Sintesi
Il Governo Meloni, con il cosiddetto “Decreto Ponte”, ha deciso di rinviare parte dei finanziamenti destinati all’opera sullo Stretto di Messina dopo le criticità evidenziate dalla Corte dei Conti sulla sostenibilità economica, procedurale e tecnica dell’opera. La rimodulazione riguarda 2,8 miliardi di euro inizialmente previsti tra il 2026 e il 2029 e comprende anche circa 1,3 miliardi di fondi FSC (Fondo per lo Sviluppo e la Coesione) stanziati dalla Regione Siciliana. Le somme saranno riprogrammate tra il 2030 e il 2034 mentre una quota viene temporaneamente utilizzata per ridurre l’esposizione debitoria di RFI (Rete Ferroviaria Italiana). Il costo complessivo del collegamento stabile tra Sicilia e Calabria resta fissato in 13,5 miliardi di euro ma il cronoprogramma dell’infrastruttura subisce ulteriori ritardi. Le Opposizioni contestano il definanziamento temporaneo sostenendo che vengano sottratte risorse ad altre opere strategiche del Mezzogiorno. La Corte dei Conti continua a chiedere chiarimenti sulle stime di traffico, sui costi di manutenzione, sulla sostenibilità finanziaria e sugli aspetti ambientali e sismici del progetto.

Articolo
Il percorso del Ponte sullo Stretto di Messina continua a subire rallentamenti e revisioni finanziarie. Il Governo guidato da Giorgia Meloni, con il Decreto-Legge convertito con modificazioni dalla L. 8 maggio 2026, n. 71 (in G.U. 9/5/2026, n. 106), noto mediaticamente come “Decreto Ponte”, ha scelto di rinviare parte delle risorse economiche destinate all’infrastruttura dopo le osservazioni formulate dalla Corte dei Conti nell’ambito del controllo di legittimità sugli atti collegati all’opera. La nuova rimodulazione finanziaria interessa complessivamente 2,8 miliardi di euro previsti originariamente tra il 2026 e il 2029 e coinvolge anche gli stanziamenti provenienti dai fondi FSC (Fondo per lo Sviluppo e la Coesione) assegnati dalla Regione Siciliana e dalla Regione Calabria.

Il nuovo quadro economico conferma comunque il valore complessivo dell’intervento in 13,5 miliardi di euro comprendendo il ponte sospeso, i collegamenti ferroviari e stradali, le opere compensative e gli interventi accessori nelle due sponde dello Stretto. Tuttavia il cronoprogramma viene ulteriormente modificato. Secondo le ultime indicazioni contenute nel decreto governativo e nei documenti finanziari collegati, parte delle somme stanziate viene spostata agli anni compresi tra il 2030 e il 2034. La quota maggiore, circa 1,2 miliardi di euro, viene prevista proprio nel 2034, anno indicato come possibile avvio dell’esercizio dell’opera con il transito di auto e treni.

La decisione nasce dalla necessità di rispondere ai rilievi della Corte dei Conti che, nell’autunno 2025, aveva sospeso e poi negato il visto di legittimità chiedendo chiarimenti tecnici, finanziari e procedurali. I Magistrati contabili hanno espresso dubbi sulle stime di traffico considerate eccessivamente ottimistiche, sui ricavi derivanti dai pedaggi, sui costi di manutenzione futura dell’infrastruttura e sulla sostenibilità economica complessiva dell’investimento pubblico. Tra le questioni evidenziate figurano anche gli aspetti ambientali, geologici e sismici di un’opera destinata a sorgere in una delle aree a maggiore rischio sismico del Mediterraneo.
Nel dettaglio, il nuovo slittamento riguarda circa 938 milioni previsti nel 2026, 718 milioni nel 2027, 632 milioni nel 2028 e 499 milioni nel 2029. Parte di queste somme viene temporaneamente utilizzata per sostenere il riequilibrio finanziario di RFI (Rete Ferroviaria Italiana), società del gruppo FS (Ferrovie dello Stato Italiane), impegnata negli ultimi anni in un vasto programma di investimenti infrastrutturali ferroviari. Secondo il Governo, la misura sarebbe necessaria per ridurre l’esposizione debitoria accumulata dalla società ferroviaria durante la fase di anticipazione delle spese nei cantieri nazionali dell’alta velocità e delle reti regionali.
Tra le somme rinviate figurano anche circa 1,3 miliardi di euro provenienti dai fondi FSC della Regione Siciliana. Il FSC, cioè Fondo per lo Sviluppo e la Coesione, rappresenta uno degli strumenti principali della politica economica italiana destinato a ridurre i divari territoriali tra Nord e Sud del Paese finanziando infrastrutture, riqualificazione urbana, trasporti e sviluppo economico. Proprio l’utilizzo di queste risorse per il Ponte aveva acceso un forte confronto politico e istituzionale in Sicilia. Nei mesi scorsi l’Assemblea Regionale Siciliana aveva approvato un ordine del giorno che chiedeva di utilizzare parte delle risorse per affrontare emergenze territoriali e dissesto idrogeologico dopo eventi meteorologici eccezionali che avevano colpito diverse aree dell’isola, tra cui Niscemi.
Sul piano politico il rinvio dei finanziamenti ha provocato nuove polemiche. Le Opposizioni parlamentari e alcuni amministratori locali sostengono che la rimodulazione rappresenti una conferma dei ritardi accumulati dal progetto e denunciano il rischio che le risorse del Mezzogiorno vengano utilizzate per altre finalità. I senatori del PD (Partito Democratico) Nicola Irto e Antonio Nicita hanno parlato di fondi sottratti temporaneamente a Sicilia e Calabria per coprire esigenze finanziarie differenti rispetto all’opera sullo Stretto.
Il progetto del Ponte sullo Stretto ha una storia lunga oltre mezzo secolo. La prima legge speciale risale al 1971 con la costituzione della società Stretto di Messina Spa incaricata della progettazione e realizzazione del collegamento stabile. Negli anni successivi si sono alternati governi favorevoli e contrari all’opera. Nel 2005 il consorzio Eurolink guidato da Impregilo ottenne l’appalto per la costruzione del ponte. Nel 2013 il governo Monti sospese il progetto e mise in liquidazione la società concessionaria. Nel 2023 il decreto legge n. 35 del governo Meloni ha riattivato la società e riavviato formalmente l’iter amministrativo. Nell’agosto 2025 il CIPESS (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica e lo Sviluppo Sostenibile) ha approvato il progetto definitivo ma successivamente la Corte dei Conti ha bloccato il procedimento chiedendo integrazioni e chiarimenti.
Parallelamente proseguono i ricorsi amministrativi e le contestazioni ambientaliste. Nel marzo 2026 il TAR (Tribunale Amministrativo Regionale) del Lazio ha dichiarato inammissibili alcuni ricorsi presentati da enti locali calabresi e associazioni ambientaliste contro gli atti autorizzativi dell’opera, compresi quelli relativi alla VIA-VAS (Valutazione di Impatto Ambientale e Valutazione Ambientale Strategica) e alla relazione IROPI (Imperative Reasons of Overriding Public Interest, cioè motivi imperativi di rilevante interesse pubblico previsti dalla normativa europea ambientale). Restano però aperte numerose discussioni sulle compensazioni ambientali, sugli espropri, sulle infrastrutture ferroviarie siciliane e calabresi ancora incomplete e sull’effettiva convenienza economica del collegamento stabile.
Il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini ha ribadito che il Ponte rappresenta una priorità strategica nazionale e che il definanziamento temporaneo non modifica la volontà politica di realizzare l’opera. Tuttavia il nuovo slittamento conferma come il progetto continui a essere condizionato da verifiche tecniche, vincoli finanziari, rilievi giuridici e confronti politici che da decenni accompagnano una delle infrastrutture più discusse della storia italiana contemporanea.

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.









