Aurora Miriam Scala porta in scena la storia di Franca Viola

Il 30 ottobre al Ragusa Festival dietro il Sipario del Teatro Donnafugata debutta “Franca V.” L’attrice, autrice e regista siciliana […]

Il 30 ottobre al Ragusa Festival dietro il Sipario del Teatro Donnafugata debutta “Franca V.”

L’attrice, autrice e regista siciliana firma e interpreta uno spettacolo dedicato alla giovane che disse no al matrimonio riparatore. Una produzione di Sciara Progetti Teatro, che dopo il debutto sarà in tournée in Calabria, Emilia-Romagna, Sicilia e Lombardia.

Una storia di coraggio, libertà e autodeterminazione, raccontata attraverso il teatro e la voce di una donna che sceglie di restituire la parola a un’altra donna. Aurora Miriam Scala firma, dirige e interpreta “Franca V.”, il nuovo spettacolo prodotto da Sciara Progetti, che debutterà venerdì 30 ottobre 2026 al Teatro Donnafugata nell’ambito del Ragusa Festival Dietro il Sipario.

Al centro del lavoro di Aurora Miriam Scala c’è una delle vicende più significative della storia italiana del Novecento. Il 26 dicembre 1965, ad Alcamo, Franca Viola, una ragazza di diciassette anni, viene rapita da dodici uomini. Otto giorni dopo torna a casa e compie una scelta destinata a segnare la storia del Paese: rifiuta il matrimonio riparatore.

Quel “no” apre un processo che divide l’opinione pubblica e una battaglia che durerà quindici anni, fino all’abolizione, nel 1981, dell’articolo 544 del codice penale, che permetteva a un uomo di cancellare il reato di violenza sposando la vittima.

Aurora Miriam Scala sceglie di raccontare questa vicenda attraverso un monologo che intreccia ricostruzione storica, interpretazione e ricerca drammaturgica, restituendo alla protagonista una voce autonoma, sottratta alle narrazioni che per anni altri hanno costruito intorno a lei.

In scena l’attrice attraversa continuamente due dimensioni: quella di chi racconta i fatti con la consapevolezza di ciò che è accaduto e quella di Franca, che rivive in prima persona il presente della propria esperienza. Non si tratta di un’imitazione, ma di un passaggio tra la voce che narra e quella che vive, tra la storia raccontata dagli altri e il diritto di raccontarsi.

Sullo sfondo, una macchina da scrivere batte i tasti a intermittenza. È la voce ufficiale, quella dei giornali, degli avvocati, dei giudici e dei verbali di tribunale. Un elemento scenico che diventa una sorta di metronomo del potere: batte quando qualcun altro sta per parlare al posto di Franca e tace quando è lei a prendere la parola.

Il progetto nasce da un percorso di studio e approfondimento condotto da Aurora Miriam Scala attraverso la lettura dei giornali dell’epoca, di alcune parti degli atti del processo e la visione di inchieste realizzate sia negli anni della vicenda sia in tempi più recenti. Alla ricerca documentaria si affianca il lavoro sul corpo, sviluppato in stretta collaborazione con l’aiuto regia Maria Chiara Pellitteri, perché anche la dimensione fisica diventi uno strumento essenziale del racconto, accanto alla parola.

«Racconto questa storia perché è una delle poche, nella storia italiana recente, in cui la scelta di una singola persona ha cambiato il codice penale del proprio Paese – spiega Aurora Miriam Scala –. Non un’associazione, non una legge calata dall’alto: una ragazza di diciassette anni che dice no in una cucina di Alcamo, e quel no che arriva fino al Parlamento, quindici anni dopo, e cancella un articolo che per secoli aveva stabilito che una donna potesse essere risarcita di uno stupro con un matrimonio».

Per l’autrice e interprete, raccontare Franca Viola non significa compiere un esercizio storico. Il consenso di una donna, il peso del giudizio collettivo su chi denuncia, l’idea che una violenza possa essere sanata con un gesto formale anziché riconosciuta come tale sono questioni ancora aperte, anche a sessant’anni di distanza.

«Ho lavorato per togliere allo spettacolo ogni tentazione di pietismo – prosegue Aurora Miriam Scala –. Franca Viola non ha bisogno della nostra compassione: ha già fatto, cinquant’anni fa, quello che a molte persone ancora oggi manca il coraggio di fare. Ho cercato di restituirle, per quanto ho potuto, una voce ironica, a volte durissima: non la voce di un’icona da manuale scolastico, ma quella di una ragazza di diciassette anni che ha avuto ragione, e lo sapeva».

“Franca V.” non è uno spettacolo che chiede compassione, ma uno spettacolo che chiede di ascoltare, fino in fondo, una voce che per troppo tempo altri hanno preteso di raccontare al posto suo. Anche il silenzio scelto da Franca Viola negli anni successivi alla vicenda assume un significato preciso: non un’assenza, ma una scelta, affidando alle proprie azioni il compito di parlare.

A sostenere il progetto artistico di Aurora Miriam Scala è Sciara Progetti Teatro, realtà impegnata da quasi vent’anni nella produzione di spettacoli dedicati a tematiche civili e sociali.

«Franca V. si inserisce nel percorso che Sciara Progetti Teatro porta avanti da quasi vent’anni nel teatro civile e sociale – dichiara Ture Magro, direttore artistico –. Seguiremo la produzione e la circuitazione dello spettacolo, mettendo a disposizione la nostra rete di teatri, scuole e territori per trasformare la vicenda di Franca Viola in un’occasione di confronto contemporaneo, soprattutto con le nuove generazioni».

Dopo il debutto ragusano, “Franca V.” proseguirà il suo percorso con una tournée nazionale, con l’obiettivo di incontrare anche giovani e adolescenti. La volontà è quella di fare della storia di Franca Viola non soltanto un episodio da ricordare, ma un’occasione di confronto libero su argomenti che rappresentano ancora oggi grandi tabú.