Sintesi
Nel contesto di una trasformazione tecnologica che procede con rapidità superiore rispetto al 20° secolo, si amplia il divario tra masse disorientate e nuove élite. Il Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica avvia una campagna di reclutamento per profili altamente qualificati nei settori dell’intelligenza artificiale, della crittografia, della sicurezza informatica e dell’analisi economico finanziaria. L’iniziativa si inserisce in un quadro normativo che negli anni ha ridefinito l’architettura dell’intelligence italiana e rafforzato le competenze in materia di tutela degli interessi strategici nazionali. Sullo sfondo resta il tema critico del rapporto tra progresso, potere e controllo sociale, con il rischio che l’uso esteso dell’intelligenza artificiale amplifichi squilibri già esistenti tra cittadini come rimasti nel passsato di quando il sole girava intorno alla terra e centri decisionali ultratecnologici.

Articolo
L’accelerazione impressa dall’intelligenza artificiale e dalle tecnologie digitali sta producendo un’evidente frattura cognitiva sociale e politica, sempre più marcata tra una parte consistente della popolazione e un ristretto nucleo di soggetti in grado di governare strumenti complessi e flussi informativi globali. Il confronto con il 20° secolo appare già superato da un avanzamento che sembra proiettato in avanti di intere generazioni tecnologiche, modificando assetti produttivi, equilibri geopolitici e dinamiche di sicurezza.

Nello scenario ultratecnologico odierno, si colloca la recente iniziativa del Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica, l’architettura nazionale dell’Intelligence disciplinata dalla legge n. 124 del 2007 e successivamente aggiornata, che ha avviato una campagna di selezione mirata per individuare profili eterogenei e di elevata qualificazione da impiegare nella tutela degli interessi strategici dello Stato. La sicurezza nazionale, nel mutato contesto internazionale, non si fonda più soltanto su apparati tradizionali ma su algoritmi, modelli matematici, analisi finanziarie e gestione avanzata dei dati.

Le aree di competenza richieste comprendono: l’Hpc, acronimo di High performance computing, cioè calcolo ad alte prestazioni per l’elaborazione di grandi quantità di dati e applicazioni di intelligenza artificiale; la crittografia, inclusi sviluppi legati alle tecnologie quantistiche e al quantum computing, vale a dire il calcolo quantistico; il settore cyber, ossia la sicurezza informatica, con figure specializzate in analisi di malware, programmi dannosi, e digital forensics, disciplina che studia e ricostruisce prove digitali. Accanto ai profili tecnici sono ricercati esperti economico finanziari per la protezione dei mercati e delle filiere strategiche, con competenze che spaziano dal contrasto all’evasione e al riciclaggio fino alla transizione energetica e alle operazioni corporate, termine che indica attività societarie straordinarie come fusioni e acquisizioni. Sono inoltre richiesti analisti sul terrorismo interno e internazionale e specialisti Osint, Open source intelligence, cioè intelligence da fonti aperte. La possibilità di candidature spontanee resta aperta per giovani ad alto potenziale, valutati in base alle priorità operative. Tale orientamento si inserisce in una traiettoria normativa e organizzativa che, a partire dalla riforma del 2007, ha ridefinito competenze e controlli parlamentari, rafforzando il coordinamento tra le diverse articolazioni dell’intelligence e ampliando l’attenzione verso minacce ibride, economiche e tecnologiche.
Sul piano culturale e politico, la trasformazione in atto alimenta un annoso acceso dibattito. Da un lato vi è chi evidenzia l’esigenza di dotare il Paese di competenze avanzate per non restare marginale nella competizione globale. Dall’altro emergono critiche verso un sistema percepito come autoreferenziale, accusato di privilegiare logiche di appartenenza e di allineamento rispetto al merito indipendente. Nella storia, i sistemi fondati su un marcato squilibrio tra masse e centri di comando hanno mostrato fragilità strutturali, soprattutto quando la distanza tra chi decide e chi subisce le decisioni diventa eccessiva.
L’intelligenza artificiale rappresenta oggi una variabile ulteriore. Essa può potenziare singoli individui e soprattutto gruppi economici, politici e istituzionali, generando opportunità di sviluppo ma anche rischi di concentrazione del potere informativo e decisionale. L’ipotesi di una società composta da “simulati umani”, dove algoritmi e modelli predittivi orientano comportamenti collettivi, alimenta interrogativi etici e giuridici che trovano spazio anche nelle più recenti discussioni europee sulla regolamentazione dell’intelligenza artificiale.
L’opinione
Il progresso scientifico e tecnologico resta un valore strategico per la crescita e il benessere, ma richiede uno spirito critico vigile, informazione e formazione seria e veritiera dei cittadini e specialmente dei nostri ragazzi. La convivenza con sistemi intelligenti, finanziati e sviluppati da grandi centri di potere economico, politico e istituzionale, impone ad uno Stato civile e democratico, il doveroso dovere di erudire responsabilmente il popolo. Il mondo si sta, a opinione di diversi, avviando verso “percorsi sconosciuti”, in quanto mai c’era stata un’altra specie, l’IA, altrettanto potente come il cervello umano, se non forse in seguito di più. Le menti di noi adulti e delle nuove generazioni, vanno pertanto seriamente aggiornati e istruiti e pressoché quotidianamente, a cominciare dai media e social pubblici e nella scuola dell’obbligo. Diversamente si aprirebbe, ma forse sta già avvenendo, un abisso che potrebbe dividere tra élite e masse, con queste ultime che costituirebbero un futuro pianeta delle scimmie-umane, senza distinzione di età, origine, titolo e genere (e senza offesa per i nostri cugini antropomorfi).

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.







