Sintesi
Nel catanese un nuovo video diffuso sui social network documenta una corsa clandestina di cavalli avvenuta a Palagonia nel maggio 2026 con esplosioni di colpi d’arma da fuoco, comprese raffiche attribuite a un Kalashnikov “AK-47” (Avtomat Kalašnikova, fucile automatico sovietico). Le immagini mostrano cavalli con calessi inseguiti da scooter e motociclette lungo una strada aperta al traffico mentre uomini armati sparano in aria davanti a decine di spettatori. La denuncia è stata rilanciata dall’animalista e influencer Enrico Rizzi. Le Autorità hanno avviato verifiche investigative per identificare fantini, organizzatori e possessori delle armi. Il fenomeno continua a essere associato a scommesse clandestine, sfruttamento degli animali e controllo mafioso del territorio. Negli ultimi anni Polizia e Carabinieri hanno intensificato sequestri e operazioni utilizzando anche droni per monitorare le strade provinciali e interrompere le gare illegali.

Articolo
Ancora una corsa clandestina di cavalli nel territorio catanese. Ancora immagini di violenza, intimidazione e ostentazione criminale diffuse attraverso i social media. Stavolta il nuovo episodio sarebbe avvenuto all’alba di venerdì scorso nelle campagne di Palagonia, nel Calatino (un’area geografica e comprensorio della Sicilia centro-orientale, situato nella parte meridionale della Città metropolitana di Catania), dove un gruppo di persone avrebbe organizzato una gara illegale tra cavalli trainanti piccoli calessi lungo una strada rurale aperta alla normale circolazione stradale. A rendere ancora più grave la vicenda è la presenza di armi da fuoco mostrate apertamente durante la competizione, comprese pistole e un Kalashnikov “AK-47” (Avtomat Kalašnikova, arma automatica militare progettata nell’ex Unione Sovietica).

I filmati, divenuti rapidamente virali su YouTube e Instagram, mostrano due cavalli lanciati a velocità sostenuta tra curve di campagna mentre attorno si muove un lungo corteo di motocicli, scooter e persino un quad che apre il percorso della competizione abusiva. Diversi partecipanti risultano incappucciati e alcune targhe dei mezzi appaiono oscurate per impedire l’identificazione. Nel video si sentono distintamente esplosioni di colpi d’arma da fuoco sparati in aria durante la corsa. Secondo le ricostruzioni circolate online e rilanciate dalla stampa locale, almeno 3 uomini sarebbero stati armati di pistole e di un mitra Kalashnikov. Ai margini della carreggiata numerosi spettatori assistono alla gara registrando tutto con gli smartphone.

La denuncia pubblica è stata rilanciata dall’attivista animalista Enrico Rizzi, influencer molto seguito nelle campagne contro il maltrattamento degli animali. Attraverso i propri canali social Rizzi ha sostenuto che “la mafia ha sfidato lo Stato sfruttando gli animali per guadagnare denaro”. L’attivista ha inoltre riferito che la competizione avrebbe coinvolto 2 scuderie dell’area catanese e che il vincitore sarebbe stato sostenuto da soggetti collegati alla zona di Trappeto Nord, quartiere storicamente indicato dagli investigatori come uno dei principali centri dello spaccio di cocaina nella città etnea.
Secondo le ricostruzioni investigative e giornalistiche, queste gare illegali vengono organizzate soprattutto per alimentare il circuito delle scommesse clandestine e per rafforzare il controllo criminale sul territorio. Per numerosi clan mafiosi il cavallo rappresenta ancora oggi uno “status symbol” (simbolo di prestigio sociale) e una forma di dimostrazione del potere economico e intimidatorio. Il legame tra corse clandestine, criminalità organizzata e traffici illegali è stato più volte evidenziato anche nelle relazioni della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle ecomafie, organismo istituzionale che analizza i fenomeni criminali legati allo sfruttamento ambientale e animale.
Gli investigatori ritengono che gli organizzatori abbiano modificato persino il giorno tradizionalmente utilizzato per le gare clandestine. Se in passato molte corse si svolgevano la domenica mattina, questa volta l’episodio sarebbe avvenuto di venerdì all’alba. Una possibile strategia, secondo gli ambienti investigativi, per eludere i controlli predisposti dalle forze dell’ordine. Recentemente alcune competizioni illegali sono state infatti individuate e interrotte grazie all’utilizzo di droni impiegati per monitorare strade provinciali e percorsi rurali.
Le immagini finite online sarebbero già state acquisite dagli investigatori della Polizia di Stato che stanno cercando di identificare fantini, proprietari dei cavalli, soggetti armati e organizzatori della competizione. Sul piano cronologico il contrasto a questo fenomeno nel catanese prosegue da anni attraverso operazioni coordinate di Polizia e Carabinieri. Negli ultimi tempi sono stati effettuati numerosi blitz nei quartieri ritenuti più esposti al fenomeno, tra San Cristoforo e Picanello. Solo nelle ultime ore la Polizia di Stato ha sequestrato 2 pony trovati in condizioni irregolari nel quartiere San Cristoforo di Catania. Gli animali erano privi di microchip identificativo e custoditi in stalle abusive. L’intervento sarebbe nato dalla segnalazione di una donna che aveva visto i pony in difficoltà mentre venivano trainati nel traffico urbano da un calesse.
Non infatti è la prima volta di corse clandestine. Solo nel 2026, a gennaio, a Camporotondo Etneo, sempre nel catanese, le Forze dell’orine hanno interrotto una gara abusiva monitorata anche con droni, denunciando 15 persone tutte originarie della provincia di Messina, tra cui 2 fantini, 2 trasportatori, 11 organizzatori e anche 2 minorenni, sequestrando 2 purosangue inglesi e 5.000 euro ritenuti collegati alle puntate clandestine. Il collegamento con l’area messinese non è isolato, perché già nell’ottobre 2025, sempre a Camporotondo Etneo, erano stati denunciati i titolari di 2 scuderie del Messinese dopo una corsa abusiva interrotta da un incidente tra un calesse e alcuni motocicli che seguivano i cavalli ad alta velocità. Secondo gli investigatori, il fenomeno resta radicato e ruota attorno a stalle irregolari, proprietari non registrati, animali costretti a correre sull’asfalto in condizioni di forte stress e, in alcuni casi, al possibile uso di sostanze dopanti.
Le accuse ipotizzabili potrebbero comprendere maltrattamento di animali, esercizio di scommesse clandestine, detenzione illegale di armi da guerra, esplosioni pericolose in luogo pubblico e possibili aggravanti mafiose qualora emergessero collegamenti diretti con organizzazioni criminali. Dal punto di vista normativo il reato di maltrattamento animale è disciplinato dall’articolo 544-ter del codice penale, che punisce chi provoca sofferenze o sevizie agli animali. La giurisprudenza italiana negli ultimi anni ha confermato orientamenti sempre più severi nei confronti delle corse clandestine. Diverse sentenze della Corte di Cassazione hanno riconosciuto la gravità sociale del fenomeno sottolineando il collegamento con ambienti criminali organizzati e il rischio per la sicurezza pubblica dovuto allo svolgimento delle gare su strade aperte al traffico.
Il nuovo video proveniente dal Calatino conferma dunque come il fenomeno non sia stato ancora eliminato nonostante sequestri, arresti e controlli continui. Le indagini proseguono nel tentativo di individuare tutti i partecipanti alla corsa illegale e ricostruire eventuali collegamenti con gruppi mafiosi operanti nel territorio catanese.
L’opinione
Solo ieri si parlava della Sicilia come di un territorio attraversato da continui episodi di criminalità, violenza sociale e intimidazioni, da Palermo fino al Catanese, in un contesto in cui Magistrati e Forze dell’ordine segnalano un aumento della diffusione delle armi e della brutalità anche tra i più giovani. In questo scenario, mentre la politica nazionale e regionale viene accusata di restare ancorata a propaganda, retorica e interessi elettorali, emerge un elemento considerato particolarmente inquietante: l’ostentazione del Kalashnikov “AK-47” (Avtomat Kalašnikova, fucile automatico sovietico progettato nel 1947 da Michail Kalashnikov), arma divenuta simbolo globale di terrorismo, guerre, mafie e assoggettamento criminale. Per la sua facilità d’uso, il basso costo e la larga diffusione, il Kalashnikov è stato impiegato da organizzazioni terroristiche, gruppi paramilitari e reti criminali internazionali, diventando iconico nei video di propaganda jihadista, compresi quelli legati a Osama bin Laden e ad Abu Musab al-Zarqawi, fondatore della rete terroristica che precedette l’ISIS “Islamic State” (Stato Islamico). La presenza simbolica e materiale di quest’arma anche nei recenti episodi siciliani viene interpretata come il segnale di una degenerazione criminale sempre più aggressiva e spettacolarizzata.
Secondo questa soggettiva analisi, la crescita della criminalità sarebbe il riflesso di uno Stato percepito come assente da decenni, salvo brevi periodi successivi alle stragi mafiose in cui morirono i magistrati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino insieme agli agenti delle loro scorte. Dopo quella fase di forte reazione civile e istituzionale, si sarebbe progressivamente tornati a una condizione descritta come caratterizzata da rassegnazione, retorica politica e degrado sociale. Viene denunciata una lunga degenerazione parallela tra società, politica e istituzioni, accusate di esercitare rigidità verso i cittadini comuni ma tolleranza verso corruzione, clientelismo, favoritismi, voto di scambio e sistemi di potere diffusi in numerosi ambiti pubblici e privati. In questa visione, il deterioramento economico, i debiti pubblici, le difficoltà delle famiglie, il distacco tra generazioni e la perdita di fiducia nelle istituzioni sarebbero le conseguenze di un sistema giudicato opaco e autoreferenziale, nel quale criminalità organizzata e mafie trovano terreno favorevole.
Occorre un serio richiamo alla “questione morale”, espressione introdotta da Enrico Berlinguer, storico segretario del PCI “Partito Comunista Italiano”, soprattutto durante l’intervista rilasciata a Eugenio Scalfari su “la Repubblica” il 28 luglio 1981. Berlinguer denunciò quella che definiva l’occupazione dello Stato da parte dei partiti, accusati di trasformarsi in “macchine di potere e clientela” capaci di controllare enti pubblici, aziende e risorse collettive per interessi politici e correntizi. Il risaputo problema, solitamente edulcorato se non anche dissimulato, non riguarda soltanto la corruzione economica ma una più profonda perdita di etica pubblica e senso civico che parallelamente, in modo diretto o implicito, favorisce, a detta di molti e da sempre, come pure risulta nel tempo da tante inchieste e sentenze, la persistenza se non anche crescita della delinquenza, criminalità, mafie e soprattutto della edulcorata e tradizionale interiorità mafiosa ed omertosa, individuale e collettiva, notoriamente tutti fattori socio-economici portatori di voti, molti voti e soldi, molti soldi. Nonostante, negli anni e tutt’oggi, le propagandate dichiarazioni contro mafie e corruzione formulate da governi e parlamenti nazionali e regionali anche di diverso orientamento politico, non pare vi siano stati cambiamenti sostanziali. In questo quadro viene interpretata anche l’attuale ostentazione del Kalashnikov in Sicilia, considerata il simbolo estremo di una crisi etica, politica, istituzionale e sociale che di tutta evidenza, almeno per chi ancora può e vuole vedere, continua a estendersi.

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.









