Sant’Alessio, Rfi rinuncia al ripascimento. Dagli annunci con Foti al ricorso di Aliberti, la spiaggia resta in attesa

Il problema degli additivi era già noto nel 2020. Lungomare esposto e turismo penalizzato. Nel Piano spiagge adottato a ottobre un arenile descritto come “oggi ampio”

Sintesi

Rfi ha comunicato di non voler eseguire il ripascimento da 520.000 metri cubi previsto con le terre della galleria ferroviaria Taormina. La società richiama l’impiego di additivi durante gli scavi e la conseguente riduzione del materiale utilizzabile. L’amministrazione Aliberti ha deciso di ricorrere al Tar. La ricostruzione della spiaggia torna senza una data.

L’intervento affonda le radici nelle Amministrazioni guidate da Giovanni Foti ed era già compreso nel progetto ferroviario esaminato nel 2020. Già allora, però, era noto un ostacolo: il materiale estratto usando sostanze per facilitare lo scavo meccanico della galleria non poteva essere riversato sulla spiaggia senza specifiche verifiche e autorizzazioni. Il ripascimento realizzato nel 2018 con materiale dell’Agrò era un’opera diversa. Il grande intervento ferroviario non è mai partito.

Con Aliberti, sindaco dal 2022, il progetto ha attraversato nuove difficoltà autorizzative, aggiornamenti e il via libera regionale del gennaio 2026. Intanto l’erosione e il ciclone Harry hanno aggravato le condizioni del litorale. In ampi tratti manca la spiaggia che separava il mare dal lungomare.

Il Consiglio comunale ha comunque adottato il Piano spiagge il 1° ottobre, con 5 voti favorevoli e 2 astensioni. Come ha documentato Mediterranea24, la relazione descrive ancora una spiaggia “oggi ampia”. Il piano organizza gli utilizzi futuri, ma non ricostruisce l’arenile.

Articolo

Rfi si ferma, il Comune sceglie il ricorso

A Sant’Alessio Siculo (Comune costiero ionico della Città metropolitana di Messina) il grande intervento per ricostruire la spiaggia incontra un nuovo ostacolo. Rfi (Rete Ferroviaria Italiana, società del gruppo Ferrovie dello Stato che gestisce l’infrastruttura ferroviaria nazionale) ha comunicato la volontà di non realizzare il ripascimento previsto con 520.000 metri cubi di materiale estratto dalla galleria Taormina. Si tratta del nuovo tunnel ferroviario che attraversa il sottosuolo dell’area di Taormina, dalla zona di Trappitello, frazione di Taormina sul versante verso Catania, in direzione di Letojanni, sul versante verso Messina. La galleria fa parte del raddoppio Giampilieri–Fiumefreddo: il materiale ricavato dagli scavi, se adatto e autorizzato, avrebbe dovuto essere trasportato sulla costa di Sant’Alessio per ricreare l’arenile eroso dal mare.

Secondo la comunicazione riportata, durante lo scavo della galleria con la talpa meccanica sono stati utilizzati additivi in tratti più estesi del previsto. Si tratta di prodotti che, nello scavo di questo tipo, comprendono schiume e altre sostanze mescolate al terreno per renderlo più lavorabile, facilitare l’avanzamento della macchina e l’estrazione del materiale. Queste sostanze finiscono quindi anche nelle terre portate fuori dalla galleria, che non possono essere considerate automaticamente adatte a ricostruire una spiaggia.

Nel caso di Sant’Alessio, Rfi sostiene che l’impiego più esteso degli additivi abbia ridotto sensibilmente la quantità di materiale utilizzabile per il ripascimento, nel rispetto delle condizioni imposte dagli enti competenti. La società segnala inoltre un secondo problema: il progetto si basa sui rilievi del 2024, precedenti al ciclone Harry del gennaio 2026. Occorre quindi verificare quanto la mareggiata abbia modificato la spiaggia e i fondali e se l’intervento previsto sia ancora adeguato alle condizioni attuali.

Domenico Aliberti (sindaco di Sant’Alessio Siculo) si oppone alla rinuncia di Rfi e chiede di cercare altre soluzioni: utilizzare il materiale ricavato dagli scavi senza additivi oppure ricostruire la spiaggia con una quantità inferiore a quella prevista, modificando il progetto.

L’Amministrazione ha deciso di rivolgersi al Tar di Catania perché considera la lettera di Rfi un rifiuto di eseguire l’intervento, anche se la società l’ha presentata come una semplice comunicazione informativa.

Il Comune chiede quindi che il ripascimento venga realizzato almeno in parte. Per stabilire se Rfi sia effettivamente obbligata a farlo, e in quale misura, occorrerà esaminare i documenti del progetto e gli impegni assunti dalla società.

Con Foti nasce il progetto di ricostruire la spiaggia con le terre delle gallerie

La proposta risale agli anni precedenti all’attuale amministrazione. Giovanni Foti (ex sindaco, ora vicesindaco nell’Amministrazione Aliberti) ha seguito il progetto di utilizzare il materiale estratto dalle nuove gallerie ferroviarie per ricostruire la spiaggia di Sant’Alessio Siculo. L’idea era recuperare terre e rocce adatte, trasportarle sulla costa e distribuirle nei tratti dove il mare aveva portato via l’arenile. Questa operazione si chiama ripascimento.

La cronaca del 24 febbraio 2020 riferiva che la Commissione tecnica del Ministero dell’Ambiente aveva espresso un parere favorevole sulla compatibilità ambientale del progetto definitivo del raddoppio ferroviario, che comprendeva anche l’intervento sulla spiaggia. All’amministrazione Foti veniva attribuita la richiesta di inserire questa possibilità nella progettazione della nuova ferrovia.

Il progetto allora descritto prevedeva di intervenire su circa 1,8 chilometri di costa, riversando circa 626.000 metri cubi di materiale e costruendo 5 pennelli. Si tratta di strutture in massi che partono dalla riva e si allungano verso il mare, pensate per rallentare lo spostamento della sabbia e trattenerla lungo la spiaggia.

Quel parere favorevole non significava però che i lavori potessero cominciare subito. Restavano condizioni da rispettare, studi da completare e autorizzazioni da ottenere. Occorreva inoltre verificare quanto materiale estratto dalle gallerie fosse realmente adatto a essere utilizzato sulla costa.

È questa la distinzione necessaria per valutare gli annunci fatti negli anni di Foti: il ripascimento era previsto nel progetto, ma non era ancora pronto per essere eseguito. Per presentarlo come vicino alla realizzazione sarebbe stato necessario chiarire quali passaggi mancassero, quando sarebbero stati conclusi e quando sarebbero state disponibili le terre utilizzabili.

Nel 2018 un ripascimento era stato realizzato, ma con la sabbia dell’Agrò

Il 19 febbraio 2018, durante l’amministrazione Foti, erano effettivamente iniziati lavori per ricostruire la spiaggia, utilizzando però materiale prelevato dal torrente Agrò, non dalle gallerie ferroviarie.

L’intervento era finanziato con 1,5 milioni di euro del Ministero delle Infrastrutture e 50.000 euro del Comune, attraverso un procedimento avviato negli anni precedenti. Aveva un doppio obiettivo: togliere dal letto del torrente parte della sabbia e della ghiaia accumulate, riducendo il rischio che l’acqua uscisse dagli argini, e utilizzare quel materiale per allargare l’arenile.

In quell’occasione Foti aveva indicato il recupero della spiaggia come un passaggio necessario per rilanciare il turismo e l’economia del paese. Si trattava, dunque, di lavori concreti, ma diversi dal grande ripascimento collegato alla ferrovia oggi al centro della controversia.

Negli anni successivi il mare ha continuato a erodere l’arenile. Il ciclone Harry del gennaio 2026 ha aggravato ulteriormente la situazione, cancellando ampi tratti di spiaggia anche nelle zone interessate dai precedenti interventi.

Già nel 2020 era noto che non tutte le terre delle gallerie potevano essere usate

Uno dei problemi principali riguarda le sostanze aggiunte al terreno durante lo scavo con la talpa meccanica. Sono prodotti, tra cui sostanze che formano schiume, utilizzati per rendere il terreno più lavorabile, facilitare lo scavo e permettere alla macchina di estrarre il materiale. Mescolandosi alla terra, questi prodotti rimangono anche nel materiale portato fuori dalla galleria.

Per questo le terre così ottenute non possono essere considerate automaticamente adatte a ricostruire una spiaggia. Già la cronaca del 2020, nel riferire le prescrizioni ministeriali, segnalava che i materiali scavati con additivi dovessero essere esclusi dal ripascimento, salvo uno specifico parere preventivo dell’Istituto superiore di sanità (Ente pubblico nazionale di ricerca e consulenza scientifica in materia sanitaria).

Nella comunicazione oggi contestata dal Comune, Rfi (Rete Ferroviaria Italiana, società che gestisce l’infrastruttura ferroviaria nazionale) richiama inoltre un nullaosta del 2022, secondo il quale le terre potevano essere utilizzate purché non provenissero da scavi meccanizzati con additivi.

Rfi sostiene adesso che sia stato necessario usare questi prodotti in tratti di galleria più estesi di quanto inizialmente previsto, riducendo così la quantità di materiale disponibile per la spiaggia. Il maggiore utilizzo può essere emerso durante i lavori, ma il problema dell’impiego sulla costa delle terre contenenti additivi era già conosciuto.

Occorre quindi chiarire quando sia stata controllata la quantità di materiale effettivamente utilizzabile e quali altre soluzioni siano state esaminate nel caso in cui quello proveniente dalle gallerie non fosse bastato.

Aliberti subentra nel 2022, nel 2024 arriva il primo ostacolo regionale

Domenico Aliberti (sindaco di Sant’Alessio Siculo) è subentrato a Foti nel giugno 2022, dopo essere stato presidente del Consiglio comunale. Il passaggio è avvenuto nel segno della continuità con l’Amministrazione precedente. Foti ha continuato a seguire la questione, figurando come vicesindaco nelle cronache del 2024 e del 2025.

Il 19 febbraio 2024 è stata resa nota una difficoltà importante: il Dipartimento regionale dell’Ambiente (ufficio della Regione Siciliana competente per le autorizzazioni ambientali) aveva comunicato a Rfi un preavviso di rigetto. Significava che, sulla base della documentazione presentata, la Regione si orientava a non autorizzare l’intervento, lasciando alla società la possibilità di presentare osservazioni e documenti prima della decisione finale.

Il preavviso seguiva il parere non favorevole della Commissione tecnica specialistica (organismo che esamina gli aspetti ambientali dei progetti per la Regione Siciliana). Tra i problemi c’era la necessità di aggiornare gli studi: la spiaggia era cambiata, anche per effetto dei ripascimenti precedenti, e le vecchie indagini non bastavano più a descriverla.

Occorreva quindi verificare nuovamente le caratteristiche del materiale da riversare e gli effetti dell’intervento sulla costa e sull’ambiente marino. Avere terra disponibile non equivaleva ad avere materiale utilizzabile per la spiaggia.

Le scogliere proteggono il lungomare, ma non sostituiscono la spiaggia

Nel giugno 2025 è stata annunciata la conclusione dell’ultimo cantiere delle opere di difesa della costa, avviato nel gennaio 2022. I lavori hanno potenziato la scogliera sommersa, detta “soffolta”, cioè la barriera di massi collocata sotto il livello del mare per attenuare le onde, e altri sistemi di protezione. Sono stati inoltre sistemati tratti del lungomare.

Queste opere servono a difendere l’abitato, ma non equivalgono al ripascimento. Posare massi per ridurre la forza delle onde è un intervento diverso dal riportare sulla costa la sabbia e la ghiaia necessarie a ricreare l’arenile. Il grande intervento con le terre ferroviarie rimaneva infatti ancora in attesa.

Il pericolo era stato riconosciuto dalla Regione Siciliana già nel novembre 2020. L’Amministrazione regionale descriveva un litorale classificato a rischio molto elevato, con spiaggia arretrata, danni alle infrastrutture e minacce alle costruzioni vicine al mare.

Harry ha quindi colpito una costa già fragile, aggravando un problema che da anni richiedeva interventi e manutenzione.

Nel gennaio 2026 arriva l’autorizzazione, ma i lavori non partono

Il progetto esecutivo dell’ottobre 2022 per il ripascimento della spiaggia di Sant’Alessio Siculo, collegato al raddoppio ferroviario Giampilieri–Fiumefreddo, prevedeva di utilizzare 419.502 metri cubi di materiale proveniente dallo scavo della galleria Taormina.

Nel 2025 lo stesso progetto di ripascimento è stato aggiornato, sulla base dei rilievi della spiaggia e dei fondali effettuati nel 2024. Le verifiche hanno indicato la necessità di aumentare il materiale a 520.000 metri cubi, circa 100.000 in più, per tenere conto dei cambiamenti del litorale e dell’erosione.

Nel gennaio 2026 la Regione Siciliana ha autorizzato questa versione aggiornata del progetto di ripascimento. Un via libera a utilizzare sulla costa il materiale delle gallerie nel rispetto delle condizioni ambientali previste.

Il provvedimento richiedeva controlli ambientali durante e dopo i lavori, oltre a misure da adottare in caso di perdite accidentali di carburanti o altre sostanze potenzialmente inquinanti. La Regione consentiva quindi l’intervento a determinate condizioni, ma l’autorizzazione non assicurava che Rfi disponesse davvero di tutta la terra adatta a eseguirlo.

Già nell’aprile 2026 Aliberti esprimeva pubblicamente la propria delusione per il mancato avvio. Richiamava il problema degli additivi e proponeva di valutare il materiale proveniente da altre lavorazioni, eseguite senza quei prodotti.

Nel frattempo il Comune procedeva con ripascimenti di dimensioni più limitate. L’assenza di una partenza del grande intervento era quindi evidente già mesi prima della decisione di rivolgersi ai giudici.

Il Piano spiagge descrive un arenile “oggi ampio”, ma utilizza un quadro precedente a Harry

Il 1° ottobre 2026, mentre il recupero della spiaggia restava irrisolto, il Consiglio comunale ha adottato il Pudm (Piano di utilizzo del demanio marittimo). È il documento che stabilisce come organizzare gli spazi pubblici costieri, indicando dove prevedere stabilimenti balneari, servizi e altre attività.

Come ha ricostruito Mediterranea24 nell’approfondimento sul Piano spiagge, hanno votato a favore 5 consiglieri di maggioranza, mentre 2 consiglieri della Minoranza consiliare si sono astenuti. Nessuno ha votato contro.

La relazione allegata descrive una spiaggia “oggi ampia” e un arenile “piuttosto uniforme”, ma le cartografie dello stato dei luoghi si riferiscono al dicembre 2023, prima delle devastazioni del ciclone Harry. Quelle espressioni descrivono quindi una situazione precedente e non possono essere lette come una rappresentazione delle condizioni dell’ottobre 2026. Mediterranea24 ha segnalato anche dati diversi, tra gli allegati, sul numero degli stabilimenti e sulle superfici.

Aliberti ha sostenuto che occorre programmare gli utilizzi futuri contando sul recupero della spiaggia. Il piano, però, indica come utilizzare l’arenile, non realizza i lavori per ricostruirlo. Resta dunque da spiegare quando, con quali materiali e con quali risorse saranno recuperati gli spazi necessari alle attività previste. La rinuncia comunicata da Rfi rende questa risposta ancora più urgente.

Senza spiaggia sono esposti il lungomare e l’economia del paese

Nei tratti dove l’arenile è scomparso, le onde arrivano direttamente contro le protezioni del lungomare, come Mediterranea24 ha documentato nel servizio sulla costa dopo Harry. Viene così a mancare lo spazio di spiaggia che separava il mare dalle strutture. Il problema riguarda quindi anche la sicurezza della strada, delle reti di servizio e degli edifici vicini.

Per Sant’Alessio la spiaggia è inoltre una risorsa economica essenziale. Se gli spazi per fare il bagno e trascorrere la giornata al mare si riducono, il paese perde una parte della propria attrattiva, con possibili conseguenze per alberghi, affitti turistici, ristoranti, negozi e lavoro stagionale.

Non sono disponibili dati sufficienti a quantificare la perdita economica complessiva. È però evidente il limite materiale: dove la spiaggia manca, residenti e turisti non possono utilizzarla, e le attività che dipendono dal turismo balneare hanno meno opportunità.

Le ricostruzioni di Mediterranea24 sulle origini dell’erosione e sulle opere di difesa mostrano che l’emergenza dura da decenni. Dagli anni di Foti a quelli di Aliberti, il grande ripascimento è rimasto una soluzione prospettata senza arrivare alla realizzazione. Ora occorre chiarire quanto materiale sia realmente disponibile, quali alternative esistano, quali somme possano essere impiegate e come proteggere il paese durante l’attesa.

Nell’immagine di copertina, Sant’Alessio visto dall’alto in una fotografia d’archivio del 2023; a destra, il lungomare esposto alle onde nel gennaio 2026 e il cantiere ferroviario di contrada Lacco frazione sopra Sant’Alessio.