Sicilia. Iniziano le annose fiamme della stagione calda: 2 morti in 8 giorni

Il primo caldo riapre l’emergenza incendi: il partinicese piange le vittime, Montagna Grande brucia e tornano i nodi su prevenzione

Sintesi

Il 7 giugno 2026, nelle campagne di Borgo Parrini, a Partinico nel palermitano, è morto Tonino Cataldo, 52 anni, residente a Balestrate, dopo essere stato trovato privo di sensi vicino a un incendio divampato in un terreno del suocero, mentre avrebbe tentato di fermare le fiamme con mezzi di fortuna. Il 13 giugno, nel trapanese, un vasto rogo, di cui si sospetta la causa dolosa, ha colpito Montagna Grande, sul versante che ricade nel territorio di Salemi, con fiamme partite nel primo pomeriggio, interventi da terra e dall’alto, Canadair (aerei anfibi antincendio) ed elicotteri impegnati nei lanci d’acqua, abitazioni rurali minacciate e centinaia di ettari di area demaniale e macchia mediterranea compromessi, mentre resta al vaglio l’ipotesi dolosa per la presenza di più punti d’innesco. La sera dello stesso giorno, a Borgetto, è morto Alfonso Musso, 61 anni, operaio forestale impegnato nello spegnimento di un incendio in via Benvenuto Cellini, con i Carabinieri al lavoro sulla ricostruzione e la Procura che ha disposto l’autopsia per chiarire se il decesso sia legato all’inalazione dei fumi o a un malore.

Articolo

Il caldo è appena tornato e la Sicilia si ritrova già davanti a un copione noto e doloroso: roghi diffusi, soccorsi sotto pressione, campagne minacciate, boschi devastati e 2 morti in 8 giorni. Le temperature non hanno ancora raggiunto stabilmente i picchi più estremi dell’estate, ma il sistema di preallerta è già operativo e la stagione degli incendi, iniziata formalmente da poche settimane, mostra fragilità antiche. Il dato più grave arriva dalla provincia di Palermo, nel Partinicese, dove 2 persone hanno perso la vita in circostanze diverse ma legate allo stesso scenario di fuoco, fumo e tentativi di contenere le fiamme.

La prima tragedia risale al 7 giugno 2026. Nelle campagne di Borgo Parrini, alla periferia di Partinico, Tonino Cataldo, 52 anni, di Balestrate, è stato soccorso in condizioni gravissime dopo essere stato trovato a terra vicino a un incendio scoppiato in un terreno del suocero. Secondo le prime ricostruzioni, avrebbe cercato di impedire che il rogo si allargasse alla proprietà, ma è stato colto da un malore ed è morto poche ore dopo all’ospedale Civico. L’ipotesi dell’asfissia da inalazione di fumi è stata indicata tra quelle al vaglio, ma le cause definitive devono essere confermate dagli accertamenti medico-legali.

Pochi giorni dopo, il 13 giugno, l’emergenza si è spostata nel Trapanese, dove Montagna Grande ha ricominciato a bruciare. L’allarme è partito poco dopo le 15 dal sistema di avvistamento del Corpo forestale e sul posto sono stati inviati operatori antincendio, personale forestale e squadre dei Vigili del fuoco. Il fronte, stimato in circa 2 chilometri, ha interessato macchia mediterranea, aree boscate e porzioni del demanio, con lanci d’acqua effettuati da Canadair ed elicotteri riforniti dalla diga Rubino. Le fiamme hanno lambito località sensibili come Ardigna, mentre la zona, già colpita duramente negli anni passati, ha subito un nuovo danno ambientale ed economico. La prima conta parla di centinaia di ettari ridotti in cenere, ma la quantificazione precisa resta da definire. La presenza di più focolai e di almeno 2 punti d’origine ha alimentato il sospetto di un incendio doloso, anche se la qualificazione definitiva spetta agli investigatori.

Nella stessa giornata, a Borgetto, si è consumata la seconda morte nel Palermitano. Alfonso Musso, 61 anni, operaio forestale, era impegnato con la propria squadra nello spegnimento di un rogo in via Benvenuto Cellini, in una zona al confine con Partinico e non distante dalla strada provinciale 1. Le fiamme, partite da sterpaglie e canneti, rischiavano di raggiungere alcune abitazioni, rendendo necessario l’intervento coordinato con i Vigili del fuoco. Durante le operazioni l’uomo si è accasciato improvvisamente. I sanitari del 118 lo hanno trasferito d’urgenza all’ospedale di Partinico, ma i medici non hanno potuto salvarlo. I Carabinieri stanno ricostruendo la dinamica e la Procura ha disposto il sequestro della salma e l’autopsia per stabilire se il decesso sia stato provocato dai fumi o da un malore sopraggiunto durante il servizio.

La morte del forestale ha riaperto anche il fronte politico e sindacale. L’assessore regionale al Territorio e ambiente ha espresso gratitudine per il senso del dovere dimostrato e ha auspicato che venga fatta piena luce sull’accaduto. Il sindaco di Borgetto Roberto Davì ha parlato di un lutto che colpisce l’intera comunità. Le organizzazioni di categoria Fai-Cisl (Federazione agricola alimentare ambientale industriale italiana), Flai-Cgil (Federazione lavoratori agroindustria) e Uila-Uil (Unione italiana lavori agroalimentari) hanno chiesto sostegno concreto per la famiglia, richiamando anche il CIRL (Contratto integrativo regionale di lavoro) del 2001 e il Fondo provinciale integrativo di solidarietà per i familiari dei lavoratori vittime di infortuni mortali. Sullo sfondo resta il nodo più ampio della categoria: molti addetti svolgono attività ad alto rischio, l’età media supera i 60 anni, il ricambio generazionale procede lentamente e la riforma fondata su stabilizzazione e valorizzazione del personale, pur discussa da tempo con l’assessorato all’Agricoltura, non è ancora arrivata all’esame finale del governo regionale e dell’Ars.

La cornice amministrativa, almeno sulla carta, è già definita. Il decreto assessoriale 63/GAB del 12 marzo 2026 ha fissato la stagione antincendio boschivo dal 15 maggio al 31 ottobre, anticipando il periodo operativo proprio per rispondere a un contesto climatico sempre più instabile. Il decreto presidenziale 521/GAB del 24 marzo 2026 ha approvato la revisione del Piano AIB (Antincendio boschivo), strumento che programma previsione, prevenzione e lotta attiva contro gli incendi boschivi e di vegetazione. La convenzione tra Regione e Vigili del fuoco per la campagna estiva prevede quasi 3,5 milioni di euro, presidi rurali, squadre aggiuntive e un dispositivo rafforzato per aree interne e isole minori. A maggio erano state inoltre annunciate esercitazioni con oltre 1.400 operatori e 320 mezzi, tra volontari, Protezione civile, Corpo forestale e Vigili del fuoco.

Sul piano giuridico, la legge 353/2000 resta il riferimento nazionale per la conservazione e la difesa del patrimonio boschivo, definendo l’incendio boschivo come fuoco capace di espandersi su aree boscate, cespugliate, arborate, coltivate o incolte limitrofe. Il decreto-legge 120/2021, convertito nella legge 155/2021, è intervenuto dopo le grandi emergenze del 2021 per rafforzare coordinamento, strumenti tecnologici, mezzi, prevenzione e apparato sanzionatorio, incidendo anche sull’articolo 423-bis del codice penale, dedicato al reato di incendio boschivo. In Sicilia, la legge regionale 16/1996 disciplina il settore forestale e attribuisce al Corpo forestale compiti essenziali nella pianificazione e nella lotta attiva. La giurisprudenza più recente aggiunge un tassello: con la sentenza 5/2026, la Corte costituzionale ha dichiarato illegittimo il divieto assoluto di applicare la particolare tenuità del fatto all’incendio boschivo colposo, lasciando al Giudice la possibilità di valutare caso per caso quando il fatto non sia volontario e presenti una minima offensività. Una precisazione importante, che non attenua la gravità degli incendi dolosi o dei roghi con conseguenze pesanti, ma distingue le condotte criminali dalle ipotesi colpose lievi.