Sicilia. Ridisegnata la mappa dei Comuni montani dopo la legge Calderoli 2025

Nuovi criteri su pendenza e altitudine cambiano la classificazione nazionale e regionale, tra ingressi, esclusioni e proteste degli enti locali

Sintesi

La revisione dell’elenco dei Comuni totalmente e parzialmente montani, operata in applicazione della legge 131 del 2025 firmata dal ministro Calderoli e validata in Conferenza delle Regioni, ha modificato profondamente la geografia amministrativa siciliana, aumentando i centri riconosciuti come montani da 185 a 218 ma provocando al contempo esclusioni rilevanti in alcune province, con conseguenze dirette su incentivi statali, crediti d’imposta e bonus previsti dalla normativa, alimentando il confronto politico e istituzionale e aprendo a possibili iniziative di protesta e richieste di revisione.

Articolo

La nuova classificazione dei Comuni siciliani totalmente e parzialmente montani nasce dall’entrata in vigore della legge 131 del 2025, firmata dal ministro per gli Affari regionali Roberto Calderoli, che ha introdotto parametri aggiornati per definire le aree di montagna, basati su percentuali di pendenza e livelli di altitudine, riducendo il numero complessivo dei centri riconosciuti a livello nazionale da circa 4.000 a 3.700. L’elenco rivisto è stato vidimato giovedì scorso in sede di Conferenza delle Regioni, organo di coordinamento tra le amministrazioni regionali, tra proteste accese di diversi territori italiani ma senza una formale opposizione da parte della Sicilia, che anzi ha visto crescere il numero dei propri Comuni inseriti nella graduatoria. Nell’Isola il totale passa infatti da 185 a 218, con un incremento trainato soprattutto dalla provincia di Palermo che registra 11 nuovi ingressi, seguita da Agrigento con 8, Enna con 3, Catania con 10 e Caltanissetta con 13 borghi riconosciuti come montani.

Accanto agli avanzamenti, emergono però anche effetti penalizzanti che hanno acceso il dibattito locale. Il trapanese perde quasi tutti i precedenti Comuni classificati come montani, tra cui Buseto Palizzolo, Castellammare del Golfo, Custonaci, Erice, Favignana, Pantelleria, San Vito Lo Capo e Valderice, rimanendo rappresentato solo dal nuovo ingresso di Vita. Anche il palermitano registra uscite significative, tra cui l’esclusione di Palermo, Misilmeri, Ustica e Pollina, mentre il messinese lascerebbe fuori dieci Comuni considerati bassi seppure anche in parte collinari (che sembra potrebbero essere, da informazioni informali, non essendo ancora reperibile una lista ufficiale, in quanto tale elenco completo e dettagliato non risulta pubblicato in forma ufficiale sui portali governativi o nelle Gazzette Ufficiali disponibili alla data odierna, tra cui Villafranca Tirrena, Spadafora, Torregrotta, Roccavaldina, Venetico e altri).

L’aggiornamento ha sollevato proteste e preoccupazioni da parte dell’UNCEM (Unione Nazionale Comuni Comunità Enti Montani) è l’organizzazione nazionale unitaria che rappresenta i comuni, le unioni montane e gli enti operanti in montagna. Fondata nel 1952, agisce come sindacato del territorio montano per lo sviluppo economico, sociale e la valorizzazione ambientale, integrata con l’Associazione Nazionale Comuni Italiani – ANCI) e di molti sindaci, poiché i parametri troppo rigidi (basati su altitudine e pendenza) rischiano di declassare comuni che, pur non essendo in alta quota, vivono in condizioni di isolamento e marginalità simili a quelle montane.

Sul tema è intervenuto Marco Bussone, presidente nazionale dell’Uncem (Unione nazionale Comuni, Comunità ed Enti montani), annunciando un confronto imminente nell’Isola con il presidente regionale Marco Cicero e i sindaci coinvolti, ricordando che “sono in gioco incentivi statali, crediti d’imposta per medici, insegnanti e imprese e il bonus per i nuovi nati, risorse previste dalla legge Calderoli che i Comuni esclusi non potranno più ottenere”. A esprimere amarezza è stato il sindaco Pietro Musotto di Polizzi Generosa comune in provincia di Palermo, che si è detto “sorpreso dall’estromissione di una comunità storicamente e culturalmente legata alla montagna”, mentre Giuseppe Pagoto primo cittadino di Favignana comune omonimo della stessa isola dell’arcipelago delle Egadi in provincia di Trapani, ha annunciato la richiesta immediata di “una riunione urgente con gli omologhi delle altre isole minori escluse”, come Salina e Lipari, per coordinare “una protesta a tutti i livelli”, anche alla luce delle ricadute economiche e sociali che la nuova mappa comporta.

La questione rimane aperta, con il monitoraggio delle Zone Franche Montane e dei nuovi criteri di riparto delle risorse nel 2026. La nuova configurazione mira a una “montagna più autentica”. La sfida per la Sicilia resta pure quella di non avere penalizzati anche i piccoli borghi che, con la vecchia normativa, godevano di agevolazioni (come ad esempio l’esenzione IMU) ora a rischio