Sintesi
Oggi 19 settembre è il secondo dei 3 giorni di voto per il rinnovo della Duma russa, mentre la guerra continua a entrare direttamente nella campagna elettorale. Ieri il ministero della Difesa di Mosca ha dichiarato di avere intercettato 629 droni ucraini fra territorio russo, Crimea occupata, Mar Nero e Mar d’Azov. Nelle stesse ore nuovi attacchi russi hanno colpito l’Ucraina: 2 persone sono morte nel distretto di Korosten e un drone ha centrato un treno pendolari nella regione di Kharkiv, provocando almeno 1 morto e diversi feriti. Le urne non hanno sospeso la guerra.

Vladimir Putin ha accusato l’Europa di utilizzare la prospettiva di una guerra con la Russia per nascondere i propri problemi interni e ha rilanciato il nuovo programma militare russo: la difesa aerea dovrà essere capace, nelle intenzioni del Cremlino, di contrastare anche armi provenienti dallo spazio. L’annuncio statunitense richiamato da Mosca non è però arrivato da Donald Trump: sono stati i vertici di Air Force e Space Force a confermare per la prima volta l’esistenza di sistemi americani di controllo spaziale già in orbita. Il confronto militare si estende ormai oltre l’atmosfera.

Emmanuel Macron ha ordinato alla Francia di predisporre un piano per proteggere infrastrutture critiche, siti militari e tecnologici da droni e attacchi informatici, sostenendo che le operazioni ibride attribuite a Mosca contro l’Europa si siano intensificate. Ha inoltre annunciato una prossima riunione del G7 sull’energia. La risposta europea si sta quindi spostando dalla denuncia alla protezione materiale delle strutture più sensibili.

Negli Stati Uniti il Pentagono sta riesaminando la presenza di circa 80.000 militari in Europa, ma non è stata ancora decisa una riduzione di 25.000 o 40.000 uomini. Quelle cifre derivano da indiscrezioni giornalistiche; la revisione ufficiale prevede almeno 4 possibili opzioni e dovrà confrontarsi anche con i limiti posti dal Congresso. Contemporaneamente Trump ha firmato nuove sanzioni contro Mosca. Washington tiene aperti nello stesso momento pressione economica, negoziato e revisione militare.

Sulla Groenlandia Trump ha annunciato un’intesa che garantirebbe agli Stati Uniti diritti permanenti di sicurezza e una maggiore presenza militare, ma il comunicato ufficiale di Danimarca e Groenlandia usa una formulazione più prudente: l’accordo dovrebbe essere firmato la prossima settimana all’Assemblea generale dell’ONU e dovrà poi superare le procedure parlamentari nazionali. Copenaghen ribadisce espressamente sovranità, integrità territoriale e autodeterminazione groenlandese. Il rafforzamento americano non equivale quindi all’annessione dell’Isola.
In Italia gli iscritti del M5S stanno votando fino alle 14 di domani 20 settembre i 20 punti di “Nova”, fra i quali lo stop a ulteriori invii di armi all’Ucraina, il no al Rearm EU e all’aumento della spesa Nato al 5% del Pil. Il documento sarà portato al confronto con le altre forze progressiste, mentre Elly Schlein ritiene possibile trovare un accordo comune. La politica estera resta uno dei nodi più evidenti del futuro programma della coalizione.
Articolo;
La Russia al secondo giorno di voto
Oggi 19 settembre la Russia è entrata nella seconda delle 3 giornate previste per eleggere i 450 componenti della Duma di Stato (la Camera bassa del Parlamento russo). Il voto, iniziato Ieri 18 settembre e destinato a concludersi domani, è il primo rinnovo parlamentare dall’invasione su vasta scala dell’Ucraina del febbraio 2022. Vladimir Putin (presidente della Federazione Russa) ha votato elettronicamente, mentre Dmitry Medvedev (vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo ed ex presidente) si è recato personalmente al seggio.
Le operazioni comprendono per la prima volta anche Donetsk, Luhansk, Kherson e Zaporizhzhia, territori ucraini parzialmente occupati che Mosca afferma di avere annesso nel 2022, oltre alla Crimea occupata e annessa dalla Russia nel 2014. L’Ucraina, l’Unione europea e gran parte della comunità internazionale non riconoscono queste annessioni; Bruxelles ha contestato espressamente lo svolgimento delle elezioni nei territori occupati. Molti candidati contrari alla guerra non hanno potuto partecipare e il partito Yabloko, che aveva assunto una posizione critica sul conflitto, è rimasto fuori dalla competizione.
La guerra è entrata materialmente anche nei seggi. A Sochi (città russa sul Mar Nero) le operazioni sono state temporaneamente sospese durante un allarme per droni, mentre in aree occupate dell’Ucraina sono stati segnalati attacchi e interruzioni elettriche. Putin ha accusato Kiev di tentare di interferire con il voto; si tratta della posizione del Cremlino, contestata dall’Ucraina, che considera invece illegittime le consultazioni organizzate da Mosca nei territori occupati.
I 629 droni rivendicati da Mosca e gli attacchi russi in Ucraina
Il ministero della Difesa russo ha dichiarato che fra le 20 del 17 settembre e le 8 di Ieri 18 settembre le proprie difese aeree hanno intercettato e distrutto 629 droni ucraini su numerose regioni russe, sulla Crimea occupata e sulle acque del Mar Nero e del Mar d’Azov. È un dato fornito dalle Autorità russe e non verificabile in modo indipendente nella sua interezza.
Nelle stesse ore sono proseguiti gli attacchi russi contro l’Ucraina. Nel distretto di Korosten (regione di Zhytomyr, Ucraina settentrionale) 2 persone sono morte e altre 2 sono rimaste ferite nel bombardamento di un parco industriale, secondo il Servizio statale ucraino per le emergenze e l’amministrazione regionale. Nella comunità di Nova Vodolaha (regione di Kharkiv, Ucraina orientale) un drone ha invece colpito un treno pendolari: gli aggiornamenti successivi hanno indicato 1 passeggero morto e almeno 7 feriti, con alcune fonti ufficiali ucraine che hanno successivamente portato a 8 il numero dei feriti. Due carrozze hanno preso fuoco.
Mosca ha inoltre convocato l’incaricata d’affari britannica protestando contro l’invio di droni e altri armamenti a Kiev e sostenendo che eventuali installazioni militari britanniche utilizzate dall’Ucraina per attacchi contro il territorio russo sarebbero considerate obiettivi militari. Londra ha ribadito il proprio sostegno all’Ucraina.
Putin attacca l’Europa e guarda allo spazio
È in questo contesto che Ieri Putin, durante la riunione della Commissione militare-industriale, ha accusato i governi europei di evocare una possibile guerra con la Russia per nascondere, a suo giudizio, difficoltà economiche, sociali e politiche interne. Ha inoltre accusato l’Occidente di utilizzare gli ucraini come “carne da cannone”. Sono valutazioni politiche del presidente russo, non fatti accertati né misurazioni dell’opinione pubblica europea.
Il passaggio militarmente più rilevante ha riguardato il nuovo Programma statale degli armamenti. Putin ha indicato fra gli obiettivi il potenziamento della difesa aerea, che dovrebbe poter contrastare anche sistemi d’attacco spaziali, e il completamento della costellazione orbitale russa destinata a ricognizione, navigazione, comunicazioni e comando delle forze armate.
Il riferimento arriva pochi giorni dopo una novità americana importante, ma nel testo di partenza necessitava di una precisazione: non è stato Trump ad annunciare personalmente l’esistenza di un’arma spaziale statunitense. Il segretario dell’Air Force Troy Meink e il comandante della Space Force Douglas Schiess hanno confermato che gli Stati Uniti dispongono di sistemi di on-orbit space control (controllo spaziale in orbita), senza rivelarne natura, quantità e capacità.
Il Trattato sullo spazio extra-atmosferico del 1967 vieta di collocare in orbita armi nucleari o altre armi di distruzione di massa, ma non contiene un divieto generale di ogni sistema militare convenzionale nello spazio. Proprio questa zona normativa rende ancora più delicata la crescente competizione orbitale fra le grandi potenze.
È un’evoluzione che Mediterranea24 aveva già affrontato ricostruendo il rapporto fra droni, deterrenza nucleare e spazio nel precedente approfondimento sul ruolo operativo, logistico e satellitare della Sicilia.
Macron protegge infrastrutture e siti militari
Sul fronte europeo Emmanuel Macron (presidente della Repubblica francese) ha riunito ieri all’Eliseo esponenti delle forze politiche, responsabili militari e dell’intelligence per discutere Ucraina, Medio Oriente, sicurezza ed energia. Al termine ha sostenuto che quella che Parigi definisce la minaccia ibrida russa si sia intensificata e ha ordinato la predisposizione di un piano di protezione delle infrastrutture critiche, compresi i siti più sensibili dell’industria militare e tecnologica, contro droni e attacchi informatici.
Per “attacco ibrido” si intendono operazioni che combinano, senza necessariamente arrivare a una guerra dichiarata, strumenti differenti come sabotaggi, intrusioni informatiche, disinformazione, interferenze, azioni clandestine e impiego di droni. Macron ha attribuito a Mosca l’obiettivo di intimidire gli europei e indebolire il sostegno all’Ucraina; il Cremlino respinge sistematicamente accuse analoghe.
Il presidente francese ha annunciato anche una prossima riunione del G7 (Gruppo dei 7 maggiori Paesi industrializzati) dedicata all’energia, in un momento nel quale guerre e rischi sulle rotte commerciali stanno producendo nuove tensioni sui prezzi. Mediterranea24 aveva già ricostruito, 2 giorni fa, il quadro europeo degli attacchi ibridi e delle contromisure allo studio a Bruxelles.
Washington fra sanzioni, trattative e possibili incentivi
La linea americana verso Mosca presenta contemporaneamente strumenti di pressione e tentativi negoziali. Ieri Trump ha firmato una nuova legge che amplia le sanzioni contro settori energetici e della difesa russi, funzionari, reti finanziarie e cosiddetta flotta ombra utilizzata per trasportare petrolio eludendo alcune restrizioni. La normativa attribuisce inoltre al presidente nuovi poteri tariffari nei confronti di Paesi che acquistano energia russa.
Nello stesso tempo il New York Times ha riferito, citando persone vicine ai colloqui, che la Casa Bianca starebbe valutando accordi economici con Mosca anche prima della conclusione della guerra, ritenendoli possibili incentivi per favorire un’intesa. Fra i settori evocati figurano energia, materie prime e investimenti. Si tratta però di una ricostruzione giornalistica basata anche su fonti anonime, non dell’annuncio di una politica statunitense già approvata. Gli inviati Steve Witkoff e Jared Kushner hanno effettivamente partecipato nelle scorse settimane a colloqui con Mosca e Kiev.
La contemporanea approvazione delle nuove sanzioni mostra quindi che, allo stato attuale, Washington non ha sostituito la pressione economica con gli incentivi commerciali: entrambe le opzioni fanno parte del confronto politico e diplomatico in corso.
Pentagono, nessun ritiro di 40.000 soldati ancora deciso
Parallelamente il Pentagono sta conducendo una revisione complessiva della presenza militare americana in Europa. Il generale Alexus Grynkewich (comandante supremo alleato in Europa) ha partecipato Ieri a un primo confronto con Elbridge Colby (responsabile politico del Pentagono). Sul continente sono presenti oggi circa 80.000 militari statunitensi e la revisione, avviata dal segretario alla Difesa Pete Hegseth, dovrebbe elaborare almeno 4 possibili configurazioni.
Le cifre di 25.000 militari da ritirare, con una possibile estensione fino a 40.000, e i riferimenti a Germania, Italia e Spagna derivano da indiscrezioni riportate dai media sulla base di fonti non pubbliche. Non costituiscono ancora una decisione del Pentagono. Anche il Congresso dispone di strumenti per limitare una riduzione drastica: la normativa per l’anno fiscale 2026 impedisce, in determinate condizioni e senza le certificazioni previste, di utilizzare i fondi per portare la presenza del Comando europeo statunitense sotto 76.000 uomini.
Mediterranea24 aveva già seguito a maggio la riduzione della presenza statunitense in Germania e le possibili conseguenze per Italia e Spagna. La nuova revisione è quindi un passaggio ulteriore, ma non equivale ancora a un ordine generale di ritiro.
Groenlandia, le parole di Trump e il testo danese
Il capitolo più nuovo riguarda la Groenlandia (territorio autonomo appartenente al Regno di Danimarca, nell’Artico). Trump ha annunciato Ieri di avere raggiunto con Danimarca e Groenlandia un accordo che, secondo la sua formulazione, attribuirebbe agli Stati Uniti un ruolo permanente nella sicurezza dell’isola, impedirebbe a Paesi avversari di installarvi basi o compiere determinati investimenti sensibili e consentirebbe un rafforzamento della presenza militare americana. Reuters riferisce che l’intesa estenderebbe i diritti americani di accesso, sorvolo e presenza militare già collegati allo storico accordo di difesa del 1951.
È però essenziale distinguere le parole di Trump dal comunicato ufficiale congiunto diffuso dal Governo danese. Copenaghen afferma che Groenlandia, Danimarca e Stati Uniti “prevedono” di firmare l’accordo la prossima settimana, a New York durante l’Assemblea generale delle Nazioni Unite, e precisa che l’entrata in vigore sarà subordinata alle necessarie procedure parlamentari nazionali. Il comunicato ufficiale danese sull’accordo
Mette Frederiksen (prima ministra danese) ha definito l’intesa positiva per la sicurezza dell’Artico, della NATO (Organizzazione del Trattato dell’Atlantico del Nord) e dell’Europa, ma ha contemporaneamente ribadito la sovranità e l’integrità territoriale del Regno di Danimarca e il diritto all’autodeterminazione del popolo groenlandese. Jens-Frederik Nielsen (capo del Governo groenlandese) ha parlato di un accordo che riconosce gli interessi della Groenlandia. L’intesa, quindi, rafforza il ruolo militare statunitense ma, sulla base dei documenti finora pubblicati, non trasferisce agli Stati Uniti la sovranità sull’isola.
Il M5S vota lo stop alle armi e il no al 5%
In Italia il tema della guerra torna intanto dentro il confronto sul futuro programma del campo progressista. Dalle 14 di Ieri 18 settembre e fino alle 14 di domani 20 settembre gli iscritti del Movimento 5 Stelle stanno votando i 20 punti di “Nova – Parola all’Italia”, documento che il presidente Giuseppe Conte intende portare al tavolo della coalizione. Il M5S riferisce che il percorso precedente ha coinvolto oltre 17.000 cittadini, iscritti e non iscritti.
Il punto 17, intitolato “L’Italia ripudia la guerra”, propone una politica estera comune e una difesa comune europea ma dice no al Rearm EU, no all’obiettivo Nato del 5% del Pil per la difesa e no alla prosecuzione dell’invio di armi all’Ucraina, chiedendo invece una svolta negoziale che tuteli le ragioni del Paese aggredito. È quanto risulta direttamente dal documento ufficiale sottoposto agli iscritti.
Gli altri punti comprendono, fra l’altro, riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario, revisione dell’Assegno di inclusione attraverso il cosiddetto “Reddito 2.0”, reintroduzione dell’abuso d’ufficio, depenalizzazione della coltivazione domestica della cannabis per uso personale e destinazione alla scuola delle risorse che il M5S vorrebbe sottrarre al Ponte sullo Stretto.
Elly Schlein (segretaria del Partito Democratico) ha dichiarato che il confronto sul programma comune proseguirà e che ritiene possibile raggiungere un’intesa con gli alleati. Nel PD sono però emerse critiche alla posizione pentastellata sull’Ucraina, mentre Enrico Letta ha definito quello a Kiev un sostegno difensivo e Carlo Calenda (leader di Azione) ha attaccato l’ipotesi di un compromesso con Conte. Sono posizioni differenti che confermano la distanza esistente, senza predeterminarne l’esito politico.
Mediterranea24 aveva già approfondito le differenze fra PD, M5S e altre componenti del campo progressista su difesa, Ucraina e alleanze.
Energia, Schlein apre al Governo e gli alleati frenano
A questa distanza sulla politica estera si è aggiunto il confronto sull’energia. Schlein ha proposto a Giorgia Meloni (presidente del Consiglio) di discutere l’utilizzo dei circa 14 miliardi di maggiore flessibilità di bilancio che l’Italia ha chiesto di poter destinare all’energia entro il 2028. La richiesta complessiva inviata a Bruxelles vale circa 36 miliardi, dei quali 14 per energia e 22 per difesa.
Giuseppe Conte e Angelo Bonelli (co-portavoce di Alleanza Verdi e Sinistra) hanno respinto l’ipotesi di una collaborazione politica con il Governo su questa base; Nicola Fratoianni (co-portavoce di AVS) ha espresso a sua volta forti riserve. Oggi 19 settembre Schlein ha ribadito la richiesta di una risposta dell’Esecutivo, mentre il confronto fra le Opposizioni rimane aperto.
Fra gli approfondimenti già pubblicati da Mediterranea24 sullo stesso quadro internazionale: “Europa sotto attacco ibrido, Bruxelles prepara la risposta”, “Droni e nucleare: la guerra del futuro è già qui”, “Trump vs Europa: dazi sulle auto Ue, riduzione truppe Usa” e l’analisi sulle divisioni del campo largo in materia di difesa e alleanze.
Nell’immagine di copertina, Putin al voto sotto i droni e contro l’UE, Macron rafforza le difese e Usa-Danimarca verso l’intesa sulla Groenlandia.

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.









