Sicilia. Voto 2027: equilibri instabili nel centrosinistra e centrodestra. Aleggia un’ombra di elezioni anticipate

Nel panorama regionale di centrosinistra si intrecciano divisioni interne, strategie contrapposte e tensioni giudiziarie, mentre emergono nuove candidature ma come pure ipotesi di crisi anticipata della legislatura di centrodestra

Sintesi

Il quadro politico siciliano appare frammentato con il centrosinistra diviso sulla candidatura di Ismaele La Vardera e il Partito Democratico impegnato in una crisi interna giudiziaria e organizzativa, mentre il Movimento 5 Stelle guidato da Giuseppe Conte accelera sulla costruzione di un’alleanza competitiva. Parallelamente il centrodestra difende l’operato del Governo regionale seppure in bilico per le inchieste giudiziarie in corso e possibili mozioni di sfiducia. Sullo sfondo si inserisce la strategia di Cateno De Luca che punta a una crisi anticipata dell’Assemblea Regionale Siciliana.

Articolo

La dinamica politica siciliana continua a configurarsi come fosse un sistema autonomo rispetto al contesto nazionale e caratterizzato da tensioni trasversali e da un equilibrio precario tra coalizioni contrapposte. Nel campo progressista, la proposta avanzata da Ismaele La Vardera, che ha ufficializzato la propria candidatura alla presidenza della Regione per il 2027 presentando anche una squadra tecnico-scientifica, non ha prodotto un manifesto consenso. La coalizione di centrosinistra resta fredda e prudente, mentre il Partito Democratico siciliano appare assorbito da criticità interne più urgenti.

La crisi del PD nell’Isola si sviluppa lungo un asse giudiziario e politico. La contestazione relativa all’elezione del segretario regionale del Partico Democratico, Anthony Barbagallo, ha generato un contenzioso ancora aperto presso il Tribunale di Palermo, con udienza fissata al 27 ottobre dopo il rinvio rispetto alla data iniziale del 14 maggio. La vicenda si inserisce in un iter più ampio che ha coinvolto la commissione di garanzia nazionale, la quale, pur investita del caso già da ottobre, non ha ancora prodotto un pronunciamento nei tempi previsti dallo statuto. In questo quadro, emerge il coinvolgimento diretto di Igor Taruffi, figura di rilievo nazionale chiamata a chiarire il proprio ruolo nella validazione del percorso congressuale.

Il disagio nel PD siciliano si riflette anche a livello centrale, dove la leadership di Elly Schlein non è riuscita finora a ricomporre le fratture nell’isola, nonostante visite e appelli all’unità. D’altra parte analoga situazione si registra, con anche prese di distanza, nell’altra coalizione, come evidenziato dalle dichiarazioni della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha manifestato irritazione rispetto alle dinamiche siciliane del centrodestra.

Sul fronte del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte ha inaugurato la campagna elettorale regionale con una strategia orientata alla costruzione di un “campo largo” (alleanza estesa tra forze progressiste), pur invitando alla cautela sulle candidature autonome. In termini semplici non sembrando di appassionarsi in atto alla candidatura di La Vardera. Conte ha sottolineato come le primarie non rappresentino l’unico strumento decisionale, proponendo invece un accordo politico su un nome condiviso capace di massimizzare le probabilità di vittoria. Tra i possibili candidati emergono figure come Giuseppe Antoci e Nuccio Di Paola.

La posizione di La Vardera resta tuttavia autonoma e non arretra, sostenendo la necessità di una candidatura capace di mobilitare l’elettorato astensionista e garantire un apporto indipendente alla coalizione. In parallelo, Conte ha avviato una strategia di pressione sul centrodestra, chiedendo un’intensificazione dell’azione politica e annunciando iniziative come una mozione di censura contro l’assessore al Turismo Elvira Amata (di Fratelli d’Italia partito della premier Giorgia Meloni) coinvolta in vicende giudiziarie legate a ipotesi di corruzione.

La reazione del presidente della Regione Renato Schifani è stata netta, rivendicando e contrapponendo i risultati economici del rispettivo Esecutivo. Secondo i dati forniti, il PIL (Prodotto Interno Lordo) regionale sarebbe in crescita, l’occupazione in aumento e il rating (valutazione dell’affidabilità finanziaria) migliorato, con un avanzo di amministrazione superiore a 4 miliardi destinato a nuovi investimenti.

Fratelli d’Italia ha deciso di prendere tempo e ha comunicato al presidente della Regione Renato Schifani che non assumerà alcuna decisione sull’assessore al Turismo Elvira Amata prima che si pronunci il Gip. L’ufficializzazione del rinvio del rimpasto è fissata almeno al 20 aprile, data in cui il Giudice per le Indagini Preliminari deciderà se rinviare a giudizio l’assessore per corruzione. «Mi sembra corretto attendere almeno la pronuncia del Gip, non serve arrivare alla Cassazione», ha sintetizzato Luca Sbardella, commissario in Sicilia di FdI.

Il presidente dell’Ars Gaetano Galvagno ed esponente di fratelli d’Italia, che il 4 maggio affronterà il processo per corruzione, peculato e truffa con rito abbreviato, si è detto pronto a fare un passo indietro se il partito glielo chiederà, pur sottolineando che la sua posizione è diversa da quella di Amata perché lui rappresenta il Parlamento regionale e non il Governo. Nel frattempo, da Roma, Forza Italia manifesta perplessità sull’ipotesi di Schifani di colmare i due posti vacanti in Giunta (Lavoro ed Enti Locali) affidandoli a un democristiano dopo le vicende giudiziarie che hanno visto coinvolto il leader della nuova Dc regionale Totò Cuffaro. Un soluzione che non convince il quartier generale fi FI nazionale.

Ma anche Forza Italia siciliana ha i suoi malumori interni. L’esito deludente del referendum sulla giustizia ha acuito le tensioni interne, scatenando un clima di resa dei conti e accuse reciproche tra le varie anime del partito. Nonostante la linea ufficiale a favore del “Sì”, nell’Isola ha prevalso nettamente il “No”, con percentuali che in alcune zone hanno superato il 60% con punte fino al 70, evidenziando il mancato radicamento della posizione del partito. Esponenti di primo piano come Marco Falcone hanno parlato di un risultato «peggio dell’Emilia-Romagna», mentre Gianfranco Micciché ha usato toni durissimi, arrivando a dire che «c’è chi merita calci nel sedere» per la scarsa mobilitazione o per il voto contrario. Il malumore si è riversato sulla base e sui dirigenti locali accusati di assenteismo o di aver di fatto sostenuto il No. La sconfitta ha riaperto le guerre di corrente, con richieste di una nuova leadership regionale e il rischio che il prossimo congresso siciliano diventi un campo di battaglia. Le fibrillazioni si sono estese con critiche pure da Fratelli d’Italia per lo scarso impegno complessivo. Marco Falcone, dopo un pranzo politico con esponenti locali, ha incontrato il presidente Renato Schifani chiedendo un netto cambio di passo a Palazzo d’Orleans: «Serve una svolta di alto profilo per rafforzare il rapporto con i cittadini e con i giovani, non una semplice autoassoluzione». Falcone auspica un partito più vivo, credibile e vicino alla gente, non una mera sommatoria di dirigenti. Fonti vicine a Schifani avevano inizialmente cercato di minimizzare le conseguenze sul Governo regionale.

In questo scenario si inserisce la strategia di Cateno De Luca, che ha intrapreso un’iniziativa istituzionale finalizzata allo scioglimento anticipato dell’ARS (Assemblea Regionale Siciliana). Attraverso le dimissioni coordinate di deputati, tra cui Matteo Sciotto e Giuseppe Lombardo, De Luca mira a raggiungere la soglia prevista dallo Statuto regionale, ovvero le dimissioni della metà più uno dei parlamentari, condizione che determinerebbe la fine anticipata della legislatura. Nel complesso, il sistema politico siciliano si conferma segnato da una forte instabilità strutturale, dove dinamiche giudiziarie, conflitti interni ai partiti e strategie elettorali divergenti si intrecciano in vista di un appuntamento elettorale che potrebbe anche essere anticipato in caso di crisi del Governo regionale.