Sicilia, monete greche a Gela e relitto romano a Mazara. Scavi e fondali restituiscono momenti di storia

Tra maggio e agosto 2026 la Sicilia ha restituito monete greche, reperti sommersi, una rara statuetta, una moneta d’oro e un relitto romano, confermando la straordinaria ricchezza archeologica dell’Isola e dei suoi fondali

Sintesi

Il 19 maggio 2026, durante gli interventi di archeologia preventiva per il nuovo Palazzo della Cultura di Gela, sono state rinvenute 71 monete del V secolo a.C., in gran parte d’argento, custodite in un piccolo recipiente vicino a un sacello. Le emissioni provengono dalle antiche zecche di Gela, Agrigento e Siracusa.

Il 28 maggio, nello stesso cantiere di Orto Fontanelle, è emersa una statuetta in terracotta di Acheloo, divinità fluviale rappresentata barbuta e con un solo corno. È la prima raffigurazione di questo tipo finora documentata a Gela e si aggiunge alle centinaia di reperti recuperati nell’area, dove sono stati riconosciuti edifici e spazi sacri del V secolo a.C.

Il 13 giugno, un’operazione congiunta nei fondali di Lampedusa ha consentito di recuperare 52 reperti in 2 aree: 44 davanti a Cala Guitgia e 8 vicino al molo della Madonnina. I materiali, databili dalla tarda età repubblicana romana all’epoca tardoantica, erano a poca profondità e quindi esposti al rischio di sottrazione. La Regione ha comunicato ufficialmente l’operazione il 16 giugno.

Il 4 agosto è arrivato anche un primo passo verso la valorizzazione dei reperti di Gela: Regione e Comune hanno sottoscritto una convenzione per esporre nel nuovo Palazzo della Cultura materiali provenienti dagli scavi di Orto Fontanelle, compreso il tesoretto delle 71 monete. In sostanza, le scoperte non resteranno soltanto nei depositi e nei laboratori, ma sono destinate a diventare parte di un percorso accessibile al pubblico.

Il 5 agosto la Regione ha annunciato il ritrovamento, nella duna di Maddalusa ad Agrigento, di una rara moneta aurea siracusana della fine del V secolo a.C., emersa durante uno scavo d’urgenza per il recupero di una tomba greca. Il reperto raffigura Eracle con la pelle del leone di Nemea e appartiene alle eccezionali emissioni d’oro collegate agli anni dell’offensiva cartaginese conclusasi con la distruzione di Akragas nel 406 a.C.

L’8 agosto è stato infine reso noto il ritrovamento, a circa 3 miglia dalla costa di Mazara del Vallo e a 46 metri di profondità, di un relitto romano attribuito in via preliminare al periodo compreso tra il II e il I secolo a.C. Sul fondale sono state individuate centinaia di anfore Dressel 1A, 2 ceppi d’ancora e un’altra struttura in piombo.

Articolo

Nel giro di meno di 3 mesi la Sicilia ha restituito una successione di testimonianze archeologiche che attraversano secoli di storia, dai grandi centri della colonizzazione greca alle rotte commerciali romane. Le scoperte sono emerse sia durante lavori condotti sulla terraferma sia attraverso ricognizioni nei fondali e mostrano quanto il patrimonio dell’Isola continui a estendersi ben oltre i siti archeologici già conosciuti. Gela, Lampedusa, Agrigento e Mazara del Vallo sono divenute così le tappe di una sequenza che, tra maggio e agosto 2026, ha portato alla luce monete, oggetti votivi, anfore, materiali navali e almeno un relitto di notevole interesse scientifico.

La prima data certa è il 19 maggio. A Gela (comune del libero consorzio comunale di Caltanissetta), durante i lavori per la realizzazione del nuovo Palazzo della Cultura nell’ex complesso Maria Ausiliatrice, gli archeologi hanno rinvenuto nel sito di Orto Fontanelle 71 monete risalenti al V secolo a.C. Lo scavo è rientrato negli interventi finanziati dal PNRR (Piano nazionale di ripresa e resilienza) ed è stato seguito attraverso procedure di archeologia preventiva, cioè indagini effettuate prima o durante lavori pubblici per individuare e proteggere eventuali testimonianze archeologiche presenti nel sottosuolo.

Le monete erano state raccolte in un piccolo vaso individuato accanto a un sacello, ossia un piccolo spazio destinato al culto. Sono 67 esemplari d’argento e 4 di bronzo, quasi tutti leggibili e in buone condizioni di conservazione, provenienti dalle zecche di Gela, Akragas e Siracusa. Il ritrovamento è stato effettuato dall’archeologo Gianluca Calà (professionista che ha condotto materialmente lo scavo) sotto la direzione scientifica della Soprintendenza dei beni culturali e ambientali di Caltanissetta, guidata da Daniela Vullo (soprintendente responsabile territorialmente della tutela archeologica), con la presenza di Antonio Catalano (ispettore onorario per i beni archeologici). La disposizione dei reperti e il contesto hanno portato gli studiosi a interpretarli come un deposito di carattere votivo.

Francesco Paolo Scarpinato (assessore regionale dei Beni culturali e dell’identità siciliana ed esponente di Fratelli d’Italia) ha sottolineato il valore storico del tesoretto, considerandolo una fonte capace di fornire nuove informazioni sulla Gela greca. Vullo ha evidenziato, da parte sua, come il rinvenimento abbia aperto ulteriori possibilità di ricerca sull’area. Le indagini hanno infatti mostrato che Orto Fontanelle non rappresentava un punto isolato dell’antica città, ma comprendeva strutture del V secolo a.C. collegate a un santuario e a un ergasterion (officina artigiana).

La conferma della natura sacra del luogo è arrivata pochi giorni più tardi. Il 29 maggio è stata diffusa la notizia del ritrovamento, avvenuto il giorno precedente, di una statuetta in terracotta raffigurante Acheloo, divinità dei fiumi della mitologia greca. Il piccolo manufatto lo mostra barbuto e con un solo corno ed è la prima rappresentazione di questo tipo finora individuata a Gela. L’immagine richiama il mito dello scontro con Eracle per Deianira: durante il combattimento l’eroe avrebbe strappato un corno al dio, poi collegato dalla tradizione alla cornucopia, simbolo di fecondità e abbondanza.

Il ritrovamento ha assunto un peso particolare in quanto nello stesso cantiere, nell’arco di circa un anno, sono emersi circa 400 reperti integri, oltre a numerosi frammenti, strutture e testimonianze di un quartiere del V secolo a.C. La presenza dei sacelli e dei materiali votivi rende sempre più consistente l’interpretazione di Orto Fontanelle come area a forte connotazione religiosa. La statuetta di Acheloo potrebbe inoltre collegare il luogo al culto delle acque e del fiume Gela, anche se saranno gli studi archeologici a stabilire con maggiore precisione funzione e destinazione degli ambienti.

A Lampedusa (isola e comune del libero consorzio comunale di Agrigento, nel Canale di Sicilia) un’attività congiunta di tutela ha interessato il 13 giugno 2 diverse zone costiere, secondo la comunicazione ufficiale regionale del 16 giugno. La Soprintendenza del Mare, il Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Palermo, il Nucleo Carabinieri Subacquei di Messina e la Motovedetta dell’Arma di stanza sull’isola hanno recuperato complessivamente 52 reperti.

Nelle acque davanti a Cala Guitgia, tra 100 e 200 metri dalla costa e a profondità comprese fra 3 e 6 metri, sono stati prelevati 44 materiali: 2 anfore da trasporto conservate solo in parte, numerosi colli, anse e puntali di altri contenitori e un manufatto in piombo che potrebbe essere stato impiegato come peso da rete o nelle operazioni connesse alle ancore. Nei pressi della banchina del molo della Madonnina, tra 10 e 50 metri dalla struttura portuale e a una profondità compresa fra 8 e 10 metri, sono invece stati recuperati altri 8 reperti, fra i quali 3 anfore frammentarie, una contromarra in piombo, parte del puntale di un’anfora e ulteriori frammenti ceramici.

La cronologia dei materiali è molto ampia e va dalla tarda età repubblicana romana all’epoca tardoantica. La rimozione è stata decisa anche perché gli oggetti erano in parte dissabbiati e collocati a profondità modeste, quindi facilmente raggiungibili e vulnerabili a eventuali depredazioni. Durante le ricognizioni sono apparse inoltre, sotto la sabbia, possibili strutture riconducibili a relitti. Non si tratta però, allo stato attuale, di relitti già identificati e datati: saranno ulteriori indagini della Soprintendenza a stabilire la natura delle anomalie osservate. I materiali recuperati sono stati affidati agli uffici competenti per lo studio, la catalogazione e la conservazione.

Il 4 agosto il lavoro compiuto a Gela ha avuto anche uno sviluppo sul piano della fruizione. La Regione Siciliana e il Comune hanno sottoscritto una convenzione che consentirà di esporre al Palazzo della Cultura numerosi reperti provenienti dalle attività di archeologia preventiva e dagli scavi di Orto Fontanelle. Tra questi è compreso il tesoretto delle 71 monete, insieme ad altri manufatti emersi nell’area. Il nuovo percorso espositivo sarà predisposto con la collaborazione della Soprintendenza, mentre l’amministrazione comunale assumerà la custodia e la vigilanza dei materiali.

Il giorno seguente, 5 agosto, è stata resa pubblica un’altra scoperta di notevole interesse, questa volta ad Agrigento. Durante uno scavo d’urgenza programmato dalla Soprintendenza per recuperare una tomba a cappuccina di età greca, cioè una sepoltura coperta da tegole disposte a formare una sorta di piccolo tetto, nella duna di Maddalusa è comparsa una rara moneta d’oro in eccezionale stato di conservazione. La zona si trova a occidente della foce dell’antico fiume Akragas e conserva una vasta necropoli conosciuta dagli studiosi almeno dal XIX secolo.

L’area funeraria è stata utilizzata fin dal primo quarto del VI secolo a.C. e si estende per oltre 3 chilometri lungo la costa e sulla collina. Nel tempo ha restituito sarcofagi, tombe costruite in pietra e sepolture infantili effettuate all’interno di grandi vasi, una parte delle quali è oggi documentata anche nelle raccolte archeologiche agrigentine. La nuova moneta appartiene alla fine del V secolo a.C. e presenta sul diritto la testa di Eracle coperta dalla leontè (pelle del leone), riferita al leone di Nemea sconfitto nella prima delle sue fatiche. Sul rovescio compare invece un quadrato incuso con una piccola testa femminile e la legenda “Syra”, riferita a Siracusa.

Il reperto non rappresenta soltanto un oggetto prezioso. È ricondotto alle eccezionali emissioni auree prodotte da Siracusa, allora alleata di Akragas (nome greco dell’antica Agrigento), nel difficile periodo della guerra contro Cartagine. Nel 406 a.C. la città agrigentina è stata conquistata e devastata dall’esercito cartaginese. La presenza della moneta nel contesto di Maddalusa offre quindi un collegamento materiale con gli ultimi anni precedenti a quella cesura storica. Scarpinato ha osservato che il rinvenimento conferma l’importanza della tutela archeologica e contribuisce ad ampliare la conoscenza di uno dei maggiori centri greci del Mediterraneo antico.

L’ultima notizia della sequenza è arrivata l’8 agosto dai fondali di Mazara del Vallo (comune del libero consorzio comunale di Trapani). Una segnalazione effettuata da privati cittadini ha portato a un sopralluogo congiunto del Nucleo TPC (Tutela Patrimonio Culturale) di Palermo, della Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana e del Nucleo Carabinieri Subacquei di Messina, con il supporto della Motovedetta dei Carabinieri di Trapani. A circa 3 miglia dalla costa e a 46 metri di profondità è stato individuato un relitto di epoca romana che, sulla base delle prime osservazioni, viene collocato tra il II e il I secolo a.C.

Sul giacimento sono visibili centinaia di anfore, prevalentemente Dressel 1A, una tipologia diffusa soprattutto fra II e I secolo a.C. e utilizzata principalmente per il trasporto del vino, insieme a 2 ceppi d’ancora e a un’ulteriore struttura in piombo. La concentrazione del carico e gli elementi navali conservati permettono di parlare di un vero contesto di naufragio e non soltanto di reperti sparsi sul fondale. L’esame delle anfore, della disposizione del carico e degli altri materiali potrà aiutare a ricostruire provenienza, destinazione e rotta dell’imbarcazione.

Alessandro Giuli (ministro della Cultura, giornalista e saggista) ha definito il rinvenimento una delle scoperte archeologiche subacquee più rilevanti degli ultimi anni e ha posto l’accento soprattutto sulla capacità del relitto di raccontare uomini, rotte e scambi che hanno fatto del Mediterraneo un punto d’incontro tra civiltà. Le ricerche non sono terminate: la Soprintendenza dovrà documentare il sito in maniera più approfondita, ricostruire il contesto archeologico e stabilire le misure necessarie per garantirne la protezione.

Anche il modo in cui è nato quest’ultimo ritrovamento ha un significato preciso. La segnalazione dei cittadini è stata seguita dall’intervento degli organismi specializzati, evitando prelievi autonomi dal fondale. Il D.Lgs. 42/2004 (decreto legislativo, Codice dei beni culturali e del paesaggio), nella disciplina delle scoperte fortuite, impone infatti a chi individua casualmente beni di interesse archeologico di segnalarli entro 24 ore alla Soprintendenza, al sindaco o all’Autorità di pubblica sicurezza e stabilisce che i beni archeologici rinvenuti nel sottosuolo o sui fondali marini appartengono allo Stato. La disciplina è stata ulteriormente aggiornata nel tempo.

Per il patrimonio sommerso si aggiunge la Convenzione UNESCO (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura) sulla protezione del patrimonio culturale subacqueo, adottata a Parigi nel 2001 e resa esecutiva in Italia con la legge n. 157 del 2009. Il principio indicato a livello internazionale privilegia, quando possibile, la conservazione nel luogo del rinvenimento rispetto al recupero indiscriminato degli oggetti e punta a contrastare saccheggio e distruzione dei siti sommersi. È anche per questa ragione che a Mazara si procederà innanzitutto con documentazione e approfondimenti, mentre a Lampedusa i reperti più esposti sono stati recuperati perché facilmente accessibili e quindi maggiormente vulnerabili.

Letti insieme, i ritrovamenti del 2026 mostrano una continuità che va oltre la loro spettacolarità. A Gela i reperti hanno contribuito a definire meglio la struttura religiosa di una polis greca; a Maddalusa una moneta ha ricondotto agli anni della guerra fra Greci e Cartaginesi; a Lampedusa anfore e materiali navali hanno documentato secoli di frequentazione delle rotte mediterranee; a Mazara il relitto romano ha restituito l’immagine ancora riconoscibile di un carico commerciale naufragato più di 2 millenni fa. Sono frammenti differenti della stessa storia: quella di un’Isola che, per la sua posizione nel Mediterraneo, è stata per secoli luogo di insediamenti, commerci, incontri e conflitti e il cui sottosuolo e i cui fondali continuano ancora oggi a restituirne le tracce.

Nell’immagine di copertina, il relitto romano di Mazara del Vallo, le monete rinvenute a Gela e la moneta aurea di Maddalusa.