Ferragosto rovente in Sicilia e nel resto d’Italia, Mediterraneo sotto stress. Po e Danubio in secca

L’anticiclone subtropicale riporta caldo intenso sull’Italia, con 19 città in allerta rossa, incendi e disagi ferroviari. La siccità abbassa Po e Danubio, facendo riaffiorare relitti e resti preistorici, mentre il Mediterraneo surriscaldato minaccia biodiversità e pesca

Sintesi

Nel settembre 1944, durante la ritirata tedesca dai Balcani, fino a 200 unità della flotta impiegata sul Mar Nero sono state deliberatamente affondate nel Danubio, soprattutto nell’area di Prahovo, per ostacolare l’avanzata sovietica. Nell’estate 2026 la forte siccità ha nuovamente abbassato il fiume e decine di questi relitti sono tornati visibili tra Serbia e Romania, alcuni ancora pericolosi per la presenza di munizioni ed esplosivi.

Dopo la gravissima estate europea del 2003, l’Italia ha progressivamente costruito un sistema nazionale di prevenzione contro gli effetti sanitari delle ondate di calore, avviato dal 2004 e oggi basato sul monitoraggio di 27 città. Il 10 agosto 2026 il livello rosso interessa 19 centri urbani e le previsioni indicano un nuovo aumento delle temperature nella settimana di Ferragosto, con valori diffusamente compresi tra 36 e 38°C, 39°C a Roma e punte locali prossime ai 40°C.

Tra la fine di luglio e i primi giorni di agosto la scarsità d’acqua ha prodotto altri fenomeni eccezionali. Vicino a Ryahovo, in Bulgaria, sono emersi resti attribuiti a un mammut, mentre a Budapest il Danubio ha restituito una motocicletta della Wehrmacht e sono stati individuati anche ordigni tedeschi. Sul Po, alla stazione di Cremona, il livello è sceso il 31 luglio a -8,59 metri rispetto allo zero idrometrico, superando di 1 centimetro il precedente primato del 2022. Non si stanno (ancora) prosciugando completamente i grandi fiumi europei, ma in diversi loro tratti l’acqua è arrivata a quote eccezionalmente basse, sufficienti a modificare navigazione, agricoltura, produzione energetica e paesaggio.

Il caldo ha inciso anche sul lavoro e sulla salute. Il 4 agosto è morto a Padova un operaio moldavo al suo primo giorno di attività non regolare e gli accertamenti preliminari hanno indicato come possibili cause un infarto o un collasso da calore, senza che l’inchiesta sia conclusa. Nello stesso periodo si sono verificati diversi malori mortali in mare, mentre a Lampedusa un giovane regista è stato ucciso dall’elica di un gommone durante un’immersione, episodio distinto dall’emergenza climatica e sul quale è stata aperta un’indagine. In sostanza, il caldo costituisce uno dei rischi dell’attuale fase estiva, ma non ogni decesso avvenuto nelle giornate torride può essergli attribuito senza una verifica medica e giudiziaria.

Nel Mediterraneo il riscaldamento delle acque sta contemporaneamente modificando gli ecosistemi. Temperature marine eccezionalmente elevate favoriscono lo spostamento delle specie mobili, mettono in difficoltà quelle fissate al fondale e creano condizioni più favorevoli alla diffusione di organismi provenienti da aree tropicali o subtropicali. Tra gli esempi figurano il pesce coniglio e differenti specie comunemente indicate come granchio blu, con possibili ripercussioni sulla fauna locale e sulle risorse pescabili. In termini semplici, un mare più caldo non cambia soltanto la temperatura dell’acqua: modifica progressivamente anche chi riesce a viverci e quindi ciò che i pescatori potranno trovare nelle reti.

Tra il 9 e il 10 agosto sono proseguiti inoltre gli interventi dei Vigili del fuoco in varie regioni, dal Goriziano alla Toscana, dal Piemonte al Lazio. Il grande esodo stradale del fine settimana ha fatto registrare quasi 22,5 milioni di transiti sulla rete Anas, leggermente meno rispetto allo stesso periodo del 2025, mentre dal 10 al 28 agosto i lavori sulla Firenze-Roma comportano modifiche alla circolazione ferroviaria. In parole povere, dopo il fine settimana più difficile sulle strade, una parte dei disagi si sposta adesso sui treni proprio nei giorni centrali delle vacanze.

Articolo

L’Italia è entrata nella settimana di Ferragosto con una nuova intensificazione del caldo, dopo una breve fase caratterizzata da temporali anche forti sulle Alpi, lungo l’Appennino, in alcuni settori della Pianura Padana e della Campania. L’espansione dell’anticiclone subtropicale, cioè di una vasta area di alta pressione proveniente dalle latitudini subtropicali che favorisce stabilità atmosferica, forte irraggiamento e afflusso di aria molto calda, sta riportando le temperature verso valori elevati su gran parte del Paese. Per la settimana centrale di agosto sono previsti diffusamente 36-38°C, fino a 39°C a Roma, con punte locali che possono avvicinarsi ai 40°C nelle aree interne della Sardegna, nelle regioni tirreniche del Centro-Sud, in Umbria, Puglia, settori ionici e Sicilia.

L’attuale episodio si inserisce in un quadro europeo particolarmente caldo e asciutto. Il Copernicus Climate Change Service, servizio europeo per il monitoraggio dei cambiamenti climatici, ha indicato luglio 2026 come il secondo luglio più caldo mai rilevato a livello globale, a pari merito con il 2024, mentre l’Europa occidentale ha vissuto il periodo giugno-luglio più caldo della serie. In vaste zone dell’Europa occidentale, centrale e orientale le precipitazioni sono risultate inferiori alla media e numerosi corsi d’acqua hanno mostrato portate molto basse o eccezionalmente ridotte. Anche le temperature superficiali degli oceani al di fuori delle regioni polari hanno raggiunto per luglio valori senza precedenti.

Il sistema italiano di allerta sanitaria per le ondate di calore ha avuto origine dalla drammatica estate del 2003, quando l’eccezionale aumento della mortalità in Europa ha mostrato la necessità di collegare le previsioni meteorologiche agli effetti sulla salute. Dal 2004 sono stati sviluppati specifici Heat Health Watch Warning Systems (sistemi di allerta caldo-salute), progressivamente estesi fino agli attuali 27 centri urbani sottoposti a sorveglianza. Il livello rosso rappresenta la condizione di rischio più elevata e segnala effetti potenzialmente negativi non soltanto per anziani, bambini, persone fragili e malati cronici, ma anche per la popolazione generale.

Nel quadro aggiornato per lunedì 10 agosto risultano al livello rosso: Ancona (nelle Marche); Bari (in Puglia); Bologna (in Emilia-Romagna); Campobasso (nel Molise); Catania; Civitavecchia (comune della città metropolitana di Roma); Firenze); Frosinone (nel Lazio); Genova; Latina (nel Lazio); Messina; Napoli; Palermo; Perugia (in Umbria); Pescara (in Abruzzo); Reggio Calabria; Rieti (nel Lazio); Roma; Viterbo (nel lazio).

Nello stesso bollettino Bolzano (nel Trentino-Alto Adige) è indicata con livello arancione, mentre sono gialle Brescia (in Lombardia); Cagliari; Milano; Torino; Trieste (nel Friuli-Venezia Giulia); Venezia; Verona (in Veneto). Il quadro è destinato a essere aggiornato quotidianamente e non deve quindi essere letto come una classificazione valida per l’intera settimana.

Fabrizio Pregliasco (direttore della Scuola di specializzazione in Igiene e medicina preventiva dell’Università degli Studi di Milano) ha osservato che i decessi attribuibili al caldo possono essere quantificati correttamente soltanto in seguito, confrontando la mortalità osservata con quella attesa nei periodi ordinari. La sua più recente proiezione, qualora l’attuale andamento persistesse, colloca l’eccesso di mortalità estivo complessivo tra 5.000 e 8.000 casi. Non si tratta quindi di persone per le quali sia già stata certificata individualmente come causa di morte l’alta temperatura, ma di una stima epidemiologica da verificare a stagione conclusa.

La questione è particolarmente delicata nei luoghi di lavoro. Il 4 agosto, a Padova (comune e capoluogo della provincia di Padova, Veneto), è morto Nicu Terletchi (operaio moldavo di 35 anni) durante il primo giorno di lavoro non regolarmente dichiarato. Gli esami autoptici preliminari hanno indicato come ipotesi un infarto oppure un collasso provocato dal calore, ma gli accertamenti non sono conclusi e non consentono ancora di attribuire definitivamente il decesso alle alte temperature. L’inchiesta giudiziaria ha coinvolto più persone anche sotto il profilo dell’assistenza prestata dopo il malore.

Dal 1° luglio al 31 dicembre 2026 il decreto-legge 107/2026 ha inoltre introdotto misure straordinarie per consentire il ricorso agli ammortizzatori sociali durante emergenze climatiche eccezionali, comprese quelle derivanti dalle temperature elevate. Sono interessate la CIGO (Cassa integrazione guadagni ordinaria) e la CISOA (Cassa integrazione speciale operai agricoli), con disposizioni illustrate dall’INPS (Istituto nazionale della previdenza sociale). La tutela del lavoratore contro il caldo non costituisce tuttavia una novità assoluta: la normativa sulla sicurezza impone già al datore di lavoro di valutare e prevenire i rischi derivanti dalle condizioni atmosferiche.

Anche la giurisprudenza ha ribadito di recente questo principio. Con la sentenza n. 14578 del 21 aprile 2026, la quarta sezione penale della Corte di Cassazione ha affrontato un caso di colpo di calore verificatosi in un cantiere, confermando la rilevanza degli obblighi di protezione nei confronti dei lavoratori esposti alle temperature elevate. Il caldo estremo, quando è prevedibile e può incidere sulla salute, deve quindi essere considerato un rischio lavorativo da prevenire e non una semplice circostanza meteorologica inevitabile.

Le giornate torride hanno coinciso anche con diversi decessi avvenuti al mare, senza che sia possibile stabilire automaticamente un rapporto di causa con il caldo. Una donna di 68 anni è morta nel salernitano (territorio della provincia di Salerno, Campania), un uomo di 80 anni ha perso la vita ad Ansedonia (frazione del comune di Orbetello, provincia di Grosseto, Toscana) e un 61enne è deceduto dopo essersi tuffato da una barca al largo delle Cinque Terre (area costiera della provincia della Spezia, Liguria). In assenza di accertamenti specifici questi episodi devono essere descritti come malori verificatisi durante una fase di temperature elevate, e non come morti certamente provocate dall’afa.

Diversa è la vicenda avvenuta nelle acque di Punta Sottile, a Lampedusa (località dell’Isola appartenente al comune di Lampedusa e Linosa, libero consorzio comunale di Agrigento). Cristiano Daniele Giamporcaro (regista 29enne originario di Caltanissetta) è morto dopo essere stato raggiunto dall’elica di un gommone mentre si trovava in immersione. La Procura della Repubblica di Agrigento ha aperto un’inchiesta ipotizzando l’omicidio nautico nei confronti dei proprietari dell’imbarcazione e gli accertamenti devono ricostruire esattamente la dinamica. Il reato di omicidio nautico è stato introdotto nell’ordinamento italiano dalla legge n. 138 del 26 settembre 2023 ed è entrato in vigore il 25 ottobre dello stesso anno.

Al caldo atmosferico si aggiunge quello del mare. Il Mediterraneo sta attraversando da anni un rapido processo di riscaldamento e durante le più intense fasi estive in alcune aree le temperature superficiali superano i 30°C. Gianluca Sarà (professore ordinario di Ecologia all’Università degli Studi di Palermo) ha richiamato l’attenzione sugli effetti biologici dell’aumento termico: gli organismi capaci di muoversi possono spostarsi verso acque più favorevoli, mentre le specie sessili, cioè quelle stabilmente fissate al fondale, subiscono direttamente il calore. Se condizioni critiche persistono per diversi giorni, aumenta il rischio di stress fisiologico e mortalità.

L’innalzamento della temperatura favorisce inoltre l’espansione di specie provenienti da altre aree biogeografiche. Fra gli esempi vengono indicati il pesce coniglio (possiede aculei appuntiti sulla pinna dorsale e sulle pinne pelviche che possono causare punture molto dolorose, anche dopo la morte dell’animale) e i cosiddetti granchi blu (commestibile ed estremamente pregiato, ha carni sode, delicate e dolci, molto simili a quelle dell’astice o del gambero, ed è ricco di proprietà nutrizionali con pochissimi grassi, consumarlo è inoltre un modo utile per contrastare la sua diffusione invasiva nei nostri mari). È però necessario distinguere Callinectes sapidus, specie originaria delle coste atlantiche americane, da Portunus segnis, granchio nuotatore proveniente dal Mar Rosso e dall’Oceano Indiano occidentale (detto anche granchio nuotatore blu africano, anch’esso commestibile, una specie di crostaceo, un granchio nuotatore appartenente alla famiglia dei Portunidae, sebbene sia originario dell’Oceano Indiano occidentale, è anche invasivo nel Mediterraneo). Specie opportuniste e prive di sufficienti predatori naturali possono alterare gli equilibri delle comunità locali, predare molluschi e altri organismi e ridurre la disponibilità di alcune risorse di interesse commerciale. Per la pesca significa affrontare un ecosistema in trasformazione, nel quale possono cambiare quantità e composizione delle catture.

La scarsità d’acqua sta contemporaneamente cambiando il volto dei grandi fiumi europei. Il caso più spettacolare riguarda il Danubio, lungo oltre 2.800 chilometri e secondo fiume più lungo d’Europa dopo il Volga. A Prahovo (località della Serbia orientale, sul confine fluviale con la Romania), l’eccezionale abbassamento del livello ha nuovamente riportato allo scoperto decine di relitti tedeschi della Seconda guerra mondiale. Non si tratta di una scoperta improvvisa: le navi erano note e alcune erano già riemerse nelle grandi siccità del 2018 e del 2022.

La loro storia risale al settembre 1944. Con l’Armata Rossa in avanzata nei Balcani e le forze tedesche costrette alla ritirata, fino a 200 imbarcazioni appartenenti alle unità che la Germania nazista aveva impiegato nell’area del Mar Nero sono state deliberatamente autoaffondate nel Danubio. L’obiettivo era impedire che cadessero in mano sovietica e, contemporaneamente, ostacolare il passaggio lungo il fiume. La Germania nazista si è arresa nel maggio 1945, circa 8 mesi dopo quelle operazioni. Numerosi scafi sono rimasti nel letto fluviale e alcuni conservano ordigni, munizioni ed esplosivi, circostanza che rende le bonifiche lente, costose e pericolose e costituisce tuttora un problema per la navigazione.

La siccità del 2026 ha restituito anche reperti molto più antichi. Nei pressi di Ryahovo (villaggio bulgaro sulle rive del Danubio, nella parte settentrionale della Bulgaria al confine con la Romania) sono stati trovati alla fine di luglio una mandibola, 2 zanne e altri resti attribuiti preliminarmente a un mammut, probabilmente un mammut lanoso. Gli specialisti hanno però precisato che occorrono ulteriori analisi per definire con sicurezza specie, datazione e caratteristiche dell’animale.

A Budapest (capitale dell’Ungheria, nell’Europa centrale), il ritiro dell’acqua ha fatto emergere anche una motocicletta della Wehrmacht (le forze armate della Germania nazista), rimasta per decenni nel fango. Nella stessa area sono stati individuati residui bellici, comprese mine anticarro tedesche del tipo Tellermine, granate e munizioni d’artiglieria. Gli specialisti ungheresi ritengono possibile che alcuni settori del fiume siano stati utilizzati per abbandonare materiale militare dopo l’assedio e la battaglia di Budapest del 1944-1945. Più a sud, presso Mohács (città dell’Ungheria meridionale lungo il Danubio), è riapparso anche un relitto della Seconda guerra mondiale, mentre a Baja (città dell’Ungheria meridionale) alcuni rami fluviali, fra cui il Sugovica, si sono ridotti al punto da essere attraversabili a piedi in determinate zone.

La crisi idrica non ha soltanto conseguenze archeologiche o paesaggistiche. In Romania (Stato dell’Europa sud-orientale affacciato sul Mar Nero) la portata molto bassa del Danubio ha determinato difficoltà per traghetti, navigazione, chiatte e irrigazione. In alcuni settori il livello è sceso ai valori più bassi dal 1996. In Serbia (Stato balcanico dell’Europa sud-orientale) l’emersione di estesi banchi di sabbia ha ridotto gli spazi navigabili e la scarsità d’acqua ha inciso anche sulla produzione idroelettrica.

In Ungheria la ridotta disponibilità del fiume ha investito perfino il sistema energetico. La centrale nucleare di Paks (impianto situato presso l’omonima città dell’Ungheria centrale, lungo il Danubio), che utilizza l’acqua fluviale per il raffreddamento, all’inizio di agosto ha dovuto limitare drasticamente la produzione. Al 7 agosto Reuters riferiva che l’impianto funzionava ancora intorno al 10% della capacità complessiva e che, nonostante un modesto rialzo atteso del fiume, la situazione rimaneva problematica.

Una situazione severa riguarda anche il Po. Alla stazione idrometrica di Cremona (in Lombardia) il 31 luglio il livello ha raggiunto -8,59 metri rispetto allo zero idrometrico, superando di 1 centimetro il precedente minimo registrato nel giugno 2022. Il dato riguarda quella specifica stazione e non deve essere esteso indistintamente a tutto il corso del fiume, ma fotografa la gravità della siccità nel bacino padano. Nei primi giorni di agosto l’Autorità distrettuale ha mantenuto una valutazione di severità idrica elevata.

Nel frattempo sono continuati gli incendi di vegetazione. Le squadre dei Vigili del fuoco hanno operato nel Goriziano (territorio della provincia di Gorizia, nel Friuli-Venezia Giulia); a Firenzuola (comune della città metropolitana di Firenze) e in Versilia (area costiera della provincia di Lucca, in Toscana), dove alcuni fronti sono stati contenuti; a Massa Marittima (comune della provincia di Grosseto, in Toscana); ad Anghiari (comune della provincia di Arezzo in Toscana); a Mornese (comune della provincia di Alessandria, in Piemonte); nelle zone di Cerveteri e Santa Marinella (comuni della città metropolitana di Roma, nel Lazio). Caldo, vegetazione secca e vento aumentano la facilità con cui un focolaio può propagarsi, anche se la causa di ogni singolo incendio deve essere accertata separatamente.

Sul fronte degli spostamenti il fine settimana dell’esodo estivo ha fatto registrare sulla rete Anas (società del Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane che gestisce gran parte della rete stradale statale) 22.492.917 transiti. Il dato è risultato inferiore dell’1,5% rispetto al corrispondente periodo del 2025 e non sono state segnalate criticità tali da modificare il quadro generale dell’esodo.

Da lunedì 10 fino al 28 agosto i maggiori disagi riguardano invece la linea ferroviaria Firenze-Roma. RFI (Rete Ferroviaria Italiana, società del Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane che gestisce l’infrastruttura ferroviaria nazionale) ha programmato lavori per circa 6 milioni di euro. Sulla Direttissima gli interventi interessano la galleria Fabro e il viadotto Paglia, nell’area compresa fra Fabro (comune della provincia di Terni, in Umbria) e Orvieto (comune della provincia di Terni, in Umbria). Sulla linea convenzionale sono previsti lavori al ponte ferroviario del Riomaggiore nel tratto fra Chiusi (comune della provincia di Siena, in Toscana) e Panicale (comune della provincia di Perugia, in Umbria), oltre alla realizzazione della seconda pensilina nella stazione di Chiusi-Chianciano Terme. Sono previste variazioni di orario e allungamenti dei tempi di viaggio per alcuni servizi Alta Velocità, Intercity (intercittà) e regionali.

Nota

Preferisco scrivere “anticiclone subtropicale” e non, come viene comunemente definito, “anticiclone africano”, in quanto “Anticiclone subtropicale” è il termine più tecnico e generale: descrive una struttura di alta pressione delle latitudini subtropicali. “Anticiclone africano” è invece una formula molto usata nella divulgazione meteorologica italiana per indicare, più precisamente, un promontorio anticiclonico subtropicale che si estende dal Nord Africa verso il Mediterraneo e l’Italia, spesso trasportando masse d’aria molto calde di origine sahariana. Anche nelle previsioni attuali si trovano insieme espressioni come “anticiclone subtropicale” e “aria calda in risalita dal Nord Africa”. Pertanto userei “anticiclone subtropicale”, perché è più neutro, scientifico e preciso o tuttalpiù anticiclone subtropicale, alimentato da masse d’aria molto calde provenienti dal Nord Africa. Dal punto di vista giornalistico, però, “anticiclone subtropicale” è certamente meno enfatico e più rigoroso.