Sicilia. Rogo a Buseto Palizzolo, forestale ai domiciliari: 83 ettari in cenere e accuse aggravate

Operaio 54enne della Regione Siciliana arrestato con braccialetto elettronico per incendio boschivo del 20 agosto 2025 nei pressi del Bosco Scorace. Indagini coordinate dalla Procura della Repubblica e svolte dai Carabinieri. Sequestrate armi legalmente detenute, richieste sanzioni più rigide e verifiche interne

Sintesi

La ricostruzione cronologica dell’incendio del 20 agosto 2025 che ha devastato 83 ettari tra Buseto Palizzolo (TP) e Bosco Scorace e la conseguente l’indagine della Procura della Repubblica e dei Carabinieri, ha portato agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico, un operaio forestale 54enne, accusato di aver appiccato più focolai pur essendo in giorno di riposo. Aveva persino girato dei presunti video condividendoli con colleghi. Si + prodeduto anche al ritiro cautelativo di 6 fucili e 1 pistola regolarmente detenuti. Le dichiarazioni dell’assessore regionale al Territorio e Ambiente e il richiamo alle norme penali più severe in materia di incendi boschivi.

Articolo

Il 20 agosto 2025 un vasto incendio ha ridotto in cenere 83 ettari di terreno nel territorio di Buseto Palizzolo comune della provincia di Trapani, a ridosso del Bosco Scorace, area già in passato bersaglio di episodi dolosi. Le fiamme hanno compromesso coltivazioni, minacciato superfici boscate e messo in pericolo l’incolumità di numerosi animali al pascolo, in particolare nella contrada Quasale, determinando un grave pregiudizio all’ecosistema locale.

A distanza di mesi, al termine di un’articolata attività investigativa fatta di accertamenti tecnici, riscontri incrociati e analisi di immagini, il Giudice per le indagini preliminari (Gip) del Tribunale competente, su richiesta della Procura della Repubblica, ha disposto gli arresti domiciliari con obbligo di braccialetto elettronico nei confronti di un operaio forestale di 54 anni, originario del trapanese e dipendente di una struttura dipartimentale della Regione Siciliana. Il provvedimento cautelare è stato eseguito dai Carabinieri.

L’indagine è stata coordinata dalla Procura della Repubblica e condotta dai militari del Nucleo Investigativo, della Sezione Operativa del Nor (Nucleo Operativo e Radiomobile) della Compagnia di Alcamo, della Stazione di Buseto Palizzolo e della Sezione di Pg (Polizia giudiziaria) presso la Procura. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, l’indagato, che quel giorno non era in servizio perché in turno di riposo, sarebbe stato ripreso mentre innescava le fiamme in più punti, così da estendere il fronte del fuoco in aree non presidiate dalle squadre antincendio, già impegnate su altri roghi attivi nella zona.

Le immagini acquisite documenterebbero anche i momenti in cui l’uomo si sarebbe occultato tra la vegetazione per eludere l’individuazione da parte dei mezzi aerei impiegati nelle operazioni di spegnimento. Ulteriori riprese lo ritrarrebbero mentre si allontanava a bordo di un’autovettura condotta da un’altra persona, sopraggiunta per prelevarlo. Sempre secondo l’ipotesi accusatoria, l’operaio avrebbe filmato con il telefono cellulare alcune fasi dell’azione incendiaria, condividendo poi i video con colleghi. Contestualmente all’esecuzione della misura cautelare, i militari hanno proceduto al ritiro precauzionale di 6 fucili e 1 pistola regolarmente detenuti dall’indagato, in applicazione delle norme di pubblica sicurezza che consentono l’adozione di provvedimenti amministrativi in presenza di situazioni ritenute incompatibili con il possesso di armi.

Sul piano normativo, l’ipotesi di reato è quella di incendio boschivo, disciplinata dall’articolo 423-bis del Codice penale, che punisce chi cagiona un incendio su boschi, selve o foreste, con pene aggravate qualora dal fatto derivi un danno esteso o vi sia pericolo per edifici o persone. Negli ultimi anni il legislatore nazionale è intervenuto inasprendo il quadro sanzionatorio e rafforzando gli strumenti di prevenzione e repressione, anche attraverso modifiche volte a limitare l’accesso a benefici penitenziari per i responsabili di roghi dolosi e a potenziare i controlli sul territorio.

Sulla vicenda è intervenuta l’assessore regionale al Territorio e Ambiente, Giusi Savarino, che ha dichiarato: “Ho chiesto al dipartimento dello Sviluppo rurale di esautorare dal servizio chi, pur essendo venuto a conoscenza dei fatti, non li abbia segnalati”. L’esponente del Governo regionale di centrodestra del presidente Renato Schifani, ha aggiunto che, “una volta accertate in via definitiva le responsabilità, saranno applicate le sanzioni ancora più rigorose previste dal governo nazionale”. Le sue parole richiamano il dovere di denuncia interna e la responsabilità disciplinare, oltre a quella penale, in capo ai pubblici dipendenti.

L’iter giudiziario è ora nella fase delle indagini preliminari e vige la presunzione di non colpevolezza fino a sentenza irrevocabile. Resta tuttavia centrale il tema della tutela del patrimonio ambientale siciliano, della prevenzione degli incendi e del controllo sulle condotte di chi, per ruolo istituzionale, dovrebbe garantire la salvaguardia dei boschi e non la loro distruzione.