Sintesi
Ieri 23 ottobre una serie di terremoti nel Tirreno meridionale ha fatto tremare la Sicilia, soprattutto le Eolie e la costa settentrionale. La scossa maggiore, alle 12:19, ha raggiunto magnitudo 5,5. La sequenza era cominciata il 20 ottobre e ha avuto repliche anche nella notte successiva. L’attività non si è esaurita con il primo forte terremoto.

Palermo, Messina e Trapani hanno registrato evacuazioni precauzionali di scuole e uffici, mentre le scosse sono state avvertite anche a Catania e in altre province. Sono stati segnalati distacchi rocciosi alle Eolie, senza conseguenze per le persone. Il quadro disponibile non indica danni gravi diffusi.

L’allerta arancione per il possibile maremoto è stata emessa alle 12:29 e cancellata alle 13:22, dopo i controlli sul livello del mare. Non è stato rilevato uno tsunami. L’avviso ha attivato le precauzioni sulle coste.

Le scosse principali sono avvenute nella crosta terrestre, a pochi chilometri di profondità. Nel Tirreno esistono anche terremoti profondi centinaia di chilometri, legati alla discesa della placca ionica sotto la Calabria. Sono fenomeni inseriti nella stessa complessa storia geologica, ma con caratteristiche diverse.

Articolo
La sequenza, dal 20 ottobre alle scosse di ieri
La sequenza non è cominciata soltanto giovedì o nella tarda mattinata di venerdì. L’INGV, Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (ente pubblico di ricerca che studia terremoti, vulcani e fenomeni geofisici) ne colloca l’inizio nella notte del 20 ottobre 2026, nel Tirreno meridionale, circa 30 km a nord-ovest di Alicudi (isola dell’arcipelago eoliano, nel Comune di Lipari, Città metropolitana di Messina).
Ieri 23 ottobre l’attività si è intensificata. Tra gli eventi significativi risultano la scossa delle 11:04, magnitudo 3,3; quella delle 11:51:38, magnitudo locale 4,3, a 24 km di profondità; il terremoto principale delle 12:19, magnitudo momento 5,5, a 9 km; la replica delle 12:24, magnitudo locale 4,0. La scheda della scossa delle 11:51 e il resoconto scientifico distinguono gli eventi e le rispettive profondità.
Alle 15:55:34 un’altra scossa importante ha riacceso la paura. Per questo evento il catalogo INGV riporta magnitudo momento Mw 5,0, mentre nelle comunicazioni precedenti è comparso il valore di magnitudo locale ML 4,6. Le sigle indicano metodi diversi: ML misura la grandezza del terremoto attraverso l’ampiezza delle onde registrate, Mw attraverso una stima della rottura della faglia. I numeri vanno quindi accompagnati dalla relativa scala. terremoti.ingv.it
Il conteggio è cresciuto durante la giornata: alle 19 del 23 ottobre venivano indicati 69 terremoti di magnitudo almeno 2,0, nel periodo della sequenza iniziata il 20 ottobre. Oggi 24 ottobre il catalogo documenta, fra le repliche notturne, un evento di magnitudo locale 2,9 alle 00:50:22. Non sono dunque 69 scosse tutte avvenute ieri, né tutte avvertite dalla popolazione.
Messina e le Eolie, evacuazioni e distacchi rocciosi
Nel messinese le scosse sono state avvertite nelle Eolie, nel capoluogo e lungo il versante tirrenico. Studenti e cittadini hanno lasciato diversi edifici, mentre sono stati attivati i contatti fra amministrazioni e strutture di emergenza. Alle Eolie sono stati segnalati distacchi di roccia, in particolare a Filicudi (isola del Comune di Lipari), senza conseguenze per le persone secondo le prime informazioni disponibili. Evacuazioni e cadute di materiale vanno distinte dai danni strutturali agli edifici, per i quali servono verifiche tecniche.
Palermo e provincia, scuole e uffici lasciati per precauzione
A Palermo numerose persone sono scese in strada e diverse scuole e sedi pubbliche sono state evacuate. L’Università ha sospeso le lezioni pomeridiane. La Prefettura ha attivato il Centro coordinamento soccorsi (organismo che riunisce le strutture impegnate nell’emergenza), mentre Roberto Lagalla (sindaco di Palermo) ha seguito i controlli con gli enti competenti. Nel quadro comunicato non risultavano danni a persone o cose.
Anche nel territorio provinciale sono partiti controlli. A Bagheria (Comune della Città metropolitana di Palermo), l’Amministrazione ha attivato il raccordo con Protezione civile e Prefettura, comunicando l’assenza di danni segnalati. L’allerta ha comportato precauzioni anche sulle spiagge, sui moli e nelle aree costiere basse.
Trapani, Catania e le altre segnalazioni nell’Isola
A Trapani è stato evacuato precauzionalmente il Palazzo di giustizia. Le scosse sono state avvertite anche nel catanese, dove il risentimento è stato generalmente più contenuto rispetto alla fascia settentrionale e alle Eolie. Le segnalazioni raccolte dall’INGV hanno riguardato inoltre Siracusa e Agrigento. Per queste province le fonti consultate non documentano un quadro di conseguenze paragonabile alle evacuazioni segnalate a Palermo, Messina e Trapani, come segnalato dall’Ansa.
L’allerta maremoto, che cosa è successo minuto per minuto
La ricostruzione del Centro allerta tsunami dell’INGV chiarisce gli orari: alle 12:23 è partito un primo messaggio informativo; alle 12:29 il livello è passato ad arancione; alle 13:22 l’allerta è stata cancellata. I messaggi sono stati trasmessi al Dipartimento nazionale della Protezione civile, che li ha inoltrati al sistema territoriale.
L’arancione indicava la possibilità di un maremoto di piccola entità, comunque pericoloso vicino all’acqua, con onde previste inferiori a 50 cm e risalita sulla costa inferiore a 1 metro. I mareografi (strumenti che misurano il livello del mare) di Strombolicchio e Ginostra, nell’area di Stromboli, non hanno rilevato lo tsunami temuto. L’allerta è stata quindi revocata dopo 53 minuti.
Perché il terreno ha tremato sotto il Tirreno
La parte esterna della Terra è divisa in grandi placche che si muovono lentamente. Nel Mediterraneo l’avvicinamento fra Africa ed Eurasia comprime e deforma le rocce. Le faglie (fratture lungo le quali due porzioni di roccia possono scorrere) possono restare bloccate mentre le spinte continuano. Quando cedono, liberano improvvisamente energia e producono le onde che fanno tremare il suolo.
Per questa sequenza Salvatore Stramondo (direttore del Dipartimento terremoti dell’INGV) ha indicato un meccanismo di compressione legato al contatto fra placca africana ed eurasiatica. Si tratta quindi di terremoti crostali, generati nello strato esterno del pianeta. La subduzione fa parte del quadro geologico mediterraneo, ma non significa che ogni scossa avvenga direttamente sulla placca che sprofonda.
La placca ionica e i terremoti profondi centinaia di chilometri
La subduzione è il processo con cui una porzione della superficie rigida terrestre si piega e scende sotto un’altra. Nel Mediterraneo centrale la litosfera ionica, che comprende crosta e parte superiore rigida del mantello, sprofonda sotto l’arco calabro e il bacino tirrenico. È una componente della complessa interazione fra Africa ed Eurasia, non una terza grande placca indipendente da aggiungere semplicemente alle altre due.
Questa discesa spiega i terremoti profondi del Tirreno, con ipocentri (punti sotterranei da cui parte la rottura) oltre 100 km e fino a circa 400-500 km di profondità. I loro punti di origine disegnano una fascia inclinata, chiamata piano di Wadati-Benioff: una sorta di traccia della placca che scende. Uno studio scientifico la descrive inclinata verso nord-ovest, fino a circa 500 km.
La profondità cambia il modo in cui il terremoto viene avvertito. Una scossa molto profonda può essere percepita su un territorio vastissimo, con effetti generalmente più attenuati vicino all’epicentro (il punto della superficie sopra l’origine del terremoto). Un esempio è l’evento del 10 marzo 2026, magnitudo locale 5,9, oltre 400 km sotto il Tirreno. Il terremoto di ieri, a 9 km, appartiene invece alla sismicità superficiale.
Sardegna e Corsica, il blocco che si è staccato dall’Europa
Per capire la forma attuale del Mediterraneo bisogna tornare indietro di milioni di anni. Sardegna e Corsica facevano parte di un blocco continentale collegato al margine europeo, nell’area della Provenza e della Spagna nord-orientale. Tra circa 30 e 15 milioni di anni fa, questo blocco si è separato e ha ruotato. Il movimento è avvenuto tra l’Oligocene (da circa 34 a 23 milioni di anni fa) e il Miocene (da circa 23 a 5,3 milioni di anni fa), due epoche durante le quali movimenti delle placche, formazione di montagne e apertura di bacini marini hanno contribuito a modellare il Mediterraneo attuale.
Il processo di rifting (stiramento e fratturazione della crosta) ha allontanato le porzioni continentali, favorendo l’apertura del bacino ligure-provenzale. Un recente studio illustrato dall’INGV ricostruisce una rotazione complessiva antioraria di circa 90° della Sardegna e della Corsica meridionale fra 30 e 15 milioni di anni fa.
Il Tirreno si è formato successivamente, quando la crosta terrestre fra il blocco sardo-corso e l’area della futura penisola italiana ha cominciato a tendersi e ad assottigliarsi. Per capire il meccanismo, immaginiamo la placca ionica come un grande lastrone di roccia che si piega e scende sotto la Calabria. Nel corso di milioni di anni, anche il punto in cui questo lastrone cominciava a piegarsi si è spostato verso sud-est, trascinando il settore calabro. Alle sue spalle si è così creato spazio: la crosta si è allungata, fratturata e abbassata, permettendo al bacino tirrenico di ampliarsi. Come illustra la ricostruzione geologica disponibile nell’archivio dell’Università di Bologna, importanti fasi di questa apertura risalgono a circa 8 milioni di anni fa. Il mare fra Sardegna, Corsica e Italia ha quindi assunto la forma attuale gradualmente, attraverso movimenti durati milioni di anni.
Eolie e Sisifo, la presenza dei vulcani non prova una causa vulcanica
Nel Tirreno i movimenti della Terra possono provocare terremoti e favorire la formazione di vulcani, ma le due attività non sono sempre collegate direttamente. Un terremoto può avvenire perché le rocce, sottoposte a forti spinte, si rompono o scivolano lungo una faglia, cioè una frattura della crosta terrestre. Questo può accadere anche vicino a un vulcano, senza che il magma stia risalendo e senza che si prepari un’eruzione.
Nell’area delle Eolie gli studiosi hanno individuato diverse fratture, fra cui il sistema di faglie Sisifo-Alicudi, descritto sulla rivista Geosciences. Sisifo è anche il nome di un vulcano sommerso, una montagna di origine vulcanica sotto la superficie del mare. La vicinanza fra vulcani e terremoti non basta però a stabilire che le scosse siano provocate dal magma.
In particolari condizioni, un forte terremoto può anche disturbare il magma e i gas contenuti al suo interno, contribuendo a innescare un’eruzione in un vulcano già prossimo a eruttare. Il servizio geologico statunitense USGS descrive questa possibilità ricorrendo al paragone con una bibita gasata. Il magma contiene gas disciolti: le onde sismiche possono modificarne temporaneamente la pressione e favorire cambiamenti nelle bolle. Se il gas resta intrappolato, può aumentare la pressione e contribuire a spingere il magma verso l’esterno. È un meccanismo possibile, che dipende dalle condizioni del vulcano.
I controlli e i precedenti
La Protezione civile regionale ha richiesto verifiche precauzionali sugli edifici e sulle infrastrutture più esposte, con il raccordo di Salvo Cocina (dirigente generale del dipartimento regionale), Renato Schifani (presidente della Regione Siciliana), prefetti e amministrazioni interessate. Gli avvisi regionali del 23 ottobre costituiscono il riferimento operativo. Evacuare per precauzione non equivale a certificare un danno, così come l’assenza di lesioni immediatamente visibili non sostituisce un controllo tecnico.
La zona ha già registrato sequenze importanti. Il 21 marzo 2026, circa 15 km a ovest di Alicudi, l’evento maggiore ha raggiunto magnitudo momento 4,7. Mediterranea24 ne ha parlato nel precedente approfondimento sulla sismicità fra Tirreno e messinese. Quel precedente documenta l’attività dell’area, senza consentire di stabilire in anticipo durata e forza delle prossime scosse.
Nell’immagine di copertina, l’area del terremoto, la distribuzione delle segnalazioni e la sequenza sismica del marzo 2026 vicino ad Alicudi.

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.





