Incendi, Schifani apre al fondo per i Comuni. De Luca: interventi e poi rivalsa sui proprietari inadempienti

Renato Schifani apre alla proposta di Cateno De Luca per un fondo regionale destinato ai Comuni, mentre Gaetano Galvagno invita a valutare le soluzioni emerse dal confronto di Taormina

Sintesi

Un fondo regionale anticiperebbe ai Comuni le somme necessarie per ripulire i terreni privati abbandonati, consentendo successivamente agli Enti di recuperare i costi dai proprietari inadempienti. La proposta, avanzata da Cateno De Luca, ha ricevuto l’apertura di Renato Schifani, ma deve ancora essere finanziata e approvata dall’Assemblea regionale siciliana. L’intesa politica c’è, le risorse ancora no.

La Regione ha annunciato 12 torrette digitali, circa 8 mila sensori, 384 mezzi e un piano di assunzioni superiore a 440 agenti forestali. Da lunedì 21 settembre la Protezione civile formerà inoltre i responsabili dei 391 Comuni siciliani sulla gestione delle allerte. La prevenzione dovrebbe cominciare prima dell’emergenza.

Fai, Flai e Uila hanno chiesto di aumentare le giornate lavorative dei 12.500 forestali stagionali. L’assessore Luca Sammartino ha annunciato entro dicembre un provvedimento per garantire 179 giornate a tutti, ma anche questo intervento deve ancora tradursi in una norma finanziata. Per adesso si tratta di un impegno politico.

Il piano illustrato dal Governo regionale comprende anche dissalatori, reti idriche, manutenzione delle dighe e opere antierosione. A Messina è stato avviato un intervento da 10,8 milioni di euro, mentre altri progetti interessano 84 chilometri di litorale tirrenico. Incendi, siccità, frane e mareggiate vengono ricondotti alla stessa fragilità del territorio.

Articolo

Un fondo per sostituirsi ai privati inadempienti

Un fondo di rotazione regionale per permettere ai Comuni di ripulire i terreni privati abbandonati, anticipando le spese e recuperandole successivamente dai proprietari: è la proposta presentata Ieri 18 settembre da Cateno De Luca (sindaco di Taormina e leader di Sud chiama Nord) durante il convegno “La Sicilia brucia e la politica deve agire”, organizzato al Palacongressi di Taormina.

De Luca, che ha già avviato la propria campagna verso le elezioni regionali del 2027, ha ricordato che i sindaci possono ordinare ai proprietari di eliminare sterpaglie e vegetazione pericolosa. Quando l’ordine non viene rispettato, tuttavia, molti enti non dispongono di operai, mezzi e disponibilità finanziarie per intervenire direttamente. La norma consente l’esecuzione sostitutiva e il recupero delle spese, ma il Comune deve prima trovare il denaro necessario.

Il fondo servirebbe quindi ad anticipare le somme per gli interventi più urgenti. I costi verrebbero poi addebitati ai proprietari attraverso le procedure di riscossione e, quando necessario, le azioni esecutive. De Luca ha chiesto anche di rafforzare il Corpo forestale, ampliare le giornate degli stagionali e permettere ai sindaci di utilizzare queste forze nelle attività territoriali di prevenzione.

L’apertura di Schifani, ma manca ancora il finanziamento

Renato Schifani (presidente della Regione Siciliana) ha definito condivisibile la proposta e ha invitato l’Assemblea regionale siciliana (Ars) a individuare le risorse, evitando di disperderle in numerosi piccoli interventi. Anche Gaetano Galvagno (presidente dell’Ars) ha sostenuto la necessità di mettere i sindaci nelle condizioni di operare.

L’apertura non equivale ancora all’istituzione del fondo. Occorrono una disposizione legislativa, una dotazione finanziaria e regole precise per stabilire quali interventi possano essere anticipati, come accertare l’inadempienza e con quali modalità recuperare le somme. Il passaggio più probabile indicato durante il convegno è la prossima legge di stabilità regionale.

Nell’intervento ufficiale pubblicato dalla Regione, Schifani ha collegato incendi, siccità, alluvioni, frane ed erosione costiera a un’unica esigenza: adattare la gestione del territorio a condizioni climatiche sempre più instabili. Il rischio non può essere eliminato, ma può essere individuato prima e ridotto attraverso manutenzione, controllo e organizzazione.

La formazione dei 391 Comuni

Da lunedì 21 settembre la Protezione civile regionale avvierà la formazione dei responsabili dei 391 Comuni dell’Isola, con l’obiettivo di trasformare le allerte meteorologiche e di protezione civile in decisioni tempestive. Il programma dovrà aiutare gli Enti locali a interpretare correttamente gli avvisi, attivare i piani comunali e coordinare personale e volontari.

Il passaggio è particolarmente delicato nei piccoli Comuni, nei quali uno stesso funzionario può essere chiamato a seguire più settori e le strutture tecniche risultano spesso ridotte. Un’allerta produce sicurezza soltanto se viene letta in tempo e trasformata in provvedimenti concreti.

Sensori, torrette e nuovi agenti forestali

Per il controllo degli incendi la Regione ha indicato un investimento di 25 milioni di euro del Programma operativo nazionale Legalità, realizzato attraverso un accordo con il Ministero dell’Interno e Leonardo (società a partecipazione pubblica operante nei settori della difesa, dell’aerospazio e della sicurezza).

Il sistema unirà cartografia, informazioni satellitari, dati meteorologici, sensori e piattaforme già utilizzate dalla Protezione civile e dal Corpo forestale. Dovrà individuare i punti di calore, elaborare mappe del pericolo e simulare la possibile propagazione delle fiamme. Secondo il programma annunciato, entro la fine del 2026 saranno installate 12 torrette digitali e circa 8 mila sensori nel territorio regionale.

Sul personale, 46 nuovi agenti forestali sono già entrati in servizio; altri 266 sono previsti prima della campagna antincendio 2027; ulteriori 130 dovrebbero essere assunti tra la fine del 2027 e il 2028. Il piano supera complessivamente 440 unità. La Regione riferisce inoltre di avere acquistato 384 mezzi per più di 67 milioni di euro.

Rimane da verificare sul campo la capacità delle nuove dotazioni di raggiungere rapidamente le aree interne, rurali e montane. A luglio, infatti, Cgil e Flai Sicilia avevano denunciato una carenza vicina a 2 mila addetti nel servizio antincendio, insieme alla scarsità di mezzi e manutenzioni.

Le 179 giornate restano un impegno

Al convegno sono intervenuti anche Adolfo Scotti, Tonino Russo ed Enzo Savarino, segretari regionali di Fai, Flai e Uila. Le 3 organizzazioni hanno chiesto di aumentare le giornate annuali per tutti i 12.500 operai forestali stagionali, considerati indispensabili non soltanto nello spegnimento, ma soprattutto nella manutenzione preventiva dei boschi e delle fasce tagliafuoco.

Luca Sammartino (assessore regionale all’Agricoltura, allo sviluppo rurale e alla pesca mediterranea) ha annunciato la presentazione, entro dicembre, di un provvedimento per portare a 179 le giornate garantite a tutti gli stagionali della Forestale. Anche in questo caso, però, non si tratta ancora di una misura approvata: serviranno la norma, la copertura economica e gli atti attuativi.

L’aumento delle giornate può rafforzare la prevenzione soltanto se il lavoro viene programmato durante l’intero anno, concentrando pulizia, manutenzione e controllo nei mesi precedenti alla stagione più calda. Intervenire quando il fuoco è già divampato costa di più e offre meno possibilità di proteggere boschi, abitazioni e aziende.

Quattro milioni per le strade extraurbane

Con l’intervento “Sicilia Pulita” la Regione ha destinato 4 milioni di euro a Comuni, Liberi consorzi e Città metropolitane per la bonifica e la pulizia straordinaria delle strade extraurbane. La misura riguarda le aree pubbliche e le pertinenze viarie e non sostituisce, quindi, il fondo proposto per i terreni privati.

La distinzione è decisiva. La pulizia delle banchine limita la propagazione degli incendi lungo le strade e protegge le vie di fuga, mentre il fondo di rotazione consentirebbe di intervenire dentro proprietà private pericolose quando il titolare non esegue l’ordinanza comunale.

Dissalatori, reti e dighe

Sul fronte della siccità, la Regione ha indicato come operativi i dissalatori di Trapani, Porto Empedocle (frazione di Agrigento) e Gela (Comune del Libero consorzio comunale di Caltanissetta). Gli interventi su pozzi, reti, traverse e sistemi di adduzione avrebbero incrementato la disponibilità di oltre 2.300 litri d’acqua al secondo.

Nel 2025 sono stati stanziati circa 7,2 milioni di euro per la manutenzione delle dighe, oltre 3 volte la media degli anni precedenti. Secondo i dati richiamati dal Governo regionale, gli invasi contengono attualmente circa il 70 per cento d’acqua in più rispetto allo stesso periodo del 2025. Il miglioramento dipende sia dalle piogge sia dagli interventi effettuati, ma non elimina le perdite delle reti né le differenze tra i territori.

Messina e gli 84 chilometri di costa tirrenica

La Regione sta aggiornando il Piano delle coste dopo le criticità evidenziate dalle mareggiate e dal ciclone Harry. Tra le soluzioni previste figurano le barriere soffolte (opere sommerse che riducono la forza delle onde) e il ripascimento (ricostruzione della spiaggia mediante l’apporto di sabbia o altri sedimenti compatibili).

A Messina è stato avviato un intervento da 10,8 milioni di euro con barriere sommerse e ripascimento. Parallelamente è cominciata la progettazione delle opere antierosione lungo 84 chilometri di litorale e in 14 Comuni del versante tirrenico. Schifani ha annunciato un confronto con i ministri delle Infrastrutture e dell’Ambiente per costruire un piano più ampio destinato alle coste siciliane maggiormente urbanizzate.

Il nodo rimane il coordinamento tra opere locali, pianificazione regionale e dinamica complessiva dei litorali. Una barriera può proteggere un tratto, ma anche modificare il movimento della sabbia e trasferire l’erosione nelle zone vicine. Ogni progetto deve quindi essere valutato considerando l’intera unità costiera e non soltanto il punto nel quale il mare ha già provocato danni.

Il precedente di Mediterranea24

Il tema degli strumenti economici per la prevenzione era stato sollevato il 1° settembre da Mediterranea24 nell’analisi sui quasi 200 incendi registrati in 2 giorni. L’articolo evidenziava che ordinanze e sanzioni non bastano quando piccoli proprietari, comproprietà e titolari di terreni periurbani non dispongono delle risorse necessarie per sostenere la pulizia.

La proposta formulata a Taormina segue una strada diversa, ma per alcuni aspetti complementare: non prevede un contributo diretto al proprietario, bensì mette il Comune nelle condizioni di intervenire al posto di chi non provvede, recuperando successivamente i costi sostenuti. Le 2 soluzioni potrebbero quindi convivere: incentivi per chi adempie e intervento pubblico con rivalsa nei confronti di chi lascia permanere una situazione di pericolo. La loro efficacia dipenderà comunque dalle risorse effettivamente messe a disposizione, anche a sostegno dei proprietari.

Nell’immagine di copertina, Renato Schifani durante il convegno al Palacongressi di Taormina; un mezzo del Corpo forestale davanti a un’area colpita dagli incendi; le opere di protezione della costa messinese.