Tir, il Cts revoca il fermo ma la Sicilia resta divisa. Il Governo annuncia aiuti

In Calabria Fedralog sospende il fermo. Sicilia divisa, Aias prosegue la protesta. Gasolio e traghetti restano nodi aperti. Nuovo confronto il 27 ottobre

Sintesi

La revoca del fermo decisa dal Cts non ha chiuso la protesta in Sicilia. Oggi 21 ottobre Aias ha confermato la prosecuzione della mobilitazione, mentre una parte degli autotrasportatori ha ripreso a lavorare. I rifornimenti restano difficili.

Il Governo nazionale ha annunciato lo sblocco di 480 milioni e altri interventi per il settore, con tempi e destinazioni differenti. Per i trasportatori siciliani rimangono aperte soprattutto le richieste sul gasolio e sui traghetti dello Stretto. Gli annunci devono diventare aiuti utilizzabili.

In serata Fedralog ha sospeso il fermo in Calabria, mentre in Campania continuano i blocchi e in Puglia la revoca resta parziale. Per domani 22 ottobre è annunciato un Consiglio dei ministri sugli aiuti ad autotrasporto e agricoltura. Il confronto del 27 ottobre servirà a verificare gli impegni. La ripresa delle consegne resta diversa da territorio a territorio.

Articolo

La protesta dei tir in Sicilia non è finita, anche se una delle organizzazioni che l’ha promossa ha revocato il fermo. Oggi 21 ottobre 2026, nella serata successiva all’intesa raggiunta a Milano con il Governo nazionale, il settore resta diviso. Il Cts (Comitato trasportatori siciliani, organizzazione di rappresentanza degli autotrasportatori) ha invitato alla ripresa del lavoro. Aias (Associazione imprese autotrasportatori siciliani) ha invece confermato la mobilitazione a oltranza. La ripartenza di una parte dei camion non coincide quindi con il ritorno alla normalità in tutta l’Isola.

Aias continua, la revoca del Cts non chiude la vertenza

L’assemblea riunita all’interporto di Catania ha deciso di proseguire la protesta. Giuseppe Richichi (presidente di Aias), nelle dichiarazioni diffuse in serata da Ansa, ha indicato tra i principali presidi quelli di Catania, San Gregorio di Catania, Gela e del porto di Palermo. Ha inoltre annunciato una convocazione in prefettura, ribadendo che l’organizzazione attende risposte concrete da Roma.

Il contrasto riguarda anche il modo di valutare gli impegni ministeriali. Per il Cts ci sono le condizioni per ripartire mantenendo lo stato di agitazione. Per le organizzazioni che continuano il fermo, invece, le rassicurazioni non bastano. TrasportoEuropa (testata specializzata nella logistica e nei trasporti) ha documentato la prosecuzione dei presidi anche nell’area di Tremestieri, nella zona sud di Messina, e la partecipazione alla mobilitazione di altre rappresentanze e gruppi indipendenti. Le indicazioni sui singoli punti restano legate all’evoluzione della protesta.

Le richieste siciliane ancora aperte

Il Cts ha revocato il fermo dopo il confronto di Ieri 20 ottobre con Matteo Salvini (vicepresidente del Consiglio e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Lega), ma ha precisato che la vertenza non è conclusa. Restano da trovare le coperture per prolungare di ulteriori 4 mesi il credito d’imposta sul gasolio e introdurre contributi capaci di contenere il costo dei traghetti sullo Stretto di Messina.

Il Tavolo permanente per il Meridione dovrebbe affrontare proprio questi nodi. Salvatore Bella (coordinatore del Cts) ha spiegato che la ripresa del lavoro serve a evitare altre penalizzazioni al territorio, ma sarà accompagnata dal controllo delle scadenze. Il Comitato chiede inoltre una presenza stabile nei tavoli istituzionali sulla mobilità, compresa la nuova Consulta annunciata nel confronto. Si tratta di impegni riferiti dall’organizzazione, la cui attuazione deve ancora essere verificata.

I fondi annunciati non hanno tutti gli stessi tempi

Il Governo nazionale ha annunciato lo sblocco di 480 milioni di euro per aiutare le imprese a sostenere il costo del gasolio, sulla base delle richieste presentate fino ad agosto. Sono risorse già previste, ma rimaste bloccate. Edoardo Rixi (viceministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Lega) ha annunciato aiuti anche per settembre e ottobre, precisando però che il relativo credito d’imposta sarà riconosciuto nel 2027. Significa che l’impresa potrà usare l’importo riconosciuto per pagare meno tasse e altri versamenti consentiti dalle regole dell’agevolazione. Per esempio, se deve versare 10.000 euro e può utilizzare un credito di 3.000 euro, dovrà pagarne 7.000. Il beneficio serve quindi a ridurre le somme da versare, senza comportare necessariamente l’arrivo di denaro sul conto corrente.

Altri 590 milioni di euro, già stanziati, servono invece ad aiutare le aziende a rinnovare camion e altri veicoli. Il Governo ha annunciato di voler accelerare le procedure per renderli disponibili. Questi fondi hanno uno scopo preciso: sostenere gli investimenti nei mezzi, non pagare liberamente gasolio, stipendi o altre spese. Quando si parla di oltre un miliardo per l’autotrasporto, dunque, si sommano aiuti diversi, con regole e tempi differenti. Non significa che oltre un miliardo sia già arrivato alle imprese. Sono state inoltre annunciate altre risorse da reperire per sostenere il settore e contenere i rincari dei trasporti via mare.

Per il trasporto marittimo, il Cts ha riferito l’impegno a sbloccare circa 104 milioni di contributi arretrati e ad aggiungerne altri 50 milioni per l’annualità successiva. Le somme riguardano il programma Sea Modal Shift (aiuto alle imprese che fanno viaggiare le merci per una parte del percorso via mare, riducendo il tragitto dei camion su strada). Servono quindi a sostenere determinate spedizioni, secondo le condizioni del programma. Non significano che i biglietti dei traghetti sullo Stretto siano già diminuiti per tutti gli autotrasportatori: i contributi specifici chiesti dal Cts per alleggerire quel costo restano una questione da definire e finanziare.

Le associazioni chiedono pagamenti e provvedimenti concreti

Le organizzazioni nazionali hanno valutato positivamente il confronto, mantenendo però una riserva sull’attuazione. Nel comunicato unitario pubblicato da Assotir (associazione di rappresentanza delle imprese di autotrasporto), la prima verifica è fissata al 27 ottobre presso il Mit (Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti).

Tra gli impegni compare una norma per rafforzare l’adeguamento dei corrispettivi al prezzo del gasolio. Il problema è concreto: quando il carburante rincara, il trasportatore rischia di continuare a incassare la stessa cifra per il viaggio, sostenendo una spesa maggiore. Le associazioni chiedono che il riconoscimento di questo aumento sia più automatico ed effettivamente ottenibile. Il comunicato parla di un intervento da inserire in un prossimo decreto legge, quindi ancora da approvare.

Nel resto del Sud i blocchi continuano

Nella serata di Oggi 21 ottobre Fedralog (Federazione regionale della logistica, che ha proclamato il fermo in Calabria) ha annunciato la sospensione della protesta, spiegando di voler dare fiducia al Governo nazionale e al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. La decisione apre alla ripresa dei viaggi, ma non significa che le richieste delle imprese siano state risolte. In Campania, secondo le ultime informazioni disponibili, continuano i blocchi, mentre in Puglia la revoca resta parziale. Per domani 22 ottobre è annunciato un Consiglio dei ministri con interventi per autotrasporto e agricoltura.

I disagi accumulati riguardano alimenti, carburanti e servizi e possono proseguire anche dopo la sospensione del fermo, finché le consegne non vengono recuperate. Nel corso della giornata è stata segnalata l’indisponibilità di carburante negli aeroporti di Crotone e Reggio Calabria (capoluoghi in Calabria), con indicazioni agli equipaggi di rifornirsi negli scali precedenti. La decisione di Fedralog non dimostra, da sola, che queste forniture siano già tornate regolari.

Oggi 21 ottobre il Ministero dell’Interno ha comunicato il bilancio dei controlli delle Forze dell’ordine sui presidi che ostacolano la circolazione, soprattutto in Campania: 1.339 persone identificate, 71 denunciate e 242 sanzionate amministrativamente. Per le persone denunciate sono state invece segnalate All’autorità giudiziaria presunte violazioni penali, ancora da accertare. Le sanzioni amministrative riguardano altre infrazioni contestate, per le quali è previsto il pagamento di una somma.

Anche le associazioni nazionali dell’autotrasporto hanno chiesto di rimuovere i blocchi che impediscono il passaggio dei mezzi, per consentire di lavorare ai camionisti che vogliono ripartire e far arrivare merci e rifornimenti a imprese e cittadini.

Per domani 22 ottobre è stata annunciata una riunione del Consiglio dei ministri su aiuti all’autotrasporto e risorse per l’agricoltura. È lo sviluppo riferito in serata da Ansa sulla base delle indicazioni di Palazzo Chigi sede della presidenza del Consiglio.

Per negozi e famiglie la ripartenza richiede tempo

Anche dove i camion hanno ripreso a viaggiare, le consegne arretrate non si recuperano immediatamente. Occorre far arrivare le merci ai magazzini e poi distribuirle ai punti vendita. In Sicilia le carenze non sono uniformi: cambiano secondo il territorio, i prodotti e i fornitori.

Mediterranea24 (testata giornalistica online) ha già ricostruito l’apertura ai carichi ortofrutticoli e le conseguenze del fermo su spesa e distribuzione. La valutazione di 40–50 milioni di euro diffusa da Confcommercio Sicilia (organizzazione delle imprese del commercio, turismo e servizi) riguardava l’impatto stimato di 5 giorni di protesta sulla distribuzione e sulla filiera del fresco. Resta una stima associativa, non un consuntivo certificato dei danni. La divisione tra i trasportatori rende ancora incerti i tempi del pieno recupero.