Sintesi
Il pacchetto sicurezza approvato dal Governo il 5 febbraio ultimo scorso con un decreto legge e un disegno di legge introduce misure che incidono direttamente sulla scuola, prevedendo sanzioni più dure e arresto in flagranza per le aggressioni a dirigenti scolastici e docenti, il divieto di vendita di coltelli e strumenti da punta e taglio ai minori anche tramite commercio elettronico, il rafforzamento degli strumenti di prevenzione e dei controlli agli ingressi degli istituti dopo l’omicidio avvenuto a La Spezia il 16 gennaio, e la creazione di una rete di alleanze educative con famiglie e associazioni sportive per contrastare dispersione, marginalità e povertà educativa. Sarebbe ormai urgente inserire nelle scuole dell’obbligo, specie dalle medie in su e soprattutto negli istituti superiori, qualche ora settimanale dedicata a informare gli studenti sulle norme approvate dai Governi e dai Parlamenti, con il supporto qualificato e obbligatorio di un laureato in giurisprudenza a fianco dei docenti.

Articolo
Il 5 febbraio 2026, il Consiglio dei Ministri n. 159, presieduto da Giorgia Meloni, ha approvato un pacchetto sicurezza articolato in un decreto-legge urgente e in un disegno di legge collegato, finalizzati a rafforzare l’ordine pubblico, prevenire il disagio giovanile e tutelare le Forze dell’ordine. Il decreto-legge introduce misure immediate come il fermo preventivo fino a 12 ore per sospetti in contesti di rischio durante manifestazioni, lo “scudo penale” con un registro separato per i fatti commessi in presenza di cause di giustificazione (come legittima difesa o uso legittimo delle armi), inasprimento delle sanzioni per porto abusivo di coltelli e armi bianche (con divieti estesi ai minori e responsabilità per i genitori), estensione dell’arresto in flagranza (anche differita) per aggressioni a personale scolastico (docenti, ATA e dirigenti), e norme più severe su manifestazioni, inclusi divieti di partecipazione per condanne relative a reati gravi in assembramenti e sanzioni per uso di caschi o mezzi che ostacolino l’identificazione. Viene prevista una stretta sulla vendita e sul possesso di coltelli e di strumenti da punta e taglio da parte dei minori. Il divieto riguarda anche le piattaforme di commercio elettronico (vendita online) e si applica alle cosiddette armi improprie, oggetti che possono essere utilizzati per offendere la persona. La violazione comporta una sanzione amministrativa da 500 a 3.000 euro, che può arrivare fino a 12.000 euro in caso di reiterazione. Il disegno di legge complementare prevede interventi strutturali in ambito scolastico e di prevenzione del disagio minorile, con tolleranza zero su violenza giovanile e coltelli. Il provvedimento, discusso anche con il Quirinale per limature costituzionali, mira a un approccio più efficace contro criminalità diffusa e disordini urbani.

Un intervento centrale riguarda la tutela del personale scolastico. Le aggressioni a dirigenti scolastici e insegnanti vengono equiparate a quelle già previste per il personale sanitario e per le Forze dell’ordine. Viene introdotta la possibilità dell’arresto in flagranza, una forma di tutela penale rafforzata che consente di procedere entro 48 ore dal fatto se supportata da documentazione certa, per i reati di lesioni, violenza o resistenza commessi contro docenti e presidi. Le pene sono aggravate con la reclusione da 2 a 5 anni e, in caso di lesioni personali gravi o gravissime, con un aumento rispettivamente da 4 a 10 anni e da 8 a 16 anni.

Sul fronte della prevenzione, il decreto amplia i reati che consentono l’ammonimento del Questore nei confronti dei minorenni tra 12 e 14 anni. È inoltre prevista una sanzione amministrativa pecuniaria da 200 a 1.000 euro a carico di chi esercita la responsabilità genitoriale sul minore autore di reati legati al porto abusivo di armi o di strumenti atti ad offendere. La sanzione viene irrogata dal prefetto. Una volta pubblicato in Gazzetta Ufficiale, il decreto sarà immediatamente operativo.
Le misure si affiancano alla direttiva del Viminale (Ministero dell’Interno) sui controlli con i metal detector all’ingresso degli edifici scolastici, adottata dopo i fatti di La Spezia, dove il 16 gennaio uno studente 18enne, Abanoub Youssef, è stato ucciso da un compagno di classe 19enne, Zouhair Atifil, all’interno dell’istituto professionale Einaudi-Chiodo. Nei giorni successivi le forze dell’ordine sono tornate davanti alla scuola per effettuare controlli secondo le indicazioni condivise dal Mim (Ministero dell’Istruzione e del Merito), che attribuiscono un ruolo centrale ai dirigenti scolastici.
I Prefetti, d’intesa con i presidi, potranno convocare sedute dedicate del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica per prevenire fenomeni di illegalità negli istituti. Nelle situazioni più critiche, previa intesa e su richiesta dei dirigenti, potrà essere disposto “l’impiego di strumenti di controllo agli accessi degli edifici, incluso il ricorso a dispositivi manuali di rilevazione di oggetti metallici, qualora ritenuto necessario per prevenire il possesso o l’introduzione di armi”.
Il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha richiamato anche il valore dissuasivo della stretta sulla condotta degli studenti. Nel disegno di legge, che dovrà ora essere esaminato dal Parlamento, viene inoltre istituita una rete territoriale dell’alleanza educativa con le famiglie, alla quale partecipano scuole e associazioni sportive. Il riferimento è ai piani Agenda Sud e Agenda Nord, che potranno finanziare interventi mirati contro dispersione scolastica, emarginazione sociale e povertà educativa.
L’OPINIONE
Sarò ripetitivo nella fattispecie. Appare ormai urgente dedicare almeno qualche ora settimanale nella scuola dell’obbligo, a partire dalla secondaria di primo grado e soprattutto negli istituti superiori, all’informazione degli studenti sulle norme emanate dai Governi e approvate dai Parlamenti, con anche un supporto qualificato, come quello di un laureato in giurisprudenza che dovrebbe affiancare necessariamente in questo i docenti delle altre materie. È infatti di tutta evidenza e notorietà, quanto altrettanto edulcorato se non anche dissimulato, che manifestazioni isolate di informazione civile di una sola giornata durante l’anno non sono sufficienti a trasmettere una reale formazione civica. In molti casi tali iniziative finiscono per favorire soprattutto coloro che li organizzano, tra progetti e visibilità, senza incidere davvero sulla conoscenza e coscienza delle leggi e della giurisprudenza, le quali, in uno Stato democratico e moderno, regolano le decisioni e il vivere civile quotidiano e senza la cui conoscenza e comprensione i primi ad essere esposti all’illecito se non pure al reato, anche inconsapevolmente, sono i nostri ragazzi (ma pure molti di noi adulti, spesso figli unicamente cresciuti esteriormente o da troppi anni fasciati della sola rispettabilissima cultura di quando il sole girava intorno alla terra, nonché gossip e teatrini politici e vari sui media e ora nei social, insieme a tifo da stadio e adesso like di appartenenza, il tutto innaffiato con tanto, quasi compulsivo, panem et circesens ad ogni angolo ed evento).
Immagine generata con Ia.

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.









