Sintesi
La Procura di Palermo ha chiesto misure cautelari nei confronti di 9 persone nell’ambito di un’inchiesta per presunta corruzione che coinvolge la Commissione tecnica specialistica regionale per le autorizzazioni ambientali, presieduta fino al 9 agosto da Gaetano Armao. Le perquisizioni sono state eseguite ieri 2 ottobre in abitazioni, studi professionali e uffici pubblici. Il Giudice per le indagini preliminari dovrà decidere sulle richieste della Procura dopo gli interrogatori preventivi: allo stato nessuna delle misure richieste risulta quindi applicata.

Tra gli indagati figurano Gaetano Armao (avvocato amministrativista e professore associato di Diritto amministrativo all’Università di Palermo); Giuseppe Geremia Lombardo (deputato regionale del Movimento per l’Autonomia e presidente dell’Ufficio di Questura dell’ARS); Giuseppe Argirò (manager ed ex amministratore delegato della Compagnia Valdostana delle Acque); Benedetta Veruska Pierpaola Costanzo (dottoressa ed esperta nel settore delle cure palliative); Mario Lupo (commercialista e revisore), Marco Malacarne Gentile (manager e direttore generale di CVA Eos); Pietro Luigi Matta (avvocato cassazionista e docente di Diritto amministrativo all’Università di Palermo); Sergio Vella (imprenditore agrigentino attivo nel settore dei rifiuti e titolare della Seap Bio Energy); e Luigi Zancla (imprenditore e presidente di Samo Ets, ente attivo nelle cure palliative). Sono ipotizzati, a vario titolo, i reati di corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio e corruzione per l’esercizio della funzione. La Procura ha precisato espressamente che per tutti vale la presunzione di innocenza.

Secondo l’accusa, una parte dell’inchiesta riguarda procedure ambientali connesse alle energie rinnovabili e a un impianto per la produzione di biometano. L’avvocato Pierluigi Matta avrebbe svolto il ruolo di intermediario e alcuni pagamenti formalmente giustificati come consulenze sarebbero serviti, secondo la ricostruzione investigativa, a occultare consegne di denaro ad Armao. Sono ipotesi che dovranno essere verificate nel contraddittorio con gli indagati e successivamente davanti ai Giudici.

Un ulteriore filone riguarda il settore delle cure palliative convenzionate. Secondo i Pm, Armao avrebbe ricevuto 6.000 euro per intervenire sull’allora dirigente regionale Salvatore Iacolino in relazione a un provvedimento che interessava la Samo Onlus. Un’altra contestazione coinvolge il deputato regionale del Movimento per l’Autonomia Giuseppe Lombardo e riguarda un presunto intervento legislativo favorevole al settore. Anche in questo caso si tratta esclusivamente della ricostruzione accusatoria.

Armao ha definito “priva di fondamento” l’imputazione provvisoria e ha ricordato il carattere collegiale della CTS. Ha contemporaneamente rassegnato le dimissioni dall’incarico di consigliere giuridico del presidente Renato Schifani. Lombardo ha dichiarato di non avere ancora potuto visionare gli atti e, annunciando di voler chiarire la propria posizione, si è dimesso dalle commissioni Bilancio e Sanità dell’ARS.
Articolo
Le perquisizioni e le richieste della Procura
Ieri 2 ottobre la Squadra mobile di Palermo ha eseguito perquisizioni in abitazioni, studi professionali e uffici pubblici nell’ambito dell’inchiesta coordinata dalla Procura della Repubblica di Palermo, guidata dal procuratore capo Maurizio de Lucia, con il coordinamento dell’aggiunta Francesca Mazzocco. Al centro degli accertamenti c’è un presunto sistema corruttivo che avrebbe interessato anche la CTS (Commissione tecnica specialistica), organismo regionale competente nell’esame ambientale di numerosi progetti.
Le perquisizioni sono state disposte, ha spiegato de Lucia, per evitare una possibile dispersione delle prove dopo che la notifica degli inviti agli interrogatori preventivi aveva necessariamente reso nota agli interessati l’esistenza dell’indagine. Gli interrogatori precedono la decisione del Gip sulle misure cautelari richieste dalla Procura. Non si tratta pertanto, allo stato, di arresti già disposti dal Giudice. La Procura ha inoltre richiamato esplicitamente il principio della presunzione di innocenza per tutti gli indagati.
Gli indagati indicati nelle cronache sono Gaetano Armao (avvocato amministrativista, professore universitario, già vicepresidente e assessore regionale e, fino al 9 agosto scorso, presidente della CTS); Giuseppe Geremia Lombardo (deputato regionale del Movimento per l’Autonomia, presidente del Collegio dei questori dell’ARS e nipote dell’ex presidente della Regione Raffaele Lombardo); Giuseppe Argirò (manager ed ex amministratore delegato della Compagnia Valdostana delle Acque), Benedetta Veruska Pierpaola Costanzo (imprenditrice); Mario Lupo (imprenditore), Marco Malacarne Gentile (manager e direttore generale di CVA Eos), Pietro Luigi Matta (avvocato cassazionista e docente di Diritto amministrativo all’Università di Palermo); Sergio Vella (imprenditore e titolare della Seap Bio Energy) e Luigi Zancla (imprenditore e rappresentante della Samo Onlus).
Il ruolo della Commissione tecnica specialistica
La CTS è l’organismo della Regione che interviene nelle procedure di valutazione ambientale riguardanti, tra l’altro, impianti energetici, infrastrutture e altri progetti sottoposti alle autorizzazioni previste dalla normativa ambientale.
La Regione documenta che Armao è stato nominato presidente della CTS il 9 agosto 2023, durante il governo regionale di centrodestra guidato da Renato Schifani, con decreto dell’allora assessora regionale al Territorio e all’Ambiente Elena Pagana e previa intesa dello stesso presidente della Regione. La scelta rientrava nella riforma della Commissione promossa dal governo Schifani per modificarne composizione e funzionamento e accelerare le procedure per le autorizzazioni ambientali. L’incarico, della durata di 3 anni, è scaduto il 9 agosto 2026 e le funzioni presidenziali sono successivamente passate alla vicepresidente Maria Chiara Tomasino in attesa della nuova nomina.
Armao ha ricoperto incarichi di governo regionale in diverse stagioni politiche. Dal 2009 al 2012 è stato assessore nelle Giunte presiedute da Raffaele Lombardo (presidente della Regione dal 2008 al 2012), inizialmente eletto alla guida di una coalizione di centrodestra, la cui maggioranza cambiò successivamente composizione fino a comprendere, nell’ultima fase, anche il Partito democratico. Dal 2017 al 2022 è stato invece vicepresidente della Regione e assessore all’Economia nel governo di centrodestra presieduto da Nello Musumeci. Con il successivo governo regionale di centrodestra presieduto da Renato Schifani, insediatosi nell’ottobre 2022, Armao non è entrato nella Giunta: nel 2023 è stato nominato presidente della CTS e ha successivamente ricoperto anche l’incarico di esperto e consigliere giuridico del presidente della Regione.
Il filone delle energie rinnovabili
Uno dei principali capitoli dell’inchiesta riguarda i rapporti con esponenti del gruppo energetico valdostano CVA (Compagnia Valdostana delle Acque). Sono indagati Giuseppe Argirò e Marco Malacarne Gentile. Argirò è stato amministratore delegato del gruppo, mentre Malacarne Gentile ha ricoperto ruoli manageriali nelle società dedicate alle energie rinnovabili.
Secondo la ricostruzione accusatoria, Armao avrebbe utilizzato le proprie relazioni con gli uffici regionali per agevolare il percorso di alcune pratiche ambientali e sarebbe intervenuto anche nell’individuazione dei funzionari ai quali assegnare i procedimenti.
Un ruolo centrale viene attribuito dai pm a Pietro Luigi Matta. Secondo l’accusa, alcuni compensi formalmente versati al professionista per attività di consulenza avrebbero costituito la copertura finanziaria del presunto accordo corruttivo. Una ricostruzione giornalistica basata sugli atti riferisce di consulenze per circa 147.000 euro, una parte delle quali, secondo gli inquirenti, sarebbe successivamente confluita in consegne di contanti ad Armao. Nell’invito all’interrogatorio, tuttavia, non risulta quantificato l’importo complessivamente attribuito all’ex presidente della CTS.
La difesa di Argirò ha invitato alla prudenza, precisando che inizialmente non aveva ancora ricevuto tutti gli atti necessari per conoscere dettagliatamente le contestazioni. Gli interrogatori preventivi rappresenteranno il primo momento nel quale gli indagati potranno rispondere compiutamente alla ricostruzione della Procura.
L’impianto di biometano ad Aragona
Un secondo episodio contestato riguarda Sergio Vella, indicato come titolare della Seap Bio Energy Srl.
Secondo l’ipotesi accusatoria, Armao sarebbe intervenuto nell’individuazione dei funzionari incaricati dell’istruttoria ambientale relativa al progetto per un impianto di selezione dei rifiuti e produzione di biometano ad Aragona (Comune dell’agrigentino).
Anche in questo caso Matta avrebbe svolto, secondo i pm, una funzione di intermediazione: somme formalmente riconducibili a una consulenza sarebbero state successivamente consegnate in parte ad Armao. È una ricostruzione investigativa ancora da sottoporre al vaglio del Giudice e alle contestazioni delle difese.
Il capitolo delle cure palliative
Un terzo filone si sposta dal settore ambientale alla sanità.
Secondo la Procura, Armao, nella sua qualità di consigliere giuridico del presidente della Regione, avrebbe ricevuto 6.000 euro per intervenire sull’allora dirigente dell’Assessorato regionale alla Salute Salvatore Iacolino in relazione a un decreto che avrebbe ampliato il numero degli operatori convenzionati per le cure palliative, con l’obiettivo contestato dall’accusa di favorire la Samo Onlus (Società per l’assistenza al malato oncologico).
La contestazione coinvolge anche Matta e Luigi Zancla, indicato nei documenti della stessa organizzazione come rappresentante della Samo.
Un’altra contestazione riguarda invece Giuseppe Geremia Lombardo. Secondo la ricostruzione investigativa riportata dalle cronache, il parlamentare regionale si sarebbe interessato a una modifica legislativa favorevole al settore delle cure palliative in cambio dell’assunzione di una persona a lui vicina. Nell’ipotesi accusatoria compaiono anche Zancla, Mario Lupo e Benedetta Costanzo.
Sono contestazioni che non costituiscono accertamenti di responsabilità e dovranno essere verificate nelle successive fasi del procedimento.
Armao lascia l’incarico con Schifani
Dopo la perquisizione Armao ha respinto le accuse. Ha dichiarato che avrà modo di dimostrare l’infondatezza dell’imputazione provvisoria e ha sottolineato che la Commissione da lui presieduta era composta da oltre 50 membri e approvava, secondo quanto da lui affermato, il 99% dei pareri all’unanimità.
Ha inoltre ricordato di non essere più presidente della CTS dal 9 agosto e ha annunciato di avere presentato a Renato Schifani “irrevocabili dimissioni” dall’incarico di consigliere giuridico, con effetto immediato.
Armao ha richiamato anche la propria precedente esperienza amministrativa, sostenendo di avere gestito nell’arco della sua attività istituzionale risorse per oltre 250 miliardi di euro e firmato 8 bilanci regionali senza precedenti contestazioni. Si tratta, naturalmente, delle dichiarazioni difensive dello stesso indagato.
Armao è marito di Giusi Bartolozzi (magistrata ed ex deputata, già capo di Gabinetto del ministro della Giustizia Carlo Nordio), che si è dimessa dall’incarico ministeriale il 24 marzo 2026 ed è stata successivamente sostituita da Antonio Mura.
Lombardo lascia Bilancio e Sanità
Anche Giuseppe Lombardo ha diffuso una dichiarazione dopo avere appreso le contestazioni. Il deputato regionale ha precisato di non avere ancora potuto visionare gli atti e si è detto certo di poter chiarire la propria posizione, sostenendo di avere sempre improntato la propria attività pubblica e privata a correttezza e onestà.
Ha quindi annunciato le dimissioni dalle commissioni Bilancio e Sanità dell’Assemblea regionale siciliana, motivando la decisione con il rispetto per le istituzioni e per l’Autorità giudiziaria.
Il percorso politico di Armao
Armao ha ricoperto incarichi di governo regionale in diverse stagioni politiche. Dal 2009 al 2012 è stato assessore nelle Giunte presiedute da Raffaele Lombardo (presidente della Regione dal 2008 al 2012), inizialmente eletto alla guida di una coalizione di centrodestra, la cui maggioranza cambiò successivamente composizione fino a comprendere, nell’ultima fase, anche il Partito democratico.
Dal 2017 al 2022 è stato vicepresidente della Regione e assessore all’Economia nel governo di centrodestra presieduto da Nello Musumeci, sostenuto da una coalizione comprendente, tra gli altri, DiventeràBellissima, Forza Italia e altre forze del centrodestra. In quegli anni Armao ha quindi occupato uno dei principali ruoli nella gestione economica e finanziaria regionale.
Alle elezioni regionali del 25 settembre 2022 ha cambiato collocazione politica e si è candidato direttamente alla presidenza della Regione, sostenuto dal cosiddetto Terzo polo formato da Azione e Italia Viva, sfidando anche Renato Schifani, candidato del centrodestra. Armao ha ottenuto 43.835 voti, pari a poco più del 2%, mentre Schifani è stato eletto presidente e si è insediato il successivo 13 ottobre.
Dopo la competizione elettorale, Armao è tornato a collaborare con la Presidenza della Regione guidata da Schifani: nel 2023 è stato nominato presidente della CTS, con decreto dell’allora assessora regionale al Territorio e all’Ambiente Elena Pagana (ex cinquestelle passata a Fratelli d’Italia) e previa intesa dello stesso presidente della Regione, e ha ricoperto anche l’incarico di esperto e consigliere giuridico di Schifani. Il rapporto istituzionale con il presidente si è concluso ieri 2 ottobre, quando Armao, dopo l’emersione dell’inchiesta, ha rassegnato le dimissioni irrevocabili dall’incarico di consigliere giuridico.
La questione morale già affrontata da Mediterranea24
Il nuovo procedimento è autonomo e le responsabilità dovranno essere accertate esclusivamente dalla Mgistratura. Si inserisce però in un dibattito politico e istituzionale che Mediterranea24 ha seguito ripetutamente nel corso del 2026.
A luglio la testata aveva ricostruito il caso Cefpas e la questione morale nell’Isola, distinguendo espressamente le responsabilità penali individuali dalle responsabilità politiche e dalla necessità di garantire trasparenza, imparzialità nelle nomine e corretto funzionamento degli Enti pubblici.
Pochi giorni dopo Mediterranea24 aveva esaminato anche il confronto all’ARS sulla questione morale e sulle diverse inchieste riguardanti esponenti della politica regionale. Più recentemente, il tema è riemerso dopo l’arresto in flagranza del direttore della Motorizzazione civile di Palermo, vicenda giudiziaria del tutto distinta da quella attuale.
Il filo comune non può essere la presunzione di colpevolezza di persone coinvolte in procedimenti differenti. Il problema politico più generale riguarda invece gli strumenti con cui le Istituzioni prevengono corruzione, conflitti d’interesse, condizionamenti nelle nomine e interferenze tra interesse pubblico e interessi privati.
Per Armao e per tutti gli altri indagati resta valido il principio costituzionale della presunzione di non colpevolezza fino a un’eventuale sentenza definitiva.
Nell’immagine di copertina, Gaetano Armao e Palazzo d’Orléans; nelle altre immagini, la sede della Commissione tecnica specialistica regionale e Palazzo dei Normanni sede dell’Assemblea regionale siciliana.
Nell’immagine di copertina, la seduta plenaria della CTS a Palazzo d’Orléans con Elena Pagana, Renato Schifani e Gaetano Armao; Armao con Nello Musumeci durante la precedente esperienza di governo regionale; e Armao nel periodo della candidatura alla presidenza della Regione nel 2022 con il Terzo Polo Azione-Italia Viva.
L’opinione
Quante volte bisognerà ancora ripetersi ? Il problema non è, ogni volta, il singolo caso, rappresentato nel teatrale, ipocrita e fatalistico modo all’italiana, quasi fosse un episodio isolato o tutt’al più marginale. Occorre cominciare ad andare oltre l’aspetto strettamente penale, nel quale la responsabilità è e resta individuale e deve essere accertata dalla Magistratura.
Da decenni le cronache raccontano vicende di corruzione, favori, clientele e intrecci tra politica, pubblica amministrazione, professioni e interessi economici. E da altrettanto tempo, soprattutto in Sicilia, circolano racconti e denunce informali che raramente vengono fatti apertamente: si parla sottovoce, tra persone fidate, per paura di conseguenze, esclusioni, perdita di opportunità o ritorsioni che possono colpire anche indirettamente. È così che si alimenta la convinzione che una parte del potere pubblico, politico, professionale e sociale funzioni attraverso relazioni, appartenenze e favori più che attraverso regole uguali per tutti. E spesso cambia anche il giudizio a seconda di chi è coinvolto: ciò che diventa scandalo quando riguarda l’avversario politico viene minimizzato, giustificato o dimenticato quando interessa la propria parte, i propri alleati o le proprie convenienze.
La società pubblico-politica appare come un insieme di feudi, più o meno grandi e influenti, dagli scranni più alti dello Stato e della Regione fino all’ultimo strapuntino del più piccolo Comune. È qui che si insinua la convinzione, devastante anche quando non corrisponde a un fatto penalmente accertato, che per lavorare, fare impresa, ottenere un incarico o semplicemente non essere esclusi occorra pagare, compiacere, appartenere o avere qualcuno alle spalle. È la logica del “se non paghi, non lavori; se non ti adegui, resti fuori”: una mentalità tipicamente mafiosa prima ancora che una fattispecie penale.
Il danno più profondo arriva quando questa cultura finisce per contaminare anche la società, senza distinzioni di età, estrazione, titolo o genere. Ci si assuefà, ci si adegua e infine si riproducono nei rapporti quotidiani gli stessi meccanismi che si contestano al potere, quasi fossero ormai costituzionalizzati nella coscienza collettiva.
E c’è un paradosso ancora più amaro. Chi entra in questo sistema, per scelta o perché pensa di non avere alternative, finisce per accettarne le regole: cerca protezioni, si affida alle conoscenze o paga pur di poter lavorare, fare impresa o non essere escluso. A volte arriva persino a considerarsi più scaltro e a irridere chi, avendo avuto la forza economica, fisica e morale di resistere, ha rifiutato di adeguarsi, spesso pagandone comunque un prezzo altissimo in termini di lavoro, impresa, salute e condizioni economiche.
Finché il meccanismo non si inceppa. A quel punto anche chi fino al giorno prima aveva pagato, in quanto convinto di non avere altra scelta, può finire in un’inchiesta ed essere indicato semplicemente come corruttore. Ma resta spesso sullo sfondo una domanda essenziale: ha pagato liberamente per ottenere un vantaggio oppure perché aveva capito che, senza pagare o senza adeguarsi, non avrebbe potuto lavorare, fare impresa o andare avanti? Sono situazioni giuridicamente molto diverse, che spetta naturalmente alla Magistratura accertare caso per caso. Il rischio, però, è che l’attenzione si concentri soltanto su chi ha materialmente pagato, mentre il sistematico degenerato sistema di potere, relazioni e condizionamenti nel quale tutto sarebbe maturato rimane intatto. E chi vi si era pure adeguato può ritrovarsi improvvisamente solo, sacrificato sull’altare della stessa ipocrisia politica, culturale, mediatica e sociale che fino al giorno prima aveva tollerato quel sistema.
L’attuale centrodestra, che governa oggi sia a livello nazionale sia alla Regione Siciliana, non sembra avere riportato al centro del dibattito quella “questione morale” tante volte evocata quando si è all’opposizione. Ma, per oggettività, non lo ha fatto in maniera risolutiva neppure il centrosinistra quando ha governato. Troppo spesso la questione morale diventa un’arma contro chi amministra: poi si arriva al Governo, alla Regione o in un Comune e le indignazioni si attenuano, ciò che prima appariva intollerabile diventa meno visibile e persino le regole vengono talvolta piegate alle esigenze della nuova maggioranza.
È proprio questa alternanza dell’indignazione a rendere il problema strutturale e non di parte. Se legalità, trasparenza ed etica valgono soltanto quando servono per denunciare l’avversario, cessano di essere principi e diventano strumenti di lotta politica.
Alla fine il cittadino, l’imprenditore, il professionista rischiano di maturare una convinzione terribile: che non resti altro che adeguarsi per lavorare o persino sopravvivere, oppure cambiare strada e, quando possibile, andarsene altrove.
È proprio qui che la cultura mafiosa ottiene la sua vittoria più grave: quando il suo modo di pensare e di agire finisce per diventare normale anche fuori dalla mafia. Questo non significa che ogni amministratore sia corrotto, ogni professionista complice o ogni cittadino disposto a pagare: sarebbe una generalizzazione falsa e ingiusta. Significa, invece, che la mazzetta o il favore prendono il posto di un diritto, la conoscenza e l’appartenenza contano più del merito, la protezione diventa più importante delle regole e si preferisce tacere anziché denunciare per paura delle conseguenze. Quando questo modo di ragionare si diffonde nello Stato, nelle Regioni, nei Comuni, negli ordini professionali, nelle categorie economiche e infine tra gli stessi cittadini, la mentalità mafiosa non ha più bisogno della mafia per continuare a vivere: è diventata un comportamento sociale.
E quando tutto questo comincia a essere percepito come normale, la questione non è più soltanto giudiziaria. È morale, politica, istituzionale e culturale.

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.









