Sintesi
Il sindaco di Messina Federico Basile, con il pieno sostegno del leader di Sud chiama Nord Cateno De Luca, ha annunciato le dimissioni anticipate per ottenere un nuovo mandato popolare che garantisca rapidità decisionale e stabilità politica, denunciando i continui rallentamenti del Consiglio comunale, le astensioni tattiche delle Opposizioni e la perdita della maggioranza originaria. Le Opposizioni hanno disapprovato fermamente le dimissioni di Basile. Le norme e la giurisprudenza. La storia politica di Basile.

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Federico Basile, sindaco di Messina eletto nel 2022 e oggi dimissionario, ha rivendicato pubblicamente la propria capacità di governo e di gestione della macchina amministrativa, sottolineando di saper “filtrare tutto quello che accade dentro il Palazzo” e di sopportare una pressione quotidiana che rende fragile l’equilibrio istituzionale. Secondo Basile, basta poco perché il numero legale in Consiglio comunale venga meno, con il rinvio degli atti anche per il semplice intervento di un consigliere sollecitato dal proprio partito. Ha ricordato di aver dovuto partecipare a una seduta per una variazione di bilancio urgente appena rientrato da Roma, dopo la caduta del numero legale, attendendo 1 ora e mezza la seconda convocazione a causa di ragionamenti politici definiti strumentali.

Il nodo centrale, nella ricostruzione del primo cittadino, riguarda la velocità decisionale. Basile ha parlato di atti bloccati in Consiglio da mesi, appesantiti da un passaggio reiterato in commissioni che potrebbero operare con maggiore rapidità e modalità differenti. In questa chiave ha difeso la scelta del monocolore, ritenuto necessario per garantire responsabilità chiara nelle decisioni ed evitare tatticismi legati a interessi di partito piuttosto che alle esigenze della città. Pur riconoscendo che il Consiglio comunale non ha bocciato quasi nessuna delibera della Giunta, Basile ha chiarito che il problema non è la bocciatura ma il dialogo e la lentezza procedurale, citando il caso di Messina Social City, società partecipata che, pur funzionando, resta al centro di discussioni prolungate sulla gestione dell’impianto sportivo di Villa Dante, con il contratto di servizio scaduto ancora in esame dopo 3 o 4 commissioni. Analogo ritardo riguarda la delibera sulle comunità energetiche, attesa da tempo da una parte della cittadinanza.

Sul piano politico, Basile ha ricostruito il progressivo mutamento degli equilibri consiliari. Eletto con 20 consiglieri di maggioranza su 32, si è ritrovato in minoranza di fatto, con 13 consiglieri rimasti a sostegno dell’Amministrazione. A suo giudizio, alcune defezioni sono state determinate da logiche personali e non dalla condivisione di un progetto di cambiamento, con posizioni ondivaghe su temi come la pedonalizzazione. Basile ha criticato le astensioni sistematiche di centrodestra e centrosinistra, sostenendo che un’Opposizione che si astiene non è reale e contribuisce a svuotare il confronto democratico, lasciando passare i provvedimenti con il solo voto della maggioranza residua.
Da qui la decisione di dimettersi per chiedere un nuovo mandato elettorale. Basile ha spiegato di non aver percepito segnali di sfiducia, così come non aveva previsto l’abbandono dei 7 consiglieri, ma ha posto l’accento sull’anomalia di provvedimenti che restano in Aula per 3, 4 o 5 sedute prima di essere approvati. A suo avviso, il monocolore “funziona e deve continuare a funzionare”, perché il rallentamento di atti strategici può generare ricadute negative sullo sviluppo urbano. La città, ha ribadito, non può restare un altro anno in una situazione di stallo, poiché l’elezione diretta del sindaco presuppone il sostegno di una maggioranza consiliare coerente. L’annuncio delle dimissioni, accolto da applausi nel Salone delle Bandiere, ha segnato simbolicamente la fine di una fase amministrativa.
Il commento più atteso è arrivato a distanza di alcune ore ed è stato quello di Cateno De Luca, leader di Sud chiama Nord, assente alla conferenza stampa. La sua reazione è giunta attraverso un video pubblicato sui social network, con il Duomo di Messina sullo sfondo e le note dell’Ave Maria a mezzogiorno, in un messaggio carico di simbolismo. De Luca ha rivendicato il significato politico delle dimissioni, sostenendo che Basile ha dimostrato di non essere attaccato alla poltrona e ribaltando le accuse delle Opposizioni, che parlavano di una mossa dettata da ambizioni personali. Ha promesso la rivelazione di retroscena nei giorni successivi e ha legato il proprio percorso a quello del sindaco uscente, affermando che Messina deve essere guidata da uomini liberi e forti. In chiusura, una vera e propria investitura: il ringraziamento a Basile, definito “la parte politica migliore di me”, e la previsione di una sua rielezione da parte dei messinesi.
Le Opposizioni politiche a Messina hanno duramente criticato le dimissioni del sindaco Federico Basile, attribuendole principalmente a un “capriccio politico” orchestrato da Cateno De Luca, leader di Sud chiama Nord e sindaco di Taormina. In una nota congiunta delle segreterie regionali di Fratelli d’Italia, Forza Italia, Lega, Grande Sicilia-Mpa, Noi Moderati e Democrazia Cristiana, si definisce la scelta “inopinata e assurda”, un’abdicazione alle responsabilità che condanna la città a una nuova fase commissariale proprio dopo l’emergenza del ciclone Harry, lasciando vacante anche la presidenza della Città Metropolitana, cruciale per la ricostruzione della fascia ionica. Figure come Marcello Scurria (movimento “Partecipazione”, possibile candidato centrodestra) accusano Basile di fuggire dalle responsabilità, recitando un copione scritto da De Luca e dipingendo una città distante dalla realtà, con motivazioni definite “supercazzole” offensive per l’intelligenza dei cittadini, mirate solo a scopi politici personali. Elvira Amata (Fratelli d’Italia) e Alessandro De Leo (Forza Italia) sottolineano l’irresponsabilità istituzionale, la mancanza di continuità in un momento di crisi e la contraddizione di dimettersi per poi ricandidarsi, privando Messina di una leadership stabile e strumentalizzando le istituzioni.
Altre reazioni amplificano le critiche. Il Movimento 5 Stelle ha parlato di città utilizzata come pedina elettorale. I consiglieri leghisti Amalia Centofanti e Cosimo Oteri evidenziano come le dimissioni celino le ambizioni regionali di De Luca, con Basile eterodiretto e incapace di assumersi i fallimenti amministrativi, esprimendo sollievo per la fine di un mandato non autonomo. Marcello Caruso (Forza Italia Sicilia) definisce l’atto un “affronto” alle istituzioni, soprattutto dopo l’incontro con Giorgia Meloni, tradendo il dovere verso la comunità colpita dal ciclone. I consiglieri leghisti della Città Metropolitana parlano di “fuga dalle responsabilità” in un momento grave, non un atto di coraggio ma un “marchingegno” di De Luca. Infine, Azione, tramite Emilio Puglisi Allegra, bolla le dimissioni come “grave irresponsabilità” a ridosso del Pnrr e post-Harry, una mossa politica per scorporare le elezioni comunali da quelle regionali del 2027, imposta da De Luca e mascherata da scelta amministrativa, con accuse di ipocrisia e calcolo elettorale che offendono i messinesi. Il centrodestra si dichiara unito per una candidatura autorevole alternativa.
Il confronto con precedenti recenti, come il caso del presidente della Calabria Roberto Occhiuto, dimessosi e poi rieletto nel 2025 dopo una crisi istituzionale, è stato evocato nel dibattito pubblico, insieme alle critiche di esponenti nazionali come Elly Schlein, che hanno contestato l’uso politico delle dimissioni. In questo quadro, Messina torna al centro di una partita che supera i confini cittadini, con una campagna elettorale annunciata come identitaria, senza alleanze e ad alta tensione politica.
Sul piano giuridico, la scelta di Basile si colloca entro i confini normativi. L’articolo 51 del TUEL (Testo unico degli enti locali) prevede il limite di 2 mandati consecutivi per i sindaci dei comuni con popolazione superiore a 5.000 abitanti. Basile è al primo mandato e può ricandidarsi immediatamente. Le dimissioni diventano irrevocabili dopo 20 giorni ai sensi dell’articolo 53 TUEL, determinando lo scioglimento del Consiglio e l’indizione di elezioni anticipate, ipotizzate tra maggio e giugno 2026. La giurisprudenza costituzionale, con sentenze come la Corte costituzionale 203/2023 e 64/2025, ha ribadito l’autonomia regionale in materia elettorale ma anche i principi fondamentali volti a evitare la perpetuazione del potere. Non emergono profili di incandidabilità ai sensi del decreto legislativo 235/2012 (noto come parte della “legge Severino” disciplina l’incandidabilità, la sospensione e la decadenza dalle cariche elettive e di governo per condannati definitivi per delitti non colposi).
La storia politica di Federico Basile.
La traiettoria politica di Basile si intreccia strettamente con quella di Cateno De Luca. Nato a Messina il 19 giugno 1977, Basile si è formato in ambito economico, laureandosi nel 2001 in Economia e Commercio all’Università di Messina, e avviando la professione di commercialista, con incarichi come revisore dei conti in enti locali e organismi professionali. L’ingresso nella politica attiva è avvenuto gradualmente, con ruoli di quartiere e un profilo moderato, fino alla collaborazione con l’amministrazione De Luca dal 2019, quando è stato coinvolto nel piano “Salva Messina” e successivamente nominato Direttore generale del Comune. L’elezione a sindaco nel 2022, con 44.937 voti pari al 45,54%, ha rappresentato la continuità amministrativa del progetto politico di Sicilia Vera, poi Sud chiama Nord. Durante il mandato 2022-2026, Basile ha gestito bilanci e servizi in un contesto di crescente frammentazione consiliare, fino alla scelta delle dimissioni come strumento per rafforzare il mandato attraverso il voto popolare.
Nell’immagine di copertina, la città di Messina con inquadratura del Municipio, noto come Palazzo Zanca, ubicato in Piazza Unione Europea.

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.







