Sintesi
La Banca Centrale Europea ha deciso nella riunione di inizio febbraio 2026 di lasciare invariati i tassi di interesse con il tasso sui depositi al 2%, confermando un’impostazione prudente e guidata dai dati per garantire un rientro stabile dell’inflazione verso l’obiettivo del 2%, nonostante le difficoltà dell’economia reale e le pressioni sul credito. Christine Lagarde ha ribadito che il cambio non rientra nel mandato ufficiale ma ha ammesso una vigilanza costante su un euro rafforzato che potrebbe incidere su crescita e prezzi, mentre l’inflazione è scesa all’1,7% e nel medio termine il target resta considerato raggiungibile. La Bce giudica l’eurozona resiliente in un contesto globale complesso e individua possibili spinte alla crescita in difesa, infrastrutture, nuove tecnologie e accordi commerciali, lasciando aperta la porta a future decisioni in base ai prossimi dati. I commenti dei gestori oscillano tra attese di stabilità prolungata, ipotesi di tagli nel corso del 2026 e posizioni più restrittive legate a salari e servizi. Nel Regno Unito la Bank of England ha mantenuto i tassi al 3,75% con un Comitato di politica monetaria diviso, mentre i mercati iniziano a valutare un possibile allentamento nei prossimi mesi. Critiche evidenziano che il mancato taglio immediato continua a gravare sul costo del credito per famiglie e imprese, in un contesto di debolezza economica, nonostante una crescita resiliente nel terzo trimestre 2025.

Articolo
La Banca Centrale Europea ha confermato la propria cautela lasciando invariati i tassi di interesse nella riunione di inizio febbraio 2026. Il tasso sui depositi resta al 2% (spesso abbreviato come refi rate o MRO, è il costo che le banche dell’Eurozona pagano alla BCE per ottenere liquidità a una settimana), quello sulle operazioni di rifinanziamento principali al 2,15% (è l’interesse applicato ai prestiti settimanali che la Banca Centrale Europea concede alle banche commerciali dell’Eurozona) e quello sui prestiti marginali al 2,40% (o rifinanziamento marginale, è il tasso di interesse a brevissimo termine, overnight, che le banche private pagano per ottenere liquidità immediata dalla Bce). La scelta riflette un approccio attendista e fondato sui dati, volto a garantire un rientro duraturo dell’inflazione verso l’obiettivo del 2% e a contenere le aspettative di tagli immediati, nonostante le difficoltà che continuano a gravare sull’economia reale e sul costo del credito per famiglie e imprese.

La presidente Christine Lagarde ha spiegato che il costo del denaro e l’orientamento della politica monetaria restano su livelli giudicati adeguati. La presidente ha ricordato che i tassi di cambio non rientrano tra gli obiettivi ufficiali dell’istituto, ma ha sottolineato l’importanza di una sorveglianza attenta sull’euro, che da mesi oscilla intorno a quota 1,20 contro il dollaro. Secondo Lagarde una moneta unica particolarmente forte può incidere negativamente su crescita e inflazione, arrivando a comprimere i prezzi oltre le attese. L’ultimo dato disponibile mostra infatti un’inflazione scesa all’1,7% nel mese di gennaio, al di sotto del target della banca centrale, anche se nel medio termine la presidente si è detta convinta che l’obiettivo del 2% sarà centrato. Il dollaro si è deprezzato in modo rilevante da marzo 2025, pur restando sostanzialmente stabile nelle ultime settimane.

Guardando alle prospettive economiche, la Bce ritiene che l’eurozona resti resiliente in un contesto globale difficile e volatile. Alcuni fattori potrebbero spingere il prodotto interno lordo oltre le attese, come l’aumento della spesa per difesa e infrastrutture e l’adozione diffusa di nuove tecnologie, in particolare l’intelligenza artificiale. Anche i nuovi accordi commerciali tra l’Unione europea e il Sudamerica, come il Mercosur (Mercato Comune del Sud), e l’intesa con l’India sono considerati potenziali moltiplicatori della crescita. In vista del Consiglio Ue del 6 febbraio, Lagarde invierà ai leader europei una lista di misure per rilanciare crescita e produttività e valorizzare il talento europeo, chiarendo che su Unione bancaria, euro digitale, mercato unico, innovazione e autonomia strategica la Bce ha una posizione definita e ritiene necessarie riforme significative da approfondire o accelerare. È stato inoltre annunciato che la presidente sarà in Italia nei primi giorni di marzo per incontri a Roma con la Banca d’Italia e per interventi pubblici a Bologna e Milano.
Tra i commenti di alcuni gestori finanziari si è osservato che nonostante la crescita deludente in molte economie dell’eurozona e l’aumento dell’incertezza geopolitica e commerciale, l’attenzione della Bce resta ancorata al mandato di inflazione al 2%. La tenuta dell’inflazione core (inflazione al netto delle componenti più volatili come energia e alimentari), in particolare nei servizi, e il rientro dell’inflazione headline (inflazione complessiva) sostengono una fase di osservazione, mentre un allentamento prematuro rischierebbe di annullare i progressi recenti. Lo scenario di base sembra fare prevedere tassi invariati per tutto il 2026, anche se il bilancio dei rischi resta orientato verso un possibile allentamento.
Altri economisti invece ritengono probabile che la prossima mossa della Bce sia un taglio, in contrasto con le aspettative di mercato che ipotizzano un aumento di 25 punti base a fine 2027. La crescita resta poco incoraggiante, come indicato da un PMI (Purchasing Managers Index, indice dei direttori degli acquisti) appena sopra 50 e da una domanda di credito debole, mentre l’inflazione complessiva potrebbe scendere sotto il 2% nel primo semestre 2026. Un percorso di riduzioni dei tassi potrebbe accentuare l’inclinazione delle curve dei rendimenti, anche se restano rilevanti i rischi geopolitici, le pressioni sui conti pubblici e possibili shock energetici.
Altri gestori evidenziano che l’approccio resta fortemente dipendente dai dati e orientato a valutare inflazione, salari e crescita, con il mercato che al momento non prezza cambi di politica monetaria per tutto il 2026. Lagarde ha ricordato che l’economia è rimasta resiliente con una crescita dello 0,3% nell’ultimo trimestre 2025, sostenuta da bassa disoccupazione al 6,2%, bilanci privati solidi e incremento graduale della spesa pubblica per difesa e infrastrutture, pur in un quadro di incertezza globale.
Intanto nel Regno Unito anche la Bank of England ha lasciato invariati i tassi al 3,75%. Economisti ritengono a marzo ci possa essere un possibile taglio, alla luce del calo dell’inflazione, della debolezza del mercato del lavoro e del rallentamento degli accordi salariali. Si sottolinea al contempo il difficile equilibrio tra un’inflazione risalita al 3,4% e un’economia in rallentamento con disoccupazione ai massimi da 4 anni, evidenziando una spaccatura nel Monetary Policy Committee (MPC, Comitato di politica monetaria) tra sostenitori della stabilità e fautori di un allentamento. Il governatore della Banca d’Inghilterra, Andrew John Bailey, avrebbe indicato una decisione considerata dovish (orientata all’allentamento), con prospettive di ritorno dell’inflazione al 2% entro aprile e possibili riduzioni dei tassi nei mesi successivi.

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.







