Sintesi
Fitch ha migliorato le previsioni economiche di settembre: il Pil mondiale dovrebbe crescere del 2,6% nel 2026 e quello dell’Eurozona dell’1%. Per l’Italia la stima è stata portata dallo 0,6 all’1%. L’agenzia ritiene che l’economia abbia resistito allo choc energetico meglio del previsto, ma segnala l’aumento dei tassi reali e dei rendimenti a lungo termine come un nuovo rischio per la crescita.

Fitch non fornisce nel rapporto pubblico di settembre una previsione specifica per la Sicilia. I dati disponibili per l’Isola mostrano però una situazione più delicata: nel 2025 l’economia siciliana è cresciuta dello 0,6%, mentre Svimez prevede per il Mezzogiorno una crescita dello 0,8% nel 2026, sostenuta soprattutto dagli investimenti del Pnrr. Il caro energia rischia però di pesare maggiormente su un territorio fortemente dipendente dai trasporti.

La tensione è già visibile. Ieri 28 settembre agricoltori siciliani hanno protestato con i trattori e gli autotrasportatori hanno confermato il fermo dal 16 al 20 ottobre. La Regione ha stanziato 15 milioni per l’autotrasporto, 10 milioni per l’agricoltura e 5 milioni per la pesca, mentre la Cgil Sicilia ha aperto una vertenza sul caro energia e carburanti.

Intanto i dati Istat mostrano un’Italia che continua a vendere molto all’estero. Ad agosto 2026 l’export verso i Paesi extra Ue è aumentato del 16,1% rispetto ad agosto 2025, mentre le importazioni sono cresciute del 17,2%. Il saldo commerciale è rimasto positivo per 2 miliardi, ma il deficit energetico è salito a 4,8 miliardi. L’Italia esporta di più, ma paga molto di più l’energia acquistata all’estero.

Sul fronte siciliano, nei primi 6 mesi del 2026 le esportazioni delle Isole sono aumentate dell’8,8% rispetto allo stesso periodo del 2025, secondo l’Istat. Il dato comprende Sicilia e Sardegna e mostra una ripresa rispetto alla forte flessione registrata a inizio anno; il quadro interno resta però differenziato, tanto che Palermo figura tra le province che hanno frenato maggiormente l’export nazionale. Anche dall’Isola arrivano quindi segnali di crescita, ma non in modo uniforme.
Articolo
Fitch vede un’economia più resistente
Il Global Economic Outlook pubblicato da Fitch a settembre presenta un quadro migliore rispetto alle attese precedenti. L’agenzia prevede per il 2026 una crescita mondiale del 2,6% e dell’1% nell’Eurozona. Per l’Italia la previsione è stata rivista dallo 0,6 all’1%, una correzione significativa rispetto alle stime precedenti. Secondo Fitch, l’economia internazionale sta mostrando una resistenza superiore alle attese davanti all’aumento dei prezzi energetici seguito alla crisi tra Stati Uniti e Iran.
Il petrolio rimane tuttavia uno dei principali elementi di instabilità. Fitch mantiene per il 2026 una previsione media di 87 dollari al barile, mentre a settembre il Brent si è nuovamente avvicinato in media ai 100 dollari. L’agenzia ipotizza una diminuzione nell’ultimo trimestre dell’anno, ma lega questa previsione a una riduzione delle tensioni internazionali.
Lagarde avverte sui tassi e sull’intelligenza artificiale
Ieri 28 settembre Christine Lagarde (presidente della Banca centrale europea) ha sottolineato davanti al Parlamento europeo che l’economia dell’area euro ha finora dimostrato una buona capacità di tenuta. Ha però avvertito che l’aumento dei tassi di interesse a lungo termine potrebbe rallentare la crescita più di quanto previsto dalla Bce nelle proiezioni di settembre.
Un secondo rischio riguarda l’intelligenza artificiale. Una brusca riduzione delle aspettative sui profitti delle grandi società tecnologiche potrebbe produrre correzioni delle quotazioni e ripercussioni sui mercati finanziari. Anche Fitch considera questo scenario: una forte caduta dei mercati azionari collegati all’intelligenza artificiale potrebbe ridurre sensibilmente la crescita mondiale e sottrarre, nel suo scenario di rischio, circa 0,8 punti alla crescita dell’Eurozona nel 2027.
Italia, la crescita può avvicinarsi all’1%
La revisione Fitch rafforza il quadro che il Ministero dell’Economia sta esaminando in vista del nuovo Documento programmatico di finanza pubblica, da presentare entro il 2 ottobre. Il Documento di finanza pubblica approvato in primavera indicava per il 2026 una crescita dello 0,6% e un deficit del 2,9% del Pil. Le nuove valutazioni degli analisti rendono ora possibile una revisione al rialzo della crescita, mentre il quadro definitivo sarà noto soltanto con il nuovo documento governativo.
Il miglioramento non significa quindi che tutti i problemi siano superati. Rendimenti più elevati significano infatti prestiti e investimenti potenzialmente più costosi per Stato, imprese e famiglie, mentre l’aumento dell’energia continua a incidere sui prezzi e sui costi produttivi.
La Sicilia non ha una previsione Fitch separata
Per la Sicilia occorre fare una distinzione. Il rapporto pubblico Fitch di settembre non presenta una previsione autonoma del Pil siciliano: valuta l’Italia e l’Eurozona. Per capire come l’Isola si colloca nello stesso scenario bisogna quindi confrontare quelle indicazioni con i dati territoriali disponibili.
Secondo la Banca d’Italia, nel 2025 l’attività economica siciliana è cresciuta dello 0,6%, leggermente più della media nazionale, ma ha progressivamente rallentato nella seconda metà dell’anno. Sono aumentate le esportazioni non petrolifere, soprattutto nella cantieristica navale, nell’agroalimentare e nell’elettronica; sono cresciute le opere pubbliche, mentre nei servizi il ritmo si è indebolito. L’incertezza internazionale ha inoltre indotto molte imprese a prevedere minori investimenti nel 2026.
Svimez prevede invece per l’intero Mezzogiorno una crescita dello 0,8% nel 2026, leggermente superiore allo 0,7% previsto per il Centro-Nord. Il risultato dipende in larga misura dal picco degli investimenti del Piano nazionale di ripresa e resilienza, mentre l’associazione prevede un rallentamento del Sud allo 0,4% nel 2027.
Il confronto porta quindi a una lettura semplice: l’economia siciliana non è ferma, ma è particolarmente esposta all’aumento dell’energia, in quanto agricoltura, pesca, autotrasporto, collegamenti marittimi e distribuzione delle merci dipendono fortemente dai carburanti.
Trattori in strada e Tir fermi dal 16 ottobre
Questa debolezza sta emergendo nelle proteste. Ieri 28 settembre agricoltori hanno manifestato con i trattori lungo la Palermo-Agrigento, nella zona di Bolognetta, e sulla Gela-Catania. Le richieste riguardano principalmente la riduzione del costo del gasolio agricolo e degli altri fattori produttivi.
Parallelamente, il Comitato autotrasportatori siciliani ha comunicato il fermo dei servizi dalle 00.01 del 16 ottobre alla mezzanotte del 20 ottobre. Secondo il coordinatore Salvatore Bella, alla base della decisione vi sono il caro carburante e il mancato pagamento delle somme attese attraverso il Sea Modal Shift (incentivo destinato al trasferimento delle merci dalla strada alle rotte marittime). Non sono previsti blocchi stradali: i camion dovrebbero rimanere nei piazzali e non ritirare i semirimorchi nei porti.
Mediterranea24 aveva seguito l’evoluzione della vicenda già nel confronto sugli aiuti regionali destinati agli autotrasportatori e successivamente ricostruito l’andamento dei prezzi del gasolio nell’Isola e le conseguenze per trasporti e collegamenti.
I 30 milioni regionali
La Regione Siciliana ha previsto complessivamente 30 milioni di euro contro gli effetti del caro carburante: 15 milioni per l’autotrasporto, 10 milioni per agricoltura e imprese agromeccaniche e 5 milioni per la pesca. Per gli autotrasportatori il decreto concordato il 25 settembre prevede un contributo fino al 70% del maggiore costo ammissibile del gasolio rispetto al prezzo medio nazionale di febbraio 2026.
Mediterranea24 aveva già ricostruito il nuovo meccanismo degli aiuti e il tetto temporaneo annunciato da Eni. Dopo quell’articolo, il quadro è nuovamente cambiato con la proclamazione ufficiale del fermo dei Tir dal 16 ottobre.
Sul fronte sindacale, la Cgil Sicilia ha aperto una vertenza con Regione e Governo nazionale sul caro energia e carburanti, proponendo un fondo regionale da 200 milioni da portare a 400 milioni nella Finanziaria 2027 e annunciando iniziative a Palermo, Trapani e Ragusa.
Nuccio Di Paola (coordinatore regionale del Movimento 5 Stelle e deputato all’Assemblea regionale siciliana) ha invece proposto di destinare 100 milioni della manovra regionale alle famiglie e alle imprese colpite dal caro carburanti. Le valutazioni sulla destinazione attuale di quelle risorse costituiscono la posizione politica del M5S e non un dato economico indipendente.
Export italiano su del 16,1%, ma l’energia costa di più
Un altro dato aiuta a capire la situazione italiana. Ieri 28 settembre l’Istat ha comunicato che ad agosto 2026 le esportazioni italiane verso i Paesi extra Ue sono diminuite del 2,1% rispetto a luglio ma sono aumentate del 16,1% rispetto ad agosto 2025. Se si elimina l’effetto eccezionale delle vendite di mezzi navali registrate a luglio, il confronto mensile sarebbe invece leggermente positivo, +0,2%.
Le esportazioni sono cresciute soprattutto verso Svizzera +57%, Cina +32,3% e Stati Uniti +31,1%. Le importazioni sono aumentate del 17,2% rispetto a un anno prima, con un incremento del 116,5% dall’India.
Ad agosto l’Italia ha comunque venduto all’estero più di quanto abbia acquistato, registrando con i Paesi extra Ue un avanzo commerciale di 2 miliardi di euro, contro 1,878 miliardi di agosto 2025. Nei primi 8 mesi del 2026 l’avanzo ha raggiunto 33,2 miliardi, rispetto ai 32,4 miliardi dello stesso periodo dello scorso anno.
Il problema emerge però separando l’energia dal resto dell’economia. Il deficit energetico è salito da 3,571 miliardi di agosto 2025 a 4,808 miliardi di agosto 2026, mentre il surplus dei prodotti non energetici è aumentato da 5,449 a 6,809 miliardi. L’Italia vende quindi più beni all’estero e mantiene i conti commerciali in attivo, ma una parte crescente di questo vantaggio viene assorbita dal maggiore costo dell’energia importata.
Per la Sicilia questo elemento assume un peso ancora maggiore: l’Isola partecipa alla crescita attraverso opere pubbliche, turismo, agroalimentare, cantieristica e altre esportazioni, ma contemporaneamente trasporti, pesca e agricoltura stanno già trasferendo il rincaro energetico dall’economia teorica alla vita quotidiana delle imprese e delle famiglie. È questo il punto in cui le previsioni positive di Fitch e le proteste siciliane descrivono due aspetti diversi dello stesso quadro economico.
Mediterranea24 si era già occupata del petrolio, dei rischi energetici europei e della maggiore esposizione della Sicilia, del caro gasolio nell’Isola e delle misure regionali destinate all’autotrasporto.
Nell’immagine di copertina, la sede di Fitch Ratings; la presidente del Consiglio Giorgia Meloni; e i trattori della protesta siciliana contro il caro carburanti.

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.









