Sintesi
A Milano giugno ha segnato un’anomala impennata della CIG straordinaria: 1,73 milioni di ore richieste, quasi 10 volte quelle di maggio e pari a circa il 60% dell’intero primo semestre. Circa 600.000 ore riguardano il commercio, che appena un mese prima era quasi assente dal ricorso allo strumento. Un segnale particolarmente significativo perché arriva anche dai servizi della capitale economica italiana.

Il forte aumento della cassa integrazione segnalato a Milano invita a guardare anche alla Sicilia. A giugno 2026 nell’Isola la CIG ordinaria è scesa a 160.086 ore, il 59,7% in meno rispetto a un anno prima, mentre quella straordinaria è salita da 79.554 a 290.600 ore, con un incremento del 265,3%. Sommando ordinaria, straordinaria e deroga, il totale regionale è in realtà diminuito del 5,5% rispetto a giugno 2025. Il problema non è quindi una fiammata complessiva, ma il peso molto maggiore assunto dalle crisi meno occasionali.

Nei primi 6 mesi del 2026 la CIG straordinaria siciliana ha raggiunto 2,028 milioni di ore, l’11,9% in più rispetto allo stesso periodo del 2025, mentre l’ordinaria è diminuita del 5,4%. I dati misurano ore autorizzate e non ore necessariamente utilizzate: nei primi 4 mesi dell’anno, a livello nazionale, è stato effettivamente utilizzato il 20,2% della cassa autorizzata e soltanto il 14,5% della straordinaria. La CIGO (Ordinaria) copre eventi temporanei e imprevedibili legati al mercato o all’azienda, mentre la CIGS (Straordinaria) affronta crisi strutturali, riorganizzazioni o conversioni aziendali a lungo termine. La dufferenza tra ore autorizzate e le ore effettivamente utilizzate (o fruite) di Cassa Integrazione Guadagni (CIG) risiede nel passaggio tra ciò che l’INPS concede formalmente all’azienda e ciò che l’azienda decide poi di usare in base alle reali necessità produttive. Una richiesta di CIG è quindi un segnale, non equivale automaticamente ad altrettante ore di lavoro perse.

Oggi, 19 settembre 2026, questi sono gli ultimi dati territoriali ufficiali disponibili: l’INPS ha aggiornato l’Osservatorio fino a giugno il 29 luglio e il prossimo aggiornamento, esteso a settembre, è programmato per il 29 ottobre. Il report pubblicato espone i valori regionali ma non la ripartizione completa delle ore di giugno tra le 9 province siciliane. Attribuire adesso valori provinciali non verificati sarebbe quindi scorretto.

Le vertenze, però, mostrano che le difficoltà attraversano tutte le province con intensità e cause diverse. I decreti ministeriali del 2026 comprendono unità produttive interessate da CIGS ad Agrigento, Caltanissetta, Catania, Enna, Messina, Palermo, Ragusa, Siracusa e Trapani. Più visibili sono i casi dei 378 ex Almaviva di Palermo e Catania, ancora in attesa della ricollocazione nel servizio sanitario 116117, e degli ex Gicap di Messina, ai quali la CIGS è stata infine negata. Non è una sola crisi regionale, ma molte crisi locali sovrapposte.
Esistono il programma GOL, che in Sicilia aveva preso in carico 435.818 persone al 30 giugno, i 100 milioni regionali per 1.220 percorsi formativi e il South Working da 54 milioni. Ma il punto è un altro: in alcune vertenze, finanziamenti, tavoli e provvedimenti non hanno ancora prodotto il risultato atteso dai lavoratori. La distanza si misura quindi sui tempi e sugli esiti, non sui selfie.
Articolo
La Sicilia non replica Milano, ma cambia la natura della cassa
Il confronto parte da Milano, dove a giugno 2026, secondo i dati elaborati dal Dipartimento mercato del lavoro della CGIL milanese, le richieste di CIG straordinaria hanno raggiunto 1,73 milioni di ore, quasi 10 volte quelle di maggio e da sole circa il 60% del totale registrato nel primo semestre. Il dato non riguarda soltanto il tradizionale comparto metalmeccanico: circa 600.000 ore arrivano dal commercio, che nel mese precedente aveva fatto ricorso alla CIGS in misura pressoché nulla. La cassa ordinaria, invece, resta sostanzialmente coerente con l’andamento dell’anno. L’improvvisa crescita della componente straordinaria, soprattutto nel commercio, segnala quindi difficoltà che vanno oltre le normali oscillazioni mensili e rendono significativo il confronto con la Sicilia.
Il dato milanese dal quale parte il confronto è certamente un campanello d’allarme, soprattutto in quanto coinvolge anche il commercio. Il quadro siciliano è però diverso e, per certi aspetti, più insidioso: a giugno non è aumentata la quantità complessiva di cassa integrazione, ma è cresciuto enormemente il peso della componente straordinaria.
Secondo l’ultimo rapporto dell’INPS (Istituto nazionale della previdenza sociale), a giugno 2026 in Sicilia sono state autorizzate 160.086 ore di Cassa integrazione guadagni ordinaria (CIGO), contro 397.608 dello stesso mese del 2025: -59,74%. La Cassa integrazione guadagni straordinaria (CIGS) è invece passata da 79.554 a 290.600 ore: +265,29%. La cassa in deroga (CIGD, è un ammortizzatore sociale di sostegno al reddito per i dipendenti di imprese che non possono accedere agli strumenti ordinari quali CIGO o CIGS), è stata pari a zero, mentre i Fondi di solidarietà sono scesi da 12.200 a 4.184 ore.
Sommando CIGO, CIGS e cassa in deroga si arriva a 450.686 ore, contro 477.162 di giugno 2025: circa il 5,5% in meno. Inserendo anche i Fondi di solidarietà, la diminuzione arriva a circa il 7%. Dunque sarebbe inesatto parlare in Sicilia di un’impennata generalizzata simile a quella segnalata nell’area milanese.
Ma cambia profondamente la composizione. A giugno 2025 la CIGS (cioè quella Straordinaria che affronta crisi strutturali, riorganizzazioni o conversioni aziendali a lungo termine) rappresentava circa il 16,7% della cassa ordinaria, straordinaria e in deroga autorizzata nell’Isola; un anno dopo è arrivata a circa il 64,5%. È questo il dato che merita maggiore attenzione, perché la cassa straordinaria viene utilizzata, secondo le diverse causali previste dalla legge, per crisi, riorganizzazioni e contratti di solidarietà e riguarda quindi generalmente situazioni meno episodiche di quelle alle quali può rispondere la CIGO.
Il segnale non si esaurisce in 1 mese. Da gennaio a giugno la CIGS siciliana è cresciuta da 1,813 a 2,028 milioni di ore, +11,87%, mentre l’ordinaria è scesa da 1,522 a 1,440 milioni, -5,37%. Anche considerando tutte le tipologie e i Fondi di solidarietà, il semestre non mostra una crescita complessiva: il totale è passato da circa 3,79 a 3,57 milioni di ore. La fotografia è quindi quella di un volume inferiore, ma con una quota maggiore concentrata nelle situazioni straordinarie.
Ore autorizzate non significa ore effettivamente utilizzate
Il dato richiede un’altra cautela. L’INPS misura innanzitutto le ore autorizzate, non quelle effettivamente consumate dalle aziende. Il cosiddetto tiraggio (rapporto tra ore utilizzate e autorizzate) nei primi 4 mesi del 2026 è stato a livello nazionale del 20,21% per l’insieme degli strumenti e del 14,46% per la sola CIGS. Non è quindi rispondenter trasformare automaticamente le ore autorizzate in un numero di lavoratori rimasti a casa o in una perdita produttiva già avvenuta.
Il dato resta però un indicatore utile delle difficoltà che imprese e settori prevedono di dover affrontare. E a livello nazionale proprio giugno ha fatto registrare 27,4 milioni di ore di CIGS, il 61,1% in più rispetto a maggio e il 63,9% in più rispetto a giugno 2025. Nello stesso mese la CIGO è invece diminuita del 20,5% su base annua.
Consumi: rallentamento sì, ma non c’è un crollo nazionale
Anche il rapporto automatico tra aumento della cassa e “contrazione dei consumi” richiede prudenza. A giugno le vendite al dettaglio italiane sono diminuite soltanto dello 0,1% rispetto a maggio, sia in valore sia in volume, mentre rispetto a giugno 2025 sono cresciute del 3,1% in valore e dell’1,9% in volume. Nel secondo trimestre i volumi sono aumentati dello 0,2%. Non emerge quindi, dai dati nazionali Istat, un crollo generalizzato dei consumi a giugno.
Esistono tuttavia altri segnali di debolezza. Nello stesso mese il fatturato industriale è diminuito dell’1% in valore e dello 0,7% in volume rispetto a maggio, mentre su base annua il volume è sceso dello 0,9%. La fiducia dei consumatori è inoltre passata da 93,4 a 92,4. È quindi più corretto parlare di un’economia attraversata da segnali contrastanti, non di una recessione già dimostrata dai consumi.
La Sicilia cresce poco e porta ancora vecchie fragilità
La Banca d’Italia ha stimato che nel 2025 l’attività economica siciliana sia aumentata dello 0,6%, rallentando nella seconda parte dell’anno. Nei servizi, che producono circa 4 quinti del valore aggiunto regionale, la crescita ha perso velocità. L’occupazione è aumentata ma più lentamente rispetto al biennio precedente e sono diminuiti gli occupati tra i 25 e i 34 anni e quelli laureati. Le retribuzioni reali del settore privato non agricolo non hanno ancora recuperato integralmente la perdita accumulata tra il 2008 e il 2023. Dal marzo 2026, inoltre, la fiducia dei consumatori siciliani si è deteriorata nel nuovo contesto internazionale.
Sul commercio estero arriva un altro segnale territoriale. I dati Istat pubblicati l’11 settembre indicano che nel primo semestre 2026 le esportazioni delle Isole sono complessivamente aumentate, ma Palermo figura tra le province italiane che hanno fornito i maggiori contributi negativi alla variazione dell’export nazionale. Anche qui il quadro non è uniforme: settori e territori si muovono in direzioni differenti.
Le 9 province: niente numeri inventati, ma la CIGS è presente in tutta l’Isola
L’ultimo report INPS, aggiornato a giugno e pubblicato il 29 luglio, non contiene la ripartizione completa delle ore mensili tra Agrigento, Caltanissetta, Catania, Enna, Messina, Palermo, Ragusa, Siracusa e Trapani. Il prossimo aggiornamento dell’Osservatorio è previsto per il 29 ottobre. Fino ad allora non sarebbe corretto costruire una graduatoria provinciale con dati non ufficialmente verificati.
È però possibile verificare i singoli provvedimenti ministeriali. Tra giugno e luglio, per esempio, la Sielte Spa (una grande azienda italiana di telecomunicazioni e information technology che ha la sua sede legale storica proprio in Sicilia, a San Gregorio di Catania) è interessata da una proroga dei contratti di solidarietà per unità situate anche a Trapani, Ragusa, San Gregorio di Catania, Messina, Siracusa, Palermo e Agrigento. Altri decreti riguardano unità a Caltanissetta e Palermo nel settore delle costruzioni; un ulteriore provvedimento comprende attività a Enna, Catania, Messina, Palermo, Ragusa, Siracusa, Trapani e Agrigento. Questo consente di affermare che la CIGS tocca nel 2026 tutte le province, ma non che presenti ovunque la stessa gravità o lo stesso numero di ore.
Palermo e Catania, 378 ex Almaviva ancora in attesa
Il caso più evidente del divario tra provvedimento finanziato e risultato occupazionale riguarda Palermo e Catania. Il 3 settembre erano ancora 378 gli ex dipendenti Almaviva in attesa della ricollocazione nel servizio sanitario telefonico 116117. La cassa integrazione è terminata e il sostegno rimasto è quello di disoccupazione. La Regione aveva stanziato 25,6 milioni di euro e individuato i locali all’ospedale Civico di Palermo e al Cannizzaro di Catania, ma mancavano ancora le infrastrutture informatiche. L’assessorato regionale alla Salute ha aggiunto altri 10 milioni e indicato entro la fine dell’anno il collaudo.
Qui il dato politico può essere formulato senza interpretarne le intenzioni: lo stanziamento c’è, il progetto c’è, i locali sono stati individuati, ma a oltre 1 anno dalla promessa i lavoratori non sono ancora rientrati. È la distanza temporale tra decisione amministrativa ed effetto reale a essere documentabile.
Messina, dalla speranza della CIGS alla NASpI
A Messina la vicenda degli ex Gicap ha mostrato un esito ancora diverso. Circa 180 lavoratori erano rimasti senza occupazione e senza stipendio dopo la chiusura dei punti vendita non acquisiti dalla nuova gestione. La richiesta di CIGS è rimasta per mesi al centro di proteste e interlocuzioni tra sindacati, Regione, INPS, Prefettura e Ministero. Il 24 marzo la questione è arrivata anche alla Camera attraverso un’interrogazione parlamentare.
Successivamente il Ministero, dopo le verifiche con l’INPS, ha escluso una nuova concessione della CIGS per cessazione, ritenendo già utilizzato il periodo previsto nella precedente crisi del 2019. Per i lavoratori è rimasto quindi l’accesso alla NASpI (Nuova assicurazione sociale per l’impiego). La vicenda era stata già seguita da Mediterranea24 nella protesta degli ex Gicap davanti all’INPS e si inserisce in un quadro messinese nel quale la testata aveva approfondito anche la crisi industriale e i licenziamenti annunciati ai Cantieri navali dello Stretto.
Caltanissetta, il rischio Telecontact per ora arretra
A Caltanissetta il quadro è meno negativo rispetto a quello temuto nei mesi precedenti. Gli oltre 300 dipendenti Telecontact (una società di Gruppo Telecom Italia (TIM) che gestisce servizi di call center e assistenza clienti per la telefonia e i servizi digitali) avevano vissuto una lunga fase di incertezza legata al progetto di cessione della società, ma all’inizio di settembre la prospettiva immediata della vendita e dei licenziamenti risultava, secondo quanto riferito da Rai Sicilia, per il momento allontanata. La situazione resta quindi da seguire, ma non può essere descritta oggi come una crisi conclusa con esuberi.
Palermo, il nuovo problema del Conca d’Oro
Un’ulteriore vicenda si è aperta a settembre al centro commerciale Conca d’Oro di Palermo dopo l’incendio del primo settembre. La riapertura di circa il 70% della struttura tra fine settembre e inizio ottobre dovrebbe evitare il ricorso agli ammortizzatori per gran parte dei circa 1.000 lavoratori, mentre per le attività che resteranno chiuse più a lungo i sindacati hanno chiesto uno strumento specifico. Non tutte le ore di cassa integrazione indicano una crisi aziendale: alcune dipendono da eventi temporanei, come un incendio o il caldo eccessivo, altre invece dalla mancanza di lavoro, dal calo delle vendite o da vere difficoltà dell’impresa.
Cosa sta facendo la Politica. I documenti danno una risposta più articolata
Al 30 giugno il programma nazionale GOL (Garanzia occupabilità dei lavoratori) aveva preso in carico 435.818 persone in Sicilia, delle quali 81.794 avevano seguito percorsi formativi e 59.892 attività sulle competenze digitali. A livello nazionale erano state prese in carico oltre 4,3 milioni di persone e formate più di 1 milione.
La Regione ha inoltre finanziato 1.220 percorsi professionali con 100 milioni di euro destinati a 9.940 disoccupati, inoccupati e inattivi, distribuendoli in tutte le province: 81 ad Agrigento, 58 a Caltanissetta, 329 a Catania, 57 a Enna, 139 a Messina, 314 a Palermo, 65 a Ragusa, 88 a Siracusa e 89 a Trapani.
È diventato operativo anche il South Working, finanziato con 54 milioni nel triennio 2026-2028 e con un contributo fino a 30.000 euro per ciascun lavoratore assunto stabilmente e impiegato prevalentemente dalla Sicilia in modalità agile.
Questi provvedimenti impediscono di sostenere correttamente che non vi sia alcuna politica per il lavoro. La domanda giornalisticamente più concreta è invece quanto le risorse stanziate riescano a trasformarsi, e in quanto tempo, in occupazione stabile, retribuzioni adeguate e soluzioni delle crisi aziendali. I 378 ex Almaviva ancora in attesa, l’esito della vertenza Gicap, la crescita della CIGS e le singole procedure sparse nelle 9 province rendono questa verifica tutt’altro che teorica.
Il confine passa quindi tra annunciare, finanziare, convocare un tavolo e produrre il risultato finale. Sono fasi tutte necessarie, ma non equivalenti. È su questo scarto, misurabile attraverso date, atti, lavoratori interessati e tempi di attuazione, che può essere valutata la capacità delle istituzioni di restare agganciate alla realtà economica quotidiana, senza attribuire intenzioni a chi governa o a chi fa opposizione.
Mediterranea24 aveva già approfondito l’aumento dell’occupazione siciliana insieme alla persistenza del lavoro povero e delle vertenze irrisolte. I nuovi dati INPS aggiungono oggi un elemento preciso: la Sicilia non sta vivendo un’esplosione generale della cassa integrazione, ma sta assistendo a uno spostamento molto marcato verso quella straordinaria. Ed è probabilmente questo, più del numero complessivo delle ore, il dato da continuare a sorvegliare.
Nell’immagine di copertina, una manifestazione dei lavoratori Almaviva a Palermo; il cantiere navale Fincantieri di Palermo e la vertenza Isap Packaging di Aci Sant’Antonio (Catania).

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.









