Sintesi
Il Dossier Comuni Ricicloni Sicilia 2025 certifica una fase di arresto nella crescita della raccolta differenziata regionale, con un incremento minimo nel 2024 e un ritorno all’aumento dei rifiuti indifferenziati dopo anni di riduzione. Restano invariati i comuni che raggiungono l’obiettivo del 65% fissato dalle direttive europee e recepito dalla normativa nazionale, mentre aumentano solo di una unità i Comuni Rifiuti Free. Accanto a realtà virtuose premiate da Legambiente, persistono forti criticità nei grandi centri urbani, in particolare Palermo e Catania, che incidono sulla saturazione delle discariche e sui costi elevati di smaltimento. Si distingue invece Messina che raggiunge il 59%. Le analisi e le dichiarazioni dei vertici dell’associazione ambientalista evidenziano come la frenata sia legata a scelte politiche e comunicative che hanno spostato l’attenzione sugli inceneritori, rallentando il percorso verso l’economia circolare promosso negli ultimi anni da amministrazioni e cittadini.

Articolo
La raccolta differenziata in Sicilia mostra segnali evidenti di affaticamento, come emerge dal Dossier Comuni Ricicloni Sicilia 2025 presentato a Palermo, ai Cantieri culturali alla Zisa, nello Spazio Mediterraneo, durante la settima edizione di Sicilia Munnizza Free, la campagna di Legambiente dedicata alla liberazione dell’Isola dai rifiuti e alla transizione verso l’economia circolare. Il quadro complessivo restituisce l’immagine di una regione che, dopo una crescita significativa nel periodo 2018-2023, registra nel 2024 una battuta d’arresto difficilmente ignorabile.

I dati generali indicano che i Comuni Rifiuti Free, ossia quelli con una produzione pro capite di rifiuti indifferenziati inferiore a 75 chilogrammi, sono saliti a 99, uno in più rispetto all’anno precedente. Rimane invece immutato a 303 il numero dei comuni che raggiungono o superano il 65% di raccolta differenziata, soglia prevista dalle direttive comunitarie e adottata dall’ordinamento nazionale già nel 2012. All’interno di questo gruppo, 135 amministrazioni hanno oltrepassato anche il 75% e vengono classificate da Legambiente come “Ricicloni”, rappresentando circa il 35% dei comuni siciliani e una popolazione complessiva di 897.135 abitanti.

Nonostante questi risultati, la crescita complessiva della raccolta differenziata nel 2024 si ferma a un +0,67%, mentre torna ad aumentare la quantità di rifiuti indifferenziati prodotti, che passa da 949.000 a 953.000 tonnellate. Un’inversione di tendenza che assume un peso ancora maggiore se si considera che il 44% dei rifiuti complessivi finisce in discarica, con costi di conferimento molto elevati. In Sicilia lo smaltimento in discarica si aggira intorno a 380 euro a tonnellata, a fronte dei 90-120 euro a tonnellata del Piemonte e dei circa 150 euro a tonnellata della Toscana. Il ricorso all’esportazione fuori regione comporta spese ancora più alte, che possono arrivare fino a 450 euro a tonnellata, con inevitabili ricadute sulle tariffe applicate ai cittadini.
Scendendo nel dettaglio delle classifiche, tra i Comuni Rifiuti Free spicca Castel di Lucio comune della provincia tirrenica messinese sui monti Nebrodi, che registra una produzione di rifiuti indifferenziati (RI) pari a 10,5 chilogrammi per abitante e una raccolta differenziata del 95%. Sinagra comune sempre della provincia tirrenica di Messina fra la costa del Tirreno e i monti Nebrodi, si distingue invece per la percentuale più alta di differenziata, raggiungendo il 95,7%. Nelle diverse fasce demografiche, Castel di Lucio guida i comuni sotto i 5000 abitanti, San Giuseppe Jato primeggia tra quelli compresi tra 5000 e 15000 abitanti con 15,3 chilogrammi di RI per abitante, mentre Mazara del Vallo si colloca al vertice tra i comuni sopra i 15000 abitanti con 63,1 chilogrammi di RI pro capite.
Per il secondo anno consecutivo il dossier include anche la graduatoria dei Comuni Ricicloni Costieri Rifiuti Free, dove incide la cosiddetta varianza estiva tipica delle località balneari. In questa classifica emerge Ustica, comune dell’omonima isola appartenente alla provincia di Palermo, con il 92,2% di raccolta differenziata (RD) e una produzione di 35,4 chilogrammi di RI per abitante, seguita da Cinisi, comune costiero della provincia palermitana, con l’89,1% di RD e 46,8 chilogrammi e da Terrasini con l’86,9% di RD e 61,8 chilogrammi.
Tra i capoluoghi di provincia non figura ancora alcun Comune Rifiuti Free. Enna e Ragusa risultano comunque le più virtuose per percentuale di differenziata, rispettivamente con il 68,6% e il 68,9%. Restano invece forti le criticità di Palermo e Catania, che si attestano al 17,31% e al 33,55%, contribuendo in modo determinante alla saturazione delle discariche e all’esportazione dei rifiuti siciliani verso altre regioni e all’estero. In controtendenza si colloca Messina, che passa dal 55,41% del 2023 al 58,57% nel 2024, confermandosi prima in Sicilia e sesta in Italia tra le grandi città con popolazione superiore a 200.000 abitanti.
Secondo Tommaso Castronovo, presidente di Legambiente Sicilia, “dopo anni di progressi la raccolta differenziata nell’isola sembra essersi fermata”. Dal 21% del 2017 si è arrivati al 55,2% nel 2023, ma nel 2024 l’aumento è stato appena dello 0,6%. A preoccupare è anche la ripresa della produzione di rifiuti indifferenziati. Castronovo attribuisce questo rallentamento a una campagna di propaganda definita miope, concentrata quasi esclusivamente sugli inceneritori, che avrebbe frenato il ciclo virtuoso avviato da amministrazioni e cittadini. A suo giudizio, sarebbero state necessarie misure e investimenti per migliorare la qualità dei materiali raccolti e potenziare gli impianti di riciclo, in linea con le direttive europee sull’economia circolare. Con l’attuale piano dei rifiuti, basato sull’ampliamento delle discariche e sulla realizzazione di inceneritori, il rischio è di “bruciare non solo i rifiuti, ma anche centinaia di milioni di euro e anni di impegno”, compromettendo una reale filiera sostenibile.
Nel corso della presentazione sono state assegnate anche menzioni speciali. Per quanto riguarda le SRR (Società per la regolamentazione del servizio di gestione rifiuti), i riconoscimenti sono andati a Trapani provincia Sud, Agrigento provincia Ovest e Palermo provincia Ovest per aver superato il 75% di raccolta differenziata. Tra le migliori performance per qualità dei servizi, contrasto all’abbandono dei rifiuti e innovazione, sono stati segnalati Acicastello, indicato da FG Recycling Systems, e Valderice, segnalato da Agesp. Alla RAP di Palermo è stata attribuita una menzione per l’adozione del sistema di raccolta multimateriale che unisce plastica, metalli e cartoni per bevande. Un ulteriore riconoscimento è stato assegnato al progetto di riqualificazione della rotatoria dell’aeroporto Trapani-Marsala-Birgi, reso possibile dalla qualità della raccolta del vetro in 10 comuni del territorio.
Ampio spazio è stato riservato anche alle Storie di Economia Circolare, che testimoniano un fermento diffuso nell’Isola. Tra le esperienze premiate figurano: l’AMP (Area Marina Protetta) Isole Egadi ( un arcipelago a cavallo tra basso Tirreno e canale di Sicilia appartenente alla provincia di Trapani) per la sperimentazione del modello di “spiaggia ecologica” a Favignana e Levanzo; secondo il progetto “BARGAIN”; FG Recycling Systems di Belpasso comune alle falde dell’Etna in provincia di Catania, unico impianto nel Mezzogiorno dotato di tutte le certificazioni per il recupero e il trattamento dei RAEE (Rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche); il progetto “EcCiCoCo – Ecosistemi di Comunità Cooperante” a Pantelleria comune dell’omonima isola appartenente alla provincia di dedicato alla valorizzazione degli scarti della filiera olivicola; il progetto “Zero sprechi, Mille Pasti”, con base a Palermo, orientato alla riduzione degli sprechi alimentari attraverso il recupero delle eccedenze destinate alle persone fragili.
Per Claudia Casa, responsabile Economia Circolare di Legambiente Sicilia, la transizione verso questo modello rappresenta non solo una necessità ambientale, ma anche un’opportunità strategica per rafforzare la competitività economica, creare nuove occasioni di lavoro e ridurre costi e impatti ambientali. Le esperienze raccontate nel dossier vengono indicate come uno stimolo concreto e una fonte di fiducia per il presente e il futuro della Sicilia. I dati completi sono consultabili nel Dossier Comuni Ricicloni Sicilia 2025 disponibile sul sito di Legambiente Sicilia.
Nell’immagine di copertina il gruppo di Legambiente del Dossier Comuni Ricicloni Sicilia 2025 presentato a Palermo, ai Cantieri culturali alla Zisa, nello Spazio Mediterraneo, durante la settima edizione di Sicilia Munnizza Free.

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.









