PIAO: scadenze, contenuti e ruolo strategico per le amministrazioni pubbliche compresi gli Enti locali

Il Piano Integrato di Attività e Organizzazione si consolida come strumento centrale di programmazione e governance delle PA, tra obblighi normativi, semplificazioni per gli enti minori e nuove indicazioni operative per il triennio 2026-2028

Sintesi

Il Piano Integrato di Attività e Organizzazione (PIAO), introdotto nel 2021 per razionalizzare la pianificazione delle pubbliche amministrazioni, è entrato a regime dal 2023 ed è oggi rafforzato dalle nuove linee guida approvate nel 2025 dal ministro per la Pubblica Amministrazione Paolo Zangrillo. Il documento unifica in un solo atto triennale obiettivi strategici, performance, prevenzione della corruzione, organizzazione e gestione del personale, con scadenze differenziate per gli enti locali nel 2026, semplificazioni per le amministrazioni di minori dimensioni e un crescente accento sul coinvolgimento di cittadini e stakeholder (individuo, gruppo o organizzazione che ha un interesse, diretto o indiretto, nelle attività, nelle decisioni), configurandosi come una vera bussola per l’efficacia dell’azione pubblica e l’attuazione delle politiche, anche in relazione al PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza).

Articolo

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Il Piano Integrato di Attività e Organizzazione, noto come PIAO, nasce con l’articolo 6 del decreto-legge 9 giugno 2021, n. 80, successivamente convertito con modifiche nella legge 6 agosto 2021, n. 113, durante il Governo Draghi, con l’obiettivo di alleggerire e coordinare la programmazione delle pubbliche amministrazioni. La riforma ha accorpato in un unico documento triennale, aggiornato ogni anno, strumenti fino ad allora distinti come il Piano della performance, il Piano triennale di prevenzione della corruzione e della trasparenza (PTPCT), la programmazione dei fabbisogni di personale, l’organizzazione del lavoro agile e i piani formativi, riducendo sovrapposizioni e frammentazioni amministrative.

Dopo una fase iniziale di applicazione graduale, caratterizzata da proroghe e termini differiti, con scadenza estesa fino al 30 settembre 2022 per gli Enti locali, il PIAO è entrato pienamente in vigore dal 2023. Da allora l’adozione è fissata, per la generalità delle amministrazioni, entro il 31 gennaio di ogni anno, in coerenza con il bilancio di previsione. Nel dicembre 2025 il ministro per la Pubblica Amministrazione Paolo Zangrillo ha approvato nuove Linee guida e Manuali operativi, distinti per Ministeri, Regioni, Province e Comuni, predisposti dall’Osservatorio nazionale del lavoro pubblico attraverso un percorso partecipato, con l’intento di correggere le criticità emerse nei primi anni di applicazione e rafforzare l’integrazione tra le diverse sezioni del Piano.

La disciplina introdotta nel 2021, pensata anche per potenziare la capacità amministrativa in funzione del PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza), rende il PIAO obbligatorio per tutte le pubbliche amministrazioni con oltre 50 dipendenti. I Comuni al di sotto di tale soglia, e in particolare quelli con meno di 5.000 abitanti, possono invece adottare una versione notevolmente semplificata, regolata dal decreto ministeriale 30 giugno 2022, n. 132, e dalle successive indicazioni dell’ANAC (Autorità Nazionale Anticorruzione). Il Piano deve essere approvato dall’organo di indirizzo politico-amministrativo, generalmente la Giunta, e pubblicato sia sul sito istituzionale dell’Ente sia sul Portale PIAO del Dipartimento della Funzione Pubblica. Non esiste un obbligo giuridico di convocare un incontro pubblico dedicato, ma la centralità attribuita al valore pubblico e alla trasparenza incentiva pratiche di consultazione e partecipazione, attraverso audizioni, avvisi pubblici o fasi di osservazione durante l’iter di approvazione, in coerenza con i principi della partecipazione democratica.

Per il triennio 2026-2028 il calendario delle scadenze è stato precisato dall’ANAC con un comunicato del 14 gennaio 2026. Il termine ordinario resta fissato al 31 gennaio per la maggior parte delle pubbliche amministrazioni, mentre per i soli enti locali è stato posticipato al 30 marzo, a seguito del rinvio al 28 febbraio dell’approvazione del bilancio di previsione disposto dal decreto del Ministro dell’Interno del 24 dicembre 2025. Tale termine vale anche per gli Enti che abbiano già approvato il bilancio entro il 31 dicembre. In caso di ritardi nell’adozione del bilancio, le amministrazioni sono tenute a varare un piano provvisorio degli obiettivi, necessario per avviare correttamente il ciclo della performance. I Comuni con meno di 50 dipendenti, dopo la prima approvazione, possono confermare il PIAO precedente mediante un atto motivato.

La struttura del PIAO si articola in più sottosezioni che comprendono l’anagrafica dell’ente, il valore pubblico, la prevenzione della corruzione, il piano della performance, l’assetto organizzativo, la programmazione dei fabbisogni di personale, il lavoro agile e il monitoraggio dei risultati raggiunti. Per gli enti fino a 50 dipendenti la parte relativa al valore pubblico può essere omessa o fortemente semplificata, mentre la sezione sulla prevenzione della corruzione può essere confermata per un intero triennio qualora non si siano verificati episodi corruttivi. Le indicazioni della Funzione Pubblica, pur non vincolanti per le amministrazioni non statali, insistono sulla necessità di creare un collegamento diretto tra obiettivi di valore pubblico, performance, scelte organizzative, misure anticorruzione e modalità di lavoro agile, così da garantire coerenza e misurabilità dell’azione amministrativa.

Il punto di partenza indicato dalle Linee guida è rappresentato dalle scelte di valore pubblico, intese come l’insieme delle iniziative che l’Ente mette in campo per migliorare la qualità della vita della comunità e favorire lo sviluppo economico e sociale del territorio amministrato, dando attuazione al programma di mandato in modo coerente con il DUP (Documento Unico di Programmazione), in particolare nella sua sezione strategica. Per i Comuni con popolazione superiore a 50.000 abitanti e per le Città metropolitane è suggerita l’individuazione di 6 obiettivi strategici: equità e inclusione sociale; educazione, cultura e formazione integrata; transizione ecologica circolare; sicurezza integrata e sviluppo urbano; digitalizzazione dei servizi amministrativi; salute amministrativa. I primi 4 hanno una proiezione prevalentemente esterna, mentre gli ultimi 2 incidono sull’organizzazione interna dell’Ente. Per i Comuni fino a 50.000 abitanti le Linee guida propongono invece 2 obiettivi principali: sviluppo territoriale integrato e salute amministrativa.

Commenti autorevoli, tra cui quelli del ministro Zangrillo e di ForumPA, evidenziano come il PIAO stia progressivamente assumendo il ruolo di strumento guida, una vera “bussola strategica” capace di orientare le politiche pubbliche, ridurre il carico burocratico e migliorare qualità dei servizi e responsabilità amministrativa. Allo stesso tempo viene sottolineata la necessità di un più solido radicamento culturale nelle amministrazioni territoriali, affinché il Piano non resti un adempimento formale ma diventi un elemento sostanziale di governo e valutazione dell’azione pubblica. In questa direzione si colloca anche la riforma Zangrillo, approvata in prima lettura dalla Camera, che mira, tra l’altro, a rafforzare le scadenze e la definizione puntuale degli obiettivi, consolidando il PIAO come perno della programmazione amministrativa.

Immagine realizzata con Ia.