Sintesi
La legittima parabola politica (come si leggeva ieri da giornali online nazionali e agenzie di stampa) del messinese Francesco D’Uva (ma non solo la sua bensì da anni anche di tanti altri parlamentari, amministratori e trasversalmente in ogni movimento o partito politico) appare come l’ennesimo simbolo di un mutamento politico che può spiazzare l’elettorato e incrinare la fiducia nella coerenza di ciò che si propone al cittadino. Dal protagonismo nel Movimento 5 Stelle, dal 27 marzo 2018 al 21 giugno 2022, fino all’approdo in un think tank vicino a Fratelli d’Italia, il suo percorso riflette le trasformazioni e le migrazioni interne al sistema politico italiano. Il caso si inserisce in un contesto di crescente astensionismo e di percezione diffusa della politica come spazio di opportunità personale più che di visione ideale. Sullo sfondo restano le regole costituzionali sul mandato libero. Forse sarebbe il tempo di porre qualche ragionevole freno.

Articolo
La vicenda politica (come si leggeva ieri da giornali online nazionali e agenzie di stampa) del messinese Francesco D’Uva, si sviluppa lungo un itinerario nel M5S che va dal 27 marzo 2018 al 21 giugno 2022. Laureato in chimica e per anni iscritto all’albo professionale dei chimici, si avvicina al Movimento 5 Stelle sin dalle origini, negli anni dei cosiddetti “V-Day”, le mobilitazioni promosse da Beppe Grillo contro la classe dirigente tradizionale. Il primo tentativo elettorale risale al 2012, in occasione delle regionali siciliane, senza esito positivo. La svolta arriva nel 2013, quando il Movimento 5 Stelle ottiene oltre il 25% dei consensi alle politiche e D’Uva viene eletto alla Camera dei deputati. In quella XVII legislatura entra a far parte della commissione Cultura, orientando parte della propria attività sulle condizioni economiche dei ricercatori e sul sistema universitario. Nel 2015 supera un concorso per ufficiali della Marina militare riservato ai chimici e mantiene il ruolo di ufficiale: nel 2018 risulta sottotenente di vascello, grado equivalente a tenente nell’Esercito.

Nel 2018, con l’avvio della XVIII legislatura, viene confermatodeputato e nominato capogruppo del Movimento 5 Stelle alla Camera durante il primo esecutivo guidato da Giuseppe Conte, insediatosi il 1 giugno 2018 e sostenuto da Movimento 5 Stelle e Lega. Durante quella fase assume un ruolo centrale nella gestione parlamentare della Maggioranza. Successivamente durante il Conte 2 (5 settembre 2019 – 13 febbraio 2021, un esecutivo di coalizione “giallorosso” M5S, PD, LeU, poi IV), ricopre anche l’incarico di questore di Montecitorio dal 2 ottobre 2019 al 12 ottobre 2022, funzione interna all’Ufficio di Presidenza della Camera con competenze amministrative e di vigilanza.

Nel 2022, alla vigilia delle elezioni politiche anticipate del 25 settembre, aderisce a Impegno Civico, formazione promossa da Luigi Di Maio dopo la scissione dal Movimento 5 Stelle. La lista non supera la soglia di sbarramento prevista dalla legge elettorale vigente, il cosiddetto Rosatellum (legge elettorale mista in parte proporzionale e in parte maggioritaria), e D’Uva non viene rieletto. Da quel momento si allontana dall’attività parlamentare diretta.
Nel 2026 emerge un nuovo legittimo incarico, D’Uva assume la responsabilità del dipartimento Legalità di Nazione Futura. Nazione Futura è un think tank (espressione inglese traducibile come “serbatoio di pensiero”, ossia un centro studi che elabora analisi e proposte su temi politici, economici e sociali destinati ai decisori pubblici, fondato nel 2017 da Francesco Giubilei, editore, saggista, conservatore e noto come fondatore del movimento culturale e rivista Nazione Futura, il movimento culturale che si colloca nell’area del centrodestra e che, come riportato su organi di stampa, intrattiene un legame politico e culturale con Fratelli d’Italia, partito attualmente forza trainante della Maggioranza di governo.
Il passaggio da un ruolo apicale nel Movimento 5 Stelle a un incarico dirigenziale in un centro studi vicino alla destra di governo si inserisce in un fenomeno più ampio di mobilità politica che ha caratterizzato gli ultimi decenni parlamentari. La giurisprudenza costituzionale italiana, a partire dall’articolo 67 della Costituzione, tutela il principio del mandato parlamentare libero, escludendo il vincolo di mandato e consentendo ai parlamentari di cambiare gruppo o collocazione politica senza perdere il seggio. Negli anni recenti il tema del cosiddetto trasformismo è stato oggetto di dibattito pubblico e di commenti da parte di costituzionalisti e analisti politici, soprattutto in relazione alla stabilità dei governi e alla coerenza programmatica delle forze politiche. L’itinerario di D’Uva, dalla militanza originaria nei V-Day all’esperienza governativa con il primo esecutivo Conte, fino all’approdo in un centro studi vicino a Fratelli d’Italia, rappresenta dunque un caso emblematico delle trasformazioni interne al sistema politico italiano, in un contesto segnato da scissioni, ricomposizioni e ridefinizioni identitarie delle forze parlamentari.
L’opinione
Nell’interesse primario dei cittadini, sarebbe il tempo di una norma che almeno rallenti quello che, di tutta evidenza e notorietà quanto altrettanto edulcorato se non anche dissimulato, appare da decenni come “il mercato dei politici” (un bazar senza distinzione di età, origine, titolo, genere e dagli scranni più alti fino all’ultimo strapuntino anche di regioni, province, comuni, enti, partecipate, ecc.). Ciò anche per evitare che un tale “scambio” possa essere manovrato nell’ombra da “poteri” economici o geopolitici, non esclusi anche mafiosi, che di certo puntano unicamente ai loro scopi e interessi.

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.







