Minacce a Salvo Palazzolo dopo il video sul concerto neomelodico: l’Ordine dei giornalisti: Al suo fianco

Insulti e intimidazioni contro il cronista de La Repubblica dopo il racconto del live di Anthony in una sala Bingo di Palermo. Solidarietà di Odg (Ordine dei giornalisti), Assostampa e Anci (Associazione nazionale comuni italiani)

Sintesi

Le minacce comparse sui social contro il giornalista de La Repubblica Salvo Palazzolo dopo un video sul concerto del cantante neomelodico Anthony in una sala Bingo di Palermo e la presenza in platea di due soggetti condannati per associazione mafiosa. La presa di posizione ufficiale dell’Odg Sicilia con la richiesta di individuare i responsabili degli attacchi. La solidarietà espressa da Assostampa e da Anci Sicilia con l’invito a rafforzare il monitoraggio delle piattaforme digitali nel rispetto della libertà di espressione. Il profilo professionale del cronista, da oltre un anno sotto scorta, e il quadro normativo e giurisprudenziale sulle minacce online e sulla tutela della libertà di stampa.

Articolo

Nuove intimidazioni sul web contro il giornalista de La Repubblica Salvo Palazzolo, bersaglio di messaggi offensivi e minacciosi dopo la diffusione di un video nel quale raccontava il concerto del cantante neomelodico Anthony, svoltosi in una sala Bingo Snai di Palermo. Nel filmato il cronista descriveva l’esibizione dell’artista, che interpretava la vicenda di 2 uomini tornati in libertà dopo lunghi periodi di detenzione, e segnalava la presenza in prima fila di Giuseppe Caserta e Claudio D’Amore, condannati in appello per associazione mafiosa.

Tra i commenti apparsi sui social si leggono frasi come “Giornalisti sporchi infami” e “Fucilata in mezzo agli occhi no?”, espressioni che configurano ipotesi di reato quali minaccia aggravata e istigazione alla violenza, fattispecie disciplinate dal Codice penale e già oggetto di consolidata giurisprudenza della Corte di cassazione in materia di intimidazioni veicolate attraverso piattaforme digitali. L’ordinamento italiano punisce infatti le minacce anche quando diffuse online, ritenendo i social network strumenti idonei a determinare un concreto pericolo per l’incolumità e la libertà morale della persona offesa.

L’Ordine dei giornalisti di Sicilia ha espresso una condanna netta degli attacchi, dichiarando di schierarsi “senza tentennamenti” accanto al collega e sollecitando le autorità competenti a fare piena luce sull’accaduto per identificare e sanzionare i responsabili. L’Odg (Ordine dei giornalisti), ente pubblico che vigila sul rispetto della deontologia professionale e sulla tutela della categoria, ha sottolineato come simili episodi colpiscano non soltanto il singolo cronista ma l’intero diritto di cronaca, garantito dall’articolo 21 della Costituzione, che tutela la libertà di manifestazione del pensiero.

Palazzolo, che dal gennaio 2025 vive sotto protezione per ragioni connesse alla sua attività investigativa, da oltre 30 anni si occupa di cronaca giudiziaria e delle evoluzioni di Cosa Nostra successive alle stragi degli anni 1992-1993. Inviato speciale de La Repubblica a Palermo dal 1999, in precedenza ha collaborato con Il Manifesto, La Sicilia e Il Mediterraneo. È autore di saggi e inchieste come “Il codice Provenzano” scritto con M. Prestipino, “Collusi” con Nino Di Matteo e “Ti racconterò tutte le storie che potrò” con Agnese Borsellino. Nel 2022 ha pubblicato “I fratelli Graviano. Stragi di mafia, segreti, complicità”. Ha inoltre partecipato alla realizzazione di docu-fiction (documentario romanzato) per la Rai (Radiotelevisione italiana), tra cui “Scacco al re. La cattura di Provenzano” e “Le mani su Palermo”, premiata al Premio Ilaria Alpi nel 2009.

Alla condanna dell’Odg si è affiancata quella dell’Associazione Siciliana della stampa insieme alla sezione provinciale di Palermo e al Gruppo cronisti siciliani, che hanno definito “vergognose” le minacce ricevute dal giornalista, evidenziando come intimidire chi racconta i fatti con rigore significhi tentare di imporre il silenzio su diritti, libertà e sicurezza collettiva. Un richiamo che si inserisce nel solco delle più recenti pronunce della Corte europea dei diritti dell’uomo, che ribadiscono l’obbligo degli Stati di proteggere i giornalisti da pressioni e ritorsioni, soprattutto quando si occupano di criminalità organizzata.

Anche Anci Sicilia, articolazione regionale dell’Anci (Associazione nazionale comuni italiani), attraverso il presidente Paolo Amenta e il segretario generale Mario Emanuele Alvano, ha manifestato “piena e convinta solidarietà” a Palazzolo, ricordando che le minacce rivolte al cronista costituiscono un attacco ai principi democratici. Amenta ha sottolineato la necessità di rafforzare strumenti di monitoraggio, responsabilizzazione e verifica della qualità delle informazioni diffuse sui social network, promuovendo trasparenza e uso consapevole delle piattaforme digitali, nel rispetto del pluralismo e della libertà di espressione.

Il caso si colloca in un contesto più ampio in cui le minacce online ai giornalisti rappresentano un fenomeno crescente, più visibile ma non meno insidioso rispetto alle intimidazioni tradizionali. La tutela penale, le misure di protezione personale e l’azione delle istituzioni di categoria restano presìdi essenziali per garantire che il diritto di cronaca non venga compresso da pressioni, violenze verbali o tentativi di delegittimazione.