Sintesi
Il Consiglio dei Ministri, riunito il 5 febbraio 2026 a Palazzo Chigi sotto la guida della Presidente Giorgia Meloni, ha approvato un decreto-legge e un disegno di legge che intervengono in modo organico su sicurezza pubblica, prevenzione della violenza giovanile, funzionalità delle Forze di polizia, immigrazione, tutela degli operatori dello Stato e rafforzamento del ruolo educativo di famiglie e scuole, introducendo norme più severe su porto e vendita di armi improprie, manifestazioni pubbliche, arresto in flagranza differita, Daspo urbano, procedibilità per alcuni reati, protezione legale per il personale in divisa e nuove misure contro l’occupazione abusiva di immobili, in un contesto politico segnato dallo scontro parlamentare e dall’avvicinarsi del referendum costituzionale sulla giustizia.

Articolo
Il Consiglio dei Ministri si è riunito giovedì 5 febbraio 2026 a Palazzo Chigi sotto la presidenza della Presidente Giorgia Meloni e ha approvato, su proposta della stessa premier e dei Ministri dell’Interno Matteo Piantedosi, della Giustizia Carlo Nordio, della Difesa Guido Crosetto, degli Affari esteri e della cooperazione internazionale Antonio Tajani e dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti, un decreto-legge che introduce disposizioni urgenti in materia di sicurezza pubblica, attività investigative dell’autorità giudiziaria in presenza di cause di giustificazione, operatività delle Forze di polizia e del Ministero dell’interno, oltre a norme su immigrazione e protezione internazionale.

L’intervento normativo è orientato innanzitutto a fronteggiare l’aumento degli episodi di violenza giovanile e la diffusione dell’uso di armi proprie e improprie. In ambito di sicurezza urbana e tutela dell’ordine pubblico vengono rafforzati i poteri di prevenzione e controllo durante manifestazioni in luogo pubblico o aperto al pubblico e vengono introdotte disposizioni specifiche per la sicurezza stradale e ferroviaria, con l’obiettivo di ridurre i rischi per cittadini e operatori.

Sul fronte del porto di coltelli e strumenti offensivi viene esteso l’elenco degli oggetti per i quali è vietato il porto senza giustificato motivo, includendo quelli con lama affilata o appuntita superiore a 8 centimetri, e viene aggravato il trattamento sanzionatorio che passa da illecito contravvenzionale a delitto punito con la reclusione fino a 3 anni. Il divieto è ampliato anche alle armi per le quali non è ammessa licenza, come coltelli a scatto o a farfalla, strumenti con lama superiore a 5 centimetri dotati di blocco o apribili con una sola mano, oggetti camuffati o occultabili. È inoltre vietata la vendita ai minori, anche tramite piattaforme elettroniche, di strumenti da punta e taglio considerati armi improprie, con sanzioni pecuniarie più severe in caso di reiterazione. A ciò si aggiunge una sanzione amministrativa compresa tra 200 e 1.000 euro a carico di chi esercita la responsabilità genitoriale sul minore autore di reati legati al porto abusivo di armi o strumenti atti a offendere, applicata dal Prefetto.
Il decreto introduce anche la possibilità per gli agenti di pubblica sicurezza di procedere alla perquisizione immediata sul posto per verificare il possesso di armi, esplosivi o strumenti di effrazione. Nelle operazioni di ordine e sicurezza pubblica svolte durante manifestazioni, in presenza di un pericolo concreto e attuale, ufficiali e agenti di polizia possono accompagnare nei propri uffici soggetti rispetto ai quali, sulla base di circostanze specifiche e di elementi di fatto come il possesso di armi o oggetti offensivi, l’uso di mezzi per rendere difficoltoso il riconoscimento, il lancio o l’utilizzo illecito di fuochi artificiali, petardi, strumenti fumogeni o urticanti, oggetti contundenti, oppure in considerazione di precedenti penali o segnalazioni per reati violenti commessi negli ultimi 5 anni in occasione di manifestazioni pubbliche, esista un fondato motivo di ritenere che possano mettere in pericolo il pacifico svolgimento dell’evento. L’accompagnamento può durare il tempo strettamente necessario agli accertamenti e comunque non oltre 12 ore, con immediata comunicazione al Pubblico ministero (p.m.) che può disporre il rilascio se ritiene insussistenti le condizioni.
Viene esteso l’arresto in flagranza differita, che consente di intervenire entro 48 ore dal fatto sulla base di documentazione video-fotografica certa, applicandolo al danneggiamento aggravato durante manifestazioni pubbliche, alla fuga pericolosa di chi non si ferma all’alt delle Forze di polizia e ai reati di lesioni, violenza o resistenza commessi contro docenti, dirigenti scolastici e addetti alla rete ferroviaria nell’esercizio delle loro funzioni, oltre che contro le forze dell’ordine e il personale sanitario.
In materia di controllo del territorio il Prefetto può individuare zone urbane interessate da gravi e ripetuti episodi di criminalità, disponendo l’allontanamento, noto come Daspo urbano (Divieto di Accedere alle manifestazioni SPOrtive, esteso in ambito urbano), di soggetti denunciati negli ultimi 5 anni per specifici delitti quando tengano comportamenti che minacciano sicurezza e fruibilità degli spazi pubblici. La misura ha una durata massima di 6 mesi, rinnovabile fino a 18, ed è estesa alle aree interne e alle pertinenze di stazioni ferroviarie, aeroporti, porti e mezzi di trasporto pubblico locale, applicandosi anche ai minori sopra i 14 anni denunciati o condannati per reati commessi durante manifestazioni pubbliche o contro l’ordine pubblico e le armi.
Per le manifestazioni pubbliche vengono inasprite le sanzioni in caso di mancato preavviso al Questore e viene introdotta una specifica sanzione penale per l’utilizzo di caschi protettivi o altri mezzi idonei a rendere difficoltoso il riconoscimento dei partecipanti, prevedendo l’arresto in flagranza con l’intento di aumentare sicurezza e trasparenza.
Il Giudice, in caso di condanna per reati particolarmente gravi come terrorismo, strage, omicidio, devastazione e saccheggio commessi durante assembramenti, può disporre il divieto di partecipare a pubbliche riunioni per un periodo compreso tra 1 e 3 anni, o pari alla pena se superiore a 3 anni, con eventuale obbligo di firma presso gli uffici di polizia durante lo svolgimento degli eventi.
Una delle novità più rilevanti riguarda il registro degli indagati nelle ipotesi di uso legittimo delle armi o di altre cause di giustificazione come la legittima difesa, l’adempimento di un dovere o lo stato di necessità. Quando appare evidente la sussistenza di tali condizioni, il Pubblico ministero non procede all’iscrizione nel registro delle notizie di reato ma effettua un’annotazione preliminare in un modello separato, garantendo comunque al soggetto i diritti e le tutele dell’indagato. Il P.m. dispone di 120 giorni per gli accertamenti, prorogabili di 30 giorni per l’eventuale richiesta di archiviazione, e l’iscrizione formale diventa obbligatoria solo in caso di incidente probatorio. È inoltre assicurata la tutela legale per il personale delle Forze di polizia, delle Forze armate e del Corpo nazionale dei Vigili del fuoco, con anticipazione delle spese di difesa per fatti compiuti in presenza di cause di giustificazione.
Il decreto introduce anche una nuova fattispecie di furto con destrezza procedibile d’ufficio, con pene più severe quando il reato riguarda mezzi di pagamento anche elettronici, documenti di identità, strumenti informatici o telematici, telefoni cellulari, denaro o beni di valore tali da determinare un danno patrimoniale di particolare gravità. Viene inoltre autorizzata la Croce Rossa Italiana a svolgere attività umanitarie urgenti connesse al nuovo Patto europeo sulla migrazione. Per rendere effettive le nuove misure si semplificano le procedure di accesso ai ruoli della Polizia di Stato, dell’Arma dei Carabinieri, della Guardia di finanza e della Polizia penitenziaria, estendendo anche i programmi di assunzione nelle pubbliche amministrazioni per le vittime del dovere, del terrorismo e della criminalità organizzata o per soggetti con invalidità superiore all’80% e i loro familiari.
Accanto al decreto-legge, il Consiglio dei Ministri ha approvato un disegno di legge, su proposta dei Ministri Piantedosi, Nordio, Crosetto, Giorgetti e della Ministra per la famiglia, la natalità e le pari opportunità Eugenia Roccella, che introduce disposizioni sulla sicurezza e sulla prevenzione del disagio giovanile, nonché sull’assetto e sul funzionamento delle Forze di polizia e del Ministero dell’interno. Il provvedimento mira a rafforzare il ruolo educativo di famiglie e scuole nei contesti più fragili attraverso l’istituzione di una “rete territoriale per l’alleanza educativa”, dotata di governance, finanziamenti e progetti dedicati, capace di promuovere percorsi formativi e di supporto sociale, ricostruire legami comunitari e offrire ai genitori strumenti concreti contro la devianza precoce, integrando la sicurezza con interventi strutturali di inclusione e riaffermando la presenza dello Stato nelle periferie.
Il disegno di legge interviene inoltre sull’occupazione arbitraria di immobili, semplificando le procedure di restituzione ai legittimi proprietari ed eliminando il requisito che limitava la tutela d’urgenza ai soli casi di unica abitazione, estendendola anche a seconde case e ad altre tipologie di immobili. Le Forze di polizia, previa autorizzazione del pubblico ministero, possono così procedere con maggiore rapidità allo sgombero e al ripristino della legalità. Infine viene introdotta una circostanza aggravante per i delitti contro la vita, l’incolumità individuale e la libertà morale commessi ai danni di giornalisti iscritti all’albo o direttori di testata nell’esercizio o a causa della loro attività.
Il varo del decreto e del disegno di legge sulla sicurezza, pur emendati dal Quirinale (Presidenza della Repubblica), rappresenta un passaggio rilevante per il Governo Meloni in una fase di forte tensione politica, segnata dagli scontri di Torino tra manifestanti e polizia e dal duro confronto parlamentare. L’iter dei provvedimenti, più rapido per il decreto e più complesso per il disegno di legge, accompagnerà le settimane che conducono al voto del 22 e 23 marzo sul referendum costituzionale sulla Giustizia, in un clima di campagna sempre più accesa, con giustizia e sicurezza al centro della propaganda, il Governo impegnato in critiche alla Magistratura e l’Opposizione determinata a contestare l’efficacia delle misure, in una partita che si annuncia decisiva per l’equilibrio politico della primavera.

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.









