Manovra, 29 miliardi per energia e difesa. Nuovi Lea con 800 prestazioni, il Ponte torna verso il Cipess

Conti pubblici, il Governo sceglie la prudenza. Bruxelles esamina la richiesta italiana sull’inflazione. Sanità, aggiornati i livelli essenziali di assistenza. Nuovo passaggio per il collegamento sullo Stretto

Sintesi

Il Consiglio dei ministri ha approvato ieri, 2 ottobre, il Documento programmatico di finanza pubblica e la relazione sullo scostamento, prevedendo fino a circa 29 miliardi complessivi nel 2027-2028 per energia e difesa, con uno spazio pari allo 0,3% del Pil annuo per ciascuna delle 2 voci. Rispetto alle indicazioni precedenti viene ridotto l’incremento destinato alla difesa. Il Governo dispone quindi di maggiori margini, ma li accompagna a una linea di prudenza sui conti.

La crescita italiana per il 2026 viene rivista all’1% e il deficit è previsto al 2,9%, mentre con l’utilizzo della clausola di salvaguardia salirebbe sopra il 3% nel biennio successivo. Il debito rimane intorno al 138% del Pil e la discesa è attesa dal 2028. Inflazione, tassi d’interesse e costo dell’energia rendono dunque più stretto il percorso verso la prossima legge di bilancio.

Nel frattempo la Commissione europea ha ricevuto la lettera con cui Giorgia Meloni chiede di considerare, nell’applicazione delle regole di bilancio, gli effetti dell’inflazione provocata soprattutto dall’aumento dei prezzi energetici. Bruxelles ha però ricordato che agli Stati membri sono già stati concessi margini di flessibilità. La discussione si sposta quindi su quali interventi possano essere compatibili con le regole europee.

Sul fronte sociale, sono stati pubblicati i provvedimenti che aggiornano i Livelli essenziali di assistenza con circa 800 fra servizi, prestazioni e terapie, dagli screening neonatali alla prevenzione oncologica fino alle malattie rare e croniche. La questione decisiva diventa adesso garantire concretamente le stesse prestazioni nelle diverse Regioni.

Il Ponte sullo Stretto torna intanto verso un nuovo esame del Cipess. Ieri al ministero delle Infrastrutture si sono riuniti Matteo Salvini, Giancarlo Giorgetti, Alessandro Morelli e Pietro Ciucci per esaminare la documentazione tecnico-economica e amministrativa. Il progetto non figurava nell’ordine del giorno della seduta del 6 ottobre e la società Stretto di Messina esclude che questo rappresenti uno slittamento.

Articolo

Manovra, la prudenza del Governo

La strada verso la legge di bilancio 2027 parte da un quadro economico migliore sul versante della crescita, ma ancora esposto a inflazione, tassi d’interesse, prezzi energetici e debito pubblico. Ieri, 2 ottobre, il Consiglio dei ministri ha approvato il Documento programmatico di finanza pubblica (Dpfp) e la relazione al Parlamento sullo scostamento, primo passaggio sostanziale verso la prossima manovra. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti (esponente della Lega e titolare del Ministero dell’Economia e delle Finanze) ha definito il contesto particolarmente complesso, sottolineando come sia diventato più difficile formulare previsioni.

Il dato centrale riguarda uno spazio complessivo fino a circa 29 miliardi nel biennio 2027-2028, ottenuto attraverso la clausola nazionale di salvaguardia prevista dalle regole europee: ogni anno circa lo 0,3% del Prodotto interno lordo (Pil) sarà destinato alle maggiori spese energetiche e un altro 0,3% alla sicurezza e alla difesa. In totale, quindi, lo 0,6% del Pil per ciascuno dei 2 anni. Lo sforzo aggiuntivo sulla difesa viene ridimensionato rispetto alle indicazioni formulate nelle settimane precedenti, quando per il biennio erano stati prospettati circa 36 miliardi.

Il ministro della Difesa Guido Crosetto (esponente di Fratelli d’Italia) ha dichiarato di comprendere le ragioni della scelta, auspicando che un miglioramento delle condizioni economiche possa consentire ulteriori interventi. Sul versante politico, la Lega ha invece sottolineato il maggiore peso attribuito agli investimenti energetici. Si tratta comunque, allo stato attuale, della cornice finanziaria entro la quale dovrà essere costruita la manovra e non dell’elenco definitivo delle misure.

Pil all’1%, deficit e debito restano sotto osservazione

Il quadro macroeconomico presenta alcuni numeri migliori rispetto alle stime formulate in primavera. Il Pil italiano nel 2026 viene indicato in crescita dell’1%, contro lo 0,6% precedentemente stimato, mentre la crescita programmatica è prevista allo 0,8% nel 2027, allo 0,9% nel 2028 e allo 0,8% nel 2029.

Sul deficit occorre distinguere i valori comprensivi delle spese consentite dalla clausola europea da quelli calcolati senza tale margine. La nota del Ministero dell’Economia indica un rapporto deficit-Pil del 2,9% nel 2026 e, includendo la clausola, del 3,4% nel 2027, 3,2% nel 2028 e 2,3% nel 2029. Senza l’utilizzo della clausola, il rapporto sarebbe invece del 2,8% nel 2027 e del 2,6% nel 2028. È questa distinzione che il Governo considera rilevante anche nel confronto con Bruxelles sulla procedura europea per deficit eccessivo.

Anche il debito pubblico rimane molto elevato, previsto al 138,1% del Pil alla fine del 2026 e ancora intorno al 138,5% nel 2027 secondo la nota del Mef. Il percorso discendente dovrebbe riprendere dal 2028, quando, secondo Giorgetti, verranno meno anche gli ultimi effetti di cassa del Superbonus.

I mercati hanno dato ieri segnali contrastanti. Lo spread fra Btp italiani e Bund tedeschi ha raggiunto durante la seduta 131 punti base, per poi chiudere a 114,6, rispetto ai 126 dell’apertura. Il rendimento del titolo italiano decennale è sceso nel finale al 4,6%. Il differenziale misura, in sostanza, quanto gli investitori chiedono in più per prestare denaro allo Stato italiano rispetto alla Germania: quando aumenta, generalmente cresce il costo relativo del finanziamento del debito.

Bonus libri rinviato, ma le risorse 2026 cambiano destinazione

Nel quadro delle misure che accompagnano l’avvicinamento alla manovra, il bonus libri previsto per il 2026 slitta al 2027, con una dotazione di 20 milioni di euro. La soglia dell’Indicatore della situazione economica equivalente (Isee) viene portata da 30.000 a 40.000 euro e il contributo riguarderà determinate classi iniziali della scuola secondaria.

Il rinvio, tuttavia, non significa che i 20 milioni stanziati per il 2026 vengano cancellati. Secondo il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara (esponente della Lega), quest’anno i soldi saranno assegnati al fondo utilizzato dai Comuni per fornire gratuitamente o con agevolazioni i libri di testo alle famiglie che ne hanno diritto. A questi 20 milioni dovrebbe aggiungersi un ulteriore milione. Cambia quindi il modo in cui viene dato l’aiuto: nel 2026 le risorse passeranno attraverso i Comuni, mentre il nuovo bonus libri vero e proprio partirà dal 2027.

Meloni chiede a Bruxelles di considerare l’effetto dell’inflazione

Al quadro nazionale si sovrappone il confronto con l’Unione europea. Giorgia Meloni (presidente del Consiglio e leader di Fratelli d’Italia) ha inviato alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen una lettera chiedendo che l’impatto dell’inflazione, alimentata in particolare dalla crisi energetica, venga tenuto maggiormente in considerazione nell’applicazione delle regole di bilancio.

La Commissione ha confermato di avere ricevuto la comunicazione, ma ha contemporaneamente ricordato che margini aggiuntivi di flessibilità sono già stati riconosciuti agli Stati membri. Il confronto non riguarda quindi soltanto quanto spendere, ma anche la natura degli interventi e la loro compatibilità con il nuovo quadro europeo di finanza pubblica.

Il prossimo Consiglio europeo è programmato a Bruxelles per il 15 e 16 ottobre. Il tema energetico si inserisce in uno scenario internazionale aggravato dalla crisi mediorientale e dalle conseguenze sui mercati dell’energia, che già nei mesi scorsi il Consiglio europeo aveva indicato fra i fattori di rischio per la stabilità economica.

Sanità, circa 800 nuovi servizi, prestazioni e terapie

Parallelamente alla discussione sui conti pubblici arriva una novità importante per la sanità. Sono stati pubblicati in Gazzetta Ufficiale i provvedimenti che aggiornano i Livelli essenziali di assistenza (Lea), cioè l’insieme delle cure, degli esami e dei servizi sanitari che devono essere garantiti ai cittadini in tutto il territorio nazionale. L’aggiornamento riguarda circa 800 fra servizi, prestazioni e terapie.

Tra le principali novità ci sono più controlli sui neonati per individuare precocemente alcune malattie, nuovi esami per conoscere meglio le caratteristiche del tumore al seno, prestazioni gratuite per chi soffre di determinate malattie croniche e nuovi interventi nella prevenzione, nell’oncologia e nella cura delle malattie rare, oltre a novità per dispositivi medici e protesi. Tra le patologie ricercate attraverso gli screening neonatali viene inserita anche l’atrofia muscolare spinale (Sma). Per il tumore al seno viene invece introdotta anche la ricerca delle mutazioni dei geni Brca 1 e Brca 2, che possono indicare una maggiore predisposizione a sviluppare questa malattia.

Il ministro della Salute Orazio Schillaci ha indicato come obiettivo quello di evitare differenze nell’accesso alle prestazioni fra le diverse aree del Paese. Il problema non è infatti soltanto stabilire quali cure debbano essere garantite, ma fare in modo che siano effettivamente disponibili in tutte le Regioni. Il sottosegretario Marcello Gemmato ha riconosciuto l’esistenza di storiche differenze territoriali e indicato come obiettivo una maggiore uniformità nell’applicazione dei Lea.

Le organizzazioni sanitarie hanno accolto favorevolmente l’ampliamento delle prestazioni, mentre dal sindacato sono arrivate richieste di maggiori finanziamenti e personale. Il punto da verificare nei prossimi mesi sarà dunque l’effettiva capacità delle strutture pubbliche regionali di trasformare il nuovo elenco di prestazioni in servizi concretamente accessibili.

Ponte sullo Stretto, nuovo vertice al Mit

Sul fronte delle infrastrutture, ieri, 2 ottobre, il Ponte sullo Stretto di Messina è tornato al centro di una riunione operativa al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (Mit). Hanno partecipato Matteo Salvini (vicepresidente del Consiglio, leader della Lega e ministro delle Infrastrutture), Giancarlo Giorgetti, Alessandro Morelli (sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega al Cipess) e Pietro Ciucci (amministratore delegato della società Stretto di Messina).

Secondo la comunicazione ufficiale del Mit, il tavolo ha esaminato la documentazione tecnico-economica e amministrativa del progetto definitivo e gli esiti delle interlocuzioni avute con la Commissione europea. Il progetto dovrà tornare al Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile (Cipess), ma non è inserito nell’ordine del giorno della seduta del 6 ottobre.

Ciucci ha precisato che questo non rappresenterebbe uno slittamento, sostenendo che l’esame era già previsto in una fase successiva. Allo stato degli atti pubblicamente disponibili, tuttavia, non risulta ancora fissata una data ufficiale del nuovo esame del progetto da parte del Cipess. È quindi prematuro indicare come certa la fine di ottobre o l’inizio di novembre. La società aveva comunicato il 26 settembre che l’avvio dell’istruttoria presso il Comitato era atteso nei giorni successivi.

Il precedente della Corte dei conti

Il nuovo passaggio al Cipess si inserisce nel percorso avviato dopo lo stop del 2025, già ricostruito da Mediterranea24. Il Cipess aveva approvato il progetto definitivo il 6 agosto 2025 con la delibera n. 41/2025, ma il 29 ottobre dello stesso anno la Corte dei conti aveva negato il visto e la registrazione, bloccando di fatto quel percorso. Le motivazioni depositate successivamente avevano sollevato diverse questioni, tra cui aspetti ambientali, modifiche apportate ai contratti rispetto alla gara originaria, applicazione delle norme europee sugli appalti e mancanza del parere sulle tariffe.

Per superare quei rilievi, nel 2026 il Governo ha avviato un nuovo percorso amministrativo, con ulteriori verifiche e l’acquisizione dei pareri mancanti. Come Mediterranea24 ha approfondito ricostruendo il nuovo iter, sono stati nuovamente affrontati anche gli aspetti ambientali legati alle aree protette interessate dal progetto. Nel frattempo sono intervenuti il parere dell’Autorità di regolazione dei trasporti (Art) sulle tariffe e quello del Consiglio superiore dei lavori pubblici (Csllp). Non si tratta quindi di riprendere semplicemente la precedente autorizzazione, ma di arrivare a una nuova decisione del Cipess attraverso un procedimento aggiornato alla luce delle questioni emerse dopo lo stop della Corte dei conti.

Il percorso rimane però ancora da completare. Anche sul piano finanziario sono intervenute modifiche: Mediterranea24 si è occupata della rimodulazione delle risorse, con lo spostamento agli anni successivi di parte degli stanziamenti inizialmente previsti. Prima di poter indicare una data certa per l’apertura dei cantieri devono quindi essere completati i nuovi passaggi amministrativi e i successivi controlli previsti dalla legge. Allo stato degli atti disponibili, non è possibile fissare con certezza l’avvio dei lavori né considerare già acquisito uno slittamento all’inizio del 2027.

Il passaggio di Valerio Mele all’Anas

Dal 1° ottobre Valerio Mele, già direttore tecnico della Stretto di Messina, è passato all’Anas con l’incarico di Chief operating officer (responsabile operativo di vertice). La società ha precisato che l’avvicendamento era s ato concordato da tempo e di avere già acquisito le risorse tecniche necessarie per proseguire il progetto. Ciucci, dopo il vertice al Mit, ha inoltre respinto le indiscrezioni su ulteriori uscite dalla società, ribadendo la volontà di proseguire l’iter affidato dal Governo e dal Parlamento. Anche in questo caso è opportuno distinguere il fatto accertato, cioè il trasferimento di Mele all’Anas, dalle valutazioni sulle eventuali conseguenze per tempi e organizzazione del progetto.