Sintesi
Nel 2024 le famiglie italiane detenevano il 12% del debito pubblico, una quota raddoppiata rispetto al 2021 e tra le più alte in Europa, che sale al 14,5% includendo le imprese non finanziarie secondo la Banca d’Italia, mentre l’Italia si distingue per una partecipazione domestica più marcata rispetto a Francia, Germania e Spagna. Il successo delle emissioni dedicate come i BTp Valore, sostenuto da rendimenti intorno al 3,5%, tassazione agevolata ed esenzioni, rafforza il ruolo del risparmio privato nel finanziamento dello Stato, ma espone le famiglie a rischi di volatilità. Parallelamente, la riforma dell’Isee entrata in vigore nel 2025 ha escluso dal patrimonio mobiliare i titoli di Stato fino a 50mila euro, ampliando la platea delle attestazioni e incidendo soprattutto sulle fasce medio-alte, con effetti rilevanti sul sistema di welfare e sull’accesso alle prestazioni.

Articolo
Secondo i dati Eurostat, nel 2024 le famiglie italiane detenevano il 12% del debito pubblico, una percentuale raddoppiata rispetto al 6,5% del 2021 e collocata tra le più elevate a livello europeo. Solo Irlanda, Portogallo e Ungheria mostrano un coinvolgimento domestico analogo o superiore, mentre Francia, Germania e Spagna restano sotto il 3%. Alla base di queste differenze incidono culture finanziarie diverse, che in alcuni Paesi privilegiano strumenti come i fondi pensione rispetto alla detenzione diretta dei titoli di Stato.

Allargando l’analisi alle imprese non finanziarie, i dati della Banca d’Italia indicano che la quota sale al 14,5%. Rendimenti attorno al 3,5%, una fiscalità favorevole e collocamenti mirati come i BTp Valore rafforzano il ruolo del risparmio privato nel sostegno al fabbisogno pubblico. Il ministero dell’Economia, dopo aver raccolto ordini per 157 miliardi di euro con un BTp quindicennale destinato agli investitori istituzionali internazionali, ha annunciato il collocamento tra il 2 e il 6 marzo di un nuovo BTp Valore, il settimo, riservato esclusivamente alle famiglie.

Oltre al successo delle aste, emerge un cambiamento strutturale nel portafoglio dei risparmiatori. Tra il 2021 e il 2024 l’Italia si è posizionata tra i Paesi con la maggiore esposizione del risparmio privato al debito pubblico. In Europa un peso simile si riscontra solo in Irlanda con l’11,9%, in Portogallo con il 16,8% e in Ungheria con il 22,4%, nonostante livelli complessivi di debito inferiori a quelli italiani. Nei grandi Paesi dell’area euro con stock elevati, la quota attribuibile alle famiglie rimane invece contenuta e non supera il 3%.
La specificità italiana deriva anche dalla distribuzione capillare dei Buoni del Tesoro poliennali (BTp) e di altri titoli pubblici alla clientela al dettaglio, favorita da una tradizione di risparmio orientata a questi strumenti. In altri contesti prevalgono investitori istituzionali, fondi pensione e banche centrali, con una minore partecipazione diretta delle famiglie.
Negli ultimi anni le emissioni dedicate ai piccoli risparmiatori sono aumentate. BTp Valore, BTp Più, BTp Futura e BTp Italia hanno durate comprese tra 5 e 8 anni, considerate più adatte al pubblico retail. La quota di questi titoli sul totale in circolazione è salita al 6,48% al 31 dicembre 2025 dal 3,9% del 2019. Secondo il ministero delle Finanze, i BTp Italia rappresentano il 2,03% dello stock, i BTp Futura l’1% e i BTp Valore il 3,67%, di cui lo 0,57% riferito ai BTp Più lanciati nel 2025. Su questi strumenti si applica una tassazione agevolata al 12,5% su cedole e premi finali, l’esenzione dall’imposta di successione e l’esclusione dal calcolo dell’Isee fino a 50mila euro investiti.
L’attrattività dei titoli di Stato è legata soprattutto ai rendimenti. A fine 2024 i BTp decennali offrivano il 3,52% e a fine 2025 il 3,51%, una stabilità considerata significativa rispetto ad altri Paesi dell’area euro. Incide anche la scarsità di alternative remunerative, che spinge una parte crescente dei risparmi verso i BTp.
La maggiore concentrazione del debito pubblico nelle mani delle famiglie comporta però implicazioni rilevanti. In caso di rialzo dei tassi o di volatilità dei prezzi, il valore di mercato dei titoli potrebbe ridursi. Chi mantiene i BTp fino a scadenza può contare sul rimborso nominale, pur detenendo strumenti meno redditizi delle nuove emissioni, mentre chi fosse costretto a vendere prima subirebbe una perdita. Al tempo stesso, una platea domestica ampia fa sì che una quota consistente degli interessi pagati dallo Stato torni ai risparmiatori, contribuendo alla stabilità nei periodi turbolenti, ma amplifica la trasmissione di eventuali shock interni ai bilanci familiari, un rischio che oggi appare contenuto anche alla luce delle valutazioni delle agenzie di rating.
Sul fronte dell’Isee, Indicatore della situazione economica equivalente, il 2025 ha segnato un aumento significativo delle attestazioni. L’Inps, Istituto nazionale della previdenza sociale, ha certificato circa 1.200.000 Isee in più rispetto all’anno precedente, quando i nuclei rilevati erano 10,1 milioni. Le Dichiarazioni sostitutive uniche, Dsu, sfociate in attestazioni ordinarie hanno superato 11,3 milioni. L’incremento è attribuito alla riforma entrata in vigore ad aprile 2025 che ha escluso dal patrimonio mobiliare i titoli di Stato e i libretti di risparmio postale fino a 50mila euro.
I dati dei Caf Cgil, Centri di assistenza fiscale della Confederazione generale italiana del lavoro, mostrano un andamento stabile nel primo trimestre 2025, un aumento del 36,8% nel secondo trimestre e una crescita dell’11,54% nel terzo, con un trend proseguito a fine anno. È aumentato anche il numero di Dsu duplicate inviate dallo stesso nucleo familiare, pari al 15,5% del totale. La riforma dell’Isee, prevista dal Dpcm 13/2025, Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, che recepisce la legge di bilancio 2024, è diventata operativa il 3 aprile, quando oltre il 65% delle famiglie aveva già aggiornato l’indicatore, costringendo molti a presentare una nuova Dsu per ottenere il ricalcolo.
A fine ottobre 2025 l’Inps ha comunicato che le Dsu duplicate avevano raggiunto quota 1.403.721, in aumento rispetto alle 980.722 del 2024. Secondo Monica Iviglia, presidente del consorzio Caaf Cgil, la riforma ha contribuito in modo significativo all’incremento delle pratiche. L’aumento delle attestazioni non è legato solo ai ricalcoli, ma anche all’allargamento della platea di famiglie interessate, con una crescita del 12% degli Isee ordinari e un incremento più marcato nelle fasce di valore tra 30mila e 50mila euro e oltre 50mila euro. Questo andamento riflette sia la crescita di redditi e patrimoni sia l’ingresso di nuclei più benestanti che, grazie alle nuove regole, hanno richiesto l’indicatore per accedere a bonus e prestazioni. Una nota critica dei Caf Cgil ha però evidenziato il rischio che l’esclusione dei titoli di Stato favorisca chi dispone di maggiori risparmi, consentendo a questi soggetti di avanzare nelle graduatorie a discapito di chi ha maggiori necessità e un patrimonio mobiliare più ridotto.
Immagine realizzata con Ia.

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.







