Sintesi
In Italia 5,8 milioni di anziani vivono soli e appena l’8,5% può contare sull’aiuto continuativo di una badante, un quadro aggravato dall’invecchiamento demografico e dalla prevalenza femminile che rende urgente individuare soluzioni strutturali. In questo contesto si inserisce il cohousing intergenerazionale (un modello abitativo collaborativo che unisce persone di diverse età, solitamente anziani e giovani/studenti, in complessi con alloggi privati e ampi spazi comuni), fondato sull’incontro tra i bisogni abitativi e relazionali degli anziani e le esigenze economiche dei giovani, riconosciuto insieme al senior cohousing come pilastro della Riforma Anziani prevista dalla legge 33/2023 e disciplinato dalle linee guida dell’articolo 15 del decreto legislativo 29/2024, con il coinvolgimento del Comitato Interministeriale per le politiche in favore della popolazione anziana e l’obiettivo di valorizzare il patrimonio pubblico inutilizzato, mentre in Italia e in Europa si moltiplicano esperienze che dimostrano come l’abitare collaborativo possa contrastare solitudine, isolamento sociale e declino psicofisico, promuovendo inclusione, autonomia e coesione tra generazioni.

Articolo
In Italia quasi 6 milioni di anziani affrontano la quotidianità in solitudine. I dati più aggiornati indicano 5,8 milioni di persone in età avanzata che vivono senza conviventi e soltanto l’8,5% di esse può fare affidamento su una badante, figura di assistenza domiciliare privata. La quota di over 70 che vive da sola è tra le più elevate in Europa e riguarda soprattutto le donne. Le proiezioni demografiche, segnate da un costante invecchiamento della popolazione, indicano un ulteriore peggioramento, rendendo prioritaria l’adozione di risposte abitative e sociali alternative all’isolamento.

Da questa esigenza prende forma lo sviluppo del cohousing intergenerazionale (un modello abitativo collaborativo che unisce persone di diverse età, solitamente anziani e giovani/studenti, in complessi con alloggi privati e ampi spazi comuni), definibile come abitare collaborativo tra generazioni diverse, che mette in relazione necessità complementari. Gli anziani cercano contesti sicuri, accuditi e relazionali, mentre giovani e giovani adulti necessitano di alloggi economicamente sostenibili. Questo modello, insieme al senior cohousing, cioè l’abitare collaborativo rivolto a persone over 65 autonome, è stato individuato come uno degli assi portanti della Riforma Anziani introdotta dalla legge 33/2023. L’attuazione passa dalle linee guida previste dall’articolo 15 del decreto legislativo 29/2024, un percorso normativo che giunge ora alla fase conclusiva.

Le linee guida, come spiegato dal viceministro al Lavoro e alle Politiche sociali Maria Teresa Bellucci, saranno presentate entro giugno 2026 e mirano a valorizzare le buone pratiche già esistenti, definendo un quadro chiaro di governance territoriale e progettuale. L’obiettivo è favorire una diffusione omogenea sul territorio nazionale, nel rispetto delle specificità locali, offrendo criteri condivisi a enti pubblici, Terzo settore e operatori privati.
Le esperienze sul campo sono già numerose. In Emilia-Romagna progetti come “Ca’ Nostra” a Modena e “Solidaria” a Ferrara uniscono solidarietà, condivisione e bioedilizia. In Lombardia, Toscana e Lazio iniziative come “Over Villa Vilma” a Milano, il “Villaggio Novoli” a Firenze e “Spazio Blu” a Roma rappresentano modelli avanzati che integrano ambienti contemporanei e servizi tecnologici, pensati per sostenere l’autonomia e il benessere degli anziani.
Sul piano istituzionale è stato costituito, per la prima volta, un tavolo di lavoro all’interno del Comitato Interministeriale per le politiche in favore della popolazione anziana, CIPA (Comitato Interministeriale per le politiche in favore della popolazione anziana), con la partecipazione del ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, del ministero dell’Economia e delle Finanze, del Garante nazionale per le persone con disabilità e della Cabina di regia per la valorizzazione del patrimonio immobiliare pubblico. Quest’ultima, voluta dal governo, ha il compito di mappare miliardi di edifici statali inutilizzati e strategici per interventi di rigenerazione urbana e sociale. Il calendario prevede la presentazione del testo alla Cabina di regia e, successivamente, l’approvazione definitiva da parte del CIPA.
Per il cohousing intergenerazionale (un modello abitativo collaborativo che unisce persone di diverse età, solitamente anziani e giovani/studenti, in complessi con alloggi privati e ampi spazi comuni), la formula ipotizzata è quella di un patto di solidarietà. Potranno aderire giovani e giovani adulti fino a 36 anni, con priorità per studenti fuori sede, lavoratori con contratti instabili e giovani in uscita dai percorsi di tutela, noti come care leavers (giovani che terminano l’affidamento o l’accoglienza nei servizi sociali). A questi soggetti saranno offerti alloggi a costi calmierati. L’altra parte del patto sarà costituita da anziani alla ricerca di risposte concrete alla solitudine e al bisogno di sicurezza. Investire nell’abitare collaborativo, sottolinea Bellucci, significa promuovere comunità più coese e inclusive, basate su un’alleanza tra generazioni capace di sostenere giovani famiglie e persone anziane, prevenendo l’isolamento nella terza età e garantendo una vita attiva e integrata nella società, anche grazie al confronto con le parti sociali avvenuto durante l’elaborazione delle linee guida.
Accanto a questo modello si colloca il senior cohousing, destinato a persone over 65 che scelgono di condividere la quotidianità con coetanei mantenendo un buon livello di autonomia. L’obiettivo è favorire l’invecchiamento attivo e la socialità, consentendo la permanenza in un ambiente percepito come “casa” ed evitando l’istituzionalizzazione precoce (un fenomeno socio-sanitario che consiste nel ricovero o trasferimento anticipato e prematuro di una persona anziana in una struttura residenziale (come RSA, case di riposo o residenze protette) rispetto alle sue reali e strette necessità di cura, spesso a causa di carenze nel supporto domiciliare o sociale). Secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità, oltre 2 milioni di persone, pari a circa il 15% della popolazione, sono a rischio di isolamento sociale, una condizione che negli anziani incide negativamente sulla salute psicofisica, aumentando depressione, demenza, disturbi del sonno e patologie cardiovascolari. Un dato emblematico evidenzia la gravità del fenomeno: il 37% dei suicidi riguarda la popolazione anziana.
In Europa non mancano esempi consolidati. In Svezia, nella città portuale di Helsingborg, è stato sviluppato il progetto SällBo, termine che significa “vivere in compagnia”. Nato dalla riconversione di un’ex casa di cura, il complesso residenziale comprende 51 appartamenti indipendenti con affitti mensili tra 450 e 550 euro comprensivi di elettricità, riscaldamento e acqua. Gli inquilini appartengono a fasce generazionali e culturali diverse: poco più della metà degli alloggi è riservata a persone over 70, gli altri a giovani adulti tra 18 e 25 anni, inclusi beneficiari di permesso di soggiorno. Il contratto prevede l’impegno a dedicare almeno 2 ore settimanali ad attività di socializzazione intergenerazionale come cucinare insieme o guardare un film, con assegnazioni basate su manifestazioni di interesse e colloqui personali.
In Spagna, nel quartiere Sants di Barcellona, il progetto della cooperativa La Borda rappresenta uno degli esempi più innovativi di cohousing in Europa. Vincitore del Premio di Architettura Contemporanea dell’Unione Europea 2022, l’edificio è realizzato in legno, materiale naturale e riciclabile, e si sviluppa attorno a un ampio patio centrale. Il complesso, progettato dal collettivo di architetti catalani Lacol, comprende 28 appartamenti destinati a coppie giovani, single, anziani e famiglie con bambini. Gli spazi comuni, come cucina, lavanderia, sala riunioni, aree ricreative e ballatoi, sono concepiti per favorire socializzazione e collaborazione, mentre gli alloggi interni sono modulabili per rispondere a esigenze diverse, dall’assistenza a persone non autosufficienti all’ospitalità di famiglie con disabili fino alle postazioni per il lavoro agile (smart working).
Questi modelli europei mostrano come l’abitare collaborativo, declinato in chiave intergenerazionale o senior, possa rappresentare una risposta concreta e strutturata a una delle principali sfide sociali dell’Italia e dell’Europa contemporanee, trasformando l’emergenza della solitudine in un’opportunità di comunità e inclusione.
Immagine creata con Ia.

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.









