Irpef. Oltre 11,3 milioni si dichiarano esenti e grava su dipendenti, pensionati, autonomi, proprietari e altri

Crescono redditi e gettito. Il ceto medio, con redditi compresi tra 35mila e 70mila euro, contribuisce con un terzo dell'Irpef. I contribuenti con redditi oltre 75mila euro solo il 3,3%. La fascia dei redditi superiori a 300mila euro, pari allo 0,2% dei contribuenti, contribuisce al 6,6% dell’imposta totale. L'Irpef non sembra più rappresentativa del reddito reale

Sintesi

Nel 2025 i dati sulle dichiarazioni 2024 mostrano un aumento del reddito complessivo e dell’imposta dichiarata. Oltre 11,3 milioni di contribuenti non versano Irpef anche grazie a detrazioni e regimi sostitutivi. La maggior parte del gettito resta a carico di lavoratori dipendenti e pensionati lavoratori autonomi e liberi professionisti, imprenditori individuali, soci di società di persone, e in generale chi percepisce redditi da fabbricati e terreni, quindi anche proprietari di immobili che affittano o possiedono beni immobili non soggetti a tassazione sostitutiva. Solo il 3,3% dichiara redditi elevati sopra 75mila euro. Cresce l’utilizzo di strumenti come flat tax e cedolare secca che riducono la base imponibile ordinaria. Il sistema evidenzia limiti strutturali nel rappresentare la reale capacità contributiva e continua a mostrare squilibri tra chi paga integralmente e chi contribuisce meno o evade.

Articolo

L’IRPEF (Imposta sul Reddito delle Persone Fisiche) è la principale imposta diretta, personale e progressiva vigente in Italia, dovuta da tutti i residenti che percepiscono redditi di varia natura (lavoro dipendente, autonomo, impresa, fondiari o pensioni). Essa si applica sul reddito complessivo netto, calcolato sottraendo deduzioni e detrazioni da quello lordo, ed è strutturata a scaglioni con aliquote crescenti (attualmente 23%, 35% e 43% secondo le recenti normative), garantendo il principio costituzionale di progressività per cui chi guadagna di più paga in proporzione una percentuale maggiore. Per la maggior parte dei lavoratori dipendenti e pensionati, il versamento avviene tramite ritenuta alla fonte effettuata dal datore di lavoro o dall’ente pensionistico (sostituto d’imposta), rendendola una tassa gestita direttamente nella busta paga.

Devono pagare l’Irpef tutti i contribuenti residenti in Italia che percepiscono redditi imponibili, in particolare lavoratori dipendenti e pensionati, lavoratori autonomi e liberi professionisti, imprenditori individuali, soci di società di persone, e in generale chi percepisce redditi da fabbricati e terreni, quindi anche proprietari di immobili che affittano o possiedono beni immobili non soggetti a tassazione sostitutiva. Rientrano inoltre coloro che percepiscono redditi diversi come plusvalenze o redditi occasionali, mentre sono esclusi o pagano in forma ridotta i soggetti che rientrano in regimi agevolati o sostitutivi, come il regime forfettario o la cedolare secca sugli affitti, oppure chi ha redditi talmente bassi da essere azzerati da detrazioni e crediti fiscali.

I dati diffusi nel 2025 dal Dipartimento delle Finanze, relativi alle dichiarazioni dei redditi presentate nello stesso anno e riferite all’anno d’imposta 2024, confermano un andamento crescente del reddito complessivo dichiarato che supera 1.076,3 miliardi di euro, segnando un incremento del 4,7% rispetto all’anno precedente, pari a 48,6 miliardi in più, mentre il valore medio si attesta a 25.820 euro con una crescita del 4%. Parallelamente aumenta anche l’imposta dichiarata che raggiunge 197,4 miliardi di euro con un progresso del 3,9%, in un contesto macroeconomico caratterizzato da una crescita del PIL (Prodotto Interno Lordo) del 2,8% in termini nominali e dello 0,8% in termini reali e da un’inflazione contenuta all’1% rispetto al 5,7% dell’anno precedente.

La dinamica positiva è sostenuta anche dall’incremento dei lavoratori dipendenti, con oltre 348.000 soggetti in più rispetto al 2023 pari a un aumento dell’1,5%, e da una crescita del reddito dichiarato del 5,6%. I contratti a tempo indeterminato raggiungono quota 17,9 milioni con un aumento dell’1,6% e un reddito medio di 27.676 euro, mentre i contratti a tempo determinato arrivano a 6,2 milioni con un incremento dell’1,1% e un reddito medio di 11.375 euro. Anche i redditi da pensione mostrano un’espansione, raggiungendo 325,5 miliardi di euro con un aumento complessivo del 5,5% e una lieve crescita del numero di pensionati pari allo 0,2%.

Nonostante questi segnali favorevoli, emerge con evidenza una vasta area di contribuenti che non versa l’Irpef. Oltre 8,7 milioni di soggetti dichiarano un’imposta netta pari a zero per effetto di soglie di esenzione, detrazioni che annullano l’imposta lorda o presenza esclusiva di redditi soggetti a tassazione sostitutiva. Considerando anche i contribuenti la cui imposta è compensata da strumenti come il trattamento integrativo e il bonus tredicesima, il numero complessivo supera 11,3 milioni, delineando una porzione molto ampia della platea fiscale che di fatto non contribuisce al gettito Irpef.

A questo fenomeno si aggiunge la crescente diffusione di regimi alternativi come la cosiddetta flat tax (imposta piatta), ovvero il regime forfettario, che registra un aumento del 3,3% con oltre 2 milioni di adesioni, e la cedolare secca sugli affitti, che coinvolge 3,3 milioni di contribuenti con un incremento del 5,1% e un imponibile pari a 23,4 miliardi di euro, generando un’imposta superiore a 4,1 miliardi, in crescita del 9%, con una quota rilevante derivante dall’aliquota del 21%.

Il carico fiscale continua quindi a concentrarsi prevalentemente su lavoratori dipendenti, pensionati, che rappresentano circa l’84,6% del totale dell’imposta dichiarata e altre categorie di contribuenti. In particolare, il cosiddetto ceto medio, con redditi compresi tra 35mila e 70mila euro, contribuisce a circa un terzo del gettito complessivo, mentre la quota dei contribuenti con redditi elevati appare ridotta, con solo il 3,3% che dichiara oltre 75mila euro. Ancora più limitata è la fascia dei redditi superiori a 300mila euro, pari allo 0,2% dei contribuenti, che contribuisce al 6,6% dell’imposta totale, in diminuzione rispetto al 7,1% dell’anno precedente.

Questo quadro conferma una tendenza ormai consolidata nel sistema fiscale italiano, dove l’Irpef mostra difficoltà nel rappresentare in modo completo la reale distribuzione della ricchezza. La diffusione di imposte sostitutive e regimi agevolati, introdotti nel tempo attraverso diverse riforme fiscali, ha progressivamente ridotto la base imponibile ordinaria, generando una distorsione nell’analisi dei dati e una divergenza tra realtà economica percepita e quella ufficialmente dichiarata.

Negli ultimi anni, interventi normativi collegati alla riforma fiscale hanno cercato di attenuare alcune di queste criticità, ad esempio modificando le aliquote per rendere più graduale la pressione sul ceto medio, seppure solo per categorie fino a 50 mila euro, ma senza riuscire a realizzare un riordino complessivo del sistema, anche a causa dei vincoli di finanza pubblica. Parallelamente, sul fronte del contrasto all’evasione fiscale, si registrano progressi nei recuperi di gettito grazie a strumenti collaborativi e preventivi promossi dall’amministrazione finanziaria, anche se il fenomeno resta significativo e rappresenta ancora una sfida rilevante.

In definitiva, i dati mostrano un sistema tributario che registra una crescita del reddito e delle entrate ma continua a evidenziare profonde asimmetrie tra categorie di contribuenti, tra chi paga integralmente le imposte e chi beneficia di regimi agevolati o sfuggirebbe al prelievo. Ne emerge l’esigenza di un modello più equilibrato ed equo, capace di ridurre le disuguaglianze e di garantire una distribuzione più uniforme del carico fiscale, superando l’attuale divario tra contribuenti pienamente tracciati e soprattutto aree di sommerso ancora difficili da intercettare.