Sintesi
Il ciclone Harry ha colpito con violenza la costa jonica siciliana, provocando distruzioni diffuse ai lungomari, alle attività turistiche e al tessuto produttivo, con ricadute economiche che rischiano di compromettere la stagione estiva e la ripresa futura. Sindaci e rappresentanti delle imprese chiedono interventi rapidi, risorse adeguate e una gestione coordinata della ricostruzione, mentre il Governo assicura fondi, misure fiscali e strumenti straordinari, sottolineando la necessità di passare dall’emergenza alla prevenzione strutturale.

Articolo
Il ciclone Harry si è abbattuto con forza sulla costa jonica siciliana lasciando un segno profondo sul territorio e sull’economia. Il sindaco di Furci Siculo, Matteo Francilia, uno dei centri costieri più colpiti nonostante un lungomare curato e ben manutentato, ha descritto l’evento come “un impatto paragonabile a quello di una guerra”, invitando a superare ogni logica di campanile e a ragionare come se l’intera riviera jonica messinese fosse un unico Comune, da Giardini Naxos a Scaletta Zanclea. Secondo il primo cittadino, l’erosione costiera va affrontata a livello comprensoriale perché senza un rapido ripristino dei lungomari si blocca l’economia locale e anche quella dell’entroterra. A Santa Teresa di Riva, nel quartiere periferico Baracca sul lato verso Catania, i danni sono stati addirittura impensabili: una spiaggia un tempo ampia, che ospitava un lido e una discoteca, si è praticamente dissolta insieme al lungomare. Da qui la richiesta urgente di risorse finanziarie per i Comuni costieri, in particolare per Santa Teresa, tra le località più martoriate dal ciclone, affinché la ricostruzione possa partire senza ritardi. L’economia della zona jonica messinese non può permettersi di perdere la stagione estiva, perché troppe famiglie e troppe attività private rischierebbero il presente e il futuro.
L’emergenza, però, riguarda l’intera costa jonica siciliana e si estende da Messina a Catania, con danni tanto vasti da apparire quasi scioccanti. Su questo scenario è intervenuto Franz Di Bella, vicepresidente vicario di Confindustria Catania, spiegando che la mobilitazione delle istituzioni ha consentito una gestione rapida della fase più critica, mettendo in sicurezza i cittadini e contenendo le conseguenze immediate. Tuttavia, ha sottolineato che ora occorre completare il lavoro e farlo velocemente, chiarendo che le risorse destinate al Ponte sullo Stretto non devono essere toccate perché l’opera rappresenta una prospettiva di sviluppo e le soluzioni vanno trovate altrove. Secondo Di Bella, la fase emergenziale può considerarsi chiusa, ma inizia quella più complessa della ricostruzione, dove pesano le lentezze burocratiche e le difficoltà operative che rischiano di rallentare la ripartenza delle imprese. I ristori previsti non sono ritenuti sufficienti, perché strutturati con il 40% a fondo perduto e il 60% a tasso zero, una formula giudicata inadeguata rispetto ai danni enormi subiti dalle aziende. A pagare il prezzo più alto sono i lidi balneari, in gran parte cancellati, e le piccole imprese che costituiscono il motore dell’economia locale. È attesa anche la ripartizione dei 33 milioni stanziati per la Sicilia, con la speranza che le risorse possano crescere nel tempo.
Sul fronte governativo, il ministro per la Protezione civile e per le Politiche del mare, Nello Musumeci, ha assicurato che i fondi sono disponibili e che sono allo studio strumenti come la sospensione dei tributi e degli adempimenti fiscali e contributivi, misure sugli ammortizzatori sociali, sostegni al reddito dei lavoratori autonomi, interventi per il recupero della capacità produttiva, aiuti alle imprese esportatrici danneggiate e al comparto turistico, oltre a semplificazioni e stanziamenti straordinari per la Protezione civile. Nelle informative a Camera e Senato sulle tre Regioni travolte dal ciclone, Musumeci ha confermato i contenuti del decreto legge annunciato dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, atteso al Consiglio dei ministri dell’11 febbraio, per il quale si cercano almeno 2 miliardi, di cui 1 miliardo dal Fondo per lo sviluppo e la coesione (Fsc, Fondo per lo sviluppo e la coesione) e da fondi di origine comunitaria.
Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha garantito l’estensione del Fondo di garanzia alle microimprese e della legge 181 sulle crisi complesse, oltre a una riflessione sull’assicurazione contro gli eventi catastrofici, con l’obiettivo di rendere più accessibile lo strumento e assicurare una copertura adeguata dei rischi, comprese le mareggiate. Musumeci ha inoltre annunciato un decreto interministeriale per integrare i fondi destinati a Sicilia, Calabria e Sardegna, oltre ai 100 milioni del Fondo emergenza nazionale già stanziati il 26 gennaio dal Cdm (Consiglio dei ministri) con la dichiarazione dello stato di emergenza, consentendo ai presidenti di Regione, in qualità di commissari delegati, di avviare gli affidamenti per i progetti di ricostruzione più urgenti.
A livello europeo, la conferenza dei presidenti dell’Europarlamento ha deciso di aprire un dibattito sull’uragano Harry e con l’Unione europea è stato attivato il canale per il Fondo di solidarietà europeo. Musumeci ha respinto le critiche delle opposizioni, parlando di giudizi sommari e polemiche inutili, e ha rivendicato le risorse già impiegate dallo Stato per la ricostruzione post sisma e per gli stati di emergenza, indicando nella prevenzione la nuova parola chiave della strategia nazionale.
Il ciclone ha messo in ginocchio due settori cruciali: il turismo, penalizzato dalla devastazione delle coste, e l’agroalimentare, colpito da allagamenti e distruzione delle colture. Sicilia, Calabria e Sardegna concentrano una quota rilevante del valore aggiunto turistico e agroalimentare del Sud, con numeri che spiegano il peso economico di questi comparti. Il turismo aveva registrato una crescita costante nel periodo post pandemia, mentre l’agroalimentare rappresenta un pilastro per produzione ed export. Le devastazioni rischiano ora di indebolire questa traiettoria positiva, anche per l’impatto sulle infrastrutture pubbliche come le strade, essenziali per lo sviluppo economico. Oltre alla necessità immediata di coprire i danni con ristori rapidi e certi, emerge l’esigenza di un supporto strutturale e duraturo per evitare che quanto accaduto comprometta delle aree del Sud che negli ultimi anni avevano mostrato segnali di crescita del Pil e miglioramenti su occupazione e lavoro, sostenute anche dagli investimenti pubblici e dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR). Un rischio che istituzioni e imprese considerano prioritario scongiurare.
Nell’immagine di copertina. Santa Teresa di Riva (Me), zona periferica lato Ct, quartiere Baracca: disintegrato il lungomare e sparita l’ampia spiaggia ove d’estate c’era un lido e una discoteca.


Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.







