Sintesi
Il Cas ha chiesto un confronto tecnico con il Ministero per definire nuove misure di sicurezza sulle autostrade A18 e A20, proponendo 90 km/h per le auto e 60 per i mezzi pesanti nei tratti interessati. Oggi, 13 ottobre, dalle fonti consultate non risulta entrato in vigore un nuovo limite uniforme di 60 km/h. Restano da rispettare le limitazioni già segnalate lungo il percorso.

La richiesta arriva dopo le ispezioni di ottobre, che hanno riscontrato misure insufficienti rispetto alle prescrizioni precedenti. Il Ministero ha sollecitato ulteriori interventi per ridurre i rischi, contemplando anche l’interdizione al traffico dove necessaria. Il confronto riguarda soprattutto le barriere di sicurezza. La percorribilità dipende dalle protezioni effettivamente garantite.

La Regione ha approvato 13,3 milioni di euro per 14 interventi urgenti, mentre sono già previste restrizioni per lavori su barriere, pavimentazione e raccolta delle acque. Federconsumatori chiede anche la sospensione dei pedaggi. I finanziamenti devono ora tradursi in lavori e risultati verificabili.

Sul tema della responsabilità del gestore si inserisce anche la vicenda giudiziaria di un incidente mortale avvenuto nel 1996 vicino al casello di Giarre. Secondo la ricostruzione giornalistica disponibile, la Corte d’appello di Messina ha riconosciuto un risarcimento nella misura del 50% agli eredi della vittima, dopo un precedente intervento della Cassazione. La sicurezza riguarda anche i margini della strada.

Articolo
Il confronto richiesto dal Cas
Un tavolo tecnico per individuare misure che garantiscano la sicurezza e mantengano percorribili le autostrade. È la richiesta avanzata dal Cas (Consorzio per le autostrade siciliane, gestore delle due arterie) al Mit (Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti), dopo le nuove verifiche sulla A18 Messina-Catania e sulla A20 Messina-Palermo.
Ieri, 12 ottobre, si è riunito il Consiglio di amministrazione, presieduto da Filippo Nasca (presidente del Cas), con la partecipazione dei vertici tecnici. Il Consorzio ha chiesto un confronto sulle misure da applicare, proponendo per le auto un limite di 90 km/h nei tratti interessati, invece dei 60 prospettati dopo le ispezioni.
Calogero Franco Fazio (direttore generale del Cas) ha indicato la necessità di coinvolgere anche Ansfisa (Agenzia nazionale per la sicurezza delle ferrovie e delle infrastrutture stradali e autostradali). Il Consorzio sostiene che una riduzione molto estesa della velocità debba essere valutata anche per i suoi effetti sul traffico, soprattutto in presenza di camion soggetti al divieto di sorpasso e al distanziamento di 200 metri.
La proposta prevede inoltre cartelli e bande rumorose (strisce che producono rumore e vibrazioni quando vengono attraversate dalle ruote). Si tratta di una soluzione da sottoporre al confronto tecnico, non di un nuovo regime di circolazione già applicato.
Che cosa cambia oggi per chi guida
Oggi, 13 ottobre, non risulta introdotto un nuovo limite generalizzato di 60 km/h sulle due autostrade. Il Cas lo aveva precisato il 9 ottobre, distinguendo le possibili nuove restrizioni da quelle già disposte e segnalate. Anche la notizia sul Consiglio di amministrazione del 12 ottobre riferisce che non erano intervenute variazioni agli attuali limiti.
Questo non significa che le autostrade siano prive di limitazioni. Nei cantieri e nei tratti interessati da precedenti ordinanze sono già previsti limiti ridotti, divieti di sorpasso e chiusure di corsia. Per chi viaggia resta quindi necessario seguire la segnaletica presente lungo il percorso, senza confondere le prescrizioni già operative con quelle ancora oggetto di confronto.
La nuova comunicazione ministeriale
Il quadro tecnico resta critico. La comunicazione ministeriale del 9 ottobre ha chiesto al Cas di individuare e adottare ulteriori misure nel più breve tempo possibile, prevedendo, dove ritenuto necessario, anche l’interdizione totale al traffico. Secondo la ricostruzione pubblicata da Repubblica, il documento è firmato da Sergio Moschetti (direttore generale del Mit) e chiedeva di comunicare le decisioni entro il 12 ottobre.
La richiesta del tavolo tecnico arriva dunque dopo questa nuova sollecitazione. Dalle fonti consultate non emerge ancora l’esito del confronto né una nuova ordinanza che introduca il limite uniforme. Il testo integrale della comunicazione ministeriale non è stato acquisito direttamente: su questo passaggio la ricostruzione si basa sulle informazioni pubblicate dalla stampa.
Il problema riguarda soprattutto la capacità delle vecchie barriere di contenere un veicolo in caso di urto, in particolare quando si tratta di un mezzo pesante. Ridurre la velocità può limitare il rischio nell’attesa dei lavori, ma non sostituisce la riqualificazione delle protezioni.
Come si è arrivati alla situazione attuale
Le verifiche di ottobre sono il seguito delle ispezioni svolte ad agosto e settembre. Il Ministero aveva già chiesto misure urgenti su barriere, viadotti, gallerie e segnaletica, fissando al 3 ottobre il termine per avviare gli interventi di riduzione del rischio. Non era una scadenza entro cui ricostruire tutte le infrastrutture, ma entro cui mettere in atto le prime protezioni necessarie.
Il nuovo ciclo di sopralluoghi è cominciato il 5 ottobre sull’A20, dal settore di Buonfornello, nel territorio di Termini Imerese (Comune costiero della Città metropolitana di Palermo), verso Santo Stefano di Camastra (Comune costiero tirrenico della Città metropolitana di Messina). Le verifiche sono poi proseguite lungo le due direttrici.
Placido Migliorino (dirigente ispettore del Mit) ha riscontrato che le misure richieste non erano state attuate in modo sufficiente. Da qui la prospettiva di restrizioni più severe, fino al limite di 60 km/h per tutti i veicoli nei tratti critici, come alternativa a ulteriori interdizioni.
Le cronache hanno indicato circa 170 chilometri interessati dal confronto, soprattutto tra Messina e Giarre (Comune del versante ionico della Città metropolitana di Catania) e tra Messina e Sant’Agata di Militello (Comune costiero tirrenico della Città metropolitana di Messina). Tra le aree segnalate figura anche il settore Cefalù-Buonfornello, con Cefalù (Comune costiero della Città metropolitana di Palermo). L’estensione delle future restrizioni dovrà essere definita dagli atti, tratto per tratto.
Le misure provvisorie e i lavori definitivi
Prima dell’ipotesi dei 60 km/h per tutti, il quadro illustrato dall’ispettore prevedeva 90 km/h per i veicoli leggeri e 60 per quelli pesanti, con distanza di 200 metri e divieto di sorpasso per i camion nei settori con barriere di primo impianto. Erano previste anche bande rumorose e una diversa delimitazione dello spazio utilizzabile dai veicoli.
Queste misure servono a ridurre l’esposizione al pericolo mentre si eseguono i lavori strutturali. Devono però essere concretamente applicate, con segnaletica e sistemazione delle corsie: un programma annunciato non offre, da solo, una protezione a chi transita.
Il Ministero aveva già chiarito, nel comunicato del 24 settembre, che l’adeguamento complessivo di A18 e A20 richiede una programmazione di lungo periodo, con un fabbisogno stimato di circa 5,5 miliardi di euro nell’arco di 10 anni. Le misure urgenti e il risanamento definitivo hanno quindi tempi e finalità differenti.
I fondi approvati dalla Regione
L’8 ottobre la Giunta regionale ha approvato 13,3 milioni di euro per 14 interventi, utilizzando risorse riprogrammate del Poc Sicilia 2014-2020 (Programma operativo complementare, che affianca gli interventi della programmazione europea). Il finanziamento regionale riguarda segnaletica, pavimentazione, giunti dei viadotti, barriere, attenuatori d’urto e gallerie.
Renato Schifani (presidente della Regione Siciliana) e Alessandro Aricò (assessore regionale alle Infrastrutture e alla mobilità) hanno presentato lo stanziamento come una risposta alle esigenze di sicurezza. La disponibilità delle risorse consente di finanziare i lavori, ma la loro efficacia dipende dall’esecuzione e dalle successive verifiche.
Il piano precedente trasmesso dal Cas comprendeva 19 interventi, mentre il provvedimento dell’8 ottobre ne finanzia 14. I diversi conteggi riguardano documenti e fasi differenti e non vanno sovrapposti, né sommati come se ogni cifra rappresentasse nuove risorse aggiuntive.
Le restrizioni già previste dalle ordinanze
L’ordinanza n. 68 del 30 settembre dispone, dal 2 ottobre al 28 marzo 2027, chiusure alternate di corsia per lavori sulle barriere dell’A18, in tratti distribuiti tra il chilometro 0 e il 76+860. Il limite di 60 km/h e il divieto di sorpasso riguardano i settori effettivamente interessati dalle limitazioni, con la necessaria segnaletica. L’atto non impone automaticamente quel limite sull’intera autostrada per tutta la durata indicata.
L’ordinanza n. 71 prevede analoghe parzializzazioni per lavori sulla pavimentazione, dall’8 ottobre al 31 dicembre. L’ordinanza n. 72 riguarda invece le opere che raccolgono e smaltiscono l’acqua piovana, fino al 31 dicembre, con 60 km/h nei tratti interessati e 40 km/h sulle rampe coinvolte.
Sull’A20, l’ordinanza n. 69 prevede inoltre chiusure notturne per interventi nelle gallerie Cipolla, Baldassare e San Cono, dal 5 al 23 ottobre, esclusi i festivi, nella fascia tra le 22 e le 6. Sono provvedimenti legati ai lavori, distinti dal confronto sulle ulteriori misure richieste dal Ministero.
Pendolari, trasporti e pedaggi
Le eventuali nuove restrizioni inciderebbero su pendolari, autobus e trasporto delle merci. L’entità dei rallentamenti dipenderà però dai chilometri coinvolti, dai cantieri e dalle condizioni del traffico. Senza questi elementi non è possibile affermare che tutti i tempi di viaggio raddoppieranno o indicare una durata certa delle future limitazioni.
Federconsumatori Sicilia (associazione di tutela dei consumatori) chiede interventi strutturali e la sospensione dei pedaggi. Alfio La Rosa (presidente regionale dell’associazione) ritiene insufficienti le sole riduzioni della velocità e richiama le criticità di pavimentazione, gallerie, illuminazione e segnaletica. Si tratta di una richiesta dell’associazione: dalle fonti consultate non risulta un provvedimento che abbia sospeso il pagamento.
La vicenda giudiziaria di Giarre
Un’altra notizia richiama il tema della responsabilità del gestore per la sicurezza della strada e dei suoi margini. Secondo ricostruzione giornalistica, la Corte d’appello civile di Messina ha riconosciuto un risarcimento nella misura del 50% agli eredi di un automobilista morto il 31 ottobre 1996 vicino al casello di Giarre, dopo l’urto contro la pietra lavica ai bordi della carreggiata, in un tratto privo di barriere contenitive.
La causa, seguita da Antonio Roberti (avvocato degli eredi), ha attraversato i primi giudizi civili, un ricorso in Cassazione e il successivo ritorno in appello. Il principio riferito dalla cronaca è che la custodia non si limita all’asfalto, ma comprende banchine, scarpate, pertinenze e protezioni laterali. La sola assenza, all’epoca, di una prescrizione specifica sulle barriere non escludeva la necessità di valutare il pericolo concreto. Il caso viene riportato sulla base della ricostruzione.
I precedenti di Mediterranea24
Mediterranea24 aveva già ricostruito l’ultimatum ministeriale e le risorse annunciate dalla Regione, distinguendo la copertura finanziaria dall’attuazione delle prescrizioni. Gli sviluppi di ottobre riportano al centro proprio questo passaggio: verificare quali protezioni siano operative e quali lavori abbiano effettivamente ridotto i rischi.
Nell’immagine di copertina, a sinistra indicazioni per Catania e Messina sull’A18, a destra quelle per Palermo e Messina sull’A20.

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.









