Corti di appello. Cresce l’allarme per la criminalità minorile, escalation di violenza da Nord a Sud. A Palermo parti della società cercano ancora la mafia

Dalle relazioni delle Corti d’Appello emerge un aumento diffuso dei reati commessi da giovanissimi, con fenomeni di devianza sempre più strutturati e violenti. Emergono anche casi di una società che ha come riferimento la mafia. A Messina l’emergenza droga tra i minori e la riforma Cartabia ritenuta inefficace.

Sintesi

Il sistema giudiziario italiano lancia un segnale di forte preoccupazione per l’espansione dei reati che vedono coinvolti minorenni in tutto il paese, da Milano a Catania, passando per Roma e Napoli, con un incremento significativo di violenze sessuali, rapine, scippi e persino procedimenti per omicidio e femminicidio, fenomeni che interessano gruppi di giovanissimi, spesso legati a contesti di marginalità sociale, seconde generazioni o minori stranieri non accompagnati, mentre le carceri minorili registrano un sovraffollamento crescente e un’anticipazione di modelli criminali tipici della criminalità organizzata adulta. Durante l’inaugurazione dell’anno giudiziario A PALERMO, i Magistrati hanno lanciato un allarme chiaro: nonostante arresti e condanne, la mafia rimane un nodo centrale della vita pubblica poiché una parte della società continua a dialogare con Cosa nostra. La relazione del presidente della Corte d’Appello di MESSINA Luigi Lombardo descrive un distretto in forte sofferenza, segnato da una criminalità organizzata che si riorganizza in modo discreto e da concreti rischi di infiltrazioni mafiose nei cantieri del Ponte sullo Stretto. Preoccupano l’emergenza droga tra i minori, il traffico di sostanze sintetiche via web, l’aumento di violenze sessuali e abusi di genere, la crescita delle estorsioni e il degrado ambientale legato a impianti illegali. Sullo sfondo, la riforma Cartabia viene giudicata inefficace, incapace di ridurre i tempi dei processi e di superare la lentezza strutturale che alimenta sfiducia nel sistema giudiziario.

Articolo

Dagli uffici giudiziari di tutta Italia, da Milano a Catania, passando per Roma, Napoli fino a Palermo, arriva un avvertimento chiaro sul diffondersi dei reati che hanno come protagonisti adolescenti. Il quadro emerge dalle relazioni delle Corti d’appello e conferma una tendenza già osservata negli ultimi anni, legata alla presenza di gruppi criminali formati da giovanissimi e a un aumento complessivo dei comportamenti devianti. Nel distretto di Milano, la Procuratrice generale Francesca Nanni ha evidenziato un incremento rilevante, pari al 40%, dei “delitti contro la libertà sessuale”, vale a dire abusi e altre forme di violenza di genere perpetrate da minorenni. Per la prima volta negli ultimi anni si registrano anche iscrizioni di procedimenti per omicidio e femminicidio a carico di ragazzi con meno di 18 anni, un dato che segna un salto qualitativo nella gravità dei reati.

La Magistrata ha inoltre sottolineato l’aumento consistente e il numero elevato di scippi e rapine, fenomeni attribuiti in parte alla forte presenza di minori stranieri non accompagnati, ossia giovani arrivati in Italia senza genitori o tutori legali, che il sistema di accoglienza non riesce a integrare con programmi adeguati. Un’altra componente riguarda i minori di seconda generazione delle periferie lombarde inseriti in gruppi devianti, noti come “maranza”, termine utilizzato per indicare bande giovanili caratterizzate da atteggiamenti aggressivi e identità marginali.

L’emergenza non riguarda soltanto il Nord. A Catania, il presidente facente funzione della Corte d’appello, Giovanni Dipietro, parla di tassi di devianza minorile elevatissimi, numeri che definisce da “guinness dei primati”, a indicare una diffusione eccezionale e fuori scala del fenomeno. Preoccupanti risultano anche i dati di Roma e del Lazio. Il Procuratore generale Giuseppe Amato segnala che nelle carceri minorili la situazione è diventata drammatica, con un aumento della popolazione detenuta del 50% in meno di 3 anni, un sovraffollamento che mette sotto pressione il sistema rieducativo previsto per i minori. A Napoli si registra un utilizzo sempre più frequente e disinvolto delle armi anche tra i più giovani, con comportamenti che ricalcano quelli tipici dei boss della criminalità organizzata, anticipando modelli criminali adulti e consolidando un quadro nazionale di crescente allarme sociale.

La mafia resta un nodo centrale della vita pubblica palermitana nonostante arresti, condanne e risultati investigativi, perché continua a esistere un segmento di società disposto a dialogare con la criminalità organizzata. questo l’allarme lanciato dai Magistrati durante l’inaugurazione dell’anno giudiziario. Il Procuratore capo Maurizio De Lucia ha respinto l’idea di una mafia ormai residuale, ricordando le 409 misure cautelari eseguite in 12 mesi e sottolineando come Cosa nostra guardi ancora al futuro cercando relazioni con la società. Sullo sfondo, il dibattito politico e le manifestazioni contrapposte accentuano la tensione, mentre il presidente della Corte d’Appello Matteo Frasca mette in guardia dalla strumentalizzazione della figura di Giovanni Falcone e il presidente del Tribunale Piergiorgio Morosini avverte del rischio di erodere la fiducia dei cittadini nello Stato.

La relazione del presidente della Corte d’appello di Messina Luigi Lombardo per l’inaugurazione dell’anno giudiziario 2026 dipinge un distretto in crisi profonda: la criminalità organizzata si riorganizza in modo silente e sofisticato, con allarme per possibili infiltrazioni mafiose nei cantieri del Ponte sullo Stretto attraverso subappalti, intestazioni fittizie e controllo della manodopera, senza escludere rischi eversivi. Emerge un’emergenza droga drammatica tra i minori, con Messina snodo chiave per traffici di sintetiche dal web e crack diffuso tra i giovani, mentre aumentano violenze sessuali e abusi di genere nonostante il calo degli omicidi. Crescono estorsioni alle imprese, il settore ambientale è disastrato da depuratori illegali e sversamenti, e la corruzione appare mascherata da difficoltà investigative. La riforma Cartabia è giudicata inefficace, incapace di accelerare i processi o risolvere la prescrizione, perpetuando lentezza strutturale, intasamento e sfiducia nella Giustizia.