Sintesi
L’inchiesta giudiziaria sulla sanità siciliana coinvolge dirigenti regionali e imprenditori accusati di corruzione e rapporti con la criminalità organizzata, mentre durante gli interrogatori di garanzia alcuni indagati scelgono di non rispondere davanti al Giudice. Le indagini ipotizzano uno scambio di favori tra politica e affari con presunti finanziamenti elettorali e promesse di assunzioni nella provincia di Messina. Il caso provoca reazioni nel mondo politico con esponenti della Maggioranza e dell’Opposizione che chiedono chiarimenti e riforme nel sistema sanitario regionale. La crisi politica si riflette anche all’Assemblea regionale siciliana dove la Maggioranza di centrodestra subisce una pesante sconfitta parlamentare sulla norma relativa al terzo mandato dei sindaci nei comuni fino a 15000 abitanti. Il clima di tensione alimenta il dibattito su possibili elezioni anticipate e sulla necessità di una riorganizzazione dell’amministrazione regionale.

Articolo
I primi interrogatori nell’ambito dell’ennesima indagine che coinvolge la sanità della Regione Siciliana si sono conclusi con il silenzio degli indagati. Il dirigente regionale Giancarlo T. e l’imprenditore Carmelo V. ritenuto vicino alla criminalità mafiosa, arrestati con l’accusa di corruzione, hanno scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere durante l’interrogatorio di garanzia davanti al Giudice per le indagini preliminari Filippo Serio. Giancarlo T. è assistito dagli avvocati Antonino Reina e Giuseppe Reina mentre Carmelo V. è difeso dall’avvocata Samantha Borsellino.

Un altro nome centrale dell’inchiesta è quello di Salvatore I. già direttore generale del Policlinico universitario di Messina e dirigente della Pianificazione strategica della Regione. Salvatore I. risulta indagato per concorso esterno in associazione mafiosa, un reato previsto dall’ordinamento penale italiano che riguarda il sostegno a un’organizzazione criminale senza farne formalmente parte. I suoi legali, gli avvocati Giuseppe Di Peri e Arnaldo Faro, hanno annunciato il ricorso al Tribunale del Riesame contro il sequestro di dispositivi elettronici e di circa 90000 euro trovati nella sua abitazione. Il manager sanitario sarà ascoltato dai Pubblici ministeri della Procura di Palermo e nel frattempo continua a proclamare la propria estraneità ai fatti contestati.

Secondo l’ipotesi investigativa, Salvatore I. avrebbe favorito le attività imprenditoriali del compaesano imprenditore Carmelo V. entrambi originari di Favara in provincia di Agrigento, ricevendo in cambio sostegno economico per campagne elettorali e disponibilità ad assumere persone segnalate. In una nota ufficiale i difensori di Iacolino hanno ribadito che il loro assistito si dichiara innocente e respinge ogni accusa.
La vicenda ha coinvolto indirettamente anche la deputata regionale di Forza Italia Bernadette Grasso, il cui nome compare negli atti dell’indagine senza tuttavia risultare formalmente indagata. La parlamentare ha precisato pubblicamente che nei suoi confronti non esistono contestazioni penali e che non era a conoscenza delle vicende giudiziarie passate o presenti dell’imprenditore Carmelo V. La stessa ha aggiunto di stare valutando l’autosospensione dal ruolo di vicepresidente della Commissione regionale Antimafia per evitare speculazioni mediatiche e collaborare pienamente con l’autorità giudiziaria.
Dai documenti dell’inchiesta emergono ulteriori dettagli. In uno dei passaggi dell’ordinanza del Giudice si afferma che il rapporto tra Carmelo V. e Salvatore I. sarebbe stato caratterizzato da una “piena disponibilità” del dirigente pubblico ad accogliere le richieste dell’imprenditore. L’obiettivo sarebbe stato quello di sostenere le esigenze economiche e i progetti imprenditoriali di una società riconducibile a Carmelo V. Gli investigatori sostengono inoltre che l’imprenditore avrebbe dimostrato una costante disponibilità ad assumere lavoratori indicati da interlocutori politici o amministrativi anche tramite aziende attive nella provincia di Messina.
Le intercettazioni citate nell’ordinanza fanno riferimento anche a presunti finanziamenti elettorali che Vetro avrebbe collegato alla disponibilità del dirigente regionale. Sempre secondo gli investigatori, l’imprenditore avrebbe utilizzato i rapporti con Salvatore I. per creare o consolidare relazioni con figure di vertice dell’amministrazione regionale nei settori dei lavori pubblici e della sanità. Salvatore I. avrebbe inoltre contattato con insistenza i vertici dell’Asp di Messina, acronimo di Azienda sanitaria provinciale, con l’obiettivo di facilitare pratiche amministrative e mantenere un canale diretto con l’imprenditore.
Il profilo di Carmelo V. pesa nelle valutazioni investigative. L’imprenditore è stato in passato ritenuto una figura di rilievo della mafia di Favara (comune della Sicilia centro-meridionale a 8 chilometri a nord-est di Agrigento) e ha scontato una condanna a 9 anni di carcere per associazione mafiosa. Anche Giancarlo T. risulta già coinvolto in precedenti procedimenti giudiziari per corruzione legati alla gestione degli appalti quando era dirigente del Genio civile di Trapani.
L’inchiesta ha generato immediate reazioni politiche. Luca Sbardella, commissario regionale di Fratelli d’Italia, ha dichiarato che occorre intervenire rapidamente sulla gestione della sanità regionale per riportare l’attenzione sui bisogni dei cittadini siciliani piuttosto che sugli equilibri dei partiti. Anche il sindaco di Catania Enrico Trantino ha espresso forti critiche sostenendo che la politica non può ignorare rapporti tra dirigenti pubblici e persone condannate per mafia.
Il caso giudiziario si intreccia con una fase politica già complessa all’Assemblea regionale siciliana (Ars). La Maggioranza di centrodestra guidata dal presidente della Regione Renato Schifani ha nel frattempo subito una significativa sconfitta parlamentare durante la votazione sulla norma che avrebbe consentito il terzo mandato ai sindaci nei comuni con popolazione fino a 15000 abitanti. Con 43 voti favorevoli alla soppressione e 18 contrari l’assemblea ha respinto il provvedimento dopo una votazione segreta che ha evidenziato la presenza di numerosi franchi tiratori all’interno della stessa maggioranza.
Il leader di Sud Chiama Nord Cateno De Luca ha interpretato il risultato come un duro colpo politico per il Governo regionale mentre le Opposizioni del Partito Democratico e del Movimento 5 Stelle sostengono che la Maggioranza stia votando contro se stessa. Anche l’Associazione nazionale dei Comuni italiani sezione Sicilia (Anci Sicilia) ha criticato la mancata riforma ritenendola un’occasione mancata per allineare la normativa regionale alla legislazione nazionale e alla giurisprudenza della Corte costituzionale.
Il clima di tensione politica è aggravato dal dibattito sul possibile rimpasto della Giunta regionale e dalle pressioni interne ai partiti della coalizione. Fratelli d’Italia avrebbe manifestato interesse per l’assessorato alla Sanità, indicando tra i possibili candidati Giorgio Assenza. Il presidente Schifani ha tuttavia ricordato che gli accordi di inizio legislatura prevedono di non modificare la distribuzione delle deleghe tra i partiti.
Intanto il centrosinistra tenta di rafforzare un’alleanza ampia in vista di eventuali elezioni regionali anticipate. I leader di Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi Sinistra, Italia Viva, Partito Socialista Italiano, +Europa e altre formazioni civiche hanno chiesto le dimissioni del presidente Schifani e il ritorno alle urne. Tra i possibili candidati emergono diversi nomi tra cui Nuccio Di Paola, Giuseppe Antoci e lo stesso Ismaele La Vardera. Al momento lo scenario delle elezioni anticipate sembra rimanere ipotetico, ma l’evoluzione dell’inchiesta giudiziaria e le tensioni interne alla Maggioranza potrebbero influenzare la stabilità del Governo regionale.
Nota
In ottemperanza al diritto di cronaca tutelato dalla Costituzione, si precisa che, dato lo stadio di indagini in corso, ogni persona eventualmente coinvolta è da considerarsi innocente fino a una sentenza definitiva che accerti la sua colpevolezza.

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.









