UniCredit accelera oltre i massimi: 50 miliardi ai soci e nuovi obiettivi al 2030

Risultati senza precedenti tra dividendi elevati e obiettivi ambiziosi

Sintesi

UniCredit archivia il piano “UniCredit Unlocked” con risultati record nel 2025, tra utile netto a 10,6 miliardi, RoTE (Return on Tangible Equity, rendimento del capitale tangibile) al 19,2% e 9,5 miliardi distribuiti, e inaugura il nuovo piano strategico “UniCredit Unlimited”, che prevede 30 miliardi agli azionisti in 3 anni e 50 miliardi in 5, con target di ricavi, redditività ed efficienza in crescita fino al 2028 e proiezioni al 2030, puntando su commissioni, assicurazioni, sviluppo in Italia e nell’Europa centro-orientale, contributo delle partecipazioni in Commerzbank e Alpha Bank e un approccio prudente ma più flessibile alle operazioni di M&A (Merger and Acquisition, fusioni e acquisizioni), in un contesto segnato dal calo dei tassi e da sfide competitive rilevanti.

Articolo

Dopo 20 trimestri consecutivi di espansione, il 2026 rappresenta un momento di passaggio decisivo per UniCredit. L’istituto guidato da Andrea Orcel conclude il piano “UniCredit Unlocked” con risultati senza precedenti: nel 2025 l’utile netto raggiunge 10,6 miliardi di euro, in aumento del 14%, il RoTE (Return on Tangible Equity, rendimento del capitale tangibile) si attesta al 19,2% e le distribuzioni complessive agli azionisti ammontano a 9,5 miliardi. Su queste basi prende avvio il nuovo programma industriale “UniCredit Unlimited”, che promette un’ulteriore crescita della redditività con 30 miliardi da riconoscere ai soci in 3 anni e 50 miliardi in 5, in linea con i principali concorrenti nazionali. Nonostante la fine della fase dei tassi elevati e margini di contenimento dei costi ormai ridotti, il mercato mostra fiducia nella capacità esecutiva del gruppo, premiando il titolo con un progresso del 6,4% fino a 78,6 euro.

Dal punto di vista economico, il 2025 consolida la tenuta del modello operativo. Il margine di interesse diminuisce del 4,3% a 13,7 miliardi, con ricavi netti in lieve flessione dell’1,4% a 23,9 miliardi. A compensare intervengono le commissioni e i risultati del comparto assicurativo, in crescita del 5,6% a 8,7 miliardi, quota che rappresenta circa un terzo delle entrate complessive e che nel nuovo arco strategico dovrebbe salire al 38%, riducendo la dipendenza dall’andamento dei tassi. Pur in presenza, nel quarto trimestre, di oneri straordinari per 1,4 miliardi, la redditività resta su livelli elevati grazie a costi operativi sostanzialmente stabili a 9,4 miliardi. Il rapporto cost/income, indicatore che misura l’incidenza dei costi sui ricavi, si colloca al 38%, tra i migliori in Europa. La qualità del credito si conferma solida, con un costo del rischio di 15 punti base e un’incidenza dei crediti deteriorati netti all’1,6%, sostenuta da accantonamenti prudenziali aggiuntivi, detti overlay.

Il piano “UniCredit Unlimited” guarda al 2028 con estensioni al 2030. L’obiettivo è superare 25 miliardi di ricavi netti nel 2026 e raggiungere circa 27,5 miliardi nel 2028, con una crescita media annua del 5%. L’utile netto è stimato a 11 miliardi nel 2026 e 13 miliardi nel 2028, pari a un incremento medio del 7% annuo, con un RoTE oltre il 23% a fine periodo. In parallelo, si punta a rafforzare l’efficienza portando il cost/income al 33% nel 2028 e mantenendo il costo del rischio tra 15 e 20 punti base. Al 2030 i ricavi sono previsti oltre 29 miliardi, con cost/income sotto il 30% e utili superiori a 15 miliardi.

L’Italia si conferma pilastro di sviluppo del gruppo, dopo un 2025 chiuso con prestiti in aumento del 2,7% e depositi in crescita del 3,8%. Nel medio periodo, tuttavia, sarà soprattutto l’Europa centro-orientale a fungere da leva di espansione, anche grazie al rafforzamento della piattaforma Vodeno, realtà specializzata nei servizi bancari digitali. L’obiettivo dichiarato è “superare i confini delle banche tradizionali per restare leader in un contesto competitivo che include fintech ‘tecnologie finanziarie’ e hyperscaler ‘grandi operatori globali del cloud e delle infrastrutture digitali’”, ha affermato Orcel. Dopo aver distribuito 36 miliardi tra il 2021 e il 2025, il gruppo prevede un payout dell’80%, con circa il 50% in contanti e la restante parte tramite buyback, ossia riacquisto di azioni proprie, con eventuali extra distribuzioni valutate anno per anno in presenza di capitale eccedente.

Il percorso resta comunque complesso. In uno scenario di tassi più contenuti, la crescita dei ricavi dovrà basarsi prevalentemente su commissioni, assicurazioni e volumi di qualità, segmenti esposti alla concorrenza e alla volatilità dei mercati. Ridurre ulteriormente i costi partendo da livelli già eccellenti rappresenta una sfida significativa. Un apporto potrà derivare dalle partecipazioni strategiche in Commerzbank, detenuta al 26%, e in Alpha Bank, al 29,8%, che insieme potrebbero contribuire per circa 1 miliardo di ricavi nel 2028. In entrambe le situazioni, però, non vi è urgenza di aumentare le quote. Su Commerzbank “quando le condizioni saranno favorevoli, ogni passo sarà compiuto nel modo corretto”, mentre in Grecia “non esiste alcun progetto di fusione con Alpha, non è mai stato discusso”.

Rimane aperto il capitolo dell’M&A (Merger and Acquisition, fusioni e acquisizioni). UniCredit adotta un approccio prudente, considerando le aggregazioni uno strumento per accelerare la crescita e non un rimedio a eventuali carenze strategiche o operative. “Le operazioni straordinarie non possono sostituire una strategia autonoma inefficace o un’esecuzione inadeguata”, ribadisce Orcel, introducendo tuttavia un criterio più flessibile: l’obiettivo non è più un ritorno sull’investimento del 15%, ma il superamento del rendimento del buyback con un margine aggiuntivo, ampliando così le possibilità di intervento senza rinunciare alla disciplina finanziaria.