Sicilia. L’Ars approva l’aumento delle indennità nei piccoli comuni e la parità di genere nelle giunte

Via libera dell’Assemblea regionale siciliana all’aumento delle indennità nei Comuni fino a 5000 abitanti e all’introduzione della quota di genere nelle giunte

Sintesi

Approvazione da parte dell’Ars dell’aumento delle indennità per assessori, vice sindaci e presidenti dei consigli comunali nei Comuni fino a 5mila abitanti, dopo una correzione rispetto all’estensione iniziale fino a 10mila. Introduzione della quota di genere minima del 40% nelle giunte dei Comuni sopra i 3mila abitanti con decorrenza dal primo rinnovo utile. Il confronto politico in Aula sulle coperture finanziarie e sul significato civile della norma. Le dichiarazioni delle deputate regionali e dei rappresentanti dei principali gruppi parlamentari. Il quadro più ampio della riforma degli Enti locali, tra rappresentanza, funzionamento istituzionale e prospettive future per i territori siciliani.

Articolo

L’Assemblea regionale siciliana (Ars) ha approvato una norma inserita nel disegno di legge sugli Enti locali che incrementa le indennità economiche per assessori, vice sindaci e presidenti dei consigli comunali nei Comuni fino a 5mila abitanti. Il percorso del provvedimento è stato articolato e segnato da successive modifiche: nella formulazione iniziale, contenuta nell’articolo 3 del testo, gli aumenti erano previsti esclusivamente per il Comune di Enna. Successivamente, un emendamento presentato dal Mpa (Movimento per l’Autonomia) aveva esteso l’applicazione ai Comuni fino a 10mila abitanti, oltre 300 realtà in Sicilia, ottenendo un primo via libera dall’Aula. Il confronto si è però riacceso immediatamente sulle coperture finanziarie e sulla sostenibilità della misura, portando l’Ars a votare una correzione finale, approvata con il numero 117, che ha ristretto nuovamente il perimetro dell’aumento ai Comuni con popolazione fino a 5mila abitanti.

Nella stessa seduta parlamentare è arrivata anche l’approvazione di una norma di forte impatto politico e culturale che introduce le quote di genere nelle giunte dei Comuni sopra i 3mila abitanti, fissando una soglia minima del 40% per ciascun sesso rappresentato. Il testo, inserito nel disegno di legge sugli Enti locali e successivamente emendato, prevede che la nuova regola entri in vigore a partire dal primo rinnovo utile degli organi comunali, in coincidenza con l’elezione del sindaco e del consiglio comunale. Con questo intervento legislativo la Sicilia si allinea al quadro nazionale, colmando un divario normativo che aveva finora distinto l’Isola dal resto d’Italia.

Sulla portata della decisione è intervenuto un fronte bipartisan composto dalle deputate regionali di Maggioranza e Opposizione, che in una nota congiunta hanno sottolineato come l’introduzione della quota del 40% rappresenti una conquista storica. Bernardette Grasso, Margherita La Rocca e Luisa Lantieri di Forza Italia; Elvira Amata e Giusy Savarino di FdI (Fratelli d’Italia); Ersilia Saverino e Valentina Chinnici del Pd (Partito democratico); Roberta Schillaci, Lidia Adorno, Stefania Campo, Cristina Ciminnisi e Josè Marano del M5s (Movimento 5 Stelle); Nunzia Albano e Serafina Marchetta della Dc (Democrazia cristiana); Marianna Caronia di Noi moderati hanno evidenziato come la norma consenta finalmente una partecipazione più ampia delle donne alla vita politica e amministrativa locale. Le parlamentari hanno rivendicato un impegno trasversale, portato avanti al di là degli schieramenti, definendo il risultato come una questione di civiltà e di maturità democratica, pur esprimendo rammarico per il rinvio dell’applicazione al momento del rinnovo degli organi comunali, con l’obbligo che diventerà concreto già con le prossime amministrative di primavera.

Alle dichiarazioni congiunte si sono aggiunti numerosi commenti individuali. Roberta Schillaci, vice capogruppo del M5s all’Ars, ha parlato di un adeguamento necessario a una norma nazionale che riconosce il valore della rappresentanza di genere nei governi municipali. Michele Catanzaro, capogruppo del Pd all’Ars, ha definito il provvedimento “una norma di dignità”, ricordando l’impegno costante del suo gruppo per portare la Sicilia in linea con il resto del Paese. Marianna Caronia, deputata di Nm (Noi moderati), ha descritto la giornata come storica per la Sicilia e per la democrazia, mentre Ersilia Saverino, del Pd, ha sottolineato il carattere atteso e condiviso di un passo compiuto coinvolgendo tutte le forze parlamentari. Dal fronte autonomista, il gruppo Grande Sicilia-Mpa ha rivendicato con convinzione il contributo determinante fornito al risultato finale, indicando nella norma l’espressione di una visione politica centrata su merito, inclusione e responsabilità. Antonio De Luca, capogruppo del M5s all’Ars, ha definito la misura una regola di civiltà e di buon senso, aggiungendo che il suo movimento avrebbe spinto anche per una rappresentanza femminile al 50%, proposta avanzata tramite un apposito emendamento. Dal livello locale, Roberta Zicari, consigliera comunale ad Agrigento, ha posto l’accento sul paradosso tra i risultati dei concorsi pubblici, dove spesso le donne prevalgono, e la difficoltà della politica nel valorizzare professionalità femminili nelle giunte, salutando la norma come un passaggio decisivo che consentirà alla città di avere almeno 4 donne nell’esecutivo municipale. Sul significato più ampio del voto è intervenuto anche l’onorevole Gianfranco Miccichè, che ha ricordato come l’esito non fosse affatto scontato, alla luce delle resistenze trasversali emerse in Aula sia nel centrodestra che nel centrosinistra. Secondo Miccichè, l’approvazione dimostra che alla fine ha prevalso il senso di responsabilità, conferendo alla decisione una valenza politica e culturale di lungo periodo.

Il dibattito sulla riforma degli enti locali è stato ampliato dalle parole di Vincenzo Figuccia, deputato questore della Lega all’Ars, che ha lanciato un appello affinché il Parlamento regionale mantenga un approccio responsabile per giungere all’approvazione complessiva del disegno di legge. Figuccia ha ricordato come il testo contenga misure rilevanti per il rafforzamento delle amministrazioni locali, tra cui l’aumento della presenza femminile nelle giunte, l’introduzione del consigliere supplente nei consigli comunali e la possibilità del terzo mandato per i Comuni sopra i 15mila abitanti, norme pensate per rendere gli Enti più rappresentativi ed efficienti nella risposta ai bisogni dei cittadini. Il deputato ha infine messo in guardia dal rischio di polemiche strumentali, sottolineando che solo una visione istituzionale e orientata al futuro può garantire il buon funzionamento delle Istituzioni e lo sviluppo equilibrato dei territori siciliani.