Sintesi
La non autosufficienza rappresenta una delle principali criticità sociali contemporanee con milioni di anziani in difficoltà nelle attività quotidiane e un sistema di assistenza ancora incompleto. La normativa nazionale con la legge 33/2023 e il decreto legislativo 29/2024 ha introdotto strumenti innovativi, ma la loro attuazione risulta rallentata e rinviata fino al 2028. I dati evidenziano ritardi nell’attivazione delle Case della Comunità e degli Ospedali di Comunità previsti dal DM 77/2022 e una copertura disomogenea dei servizi sul territorio nazionale. Il divario tra Nord e Sud resta marcato con regioni settentrionali più avanzate nei livelli essenziali di assistenza e nella diffusione di strutture e assistenza domiciliare. In Sicilia si registrano progressi parziali ma persistono criticità strutturali denunciate da SPI-CGIL con carenze di servizi, personale e integrazione socio-sanitaria. Le famiglie continuano a sostenere gran parte del carico assistenziale mentre l’invecchiamento demografico rende urgente una riorganizzazione complessiva del sistema. Nel 2026 il PNNA (Piano Nazionale per la Non Autosufficienza) 2025-2027 e la Prestazione Universale (un sostegno economico sperimentale per anziani non autosufficienti, che integra l’indennità di accompagnamento) da 850 euro (fino al 31/12/2026) rappresentano gli strumenti principali contro la non autosufficienza anziana. Ma il flop burocratico, il rinvio con il Milleproroghe al 2028 della riforma piena e i nuovi LEPS introdotti dalla Legge di Bilancio 2026 (con garanzia progressiva dal 2027) lasciano aperte criticità di sostenibilità e disparità regionali.

Articolo
La non autosufficienza si conferma tra le questioni più rilevanti e urgenti del contesto sociale contemporaneo, alimentata dall’aumento dell’età media, dalla diffusione delle patologie croniche e dal progressivo calo delle nascite, fenomeno noto come “inverno demografico”. In Italia oltre 7 milioni di cittadini con più di 65 anni presentano condizioni di fragilità o perdita di autonomia, con difficoltà nello svolgimento delle attività quotidiane fondamentali e complesse, come alimentarsi, vestirsi, gestire farmaci o risorse economiche, utilizzare strumenti di comunicazione o muoversi autonomamente.

La definizione normativa di persona anziana non autosufficiente è contenuta nell’articolo 2 del decreto legislativo 29/2024 (atto normativo di attuazione della legge 33/2023), che identifica tali soggetti come individui con gravi limitazioni funzionali bio-psico-sociali valutate attraverso strumenti standardizzati. Questa condizione implica la necessità di assistenza continuativa e integrata, sanitaria e sociale, evidenziando come il tema non riguardi esclusivamente la salute ma anche la dignità, i diritti e l’equità sociale.

Le cause principali della non autosufficienza risultano multifattoriali e comprendono l’invecchiamento, che riduce progressivamente capacità cognitive e motorie, la diffusione di malattie croniche come diabete e Alzheimer e le condizioni socio-economiche e ambientali, tra cui reddito, livello di istruzione, qualità abitativa, isolamento sociale e disponibilità di servizi. Tali fattori incidono direttamente sulla qualità della vita, aumentando il rischio di emarginazione, depressione e perdita di autonomia personale.
Sul piano normativo, il percorso di riforma ha avuto un passaggio decisivo con la legge 33 del 23 marzo 2023, che ha introdotto una revisione complessiva delle politiche per gli anziani non autosufficienti, seguita dal decreto legislativo 29/2024 che ha previsto strumenti operativi come il PUA (Punto Unico di Accesso), il PAI (Piano Assistenziale Individualizzato) e la prestazione universale sperimentale destinata agli ultraottantenni con basso ISEE (Indicatore della Situazione Economica Equivalente). Tuttavia, l’attuazione concreta della riforma ha subito rallentamenti significativi, con rinvii fino al 2028 stabiliti anche attraverso provvedimenti come il decreto cosiddetto “milleproroghe”, determinando una sostanziale sospensione degli effetti attesi.
Anche la sperimentazione, gestita dall’INPS con domanda telematica e rendicontazione trimestrale obbligatoria delle spese per assistenza qualificata, ha registrato un “flop” applicativo: solo poche migliaia di domande presentate rispetto alle 25.000 potenziali, a causa della complessità burocratica, dei requisiti stringenti e della necessità di certificazione del bisogno gravissimo (punteggio minimo 8 al questionario INPS). A marzo 2026 la Conferenza Unificata (la sede istituzionale di cooperazione tra Stato, Regioni ed Enti locali, istituita dal D.Lgs. 281/1997) ha approvato il Piano Nazionale Non Autosufficienza 2025-2027 (PNNA), che stanzia circa 3 miliardi di euro complessivi (982 milioni nel 2025, 934 nel 2026 e oltre 1,1 miliardi nel 2027 dal Fondo Nazionale per le Non Autosufficienze) con un “doppio binario”: focus principale sulle disabilità under 70 e rinvio della piena programmazione per gli anziani over 70 a un successivo provvedimento CIPA, pur definendo LEPS come l’assistenza domiciliare sociale integrata, i servizi di sollievo e supporto. La Legge di Bilancio 2026 (L. 199/2025) ha introdotto un sistema di garanzia progressiva dei nuovi Livelli Essenziali delle Prestazioni Sociali (LEPS) per gli anziani non autosufficienti – con standard minimo di un’ora settimanale di assistenza domiciliare sociale modulabile per ATS a regime dal 2027 (anziani ATS, ci si riferisce all’entrata a pieno regime del nuovo sistema di assistenza e prestazioni per le persone anziane non autosufficienti, riformato tramite la legge delega e il relativo Piano Nazionale Non Autosufficienza 2025-2027) e obiettivi intermedi dal 2026. Ma il Decreto Milleproroghe ha ulteriormente rinviato al 1° gennaio 2028 l’entrata a regime del nuovo sistema di presa in carico nazionale.
Parallelamente, il DM 77/2022 (decreto ministeriale che definisce i modelli organizzativi dell’assistenza territoriale) ha introdotto strutture fondamentali come le Case della Comunità e gli Ospedali di Comunità. I dati aggiornati al 31 dicembre 2025 evidenziano criticità rilevanti: su 1.715 Case della Comunità programmate, solo 781 hanno attivato almeno un servizio obbligatorio e appena 66 risultano pienamente operative, mentre i Punti Unici di Accesso attivati sono 539 e le attività di valutazione multidimensionale con definizione del PAI risultano 585. Per quanto riguarda gli Ospedali di Comunità, a fronte di 594 strutture previste, ne risultano attive 163 con 2.921 posti letto complessivi, includendo anche sedi provvisorie.
Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) ha fissato obiettivi ambiziosi, tra cui la copertura dell’assistenza domiciliare integrata al 10% della popolazione over 65 entro il 2026, ma i risultati appaiono disomogenei tra le diverse aree del Paese. I dati Istat aggiornati al 2024 e confermati nel biennio successivo mostrano un netto divario territoriale: nel Nord-Est si registrano circa 10,5 posti letto in Residenze Sanitarie Assistenziali per 1.000 abitanti, mentre nel Sud il valore scende a circa 3,4, con la Sicilia in una posizione intermedia ma comunque penalizzata.
Le regioni settentrionali come Veneto, Emilia-Romagna, Toscana e Piemonte risultano pienamente adempienti rispetto ai LEA (Livelli Essenziali di Assistenza), mentre la Sicilia evidenzia criticità soprattutto nelle aree della prevenzione e dell’assistenza territoriale. Le differenze emergono anche nella diffusione dell’assistenza domiciliare integrata, che supera il 12-14% degli anziani in alcune regioni del Nord, mentre resta più limitata nel Mezzogiorno.
In Sicilia, l’Assessorato della Famiglia, delle Politiche Sociali e del Lavoro, attraverso il Dipartimento della Famiglia e delle Politiche Sociali, ha promosso interventi e finanziamenti per sostenere le persone fragili, in collaborazione con l’Assessorato della Salute per gli aspetti sanitari. Tra gli atti più rilevanti si colloca il Piano per l’invecchiamento attivo del 2023 e l’aggiornamento della rete delle RSA (Residenze Sanitarie Assistenziali) al 26 gennaio 2026, che prevede 2.500 posti programmati di cui 2.017 attivati. Sono stati inoltre stanziati oltre 221 milioni di euro nel 2025 per la disabilità gravissima e le condizioni di fragilità.
Nonostante tali interventi, le organizzazioni sindacali come CGIL (Confederazione Generale Italiana del Lavoro) e SPI (Sindacato Pensionati Italiani) denunciano una situazione critica, definendo il sistema sanitario regionale “in forte deterioramento”, evidenziando mobilità sanitaria passiva elevata, carenze di personale, ritardi nell’attuazione del PNRR e un modello ancora centrato sugli ospedali anziché sul territorio. Lo SPI CGIL, con la campagna nazionale “Avremo cura di te” lanciata per tutto il 2026 e commenti del segretario nazionale Stefano Cecconi, denuncia l’“ennesimo rinvio” dovuto alla cronica carenza di risorse e alla burocratizzazione che penalizza famiglie e anziani, mentre la CGIL nazionale sottolinea come i divari regionali persistano e l’assistenza rimanga troppo spesso “fai da te”.
Il quadro complessivo evidenzia quindi una contraddizione tra programmazione normativa e attuazione concreta. Se da un lato esistono strumenti legislativi e finanziari potenzialmente efficaci, dall’altro persistono ritardi operativi, disuguaglianze territoriali e insufficienza dei servizi. La conseguenza è un sistema in cui la qualità della vita degli anziani non autosufficienti dipende ancora fortemente dal contesto geografico e dalle risorse familiari, rendendo urgente una riforma strutturale realmente applicata e una maggiore integrazione tra assistenza sanitaria e sociale.
L’opinione
Sembra ormai imperante in tutti i settori l’annosa trasversale carenza di coscienza civile e sociale del doveroso dovere, insieme ad una generalizzata culturale dissonanza cognitiva. C’è di tutta evidenza anche un diffuso smarrimento del buon senso nel cosiddetto popolo sovrano (del nulla) e senza distinzione di età, origine, titolo e genere. Gli anziani, come anche gli adolescenti e giovani, appaiono i più svantaggiati da questa trascinata sparsa degenerazione etica negli scranni alti fino all’ultimo strapuntino.

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.









