Banche italiane. Utili al massimo storico nel 2025: 27,74 miliardi. In affanno l’economia reale e produttiva

I 6 principali istituti superano i risultati del 2024 con una crescita del 16,2%

Sintesi

Nel 2025 le 6 maggiori banche italiane registrano utili complessivi pari a 27,74 miliardi in aumento del 16,2% rispetto al 2024 mentre l’economia reale e la produttiva restano deboli. Le aggregazioni tra istituti rafforzano dimensioni e risultati incidendo sulle capitalizzazioni di Borsa che portano Intesa Sanpaolo e UniCredit oltre i 100 miliardi. La riduzione dello spread Btp-Bund fino a 60 punti base e la stabilità politica sostengono il sistema bancario. Il calo dei tassi deciso dalla BCE riduce il margine di interesse soprattutto nel secondo semestre ma le maggiori commissioni da risparmio gestito e assicurazioni compensano la flessione. La drastica diminuzione degli Npl (crediti deteriorati) abbassa il costo del rischio su livelli minimi in Europa consolidando i bilanci. Le prospettive per il 2026 dipendono dalla ripresa stabile del credito e da una crescita economica robusta e duratura.

Articolo

Nel 2025 il sistema bancario italiano raggiunge un risultato record mentre l’economia concreta e la produttività mostrano segnali di rallentamento. Intesa Sanpaolo, UniCredit, Monte dei Paschi di Siena (Mps), Bper Banca, Banco Bpm e Credem chiudono l’esercizio con profitti aggregati pari a 27,74 miliardi di euro, in crescita del 16,2% rispetto ai 23,86 miliardi del 2024.

L’anno è contraddistinto da un marcato riassetto del comparto creditizio. Le operazioni di integrazione tra Banco Bpm e Anima Sgr (Società di gestione del risparmio), tra Bper e Banca Popolare di Sondrio, tra Mps e Mediobanca ampliano la dimensione industriale e contribuiscono all’espansione dei risultati. Il processo di consolidamento, avviato dopo le crisi bancarie del decennio precedente e favorito anche dalle indicazioni della vigilanza europea, migliora efficienza e robustezza patrimoniale.

I mercati finanziari recepiscono positivamente l’incremento della redditività. Intesa Sanpaolo e UniCredit superano i 100 miliardi di euro di capitalizzazione di mercato, mentre Mps, Bper e Banco Bpm oltrepassano i 20 miliardi. UniCredit contabilizza 10,58 miliardi di utili e Intesa Sanpaolo 9,32 miliardi, valori inferiori ai 12,22 miliardi della francese Bnp Paribas ma accompagnati da una valutazione di Borsa superiore al gruppo transalpino.

Determinante risulta la contrazione dello spread tra Btp e Bund tedeschi, sceso fino a 60 punti base. La riduzione del differenziale di rendimento, sostenuta da stabilità politica e gestione prudente del debito pubblico, attenua il rischio percepito sul sistema Paese e valorizza i titoli di Stato detenuti nei portafogli bancari.

Sotto il profilo reddituale il 2025 rappresenta un anno di transizione. Dopo la fase di rialzo dei tassi deliberata dalla BCE che fino al 2024 aveva alimentato il margine di interesse, la successiva riduzione del costo del denaro incide negativamente soprattutto nel secondo semestre. Gli istituti compensano la contrazione dei proventi creditizi con l’aumento delle commissioni, in particolare nei servizi di gestione del risparmio e nel comparto assicurativo, rafforzando un modello orientato ai ricavi da servizi.

Secondo le più recenti rilevazioni della Banca d’Italia si osserva una moderata ripresa della domanda di finanziamenti, ma non è ancora possibile stabilire se si tratti di una tendenza strutturale. I piani industriali per il 2026 indicano un obiettivo condiviso di incremento dei volumi di credito, la cui sostenibilità dipenderà dalla capacità dell’economia nazionale di riattivare investimenti e consumi in modo stabile.

Il rafforzamento dei risultati è anche l’esito di un processo di ristrutturazione avviato oltre 10 anni fa. La riduzione e cessione degli Npl (Non Performing Loans: crediti deteriorati) ha alleggerito i bilanci e abbassato il costo del rischio su livelli tra i più contenuti in Europa. Intesa Sanpaolo chiude il 2025 con crediti in sofferenza pari a 0,8 miliardi al netto delle rettifiche, un valore prossimo all’azzeramento.

La contrazione generalizzata dei crediti deteriorati accresce non solo la redditività ma anche la solidità del sistema bancario a beneficio di azionisti e portatori di interesse. Per mantenere questa traiettoria è tuttavia necessaria una crescita economica robusta e durevole, condizione essenziale per evitare che il divario tra finanza prospera ed economia stagnante si ampli ulteriormente.

Di contro, nel 2025, l’economia reale italiana ha registrato una crescita contenuta e inferiore alla media europea, con stime Istat (Istituto Nazionale di Statistica) e UPB (Ufficio parlamentare di bilancio) che indicano un aumento del PIL prossimo allo 0,6%-0,7% annuo, confermando una fase di espansione debole ma resiliente dopo la stagnazione del 2024. Questo modesto andamento è stato accompagnato da una persistente sofferenza della produttività, che ha continuato a risentire della mancanza di adeguati investimenti in capitale umano, infrastrutture e tecnologia, evidenziando una crescita strutturale ancora “in trappola” e salari reali che faticano a recuperare potere d’acquisto. Nonostante una ripresa nel quarto trimestre superiore alle attese (+0,3% congiunturale), l’industria ha mostrato andamenti deboli, con la produzione che ha subito flessioni in diversi mesi dell’anno.