Liste d’attesa, la Sicilia peggiora. In quattro anni previsti 142,5 milioni. La Corte dei conti chiede risultati

Prime visite nei tempi al 77,8%. Ancora più ampio il divario nella diagnostica. Finanziamenti ripetuti dal 2023.. Le tutele per chi non trova un appuntamento. L'opinione

Sintesi

In Sicilia peggiora il rispetto dei tempi per visite specialistiche ed esami diagnostici, mentre il dato nazionale migliora. Nei primi nove mesi del 2026 le prime visite prenotate entro i termini scendono dall’86,6% al 77,8%. Per gli accertamenti diagnostici si passa dal 75,5% al 72,3%, contro una media italiana dell’85%. Nell’Isola aumentano le prenotazioni oltre le scadenze previste.

Il peggioramento siciliano riguarda complessivamente prime visite specialistiche ed esami diagnostici, ma il bollettino non precisa quali prestazioni abbiano inciso maggiormente sul calo regionale. A livello nazionale restano difficoltà nelle visite per le malattie della pelle e negli esami dello stomaco e dell’intestino. Per individuare le cause del peggioramento nell’Isola servono dati siciliani distinti per specialità.

In Italia restano circa 4,1 milioni di prenotazioni fuori dai tempi di garanzia, nonostante oltre 2 milioni di appuntamenti in più assicurati nei termini rispetto allo stesso periodo del 2025. Dermatologia e colonscopie conservano difficoltà rilevanti. Il miglioramento nazionale lascia ancora molti cittadini in attesa.

Dal 2023 si susseguono finanziamenti per ridurre le liste d’attesa in Sicilia: 48,5 milioni nel 2023 e 41 milioni nel 2024, seguiti dal piano regionale da 60 milioni per il triennio 2025–2027, destinato alle prestazioni aggiuntive del personale sanitario pubblico. Si affiancano risorse per i sistemi di prenotazione e altri 3 milioni approvati nell’ultima manovra per visite ed esami nei privati convenzionati. La Corte dei conti chiede controlli e risultati verificabili. Per i cittadini conta quanti appuntamenti questi fondi riescano davvero ad anticipare.

Tra il 2023 e il 2026, i principali finanziamenti ricostruiti per ridurre le liste d’attesa in Sicilia raggiungono 142,5 milioni di euro, tra risorse collegate alle misure nazionali e stanziamenti regionali. Il totale non comprende tutti i fondi disponibili e non indica quanto sia stato effettivamente speso. Resta da verificare quanti appuntamenti aggiuntivi siano stati garantiti e quanto siano diminuite le attese.

Chi non trova una visita o un esame entro i tempi indicati dalla priorità medica può chiedere all’azienda sanitaria di attivare il percorso di tutela, conservando la prescrizione e la documentazione della mancata disponibilità. Pagare autonomamente una prestazione privata non dà diritto al rimborso automatico. Il primo passo è chiedere una soluzione al servizio sanitario.

Articolo

La Sicilia peggiora mentre il dato italiano migliora

In Sicilia diventa meno frequente ottenere una prima visita o un esame diagnostico entro il tempo previsto dalla prescrizione. È il quadro che emerge dal bollettino pubblicato Ieri 22 ottobre da Agenas (Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, ente pubblico che monitora e supporta i servizi sanitari). I dati sono aggiornati al 30 settembre 2026 e confrontano i primi nove mesi dell’anno con lo stesso periodo del 2025.

Per le prime visite specialistiche prenotate nei tempi previsti, la Sicilia scende dall’86,6% al 77,8%, perdendo 8,8 punti percentuali. La media nazionale sale invece dal 76,9% al 78,6%. Nel 2025 l’Isola superava il dato italiano di 9,7 punti, mentre adesso si trova 0,8 punti sotto. Il problema principale è dunque l’arretramento rispetto all’anno precedente.

Quali prestazioni pesano sul peggioramento siciliano

Il dato complessivo della Sicilia non permette di individuare le singole visite o gli esami che hanno contribuito maggiormente all’aumento dei ritardi. Il bollettino Agenas segnala, nel quadro nazionale, difficoltà soprattutto per queste prestazioni: visita dermatologica, per le malattie della pelle, con il 69,9% delle prenotazioni nei tempi; colonscopia, per osservare l’interno dell’intestino crasso, con il 69,3%; gastroscopia, per esaminare esofago, stomaco e la prima parte dell’intestino, con il 72,6%. Queste percentuali riguardano l’Italia e risultano in miglioramento rispetto al 2025: non dimostrano quindi che siano queste prestazioni a causare il peggioramento siciliano. Per stabilirlo occorre confrontare, per ogni specialità nell’Isola, il numero delle prenotazioni e il rispetto dei tempi nei primi nove mesi del 2025 e del 2026.

Che cosa misurano realmente le percentuali

Le Regioni inviano i dati delle prenotazioni alla PNLA (Piattaforma nazionale delle liste di attesa, un sistema che li raccoglie e permette di controllarli). Il controllo riguarda 14 tipi di prime visite specialistiche e 22 tipi di esami. Si guarda se il paziente ottiene un appuntamento entro il tempo previsto dall’urgenza indicata dal medico, nella propria azienda sanitaria. Vengono controllate soltanto queste prestazioni: i numeri non raccontano tutta la sanità e non mostrano quante persone abbiano rinunciato a prenotare perché non trovavano posto.

Per confrontare le Regioni bisogna considerare anche quanto sono urgenti le visite richieste. È più facile rispettare i tempi quando si hanno a disposizione 120 giorni anziché 10. In Sicilia il 34,5% delle prime visite prenotate appartiene alla classe P, quella programmabile entro 120 giorni, contro il 34,9% nazionale. Si tratta quindi di circa 35 appuntamenti su 100 in entrambi i casi. Questa somiglianza, però, non dice se per ogni paziente sia corretto aspettare così tanto.

In Italia più appuntamenti nei termini, ma restano milioni di ritardi

Nei primi nove mesi del 2026, le prenotazioni di visite ed esami controllate da Agenas sono state 21,8 milioni, contro i 19,7 milioni dello stesso periodo del 2025. Circa 17,7 milioni di appuntamenti sono stati fissati nei tempi previsti, oltre 2 milioni in più rispetto all’anno precedente. Restano però circa 4,1 milioni di appuntamenti oltre il tempo massimo, contando anche quelli che lo superano di pochi giorni.

La Corte dei conti chiede risultati verificabili

Aumentare i finanziamenti non basta, se i cittadini continuano ad aspettare. È il problema evidenziato dalla Corte dei conti (organo che controlla l’utilizzo delle risorse pubbliche) nella relazione resa nota il 19 ottobre. Le difficoltà riguardano anche la carenza di personale, l’organizzazione dei servizi e le differenze tra territori. Si tratta di una relazione di controllo, non di una sentenza che attribuisce responsabilità individuali. Borsa Italiana, notizia Teleborsa

In tutta Italia, nel periodo 2022–2025, sono stati utilizzati circa 1,58 miliardi di euro degli 1,845 miliardi assegnati dallo Stato: una differenza di circa 265 milioni. Sono dati nazionali, non somme riferite alla sola Sicilia. Le informazioni incomplete e poco uniformi trasmesse dalle Regioni rendono inoltre difficile valutare con precisione come siano stati impiegati i fondi e quali risultati abbiano prodotto. Borsa Italiana, notizia Teleborsa

Dal 2023 fondi per recuperare visite, esami e ricoveri

Da anni il governo nazionale e il governo regionale siciliano destinano fondi alla riduzione delle liste d’attesa. Bisogna però evitare di contare due volte gli stessi soldi: se lo Stato mette a disposizione una somma e la Regione la distribuisce alle aziende sanitarie, è sempre lo stesso finanziamento. Inoltre, prevedere una spesa non significa averla già effettuata né aver già garantito più prestazioni.

Nel 2023 sono stati previsti 48,5 milioni di euro con il piano regionale per recuperare le prestazioni rimaste in sospeso. Servivano a effettuare ricoveri, visite ed esami arretrati, anche a causa dei ritardi accumulati durante la pandemia. Il piano utilizzava anche fondi non spesi negli anni precedenti. Le risorse dovevano essere distribuite indicativamente per metà alle strutture pubbliche e per metà a quelle private convenzionate, che curano i pazienti per conto del servizio sanitario.

Per il 2024 sono stati messi a disposizione altri 41 milioni di euro, sempre per recuperare prestazioni attraverso strutture pubbliche e private convenzionate. Le norme nazionali permettevano di utilizzare a questo scopo una parte dei fondi destinati alla sanità regionale. Un esempio concreto è stato l’accordo per eseguire 92 interventi su pazienti pediatrici dell’ospedale Di Cristina di Palermo all’Ismett (Istituto mediterraneo per i trapianti e terapie ad alta specializzazione), mettendo a disposizione un’altra struttura per operare i bambini in attesa.

Sempre nel 2024, un accordo della Regione con le strutture private convenzionate ha individuato 8 milioni di euro per ridurre le liste d’attesa. Servivano a finanziare analisi, visite, radiografie e altre prestazioni. Non si possono però sommare automaticamente ai 41 milioni: prima bisogna verificare se siano risorse aggiuntive oppure somme già comprese negli altri finanziamenti.

Il piano regionale del 2025 e le risorse per il 2026

Nel 2025, la legge regionale n. 29 ha previsto 60 milioni di euro distribuiti in tre anni: 40 milioni per il 2025; 10 milioni per il 2026; 10 milioni per il 2027. Servono a pagare ore di lavoro aggiuntive di medici, infermieri e tecnici delle strutture pubbliche, per offrire più visite ed esami, anche nei giorni festivi e nelle ore notturne. Il compenso previsto è di 100 euro lordi l’ora per i medici e 50 euro per il personale sanitario e tecnico. I 10 milioni del 2026 sono già compresi nei 60 milioni complessivi.

I 40 milioni destinati alle prestazioni del 2025 sono stati ripartiti con il decreto regionale del 23 dicembre 2025, pubblicato nel gennaio 2026. La pubblicazione nell’anno successivo non indica quindi altri 40 milioni da aggiungere al finanziamento. Mediterranea24 aveva già richiamato le risorse previste e il peggioramento delle attese nell’Isola nell’approfondimento del 20 settembre.

Per migliorare i sistemi informatici, il governo nazionale è intervenuto con il decreto del 9 dicembre 2025, pubblicato il 21 gennaio 2026. Per la Sicilia sono previsti circa 1,9 milioni di euro, coperti per il 95% dallo Stato e per il 5% dalla Regione. Servono a migliorare i programmi di prenotazione e a collegare i dati regionali alla piattaforma nazionale. Finanziano quindi gli strumenti per organizzare gli appuntamenti e controllare le attese, anziché pagare direttamente altre visite o ore di lavoro.

Infine, nella manovra regionale approvata dall’Assemblea regionale siciliana Ieri 22 ottobre, su proposta del governo regionale siciliano, sono stati previsti altri 3 milioni di euro per aumentare visite ed esami nei centri privati convenzionati. Come spiegato da Mediterranea24 nell’approfondimento sui nuovi fondi e sulla loro distribuzione, le risorse devono privilegiare le specialità nelle quali è più difficile ottenere un appuntamento nei tempi. I soldi serviranno a pagare le strutture per le prestazioni effettuate, non saranno distribuiti ai cittadini come bonus o rimborso.

Nel quadriennio 142,5 milioni nei principali piani di recupero

Sommando i principali finanziamenti descritti per il periodo 2023–2026, si arriva a 142,5 milioni di euro: 48,5 milioni nel 2023; 41 milioni nel 2024; 40 milioni nel 2025; 10 milioni nel 2026; 3 milioni nell’ultima manovra regionale. Il conteggio comprende risorse collegate alle misure nazionali e stanziamenti regionali. È un riepilogo dei principali interventi ricostruiti, non un rendiconto completo di tutti i fondi disponibili o spesi. Restano esclusi gli 8 milioni del 2024, per evitare possibili doppi conteggi, i finanziamenti informatici e i 10 milioni previsti per il 2027.

Mediterranea24 aveva già affrontato il rapporto fra ritardi, finanziamenti e funzionamento della sanità siciliana il 9 aprile. Il punto da chiarire è quanto di queste risorse sia stato effettivamente utilizzato, quante prestazioni aggiuntive abbia prodotto e in quali aziende siano diminuite le attese. Sono questi risultati a dire se i finanziamenti abbiano davvero reso più rapido l’accesso alle cure.

Che cosa può fare chi non trova posto

La priorità indicata dal medico stabilisce il tempo massimo entro cui deve essere garantita la prestazione: classe U, urgente, entro 72 ore; B, breve, entro 10 giorni; D, differibile, entro 30 giorni per le visite e 60 per gli esami; P, programmabile, entro 120 giorni. La scelta deve dipendere dalle condizioni cliniche del paziente.

Quando non si trova disponibilità nei termini, occorre chiedere all’azienda sanitaria l’attivazione del percorso di tutela, conservando prescrizione e documentazione della prenotazione o della mancata disponibilità. In Sicilia, per esempio, l’Asp di Palermo (Azienda sanitaria provinciale) mette a disposizione una procedura con un modulo dedicato. Per le altre aziende vanno verificati i rispettivi canali operativi.

Il semplice superamento dei tempi non assicura il rimborso automatico di una visita privata pagata di propria iniziativa. Come chiarisce anche la pagina informativa dell’IRCCS San Gerardo (Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico, struttura ospedaliera pubblica), il percorso va attivato attraverso l’azienda sanitaria prima di organizzare autonomamente la prestazione a pagamento. La tutela serve a ottenere una soluzione secondo le condizioni previste, con il solo eventuale ticket dovuto.

Nell’immagine di copertina, una sala d’attesa; un’immagine che illustra dei fondi e tempi delle cure; la sede della Corte dei conti.

L’opinione

Il peggioramento delle attese, dopo anni di finanziamenti, rappresenta un fallimento della politica regionale rispetto all’obiettivo di garantire cure tempestive. Per i cittadini il risultato si misura nel tempo necessario a ottenere una visita, non nel numero degli stanziamenti annunciati.