Sicilia. Violenza da Palermo al catanese, tra omicidio, teppismo, accoltellamento e intimidazione

Da Palermo al catanese si susseguono episodi di criminalità, delinquenza sociale e atti intimidatori che riaccendono l’allarme sicurezza. Magistrati e Forze dell’ordine segnalano un aumento della criminalità armata e della violenza diffusa anche tra i più giovani

Sintesi

La Sicilia torna a confrontarsi con una nuova escalation di violenza che coinvolge Palermo e il catanese tra omicidi, accoltellamenti, vandalismi e intimidazioni contro le istituzioni. A Palermo è stato assassinato con 5 colpi di arma da fuoco il 34enne Placido Barrile, pregiudicato con precedenti per rapina e droga, in un delitto che gli investigatori collegano ai traffici di stupefacenti e agli equilibri criminali del quartiere Cep. L’episodio si inserisce in una lunga sequenza di sparatorie, regolamenti di conti e tensioni mafiose culminate negli ultimi anni in omicidi, agguati e intimidazioni ai commercianti. Sempre nel capoluogo si registra un nuovo episodio di violenza urbana contro un autobus Amat (Azienda Municipalizzata Auto Trasporti), con il sistema antipanico attivato dagli autisti dopo ripetuti assalti e minacce. A Ramacca, nel catanese, un 17enne ha accoltellato un barista di 20 anni per una lite legata a un presunto danno da 60 euro a uno scooter elettrico. A Santa Venerina ignoti hanno incendiato l’auto di servizio della Polizia locale in quello che il Comune ha definito un grave atto intimidatorio contro l’intera comunità. Le indagini sono affidate a Carabinieri mentre nell’Isola cresce la preoccupazione istituzionale per il ritorno di dinamiche criminali e violente sempre più diffuse. La D.I.A. segnala il continuo controllo delle mafie siciliane su territorio ed economia attraverso droga, estorsioni e intimidazioni.

Articolo

La Sicilia torna a fare i conti con una nuova ondata di violenza che attraversa Palermo e il catanese tra omicidi, accoltellamenti, intimidazioni e aggressioni urbane. Nel quartiere Cep di Palermo, a pochi passi dal murales dedicato a Totò Schillaci, simbolo del riscatto sociale della periferia palermitana, è stato trovato morto all’interno della propria Smart il 34enne Placido Barrile, pregiudicato già noto alle Forze dell’ordine. A rinvenire il corpo è stato il fratello della vittima nel tardo pomeriggio in via Paladini. Sul volto dell’uomo erano evidenti i segni di 5 colpi di arma da fuoco che lo hanno reso inizialmente quasi irriconoscibile. Sul posto sono intervenuti i Carabinieri e gli specialisti della scientifica per avviare i rilievi investigativi.

Secondo le prime ipotesi degli investigatori il delitto presenterebbe caratteristiche compatibili con un regolamento di conti legato al traffico di stupefacenti oppure a contrasti interni allo spaccio di droga nel quartiere. Barrile aveva precedenti per rapina aggravata, lesioni e spaccio. Nel 2014 era stato arrestato insieme a un complice per avere aggredito violentemente un uomo durante una rapina finalizzata al furto di un borsello e di una collana d’oro. Successivamente era stato nuovamente fermato dai Carabinieri mentre gestiva dalla propria abitazione un’attività di confezionamento e vendita di sostanze stupefacenti. Gli investigatori non escludono quindi che il 34enne fosse ancora coinvolto in ambienti criminali attivi nella gestione del narcotraffico locale.

L’omicidio riporta Palermo dentro scenari di forte tensione criminale già emersi negli ultimi anni. Solo pochi giorni prima, nel mercato di via Montalbo, 2 cugini di 21 anni avevano aperto il fuoco in mezzo alla folla contro Danilo D’Ignoti dopo un precedente attacco armato subito dalla loro abitazione con colpi di kalashnikov. Il clima di violenza si inserisce in una escalation che, secondo gli investigatori, prosegue da circa 3 anni e comprende sparatorie in centro città, accoltellamenti, intimidazioni mafiose e l’utilizzo di fucili d’assalto nel mandamento di San Lorenzo per minacciare commercianti e imprenditori. Proprio nei mesi scorsi la Squadra mobile aveva eseguito un blitz contro il clan Cintura, ritenuto dominante nei quartieri Cep, Borgo Nuovo e Cruillas, arrestando diversi esponenti accusati di estorsioni, minacce e imposizione del pizzo ai commercianti.

Sempre a Palermo cresce anche l’emergenza sicurezza legata ai trasporti pubblici e alla cosiddetta movida violenta. In via Perpignano un gruppo di giovani a bordo di scooter ha bloccato un autobus della linea 422 dell’Amat (Azienda Municipalizzata Auto Trasporti) danneggiando il mezzo e infrangendo il vetro posteriore. L’autista ha attivato il pulsante antipanico installato sui bus cittadini dopo le numerose aggressioni, risse e minacce registrate dall’anno scorso contro conducenti e passeggeri. Il sistema consente un collegamento diretto con le centrali operative delle forze dell’ordine e attiva contemporaneamente le telecamere di bordo. Episodi analoghi erano già avvenuti nei mesi precedenti soprattutto lungo la linea 619 che attraversa il quartiere Zen 2, teatro di lanci di bottiglie e minacce armate contro il personale dell’azienda di trasporto pubblico.

Nel catanese si è invece sfiorata la tragedia a Ramacca dove un 17enne ha accoltellato un barista di 20 anni al termine di una lite iniziata durante il lavoro della vittima. Secondo la ricostruzione dei Carabinieri il giovane, insieme a un gruppo di coetanei, avrebbe inizialmente provocato il barista per poi minacciarlo di morte. Successivamente, intorno alle 2.30 di notte, il minorenne avrebbe invitato il 20enne a seguirlo in via Etna con il pretesto di un chiarimento, estraendo poi un coltello e colpendolo con diversi fendenti all’addome. La vittima è riuscita a schivare quasi tutti i colpi ma è stata ferita al fianco sinistro e trasportata prima alla guardia medica e poi all’ospedale di Militello in Val di Catania dove i medici hanno applicato punti di sutura con una prognosi di 10 giorni. Alla base dell’aggressione vi sarebbe una richiesta di risarcimento di circa 60 euro per un presunto danno provocato al bloccasterzo di uno scooter elettrico appartenente a un amico dell’aggressore. Il 17enne è stato denunciato per lesioni personali aggravate e porto di arma od oggetti atti a offendere.

Sempre nella provincia di Catania un grave episodio intimidatorio ha colpito la comunità di Santa Venerina dove ignoti hanno incendiato durante la notte l’auto di servizio della Polizia locale. Il veicolo è stato completamente distrutto dalle fiamme. Il Comune ha espresso solidarietà alla comandante Rosalba Patanè e agli agenti della polizia municipale definendo il gesto un attacco contro l’intera comunità e contro chi opera quotidianamente per la sicurezza del territorio. I Carabinieri hanno immediatamente avviato le indagini per individuare i responsabili mentre le istituzioni locali hanno ribadito piena fiducia nel lavoro della magistratura e delle forze dell’ordine.

Negli ultimi mesi Magistrati, rappresentanti delle Forze di polizia e osservatori istituzionali hanno più volte evidenziato il ritorno di dinamiche criminali caratterizzate da una crescente disponibilità di armi e da forme di violenza diffuse anche tra giovanissimi. La Direzione Investigativa Antimafia (D.I.A.), nelle recenti relazioni semestrali ha segnalato la persistente capacità delle organizzazioni mafiose siciliane di mantenere controllo economico e territoriale attraverso traffici di droga, estorsioni e intimidazioni. Parallelamente cresce l’allarme sociale per il coinvolgimento di minori e giovani adulti in episodi sempre più frequenti di aggressività urbana, violenza di strada e criminalità diffusa che coinvolgono tanto le periferie quanto i centri cittadini dell’isola.