Università italiane: In 10 anni iscrizioni in crescita al Nord, in arretramento al Sud. Ultimi Campania, Sicilia e Sardegna

Il 5° Rapporto dell’Osservatorio MHEO (Milan Higher Education Observatory, Osservatorio milanese sull’istruzione superiore), sostenuto dal PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza), fotografa un sistema terziario in sviluppo ma diviso territorialmente. Oltre 2,1 milioni di studenti tra atenei, ITS Academy (Istituti Tecnologici Superiori) e AFAM (Alta Formazione Artistica, Musicale e Coreutica)

Sintesi

Le università italiane registrano un incremento di circa 19% degli iscritti tra 2014/15 e 2024/25 con una crescita trainata soprattutto dagli atenei non statali e da quelli telematici a fronte di un aumento limitato delle università statali. L’espansione risulta territorialmente diseguale con il Nord e parte del Centro in progresso e il Mezzogiorno in arretramento accentuando il divario tra le aree del Paese: i più negativi risultano Campania con -21.482, Sicilia con -7.237 e Sardegna con -3.661. Il sistema terziario comprende complessivamente 403 istituzioni tra università, ITS Academy e AFAM per oltre 2,13 milioni di studenti ma deve confrontarsi con il calo demografico e con un saldo negativo della mobilità internazionale. L’indagine sugli studenti della Statale di Milano evidenzia il peso degli affitti, la dipendenza economica dalle famiglie e il legame tra fragilità finanziaria e disagio psicologico mentre l’ateneo interviene con ampliamento della no tax area, incremento dei posti letto, potenziamento del counseling (un servizio di supporto psicologico e relazionale di breve periodo, volto a favorire il benessere, l’autoconsapevolezza e la crescita personale degli studenti, aiutandoli a superare momenti di crisi, stress o difficoltà decisionali) e avvio di un corso di laurea online in attesa del via libera degli organi nazionali competenti.

Articolo

Il sistema universitario italiano registra un incremento vicino al 19% degli iscritti tra l’anno accademico 2014/15 e il 2024/25. In termini assoluti gli atenei, 92 distribuiti lungo la penisola, hanno acquisito 323mila studenti in più, raggiungendo 2,03 milioni di iscritti su un totale di oltre 2,13 milioni considerando anche ITS Academy (scuole di eccellenza post-diploma ad alta specializzazione tecnologica, pensate per formare super tecnici in settori strategici del Made in Italy) e AFAM (Alta Formazione Artistica, Musicale e Coreutica, comprende le istituzioni italiane di livello universitario, quali Accademie di Belle Arti, Conservatori, ISIA, ecc. deputate all’istruzione superiore nel campo delle arti visive, musicali, coreutiche e drammatiche, sotto l’egida del Ministero dell’Università e della Ricerca – MUR). La progressione non è uniforme né per territorio né per tipologia di istituzione. Gli atenei statali segnano un aumento contenuto del 2,71%, quelli non statali crescono del 30,95%, mentre le università telematiche registrano un’espansione straordinaria del 460,52%, segnale di una domanda formativa che si orienta verso modalità a distanza.

Il quadro emerge dal 5° Rapporto dell’Osservatorio MHEO, realtà finanziata attraverso il PNRR nell’ambito dell’ecosistema dell’innovazione MUSA (Multilayered Urban Sustainability Action, Azione multilivello per la sostenibilità urbana). Il documento, realizzato con il contributo del Centro Heye dell’Università di Bergamo e del Centro MEIEC (Centro di ricerca sull’innovazione, imprenditorialità e competitività) dell’Università degli Studi di Milano, analizza l’“University factor”, ossia l’impatto economico e la sostenibilità dell’istruzione terziaria, includendo trasferimento tecnologico e spin off accademici.

La distribuzione geografica evidenzia una frattura marcata. Il Nord consolida la propria attrattività con un aumento del 15,5%, mentre il Centro cresce del 6,22%. Il Mezzogiorno, comprese le Isole, arretra del 10,58%. In valore assoluto la Lombardia guadagna 37.165 iscritti e l’Emilia-Romagna 31.014. In controtendenza negativa risultano Campania con -21.482, Sicilia con -7.237 e Sardegna con -3.661. Nel Centro il Lazio avanza di 19.914 unità, la Toscana resta quasi invariata con +233 e l’Abruzzo cala di 13.544 iscritti. Il baricentro del sistema si sposta quindi verso le regioni settentrionali, accentuando squilibri già storicamente presenti.

Se si amplia lo sguardo all’intero comparto terziario, l’Italia conta 403 istituzioni tra università, 164 enti AFAM con 95.307 studenti e 147 ITS Academy con 11.834 iscritti secondo MHEO, mentre dati più recenti del MIM (Ministero dell’Istruzione e del Merito) e di INDIRE (Istituto Nazionale di Documentazione, Innovazione e Ricerca Educativa) indicano oltre 40mila studenti negli ITS. Il sistema appare quindi articolato e in trasformazione, sospinto dall’esigenza di competenze avanzate nell’economia della conoscenza.

All’orizzonte pesa però il declino demografico. Le proiezioni 2025-2080 indicano una popolazione italiana destinata a scendere sotto i 50 milioni di residenti, con una struttura anagrafica concentrata tra 40 e 74 anni e una contrazione significativa della fascia 0-19 anni. L’invecchiamento strutturale mette sotto pressione la sostenibilità dell’università e del mercato del lavoro. A ciò si aggiunge la mobilità studentesca: nel 2023 oltre 50mila italiani hanno scelto di studiare in altri Paesi europei, in particolare Germania con 11.870, Francia con 10.496 e Austria con 9.460, a fronte di circa 18.500 studenti europei iscritti in Italia. Il saldo negativo solleva interrogativi sulla capacità attrattiva del sistema nazionale.

Un capitolo specifico del Rapporto MHEO approfondisce la condizione economica e abitativa degli studenti dell’Università degli Studi di Milano, sulla base di 2.237 questionari raccolti nella primavera 2025. L’affitto rappresenta la voce di spesa più gravosa per chi vive in autonomia, con una media mensile di 730 euro. Il 62,6% degli intervistati risiede nella casa familiare, mentre il 25,6% sceglie un alloggio indipendente sostenendo costi rilevanti che incidono sulla qualità della vita accademica. Oltre un terzo del campione impiega tra 31 e 120 minuti al giorno per il tragitto casa-ateneo. Un terzo degli studenti dispone di risparmi non superiori a 100 euro, evidenziando una fragilità strutturale rispetto a shock economici. I dati mostrano inoltre una correlazione tra assenza di risparmio e maggiori livelli di ansia e depressione.

La rettrice della Statale, Marina Brambilla, ha spiegato che “questi dati sono stati fondamentali per ripensare il diritto allo studio oltre il dettato costituzionale”. L’ateneo milanese ha esteso la no tax area fino a 30mila euro di ISEE (Indicatore della Situazione Economica Equivalente), con 27mila studenti su 64mila esonerati dal pagamento delle tasse. Sono stati incrementati i posti letto con l’obiettivo di garantire un canone di 250 euro mensili per le residenze collegate al diritto allo studio. Tra i progetti figurano 1.100 posti nell’area MIND (Milano Innovation District, Distretto dell’Innovazione di Milano), di cui 400 destinati al diritto allo studio, e la nuova residenza di via Attendolo in fase di completamento. L’ateneo ha inoltre potenziato il servizio di counseling (un supporto psicologico e relazionale di breve periodo, volto a favorire il benessere, l’autoconsapevolezza e la crescita personale degli studenti, aiutandoli a superare momenti di crisi, stress o difficoltà decisionali) con 3 psicologhe strutturate e una rete di supporto esterna per il disagio giovanile.

Sul piano dell’offerta formativa la Statale ha presentato al CUN (Consiglio Universitario Nazionale) un nuovo corso di laurea in Economia aziendale interamente online, in attesa dell’autorizzazione dell’ANVUR (Agenzia Nazionale di Valutazione del Sistema Universitario e della Ricerca). Brambilla ha chiarito che la didattica in presenza resta centrale, ma l’apertura alla modalità a distanza si ispira al modello della Open University nel Regno Unito, ateneo pubblico con consolidata tradizione scientifica. L’obiettivo dichiarato è ampliare l’accesso a una formazione di qualità rivolta anche a lavoratori e studenti non tradizionali, evitando che tale segmento sia lasciato esclusivamente al mercato privato.

Il sistema universitario italiano si trova dunque in una fase di espansione quantitativa ma di ridefinizione strutturale. Cresce il numero complessivo degli iscritti, si rafforza il ruolo degli atenei del Nord e delle università telematiche, mentre il Mezzogiorno e la dinamica demografica rappresentano le principali criticità. La sfida, secondo gli osservatori e le recenti prese di posizione accademiche, sarà coniugare accessibilità, sostenibilità finanziaria e qualità scientifica in un contesto competitivo europeo sempre più esigente.