di queste forze politiche temono che l’adozione di tale definizione possa generare ambiguità interpretative e limitare il diritto di critica nei confronti delle politiche dello Stato di Israele.

Il nodo politico ruota infatti attorno agli indicatori interpretativi elaborati dall’organizzazione internazionale nel 2016. La definizione dell’IHRA viene utilizzata in numerosi Paesi europei e in diverse istituzioni internazionali come riferimento per individuare forme contemporanee di antisemitismo, comprese alcune espressioni radicali di antisionismo. Il termine antisionismo indica l’opposizione ideologica o politica al sionismo, cioè il movimento politico nato nel 1897 con il primo Congresso sionista di Basilea in Svizzera e finalizzato alla creazione di uno Stato nazionale ebraico in Palestina. Secondo i critici del provvedimento, il rischio consiste nella possibilità che la definizione venga interpretata in modo estensivo e che le critiche rivolte alle scelte dei governi israeliani possano essere etichettate come manifestazioni di antisemitismo. Questo timore è stato esplicitato da diversi esponenti dell’opposizione durante il dibattito parlamentare.

Il confronto politico si è acceso soprattutto su questo punto. Graziano Delrio ha replicato alle obiezioni affermando che l’antisemitismo rappresenta un fenomeno storico molto più antico delle attuali tensioni geopolitiche in Medio Oriente. Il parlamentare ha ricordato che l’odio contro gli ebrei è documentato già nell’antichità e che non può essere spiegato esclusivamente attraverso le dinamiche politiche contemporanee legate allo Stato di Israele. Sulla stessa linea si è espresso Filippo Sensi, che ha sottolineato come la lotta all’antisemitismo non dovrebbe essere oggetto di divisione politica. Il parlamentare ha richiamato l’appello lanciato dalla senatrice a vita Liliana Segre, sopravvissuta al campo di sterminio nazista di Auschwitz, che aveva invitato tutte le forze politiche a sostenere un provvedimento condiviso per contrastare il ritorno di fenomeni di odio antiebraico.

La discussione parlamentare si inserisce in una storia molto lunga di persecuzioni e discriminazioni nei confronti delle comunità ebraiche. Le prime testimonianze di ostilità organizzata contro gli ebrei risalgono già al mondo antico. Un episodio emblematico viene ricordato nel II secolo avanti Cristo quando il sovrano ellenistico Antioco IV Epifane impose restrizioni religiose alla popolazione ebraica vietando pratiche come la circoncisione e lo Shabbat, cioè il giorno di riposo sacro della tradizione ebraica.

Nel Medioevo europeo l’ostilità si trasformò in antigiudaismo cristiano (L’antigiudaismo è l’ostilità teologica e religiosa contro la fede ebraica, storicamente radicata nel Cristianesimo, differenziandosi dall’antisemitismo che è odio razziale, politico e sociale contro gli ebrei). Con questa espressione si indica una forma di opposizione religiosa e culturale sviluppatasi nei primi secoli del cristianesimo che attribuiva agli ebrei la responsabilità teologica della morte di Gesù, un’accusa nota come deicidio. Nel 1215 il IV Concilio Lateranense introdusse alcune norme discriminatorie che contribuirono ad alimentare episodi di violenza collettiva contro le comunità ebraiche. In questo contesto si diffusero i cosiddetti pogrom, termine di origine russa che indica aggressioni organizzate e devastazioni rivolte contro minoranze etniche o religiose.

Nel XIX secolo comparve una nuova forma ideologica di antisemitismo. Il termine stesso fu coniato nel 1879 dal pubblicista tedesco Wilhelm Marr per indicare una concezione che trasformava l’ostilità religiosa in una teoria razziale e politica. Uno degli episodi più noti di quell’epoca fu l’Affare Dreyfus del 1894 in Francia, uno scandalo giudiziario che coinvolse l’ufficiale ebreo Alfred Dreyfus accusato ingiustamente di tradimento e che divise profondamente l’opinione pubblica europea.

Il fenomeno raggiunse la sua espressione più drammatica nel XX secolo con il nazismo. In Germania nel 1935 furono promulgate le Leggi di Norimberga che privarono gli ebrei dei diritti civili e politici. Il processo di persecuzione culminò nella Conferenza di Wannsee del 20 gennaio 1942 durante la quale i dirigenti del regime nazista coordinarono la cosiddetta “Soluzione finale”, cioè il piano di sterminio sistematico della popolazione ebraica europea. La Shoah, termine ebraico che significa “catastrofe”, provocò tra il 1933 e il 1945 la morte di circa 6 milioni di ebrei.

Anche l’Italia visse una fase di persecuzione durante il regime fascista. Il 14 luglio 1938 fu pubblicato il Manifesto degli scienziati razzisti che sosteneva l’esistenza di una presunta razza italiana. Nei mesi successivi furono adottate le leggi razziali, tra cui il regio decreto legge del 5 settembre 1938 che escluse gli ebrei dalle scuole, il decreto del 7 settembre che ordinò l’espulsione degli ebrei stranieri e il provvedimento del 17 novembre 1938 che limitò pesantemente i diritti civili e professionali delle comunità ebraiche.

Dopo la caduta del fascismo e la nascita della Repubblica italiana, la Costituzione del 1948 introdusse il principio di uguaglianza dei cittadini senza distinzione di religione o origine. Successivamente il legislatore ha rafforzato le norme contro il razzismo con la legge 205 del 1993 conosciuta come Legge Mancino, che punisce la propaganda e l’istigazione alla discriminazione su base etnica o religiosa. Oggi queste disposizioni sono confluite nell’articolo 604 bis del codice penale. Un ulteriore passaggio simbolico si è verificato nel 2000 con la legge 211 che ha istituito il Giorno della Memoria celebrato il 27 gennaio di ogni anno per ricordare la Shoah e le persecuzioni contro gli ebrei durante il nazifascismo.

Negli ultimi anni istituzioni e centri di ricerca segnalano un aumento degli episodi di antisemitismo. Secondo i dati del CDEC (Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea) nel 2025 sono stati registrati 963 episodi antisemiti documentati in Italia con una crescita significativa delle discriminazioni e delle aggressioni fisiche rispetto agli anni precedenti.

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha più volte richiamato l’attenzione su questo fenomeno. Nel messaggio pronunciato il 27 gennaio 2026 in occasione del Giorno della Memoria ha dichiarato che “nella Repubblica non c’è spazio per il veleno dell’odio razziale, per i germi della discriminazione e per l’antisemitismo che riaffiora ancora oggi”. Il capo dello Stato ha definito la diffusione dell’odio antiebraico una minaccia concreta per la democrazia e per la convivenza civile.

Sulla stessa linea si colloca la senatrice a vita nominata nel 2018, Liliana Segre (un’attivista politica, superstite dell’Olocausto che era cresciuta in una famiglia atea di ascendenza ebraica e che a partire dal 1938 subì le imposizioni discriminatorie delle leggi razziali fasciste tanto che all’età di tredici anni, nel gennaio 1944, fu arrestata e deportata al campo di concentramento di Auschwitz, dal quale fece ritorno alla fine della seconda guerra mondiale talmente provata che solo dopo un lungo periodo di riflessione e silenzio, negli anni novanta iniziò a raccontare pubblicamente la propria esperienza, impegnandosi per sensibilizzare le nuove generazioni contro il razzismo e l’indifferenza), la quale negli ultimi mesi ha parlato apertamente di una “emergenza democratica” legata al ritorno di linguaggi e comportamenti antisemiti. La sua richiesta di una convergenza parlamentare ampia nasce dalla convinzione che il contrasto all’odio razziale non possa diventare terreno di scontro politico ma debba rappresentare un impegno condiviso dalle istituzioni repubblicane.

Il voto del Senato sul nuovo disegno di legge rappresenta quindi non soltanto un passaggio normativo ma anche un banco di prova politico sulla capacità delle istituzioni italiane di affrontare in modo condiviso il ritorno di fenomeni di odio e discriminazione. La divisione registrata tra le opposizioni dimostra quanto il tema resti sensibile e complesso, sospeso tra la necessità di difendere la memoria storica e il principio di libertà nel confronto politico contemporaneo.