Sintesi
Il rapporto “Dis(armati)“. Un’indagine sulla diffusione della violenza giovanile tra percezione e realtà” diffuso da Save the Children evidenzia un aumento dei reati violenti tra gli adolescenti in Italia e una crescente diffusione delle armi tra i minori. Nei primi 6 mesi del 2025 sono stati 46 i minorenni denunciati o arrestati per associazione mafiosa con numeri concentrati soprattutto a Catania e Napoli mentre nel 2024 erano stati 49 in tutto l’anno. Negli ultimi 10 anni sono aumentati i minori coinvolti in rapine, lesioni personali e risse e sono cresciuti anche i casi di porto abusivo di armi con un incremento del 455%. Nonostante ciò il tasso complessivo di criminalità minorile in Italia resta tra i più bassi in Europa. L’indagine mette però in evidenza una forte fragilità emotiva tra gli adolescenti spesso segnata da solitudine, conflitti familiari e mancanza di opportunità educative. Il fenomeno si intreccia anche con l’uso dei social media e con nuove forme di aggregazione giovanile più fluide e temporanee. Gli esperti sottolineano la necessità di investire in politiche educative, ascolto psicologico e progetti sociali per prevenire la violenza giovanile e rafforzare le relazioni tra scuola, famiglie e istituzioni.

Articolo
Negli ultimi anni in Italia il fenomeno della violenza giovanile sta assumendo forme nuove e in parte più visibili. A segnalarlo è il rapporto “Dis(armati)”. Un’indagine sulla diffusione della violenza giovanile tra percezione e realtà” realizzato da Save the Children attraverso il proprio polo di ricerca con il sostegno della Fondazione Iris Ceramica Group ETS (Ente del Terzo Settore, organizzazione senza scopo di lucro che promuove attività sociali). L’indagine analizza dati statistici, testimonianze e informazioni raccolte tra minorenni, giovani adulti, magistrati, operatori sociali, esperti del sistema di giustizia minorile e rappresentanti delle amministrazioni pubbliche.

Il quadro che emerge evidenzia un fenomeno complesso. Da un lato l’Italia continua a mantenere livelli complessivamente bassi di criminalità minorile rispetto al resto d’Europa. Dall’altro si registra negli ultimi anni un aumento di alcuni reati violenti commessi da adolescenti. I dati del Servizio Analisi Criminale del Ministero dell’Interno indicano che nel 2024 i minori tra 14 e 17 anni denunciati o arrestati per rapina sono stati 3.968, più del doppio rispetto al 2014. Nello stesso anno i casi di lesioni personali hanno raggiunto 4.653, quasi il doppio rispetto a 10 anni prima. Anche le risse risultano in aumento con 1.021 episodi registrati nel 2024 contro i 433 del 2014 mentre le denunce per minaccia hanno toccato quota 1.880.

Un elemento particolarmente preoccupante riguarda la crescente diffusione delle armi tra gli adolescenti. I minorenni segnalati per porto abusivo di armi o oggetti atti a offendere sono passati da 778 nel 2019 a 1.946 nel 2024. Se si osserva un arco temporale più lungo l’aumento appare ancora più evidente. I minori denunciati o arrestati per porto abusivo di armi erano 27 nel 2014 e sono diventati 150 nel 2024 con una crescita del 455%. Nella maggior parte dei casi si tratta di coltelli o oggetti taglienti portati con sé dai ragazzi per sentirsi più protetti o per ottenere rispetto all’interno del gruppo.
Il rapporto mette in luce una contraddizione significativa. Gli adolescenti appaiono sempre più “armati” ma allo stesso tempo più fragili dal punto di vista emotivo e relazionale. Le testimonianze raccolte raccontano storie di solitudine, rabbia, frustrazione e difficoltà familiari. Alcuni ragazzi descrivono la violenza come una forma di linguaggio attraverso cui cercare visibilità, appartenenza o riconoscimento sociale quando mancano relazioni educative solide e contesti di ascolto.
Nel corso dell’indagine sono stati analizzati anche episodi recenti che hanno coinvolto minorenni in diverse città italiane come Roma, Milano, Napoli, Bari e Terni. Gli studiosi sottolineano come le modalità della violenza tra adolescenti siano cambiate negli ultimi anni diventando più immediate, più visibili e spesso amplificate dai social media (piattaforme digitali di comunicazione e condivisione online). In molti casi gli episodi violenti vengono filmati e diffusi su internet trasformandosi in una sorta di spettacolo pubblico.
Un ulteriore elemento di preoccupazione riguarda il possibile coinvolgimento dei minori nella criminalità organizzata. Nei primi 6 mesi del 2025 i minorenni denunciati o arrestati per associazione mafiosa sono stati 46 mentre nell’intero 2024 erano stati 49. Quasi la metà dei casi del 2025 si concentra in due città simbolo della presenza mafiosa come Catania con 15 minori e Napoli con 6. Gli esperti spiegano che spesso l’avvicinamento dei ragazzi alle organizzazioni criminali nasce da contesti segnati da povertà educativa, assenza di opportunità e mancanza di prospettive sociali.
I dati complessivi del sistema di giustizia minorile mostrano tuttavia un andamento diverso nel lungo periodo. I minori e giovani adulti segnalati agli USSM (Uffici di Servizio Sociale per i Minorenni, strutture del Ministero della Giustizia che seguono i percorsi di recupero dei ragazzi autori di reato) sono diminuiti negli ultimi 20 anni passando da circa 23.000 nel 2004 a 14.220 nel 2024. A livello europeo l’Italia mantiene uno dei tassi più bassi di minori sospettati o autori di reato con 363 casi ogni 100 mila abitanti nel 2023 rispetto ai 329 del 2014.
Allo stesso tempo aumenta il numero di ragazzi presi in carico dal sistema di giustizia minorile. Nel 2024 sono stati 23.862, dato cresciuto anche a causa della permanenza più lunga nel circuito giudiziario dopo l’entrata in vigore del cosiddetto Decreto Caivano, cioè il DL 123/2023 (Decreto Legge numero 123 del 2023) convertito nella legge 159/2023 che ha introdotto nuove misure per contrastare la criminalità minorile e rafforzare gli interventi di sicurezza nei territori più esposti.
Secondo gli operatori sociali intervistati nel rapporto molti ragazzi che finiscono coinvolti in episodi di violenza portano con sé storie di disagio e fragilità. “Questi ragazzi usano la voce e le mani perché si sentono invisibili”, raccontano alcuni educatori che lavorano nei quartieri più difficili. In diversi casi dietro i comportamenti aggressivi emergono esperienze di violenza domestica, isolamento sociale o mancanza di relazioni affettive stabili.
L’analisi evidenzia inoltre un cambiamento nella struttura dei gruppi giovanili. Non sempre si tratta delle tradizionali “baby gang”, espressione con cui si indicano gruppi criminali composti da minorenni, ma più spesso di aggregazioni temporanee e fluide organizzate attraverso i social media. Le piattaforme digitali vengono utilizzate per convocare incontri o scontri tra gruppi rivali, costruire alleanze, registrare episodi violenti o creare contatti con ambienti illegali. Secondo l’indagine il 13,4% dei ragazzi tra 15 e 19 anni dichiara di avere assistito online a video che mostrano episodi di violenza mentre tra le ragazze la percentuale si ferma all’8,4%. Una quota più ridotta ammette di aver registrato personalmente scene violente con il proprio telefono.
Di fronte a questo scenario gli esperti sottolineano che la risposta non può essere soltanto repressiva. Antonella Inverno evidenzia che “per prevenire e affrontare il fenomeno della violenza giovanile è necessario un cambiamento di prospettiva da parte del mondo adulto che spesso fatica ad ascoltare davvero i giovani e a comprenderne i bisogni più profondi”. Sulla stessa linea anche Giorgia D’Errico che sottolinea come puntare esclusivamente su sanzioni e repressione non sia sufficiente. Secondo l’organizzazione è necessario rafforzare politiche educative e sociali capaci di offrire ai ragazzi opportunità concrete, spazi di ascolto e relazioni positive.
Le proposte avanzate dagli esperti riguardano in particolare programmi di educazione alla nonviolenza nelle scuole, servizi di supporto psicologico per adolescenti, progetti di educativa di strada e spazi pubblici sicuri dove i giovani possano incontrarsi e partecipare alla vita sociale. Fondamentale appare inoltre costruire una collaborazione stabile tra istituzioni locali, famiglie, scuole, servizi sociali e organizzazioni del terzo settore.
Save the Children opera da oltre 100 anni nel mondo e dal 1998 in Italia con programmi dedicati alla tutela dei diritti dei minori. L’organizzazione promuove progetti di educazione, protezione dei bambini, contrasto alla povertà educativa e interventi di emergenza in oltre 100 Paesi basando la propria azione sulla Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza (trattato internazionale adottato dalle Nazioni Unite per garantire la protezione dei diritti dei minori).

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.







