Sintesi
Il progetto del Ponte sullo Stretto di Messina ha ottenuto il 6 agosto 2025 l’approvazione del CIPESS, ma il 29 ottobre 2025 la Corte dei conti ha negato il visto di legittimità alla delibera. Nei mesi successivi sono state depositate le motivazioni del mancato via libera e il Governo ha riordinato il percorso con un decreto poi convertito in legge. Il 18 marzo 2026 il TAR del Lazio ha dichiarato inammissibili alcuni ricorsi di ambientalisti ed enti locali contro atti ambientali ritenuti non ancora immediatamente lesivi. Il 27 maggio 2026 è arrivato il parere dell’Autorità di regolazione dei trasporti sulle tariffe e sul piano finanziario, mentre la società concessionaria ha indicato l’obiettivo di tornare al CIPESS entro l’estate e di avviare la fase realizzativa nell’ultimo trimestre dell’anno. Nel frattempo, l’inchiesta della Procura di Roma su presunti tentativi di condizionare il controllo della Corte ha portato all’iscrizione di 3 persone nel registro degli indagati. Pietro Ciucci presidente della società Stretto di Messina ha respinto le ricostruzioni ritenendole fuori contesto e legate a una conversazione “Abbiamo vinto al Totocalcio?” che, secondo la sua versione, risaliva a una fase ancora interlocutoria della procedura.

Articolo
Il Ponte sullo Stretto di Messina torna a essere molto più di una grande opera infrastrutturale. È ormai un intreccio di carte amministrative, rilievi contabili, indagini penali, dichiarazioni politiche e aspettative economiche, con una cronologia che complica nel distinguere i fatti accertati dalle ipotesi investigative e dalle letture di parte. Al centro c’è la delibera del CIPESS (Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile), approvata il 6 agosto 2025 per dare via libera al progetto definitivo dell’opera e al relativo quadro economico, stimato in circa 13,5 miliardi di euro.

Quel percorso si è interrotto il 29 ottobre 2025, quando la Corte dei conti ha negato il visto e la registrazione alla delibera n. 41/2025. Il controllo dei Giudici contabili non riguardava l’opportunità politica dell’opera, ma la legittimità dell’atto e la regolarità del procedimento. La decisione ha aperto uno scontro immediato con il Governo. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha parlato di invasione della giurisdizione sulle scelte dell’esecutivo e del Parlamento, mentre il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini ha definito il pronunciamento una scelta politica e ha annunciato la volontà di andare avanti. La Corte, dal canto suo, ha poi depositato le motivazioni del provvedimento, seguite da un secondo stop relativo al decreto interministeriale sul terzo atto aggiuntivo alla convenzione di concessione.

Dopo la battuta d’arresto, il Governo è intervenuto l’11 marzo 2026 con il decreto-legge n. 32, convertito con modificazioni nella legge 8 maggio 2026 n. 71. Il provvedimento ha rimesso in ordine il percorso amministrativo del collegamento stabile tra Sicilia e Calabria, prevedendo nuovi passaggi istruttori, aggiornamenti del piano economico-finanziario, acquisizione dei pareri necessari e nuova deliberazione del CIPESS. In questo quadro si inseriscono anche l’Accordo di programma tra ministeri, Regioni e soggetti infrastrutturali, il parere dell’ART (Autorità di regolazione dei trasporti) sulle tariffe di pedaggio e il confronto con il Consiglio superiore dei lavori pubblici.
Sul fronte giudiziario amministrativo, il 18 marzo 2026 il TAR del Lazio ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati da associazioni ambientaliste e da alcuni Enti locali contro atti legati alla VIA (Valutazione di impatto ambientale), alla VAS (Valutazione ambientale strategica) e al percorso IROPI (Imperative reasons of overriding public interest, cioè motivi imperativi di rilevante interesse pubblico). Secondo l’impostazione riportata nella decisione, alcuni atti contestati avevano natura istruttoria o comunque non erano ancora immediatamente lesivi, mentre la compatibilità ambientale avrebbe trovato il suo momento decisivo nell’approvazione finale del progetto. Le associazioni ambientaliste hanno contestato questa lettura e hanno annunciato nuove iniziative, sostenendo che la partita non sia chiusa.
Il 27 maggio 2026 è arrivato anche il parere del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti n. 39 dell’ART (Autorità di Regolazione dei Trasporti) sulle tariffe di pedaggio per l’attraversamento del collegamento stabile. Il documento, richiesto nel nuovo iter, ha avuto un ruolo importante perché ha affrontato il tema della sostenibilità economica e regolatoria del progetto. La società Stretto di Messina ha interpretato il passaggio come un avanzamento del procedimento, ma il parere contiene condizioni e richiami su tariffe, rischi, equilibrio finanziario e monitoraggio. Per questo il nuovo via libera non può essere presentato come una semplice ripetizione della delibera precedente, ma come un atto da ricostruire alla luce dei rilievi già emersi.
In questo scenario amministrativo si è inserita l’inchiesta della Procura di Roma. Il 9 giugno 2026 sono emersi 3 indagati per corruzione e rivelazione di segreto d’ufficio: Giacomo Francesco Saccomanno, già componente del CDA (Consiglio di amministrazione) della società concessionaria e storico esponente della Lega in Calabria, l’imprenditore reggino Vincenzo Virgiglio e Tommaso Miele, ex presidente aggiunto della Corte dei conti. Secondo l’ipotesi accusatoria, ancora da verificare nel processo e coperta dalla presunzione di innocenza, alcuni degli indagati avrebbero tentato di ottenere informazioni riservate e di orientare il controllo di legittimità sulla delibera del Ponte attraverso promesse di incarichi o vantaggi.
Le nuove intercettazioni pubblicate il 26 giugno 2026 hanno riportato l’attenzione sulla telefonata del 2 ottobre 2025 tra Saccomanno e Pietro Ciucci, amministratore delegato della società Stretto di Messina. Secondo le ricostruzioni giornalistiche, Saccomanno avrebbe annunciato di avere “una buona notizia” e Ciucci ( da luglio 2006 ad aprile 2015 Presidente e Direttore Generale di ANAS e dal 2023 amministratore delegato della società Stretto di Messina) avrebbe risposto con la frase “Abbiamo vinto al Totocalcio?”, alla quale l’interlocutore avrebbe replicato che non era ancora così, ma che si poteva vincere. La frase, per gli investigatori, viene collocata nel periodo in cui la Corte dei conti stava esaminando la delibera; per Ciucci, invece, si tratterebbe di una battuta estrapolata dal contesto, pronunciata quando la procedura era ancora in una fase preliminare e la decisione negativa del 29 ottobre non era affatto maturata.
Il 2 ottobre 2025, secondo la sua ricostruzione, la Corte aveva appena chiesto approfondimenti e le amministrazioni competenti stavano predisponendo la documentazione integrativa. Solo il 22 ottobre l’esame sarebbe stato deferito alla Sezione centrale di controllo, mentre il mancato visto sarebbe arrivato una settimana dopo. Da qui la replica dell’amministratore delegato: attribuire a quella conversazione il significato di una anticipazione dell’esito sarebbe, secondo lui, privo di fondamento temporale. Resta però il fatto che la telefonata è entrata negli atti dell’inchiesta e che il suo peso sarà valutato dagli inquirenti nel quadro più ampio dei rapporti tra gli indagati.
Il caso ha assunto anche una forte dimensione politica. Nelle conversazioni riportate dalla stampa, Saccomanno avrebbe attribuito a Salvini una frase molto dura dopo la bocciatura della Corte, sintetizzata nell’espressione “se i Magistrati vogliono la guerra, guerra sia”. Il clima, già teso dopo il no del 29 ottobre, si è così ulteriormente acceso. Le Opposizioni hanno chiesto chiarezza e hanno rilanciato le critiche sull’opera, mentre il Governo e la società concessionaria hanno confermato l’intenzione di proseguire con un nuovo atto amministrativo, costruito per superare i rilievi contabili.
Nelle stesse ore, da Taormina è arrivato un segnale di sostegno al progetto durante l’evento del 25 al 27 giugno 2026 Thinkingreen (noto anche come “Salotto dell’Economia Sostenibile”, è un evento culturale ed economico dedicato a sostenibilità, innovazione energetica e transizione ecologica, che si svolge abitualmente tra fine giugno e inizio luglio nella cornice dell’Hotel NH Collection Taormina) e dei Nations Award (una manifestazione premiale che unisce cinema, cultura, sostenibilità e impegno sociale e sempre in pari data nella Perla dello Ionio). Il noto archeologo egiziano Zahi Hawass ha definito il Ponte un’opera fondamentale, paragonandone il valore simbolico alle Piramidi dell’Antico Egitto. Il sottosegretario Alessandro Morelli, con delega al CIPESS, ha ribadito che il collegamento stabile avrebbe rilievo non solo per l’attraversamento dello Stretto, ma anche per l’Italia e per l’Europa. Il direttore tecnico Valerio Mele ha indicato come obiettivo una nuova delibera entro la fine dell’estate, con l’avvio della fase realizzativa nell’ultimo trimestre del 2026, dopo il recepimento delle indicazioni della Corte dei conti, l’Accordo di programma, il parere dell’ART e l’interlocuzione con l’UE.
Il punto, dunque, non è soltanto se il Ponte si farà, ma con quale percorso di legittimità, con quali garanzie finanziarie, con quali tutele ambientali e con quale trasparenza istituzionale. Da una parte c’è la volontà politica di accelerare su un’opera considerata strategica per Sicilia, Calabria, Mezzogiorno e corridoi europei. Dall’altra ci sono i controlli della Magistratura contabile, i ricorsi amministrativi, le condizioni tecniche e l’inchiesta penale sui presunti tentativi di condizionamento. La vicenda del “Totocalcio”, più che una battuta isolata, diventa così il simbolo di un passaggio decisivo: il Ponte resta sospeso tra rilancio progettuale e necessità di dimostrare, atto dopo atto, che la corsa verso i cantieri possa reggere alla prova delle regole.

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.









